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Le passioni, l'arme e l'amore...
9 GENNAIO 1789
Madame de Courtizot, placidamente distesa sul letto, fissò Alain che stava entrando dalla porta in quel momento.
“Com’è andata, mio caro?” domandò con un sorriso malizioso “Vi siete divertito con la piccola Julie?” Il marchese rimase a guardarla con aria beata. “Sì, è stato abbastanza piacevole.”
“E lei non sospetta nulla, non è vero?”
“Naturalmente! Quella sciocchina è convinta che sia innamorato di lei. Che assurdità, non è vero? Immagino la sua faccia quando capirà che l’ho presa in giro. Povera piccola Julie!”
La baronessa si alzò andandogli vicino. “Comunque non è necessario che lo sappia subito”, disse “Non vi pare, Alain?”
“Cosa diavolo avete in mente adesso?” Il marchese fissò la donna senza capire, poi aggiunse: “Avete ottenuto ciò che volevate, no?”
“Sì, ma non mi basta. La mia vendetta deve essere perfetta”.
“Spiegatevi, Marianne”.
Madame de Courtizot gli lanciò uno sguardo carico di sottintesi e tornò a sedersi sul letto.
“Semplice”, esclamò con studiata lentezza, “Voglio che istruiate Julie a dovere, come se dovesse diventare una perfetta concubina. Non vi sarà difficile, dal momento che siete un esperto in materia”.
Il marchese la fissò interdetto.
“E a che scopo dovrei fare tutto questo?”
“Come? Non lo immaginate? Desidero che la sua prima notte di nozze con il duca du Chatelet sia indimenticabile”. Alain scoppiò in una fragorosa risata.
“Marianne, siete una vera arpia! Non vorrei proprio avervi come nemica.”
Quella mattina Julie si svegliò piuttosto tardi. Non appena aprì gli occhi cercò con lo sguardo Alain, ma lui era già andato via. Aveva ancora impresso nella mente il ricordo dei suoi baci appassionati e nel ripensare alla notte trascorsa un improvviso rossore le colorò le guance. Non avrebbe mai immaginato che l’amore potesse essere così, tuttavia era grata ad Alain per averglielo fatto scoprire. Julie era convinta che non potesse esistere al mondo nulla di più esaltante e piacevole che amare ed essere amata. E Alain l’aveva amata in modo meraviglioso. All’inizio le aveva fatto un po’ male, ma lui le aveva spiegato che succedeva solo la prima volta e comunque il dolore era stato quasi subito sostituito dall’estasi. Stava ancora riflettendo su ciò che era accaduto quando Annette entrò nella stanza con uno dei suoi abiti.
“Sarà meglio che vi prepariate, mademoiselle”, disse sbrigativa, “Vostro fratello verrà a prendervi fra mezzora per fare una passeggiata in carrozza”.
Julie balzò giù dal letto entusiasta.
“Finalmente si è ricordato di avere una sorella!” esclamò sedendosi davanti allo specchio “Da quando sono qui non siamo mai usciti insieme, se si esclude la breve visita alla regina e, comunque, anche in quell’occasione non ci siamo mossi da palazzo.
“Dovete pazientare”, l’ammonì allora la cameriera, “Vostro fratello ha molte cose da fare e non può sempre badare a voi.”
“Sciocchezze, se solo volesse lo troverebbe il tempo. Comunque non mi importa” e, detto ciò, un sorriso le illuminò il viso, “Sono troppo felice oggi per amareggiarmi la vita con l’indifferenza di mio fratello nei miei confronti.”
Annette la osservò incuriosita mentre le si avvicinava per spazzolarle i capelli.
“E come mai siete così di buon umore?”
Ma Julie ridendo rispose: “Questo non te lo posso dire, è un segreto!”
La ragazza fu un po’ sorpresa per l’atteggiamento misterioso assunto dalla sua padroncina e si stupì maggiormente quando ella mandò a chiamare la baronessa de Courtizot.
“Per quale motivo volete vedere quella donna?” chiese sconcertata, ma ancora una volta Julie si rifiutò di risponderle e, quando la baronessa fece il suo ingresso nella stanza alcuni minuti dopo, Annette fu allontanata con una scusa.
“Buongiorno, madame de Courtizot”, esclamò Julie vedendola, “Sono felice che siate venuta subito da me. Volevo ringraziarvi per tutto ciò che avete fatto e pregarvi di portare da parte mia un messaggio al marchese de Saint-Fraycourt”.
“Volentieri, mia cara”, fu la risposta della baronessa, “A proposito è andato bene il vostro incontro?”
“Oh sì, madame lui è così dolce e gentile. E’ venuto a trovarmi ieri sera e già non vedo l’ora di rivederlo”. Marianne la fissò per un istante con un sorriso malizioso.
“Dunque ieri sera è stato qui? Suvvia, raccontatemi! Sapete che potete fidarvi di me e poi avete bisogno di una buona amica che vi consigli”.
Julie arrossì vivamente ma alla fine si confidò. Dopotutto aveva davvero bisogno di un’amica che le dicesse come comportarsi in determinate situazioni e che l’aiutasse in caso di necessità. Quindi raccontò tutto alla baronessa che, dopo averla ascoltata con attenzione domandò curiosa:
“E voi avete provato piacere per ciò che avete fatto con Monsieur de Saint-Fraycourt?”
“Sì” mormorò lei timidamente “Sapeste quanto lo amo, madame. Lui è tutta la mia vita. Adesso che siete a conoscenza di ogni cosa mi aiuterete?”
La baronessa annuì. “Ma certo, Julie. Potete contare su di me!”
La passeggiata in carrozza con Nicolas fu per Julie una vera e propria delusione. Aveva creduto che sarebbero stati soli invece con loro era venuto il duca du Chatelet che suo fratello presentò come un suo carissimo amico. Tuttavia questo fatto parve molto sospetto alla ragazza che non capiva che tipo di legame ci fosse fra i due, dal momento che il duca du Chatelet era molto più vecchio di Nicolas. Doveva avere sui quarantacinque anni, si disse Julie, venti di più di suo fratello, dunque, che ne aveva solo venticinque. Ma la cosa che più la infastidiva erano le occhiate lascive che quell’uomo le lanciava di tanto in tanto, quasi volesse spogliarla con lo sguardo. Purtroppo dovette sopportare la sua compagnia, se non altro per compiacere Nicolas, ma in cuor suo si augurò di non aver più nulla a che fare con quel duca che trovava disgustoso. Per questo quando suo fratello le propose di accompagnare il suo amico all’inaugurazione del Theatre de Monsieur, che si sarebbe tenuta il 27 gennaio, lei inventò una banale scusa per declinare l’invito. Infine quando la carrozza fece ritorno a palazzo salutò in fretta e si congedò all’istante. Non appena fu in camera sua trovò ad attenderla Annette che, con aria preoccupata le porse una lettera.
“E’ stata la baronessa de Courtizot a portarla, mademoiselle”, si affrettò a spiegare la cameriera, “Ha detto che è molto importante.”
Julie afferrò la lettera con mani tremanti. Sapeva che a scriverla era stato Alain ed il cuore prese a batterle all’impazzata per l’emozione.
“Ti ringrazio, Annette. Ora puoi andare”, riuscì a dire con una flebile voce. Poi, una volta rimasta sola, si sedette allo scrittoio e lesse avidamente il messaggio che le aveva inviato il suo amante segreto. Subito dopo aver scorso le prime righe il suo sguardo si incupì. Lui le scriveva che in quei giorni era molto occupato e che non avrebbero potuto vedersi. Julie sospirò delusa. Aveva talmente sperato di poter stare con lui, anche per pochi istanti, che quella notizia le parve terribile. Provò una gran voglia di piangere ma in quel momento rientrò Annette e dovette trattenere le lacrime.
“Cosa c’è? Vorrei essere lasciata sola” disse con voce roca. Allora la ragazza le si avvicinò e ripose: “Mademoiselle, Julie, voi siete come una sorella per me e vorrei potervi aiutare. Cos’è che vi turba in questo modo? A me potete dirlo, ci conosciamo da quando eravamo bambine.”
Julie sorrise debolmente. “Credimi, vorrei poterti raccontare ciò che mi succede ma non adesso. Non mi sento pronta”. Annette la fissò con tristezza. Avrebbe voluto aiutarla ma se non si confidava come poteva farlo? Quindi lasciò la stanza in silenzio e la sua padroncina fu libera di dare sfogo alle lacrime troppo a lungo represse.
Nicolas si rivolse al duca du Chatelet con aria dispiaciuta.
“ Non riesco proprio a capire cosa le sia preso. Julie è sempre stata una ragazza molto educata, non mi aspettavo che corresse via in quel modo e neppure che rifiutasse il vostro invito”.
“Forse è troppo timida”, disse allora il duca, “Dovete darle tempo, Nicolas”.
“Avete ragione. Dopotutto mia sorella è sempre cresciuta nel nostro castello in campagna, isolata dal resto del mondo.”
“Non dovete preoccuparvi. A me ha fatto una buona impressione, non è facile trovare una ragazza come lei qui a corte.”
Nicolas a quelle parole assunse un’espressione soddisfatta. Da tempo sperava di combinare un matrimonio tra Julie ed il duca du Chatelet. Non gli importava che lui fosse molto più vecchio di lei, quello che contava era che avesse una buona posizione a corte ed un bel po’ di possedimenti. In fondo anche i soldi non erano da disprezzare, soprattutto in tempi come quelli in cui la popolazione moriva di fame. A Versailles non ci si preoccupava troppo di ciò che succedeva a Parigi. Sembrava non contare molto neppure il fatto che il freddo inverno avesse rovinato i raccolti. E in città cominciavano a scarseggiare persino i cereali, per non parlare della farina. L’unico che pareva essere in grado di risolvere la situazione era Necker, il “docteur Miracle” delle finanze, e tutti confidavano nel suo intervento risolutivo. Ma Nicolas non era uno stupido, aveva intuito che la situazione della Francia era grave ed, anche se a corte si viveva nell’abbondanza, voleva a tutti i costi assicurare alla propria famiglia un buon patrimonio che permettesse loro di continuare a vivere nel lusso, qualsiasi cosa succedesse. E Julie faceva parte dei suoi piani per ottenere tutto questo. Ancora non aveva avuto il coraggio di dirle a chi sarebbe andata in sposa, ma presto lo avrebbe fatto, dopotutto non aveva senso aspettare.
8 GENNAIO 1789
Quella sera Julie era particolarmente agitata. Aveva congedato Annette ed ora attendeva la visita di Alain col fiato sospeso. Si chiese come mai non fosse ancora arrivato, era molto tardi e, a quell’ora, assai probabilmente dormivano tutti. A pensarci bene come appuntamento era piuttosto insolito. Non le era mai passato in mente di ricevere un uomo in piena notte nella sua camera; piuttosto si sarebbe aspettata che lui le chiedesse il permesso di accompagnarla a passeggiare nel parco durante una di quelle lunghe e noiose giornate alla reggia. O se non altro che la portasse a teatro una sera. Ma poi pensò che così si sarebbero trovati al sicuro da sguardi indiscreti e si tranquillizzò. In fondo era molto importante che suo fratello non venisse a conoscenza di questo suo incontro clandestino col marchese. Finalmente sentì bussare alla porta ed il cuore prese a batterle all’impazzata mentre andava ad aprire.
“Buona sera, Alain”, mormorò con un filo di voce, “Vi stavo aspettando.”
Lui non disse nulla. Era troppo impegnato a guardarla per poter parlare e, quasi, non credeva ai propri occhi. Julie indossava un abito all’ultima moda, con una gonna bianca, senza panieri né strascichi ed il corpetto di pizzo color rosa pallido. I capelli poi erano raccolti ordinatamente sulla nuca. “Siete stupenda” disse infine, riavutosi dalla sorpresa e lei rispose con un lieve rossore sulle guance: “Ho pensato di smettere il lutto per questa sera. Dopotutto nessuno può vedermi a parte voi”. Il marchese la fissò con un sorriso compiaciuto sulle labbra.
“Avete fatto bene”, rispose, “Non ho mai visto una creatura più incantevole di come siete voi stasera.”
“Vi ringrazio, ma prego… accomodatevi!”
Alain si sedette su una poltrona ma rimase a fissare Julie in silenzio.
“Ho talmente tante cose da dirvi”, fece lei leggermente agitata, “Ma non so da dove cominciare”.
“Parlate pure. Non avete nulla da temere.”
Julie cominciò a camminare nervosamente per la stanza poi, ad un tratto, si fermò innanzi a lui e mormorò emozionata: “Alain, io vi amo! Fin dal primo momento che vi ho visto e non faccio altro che pensare a voi”. Dal modo in cui parlava il marchese intuì tutta la sua confusione. Era davvero una povera bimba spaventata quella che gli si trovava davanti e dovette fare uno sforzo per non scoppiare a ridere.
“Suvvia, calmatevi”, le disse dolcemente, avvicinandosi a lei “Non c’è nulla di male nell’essere innamorati alla vostra età”.
“Probabilmente penserete che io sia una sciocca”.
“Perché dovrei? Ne sono lusingato invece”.
Julie gli rivolse uno sguardo adorante.
“Dite sul serio?”
“Naturalmente. Perché dovrei mentirvi?”
Quindi Alain la prese dolcemente per mano e la guidò fino al grande letto a baldacchino.
“Sedetevi adesso”, disse imperioso, “E non preoccupatevi, non vi voglio fare del male”.
“Oh, non l’ho mai pensato! Io vi amo ed ho piena fiducia in voi”.
“Bene, allora rilassatevi. Siete molto più bella quando non siete così tesa”.
“Davvero mi trovate bella?” Adesso la voce di Julie parve esultante.
“Vi trovo adorabile e sto morendo dalla voglia di baciarvi.”
“Allora fatelo!” fece lei piuttosto audacemente. Quindi chiuse gli occhi e rimase in attesa. Alain non se lo fece ripetere due volte e, sedutosi accanto a lei, la prese fra le braccia baciandola sulle labbra, dapprima innocentemente. Non era difficile capire che prima d’ora Julie non era mai stata baciata e non volle spaventarla, subito al primo bacio. Poi le sfiorò nuovamente le labbra, delineandone i contorni con la punta della lingua fino a che lei non le dischiuse leggermente. Allora, con la bocca di lei dolcemente rilassata sotto la sua, prese a baciarla con più ardore, lasciandola quasi senza fiato.
Julie ne fu sorpresa, non immaginava una simile intrusione ma, staccandosi lui le disse:
“Non ti preoccupare, va tutto bene. Ti è piaciuto?”
Arrossendo violentemente lei annuì ed Alain aggiunse, vedendola imbarazzata, “Non ti devi vergognare di ciò che ti fa provare piacere. Adesso baciami anche tu come ho fatto io”.
Julie obbedì e le loro bocche tornarono a sfiorarsi, mentre Alain cominciava a slacciarle il corpetto del vestito. Lei non disse nulla, troppo presa a ricambiare i suoi baci, e continuò a tacere anche quando sentì il fruscio della gonna e della sottoveste che cadevano sul pavimento. Intanto Alain l’aveva fatta distendere sul letto e le stava coprendo il viso ed il collo di piccoli baci. La pelle di Julie bruciava sotto alle sue labbra, arsa da un desiderio che nemmeno lei sapeva spiegare. Non aveva mai provato nulla di simile, Alain stava risvegliando in lei emozioni che non aveva mai pensato di poter provare.
“Va tutto bene?”, le chiese lui all’improvviso, guardandola negli occhi. Julie allora annuì e gli sorrise “Ti amo”, disse semplicemente, come se ciò bastasse a spiegare ciò che provava in quel momento. Quindi Alain riprese a baciarla appassionatamente e lei rabbrividì mentre le sue labbra infuocate si posavano sui suoi seni. Julie non sapeva cosa lui stesse per farle ma qualsiasi cosa fosse era certa che le sarebbe piaciuto. Quindi chiuse gli occhi e si abbandonò a quel vortice di sensazioni meravigliose che lui sapeva suscitare in lei. Se quello voleva dire amare, pensò, desiderava essere amata da lui per tutta la vita.
CAP 27 GENNAIO 1789
Julie era al settimo cielo. Finalmente quella mattina si sarebbe potuta incontrare con il marchese de Saint-Fraycourt. Madame di Courtizot aveva predisposto tutto, in modo che si trovassero alla stessa ora nel suo salottino privato. Doveva sembrare un incontro casuale, le aveva detto, ma Julie era talmente agitata che temeva, prima o poi, di tradirsi. Annette, la sua cameriera personale, l’aveva aiutata a pettinarsi secondo la moda ed ora, mentre si guardava allo specchio, quasi le sembrava di essere un’altra persona.
“Annette, credi che gli piacerò?”, domandò ansiosamente alla giovane donna che le stava aggiustando un nastro fra i capelli.
“Non preoccupatevi, mademoiselle”, rispose lei con un sorriso, “Siete veramente incantevole”.
A quelle parole Julie si sentì molto più rilassata. In effetti non era mai stata così bella in vita sua, forse perché prima di allora non aveva mai badato al proprio aspetto esteriore. Era anche vero però che prima di quel momento non si era mai sentita attratta da un uomo. Nei possedimenti di famiglia conduceva una vita molto ritirata ed escluso qualche signorotto di campagna non aveva mai avuto l’occasione di frequentare persone di sesso maschile. Si dette un ultimo sguardo allo specchio e sorrise soddisfatta. Annette le aveva raccolto i capelli in una morbida crocchia attorno alla nuca e numerosi nastri si intrecciavano fra i suoi riccioli biondi.
“Fammi gli auguri, ti prego”, mormorò Julie alla sua cameriera.
Annette l’abbracciò affettuosamente. “Buona fortuna, mademoiselle Julie”, disse poi continuando a sorriderle. Era al suo servizio da tanti anni e la considerava come una sorella, per questo tra loro non esistevano segreti. Quel suo improvviso appuntamento con il marchese de Saint-Fraycourt però la preoccupava un po’. Julie era ancora così giovane e inesperta, non sapeva praticamente nulla della vita. Annette sperò con tutto il cuore che lui non la facesse soffrire.
Ferma, davanti alla porta del salottino privato di madame de Courtizot, Julie cercò di farsi coraggio e bussò. Non ricevendo risposta alcuna, si decise ad entrare e finalmente lo vide. Era in piedi davanti alla finestra e, al suo ingresso, si voltò a guardarla.
“Scusate” mormorò lei timidamente, arrossendo fino alla radice dei capelli “Stavo cercando la baronessa, credevo fosse qui…”
Lui rimase a guardarla in silenzio per quello che le sembrò un attimo interminabile. Julie pregò che le rivolgesse la parola ma non lo fece. Solo quando lei si apprestò ad uscire dalla stanza si decise a parlare: “Rimanete, vi prego. Madame de Courtizot non tarderà molto ad arrivare.”
Gli occhi di Julie brillarono di contentezza.
“Con piacere, marchese de Saint-Fraycourt.”
“Chiamatemi pure Alain, Julie.”
Per poco lei non urlò per la gioia. L’aveva chiamata Julie, dunque ricordava il suo nome e in che modo gradevole l’aveva pronunciato.
“Sono molto felice di rivedervi, Alain”, disse quindi, sforzandosi di dare un tono sicuro alla propria voce. Le gambe le tremavano per l’emozione e, in cuor suo, Julie pregò che lui non vi badasse.
“Prego, sedetevi”, la invitò Alain con un sorriso, “Parliamo un po’, volete?”
“Con piacere!” I loro occhi si incontrarono per un istante poi lei abbassò lo sguardo con aria pudica e lui riprese: “Siete veramente incantevole oggi” Julie arrossì di nuovo.
“Vi ringrazio”, rispose poi con sguardo adorante. Alain non era solo bello, aveva anche dei modi così gentili e raffinati. Senza accorgersene Julie si incantò a guardarlo e quasi non si avvide che le aveva domandato qualcosa.
“Scusate, temo di non aver sentito…” disse dispiaciuta mentre lui si affrettava a ripetere la domanda.
“Vi avevo chiesto quanti anni avete.”
“Sedici.”
“Siete in età da marito, allora. Ancora non siete promessa a nessuno?”
Julie distolse lo sguardo imbarazzata.
“No, ancora no.”
“Vostro fratello però avrà già in mente qualcuno da farvi sposare”.
“Se è così, non me ne ha mai parlato.”
Seguì un breve silenzio durante il quale Julie si augurò che Alain cambiasse discorso. E infatti non tornò più sull’argomento. Le chiese invece, fissandola con un paio di occhi grigi che stupivano per la loro opalescenza.
“Posso rivedervi, Julie?”
“Naturalmente. Quando?”
“Domani sera. Allontanate con un pretesto la vostra cameriera, verrò a trovarvi nelle vostre stanze”.
E, senza attendere risposta, quasi non ce ne fosse bisogno, si allontanò. Per un momento Julie non ebbe neppure la forza di muoversi. Poi sorrise esultante. Alain le aveva dato un appuntamento e lei non poteva essere più felice.
Madame de Courtizot si volse a guardare il marchese de Saint-Fraycourt che era appena entrato.
“Allora? Com’è andata?”
Lui le sorrise rassicurante: “Tutto a posto, Marianne, andrò da lei domani sera”.
“Bene. Già mi vedo la faccia di Nicolas quando verrà fuori che sua sorella non è più l’ingenua bambina che è arrivata qui a corte. Sarà proprio una dolce vendetta la mia. Soprattutto se penso alle voci che mi sono giunte all’orecchio.”
“Quali voci?” Alain parve sorpreso e la baronessa si affrettò a spiegare: “Pare che Nicolas abbia scelto come futuro sposo di sua sorella il duca du Chatelet.”
“Ma avrà trent’anni più di Julie!”
“Già e soprattutto è famoso per i suoi ideali di purezza. Non accetterebbe mai come moglie una donna che non sia vergine.”
“E questo vi diverte un mondo, non è vero, Marianne?”
La baronessa rise con entusiasmo.
“Certo che mi diverte, Alain, mi diverte da impazzire."
“Allora, Alain, cosa ne pensate?” domandò la baronessa de Courtizot sdraiata seminuda sul letto del marchese de Saint-Fraycourt.
“A cosa vi riferite, mia cara?”
“Ma a Julie de Soissons, ovviamente!”
Alain si lasciò sfuggire un sorrisino compiaciuto.
“Veramente deliziosa”, disse, giocherellando con un ricciolo ribelle della baronessa “Penso che non sarà affatto un sacrificio per me insegnare i segreti dell’amore a quella dolce bambina”.
In effetti Julie era una fanciulla davvero incantevole con quei suoi lunghi capelli biondi e gli occhi scuri da cerbiatta. Aveva la carnagione bianca come la neve e morbide labbra rosse. Alain si chiese come sarebbe stato baciare quelle labbra ed accarezzare quel suo viso a cuore, sublimato da un sorriso così seducente da far dimenticare ogni pensiero.
“A cosa state pensando?”, esclamò la baronessa irritata, “Dunque vi piace così tanto quella smorfiosetta?” Il marchese de Saint-Fraycourt scoppiò a ridere divertito.
“Non sarete gelosa, voglio sperare!”
“Io gelosa di quella gatta morta? Ma neanche per sogno!”
Alain prese a baciarla sul collo.
“State bene attenta a non innamorarvi di me, Marianne”, disse poi, strappandole un gemito di soddisfazione, “Sapete che trovo le donne innamorate estremamente noiose.”
La mattina seguente Nicolas bussò alla porta della sorella ed entrò nei suoi appartamenti con una gran fretta.
“Devi sbrigarti”, le disse mentre lei rimaneva a fissarlo sorpresa, “Abbiamo un’udienza con la regina fra meno di un’ora.”
“Con… con la regina?” balbettò Julie incredula.
“Beh, non sei contenta? Non facevi che chiedermi quando saresti stata presentata ufficialmente a corte, ebbene è giunto il momento.”
“Ma come mi devo vestire? Sono così agitata… Nicolas, ti prego, aiutami tu!”
“Stai calma. Andrà tutto bene, vedrai”.
Ma Julie aveva in testa mille pensieri e cominciò ad andare avanti e indietro per la stanza torcendosi le mani con fare nervoso.
“E’ facile dirlo!”, esclamò, “Allora, cosa mi metto?”
“Il tuo vestito di seta nero andrà benissimo. Indossa poi quella collana di diamanti che ti ha regalato nostra madre per il tuo compleanno; i diamanti sono permessi, nonostante il lutto.”
Julie annuì, respirando a fondo per mantenere la calma.
“Va bene, farò come dici ma tu non lasciarmi sola.”
Il fratello fece un cenno di assenso col capo. Julie era proprio una ragazzina spaurita. Avrebbe dovuto proteggerla lì a Versailles perché la reggia, in fondo, non era altro che un covo di lupi.
Intanto la fanciulla aveva chiamato la sua cameriera perché l’aiutasse a vestirsi e Nicolas decise di aspettarla nel salottino adiacente. Quando fu pronta, il fratello la condusse lungo uno stretto corridoio e poi ancora attraverso il cosiddetto salone degli specchi fino a raggiungere una porta bianca dall’intonaco dorato. Julie immaginò che fosse la stanza usata per le udienze e guardò timorosa Nicolas che si affrettava a bussare. Venne ad aprire un servitore che disse loro di attendere, quindi furono condotti in un’ampia sala dove, seduta su una poltrona, stava la regina, attorniata dai suoi tre figli. Nicolas si inchinò e fece segno alla sorella di fare altrettanto. Dopo un breve istante di imbarazzante silenzio finalmente Sua Maestà parlò con voce chiara e squillante:
“E così questa dolce fanciulla sarebbe vostra sorella, duca de Soissons.”
“Si, Maestà!”
“Sono molto felice di conoscervi, mademoiselle” aggiunse poi, rivolta a Julie “Spero che qualche volta verrete a farmi visita insieme alle altre dame.”
Julie sorrise entusiasta: “Non mancherò, Maestà.”
Uscirono dalla stanza facendo ben attenzione a non essere viste. Julie non poteva saperlo ma anche la baronessa aveva i suoi buoni motivi per non desiderare di essere scoperta da Nicolas.
Guardandosi attorno con circospezione la donna la guidò attraverso i lunghi corridoi della reggia fino a raggiungere una porta in un’ala del palazzo che il fratello doveva aver dimenticato di mostrarle durante il loro giro di qualche giorno prima.
“Eccoci arrivate!”, esclamò Marianne con un sorriso e in un attimo Julie si ritrovò all’interno.
Il salotto privato della baronessa era pieno di dame che al suo ingresso si voltarono a scrutarla con aperta curiosità. Tra loro spiccava poi la presenza di un unico gentiluomo. Julie si chiese cosa ci facesse in mezzo a tante dame ma non ebbe il coraggio di chiederlo alla baronessa. Attese dunque che le venisse presentato.
“Mia cara Julie”, le disse infatti, poco dopo, madame de Courtizot, “Ho l’onore di presentarvi il marchese Alain de Saint-Fraycourt”, quindi volgendosi verso di lui aggiunse: “Marchese questa è la persona di cui vi ho tanto parlato, mademoiselle de Soissons”.
Julie sorrise timidamente, mentre il marchese si inchinava a baciarle la mano.
“Molto onorato, mademoiselle”, le disse con una voce calda che le fece venire i brividi, “Non vedevo l’ora di conoscervi”. Julie ne rimase incantata. Il marchese de Saint-Fraycourt era un uomo di straordinaria bellezza. Alto, snello, con un viso dai lineamenti regolari e gli zigomi alti e pronunciati. Aveva poi un sorriso imprevedibile, affascinante ed ironico, tale da far innamorare chiunque al primo sguardo.
“Anch’io sono felice di fare la vostra conoscenza”, esclamò dunque lei con la voce che le tremava per l’emozione. Marianne sorrise tra sé con aria vittoriosa. Sarebbe stato più facile di quanto immaginasse portare a termine il suo piano e tutto ciò la mise di buonumore.
Quella sera Julie non riuscì a pensare ad altro che al suo incontro col marchese de Saint-Fraycourt. Non si erano parlati a lungo, perché lui non si era trattenuto più di una mezzora nel salotto della baronessa de Courtizot, eppure quelle poche parole le erano bastate per innamorarsi di lui. Julie era fermamente convinta che non esistesse al mondo un uomo più affascinante e gentile. Doveva assolutamente rivederlo, si disse all’improvviso e, forse, la baronessa avrebbe potuto aiutarla. Era necessario però che suo fratello non venisse a saperlo ma Julie era certa di poter contare sulla discrezione di madame de Courtizot. Lei stessa glielo aveva fatto capire in più di un’occasione quel pomeriggio. Speranzosa di poter rivedere presto l’oggetto dei suoi pensieri, Julie si guardò allo specchio. Avrebbe dato qualsiasi cosa per potergli piacere; non aveva mai desiderato una cosa così intensamente. Oh, Signore, ti prego fa che si accorga di me, fa che gli piaccia!
Marianne entrò come una furia nel salotto privato del marchese de Saint-Fraycourt e sprofondò in una poltrona.
“Dio, come lo odio!”, disse ripensando ancora alla discussione avuta con Nicolas, “Lo ammazzerei con le mie mani.”
“A chi vi riferite, Marianne?”
Il marchese la stava fissando con aria indagatrice ed ella si affrettò a rispondere: “A quell’idiota di Nicolas de Soissons. Ero andata da lui con le migliori intenzioni e mi ha trattata come una volgare sgualdrina. Ha persino avuto l’ardire di farmi intendere che non sono degna di essere amica di sua sorella.”
“Allora vuol dire che vi conosce bene, mia cara.”
“Oh, andate al diavolo, Alain. Non sono in vena di apprezzare le vostre malignità. Adesso tutto ciò che voglio è vendicarmi.”
Marianne distese le lunghe gambe affusolate su uno sgabello, dopo di che cominciò a riflettere sul da farsi. Aveva un non so che di affascinante in quella posizione ed il marchese de Saint-Fraycourt rimase a guardarla con una strana luce negli occhi. A pensarci bene, la baronessa de Courtizot era proprio una bella donna, con quei suoi lunghi capelli color castano ramato e gli occhi violetti. Doveva avere all’incirca venticinque anni, pensò Alain, e da due era rimasta vedova, nonché unica erede di un’inestimabile fortuna, dal momento che non aveva figli.
“Alain, ho trovato!”, esclamò all’improvviso Marianne interrompendo il corso dei suoi pensieri, “Adesso so come vendicarmi di Nicolas, ma per farlo ho bisogno del vostro aiuto.”
“Sono a vostra disposizione, mia cara, cosa devo fare?”
La baronessa sorrise.
“Ero sicura che mi avreste aiutata. Ascoltate attentamente ciò che ho da dirvi.”
“Sono tutt’orecchi, madame.”
“Nicolas ha fatto venire qui a corte sua sorella per trovarle un marito, credo che abbia già in mente qualcuno anche se non so di chi si tratti…”
“Non vorrete che la sposi io, spero. Sapete che sono contrario al matrimonio.”
Marianne scoppiò in un’allegra risata.
“Oh, non preoccupatevi, anche se voleste Nicolas non darebbe mai in sposa la sua sorellina ad un libertino come voi.”
“Allora temo di non capire.”
“Non c’è nulla di più semplice, mio caro. Cosa succederebbe se la dolce bambina innocente non si rivelasse più tale a nozze avvenute?”
Un sorrisino malizioso illuminò il volto della baronessa e Alain de Saint-Fraycourt disse: “Credo di cominciare a capire dove volete arrivare, Marianne, e l’idea mi piace.”
“Perfetto! Per voi sarà un gioco da ragazzi occuparvi della sorella di Nicolas, sappiamo tutti che siete un rubacuori.”
“Già”, fece quindi il marchese avvicinandosi a lei con quella strana luce negli occhi, “Ma da tutto questo io cosa ci guadagno?”
La baronessa sorrise nuovamente e si sporse in avanti per permettergli di vedere ciò che la scollatura del corpetto metteva in evidenza.
“Mio caro Alain”, disse con voce roca, “Dovreste sapere che pago sempre i miei debiti”.
5 GENNAIO 1789
Era una giornata freddissima. La temperatura era scesa a dodici gradi sotto lo zero e questo fatto precludeva a Julie ogni possibilità di uscire a fare una passeggiata nel parco.
Da quando si trovava a Versailles trascorreva il tempo a leggere nella sua stanza e ancora non era stata presentata a Sua Maestà. Sospirando chiuse il libro che teneva tra le mani e si mise a passeggiare nervosamente per la camera. Doveva trovare un modo per uscire da lì senza che suo fratello venisse a saperlo. L’etichetta non permetteva a una ragazza della sua età, ancora nubile, di girare da sola per il palazzo ma lei che colpa ne aveva se ancora non conosceva nessuno e Nicolas era troppo impegnato per occuparsi di lei? Stava ancora riflettendo sul da farsi quando qualcuno bussò alla porta e la cameriera fece entrare una donna che lei non aveva mai visto.
“Sono la baronessa de Courtizot”, si presentò la sconosciuta, “Nicolas mi ha parlato molto di voi e così ho pensato di venire a trovarvi per conoscervi. Spero che non vi dispiaccia.”
“Oh no, affatto. Mi stavo annoiando a morte qui tutta sola. Nicolas non viene mai a trovarmi.”
Marianne finse un’espressione dispiaciuta ed esclamò: “E’ davvero imperdonabile da parte sua, ma non vi preoccupate, mi occuperò io di voi. Tanto per cominciare perché non venite nel mio salotto privato, potrei presentarvi ad alcune mie amiche, non è giusto che ve ne stiate sempre qui da sola.”
Julie sorrise con entusiasmo.
“Mi farebbe davvero piacere, madame de Courtizot.”
“Allora andiamo, mia cara, vi divertirete, ne sono sicura.”
CAP 1VERSAILLES, 1 GENNAIO 1789
Julie de Soissons scese dalla carrozza e rabbrividì. Fuori nevicava e l’enorme parco di Versailles era coperto da un manto bianco. Quella era la prima volta che si recava a corte, pensò, guardandosi attorno con aperta curiosità e, se si trovava lì, doveva ringraziare suo fratello, il duca de Soissons, che le aveva chiesto di raggiungerlo. Ormai aveva sedici anni ed era giunto il momento che facesse il suo ingresso in società, le aveva detto lui l’ultima volta che si erano visti. E adesso lei era lì, intirizzita dal freddo, ad osservare gli stupendi edifici che componevano il palazzo reale.
All’improvviso una voce alle sue spalle la fece voltare.
“Julie, finalmente!” esclamò il fratello andandole incontro “Ti stavo aspettando. Benvenuta a Versailles!”
“Nicolas”, lo salutò lei con voce rotta dall’emozione, “Sono così felice di essere qui. Grazie per avermi fatta venire.” Il duca de Soissons abbracciò la sorella e disse: “Era ora che tu fossi presentata a corte. Fosse dipeso da me ti avrei fatta venire anche prima ma nostra madre ha voluto aspettare, teme che questo ambiente non ti si addica.”
“Che sciocchezza, cosa vuoi che mi succeda qui?”
“Possono succedere molte cose qui, mia cara Julie. Sei ancora così ingenua e la vita di corte non è facile come pensi.”
Julie guardò il fratello con stupore.
“Stai cercando di spaventarmi, forse?”
“No, certo che no, ti sto solo mettendo in guardia.”
“In guardia da che cosa?”
Ma a questo lui non rispose. In silenzio si avviarono all’interno della reggia e Nicolas mostrò alla sorella quelle che sarebbero state le sue stanze.
Julie rimase subito impressionata dalla ricchezza dell’arredamento. La camera era tappezzata con seta color ocra e tendaggi dello stesso colore incorniciavano le alte finestre che si affacciavano sul parco. Accanto al grande letto a baldacchino si trovava poi uno scrittoio in legno d’olmo ed ebano completo di carta da lettere e calamaio.
“E’ stupenda!” fece Julie allegramente. Sembrava una bambina a cui fosse stato regalato un giocattolo nuovo, pensò Nicolas divertito, ma in fondo sua sorella era poco più di una bambina.
“Sono contento che sia di tuo gradimento”, le disse compiaciuto, “Ma adesso immagino che sarai stanca…”
“Niente affatto” replicò lei con decisione “Anzi mi piacerebbe molto visitare un po’ il palazzo, se è possibile.” Nicolas parve riflettere un istante quindi annuì.
“D’accordo, prima però sarà meglio che tu ti cambi d’abito. Nel tuo guardaroba c’è un vestito di seta nero? Se non c’è dovremo procurarcelo.”
Julie aggrottò le sopracciglia.
“Per quale motivo?”
ed il fratello si affrettò a spiegare: “Qui a corte si osserva il lutto per la morte di Carlo III, re di Spagna. Tutti devono vestire di nero.”
“Ho capito”, rispose lei, “Farò subito portare in camera il mio bagaglio.”
Nicolas si adagiò stancamente su un divanetto e sospirò. Sua sorella aveva voluto visitare tutto il palazzo e adesso lui si sentiva veramente esausto. Mentre cercava di riprendersi il suo cameriere personale bussò alla porta e gli annunciò la visita di una persona. Egli fece per chiedere di chi si trattasse, ma non ne ebbe il tempo perché la visitatrice fece irruzione nella stanza senza aspettare di essere annunciata. Con sua grande sorpresa Nicolas si accorse che si trattava della baronessa de Courtizot.
“Marianne!” esclamò allontanando il servitore con un gesto imperioso della mano “Cosa diamine siete venuta a fare?”
La donna gli dedicò uno smagliante sorriso.
“A sentirvi, mio caro Nicolas, si direbbe che la mia visita non vi faccia affatto piacere.”
“Mi avete colto di sorpresa, ecco tutto! Allora posso sapere la ragione di questo incontro?”
Madame de Courtizot prese a girovagare per la stanza. Infine esordì: “Ho sentito dire che vostra sorella è venuta a farvi visita e sono qui per accertarmene personalmente.”
“Non capisco come la presenza di mia sorella qui possa interessarvi”, si sorprese allora lui, “Nemmeno la conoscete.”
La baronessa si soffermò a guardare fuori dalla finestra. Poi, con molta calma, riprese: “Dunque è vero, vostra sorella è qui a corte! Per quale motivo non me l’avete presentata? Potrei prenderla sotto la mia protezione.” Finalmente Nicolas si alzò e la raggiunse. Il suo sguardo aveva un non so che di minaccioso ma la baronessa finse di non accorgersene e continuò: “Una buona amica fa sempre comodo qui a corte.”
“Voglio che stiate lontana da mia sorella, Marianne”, tuonò il duca all’improvviso, “Avete capito bene?”
Ella gli rivolse una gelida occhiata.
“Per quale motivo? Forse non sono alla sua altezza?”
“Julie è ancora una creatura innocente ed ingenua. Vorrei che rimanesse tale fino al matrimonio.”
“Dunque avete già in mente qualcuno da farle sposare! Non perdete tempo a quanto vedo.”
I loro sguardi si incontrarono per un istante. Poi la baronessa riprese a parlare con calma: “Comunque proprio perché è ancora una bambina ingenua avrebbe bisogno di una buona amica qui a corte. Pensateci, Nicolas.”
“Forse avrà bisogno di una buona amica”, rispose lui con altrettanta calma, “Ma non certo di una cortigiana quale siete voi.”
“Eppure questa cortigiana un tempo vi piaceva!”
Il duca si fece rosso per l’irritazione.
“Avete detto bene: un tempo mi piacevate. Ora non più.”
“Dimenticate in fretta, non è vero? Prima giuravate di amarmi ed ora vi sbarazzate di me come di uno straccio vecchio.”
“Se avete finito, vi ricordo che quella è la porta.”
Madame de Courtizot fece per lasciare la stanza ma ci ripensò. Dopo un attimo di indecisione tornò a guardare l’uomo che un tempo era stato il suo amante e disse: “Me la pagherete, Nicolas. Giuro che me la pagherete.”