
Le passioni, l'arme e l'amore...
CAP 5
23 FEBBRAIO 1789
Julie de Soissons si alzò dal letto, cercando di non svegliare la sua cameriera. Annette si era appisolata su una sedia, dopo aver trascorso la notte a vegliare il suo sonno agitato.
La notizia del suo imminente matrimonio con il duca du Chatelet aveva talmente sconvolto la povera Julie che si era fatta cogliere da una febbre improvvisa; adesso però si sentiva molto meglio.
Si tastò un attimo la fronte per controllare e, con un sospiro di sollievo, si accorse che era tornata fresca. Quindi cominciò a vestirsi, cercando di non fare rumore. Doveva per forza parlare con Alain. Ancora non sapeva nulla di quello che era accaduto ma, non appena ne fosse stato messo al corrente, avrebbe fatto qualsiasi cosa per impedire quel matrimonio. Pensando ad Alain sentì ritornare le proprie forze. Poi si avviò verso la porta, in punta di piedi, e la varcò. Gli appartamenti del marchese de Saint-Fraycourt non erano molto lontani dai suoi. Bastava percorrere un lungo corridoio e poi svoltare a destra. Mentre camminava, col cuore che le martellava in petto, Julie pensò che fosse una fortuna che a quell’ora del mattino nessuno passeggiasse per la reggia. Se Nicolas l’avesse scoperta sarebbe stata una tragedia, per cui doveva fare molta attenzione.
Finalmente si ritrovò davanti alla porta di Alain e bussò.
“Chi è?” domandò il marchese in persona e Julie, facendosi forza, rispose:
“Sono io. Devo parlarti, Alain, è importante.”
L’uomo aprì la porta un istante dopo. Era in vestaglia e Julie capì che doveva averlo svegliato.
“Ti sembra l’ora adatta per venire a farmi visita?” domandò infatti lui con la voce impastata dal sonno. Julie arrossì e fece per giustificarsi:
“Non volevo disturbarti, ma è veramente importante, non potevo aspettare.”
Lui corrugò la fronte sorpreso.
“Di che si tratta?”
“Mio fratello vuole che sposi il duca du Chatelet” fece lei tutto d’un fiato. Alain rimase a guardarla per un istante istupidito.
“E tu vieni a svegliarmi a quest’ora del mattino per dirmi questo? Non potevi mandarmi un normalissimo biglietto di invito per informarmi del lieto evento?”
Julie era esterrefatta.
“Questa è l’unica cosa che sai dirmi? Non ti importa niente se sono costretta a sposare un uomo che non amo?”
“Calmati per favore, non è poi così terribile. Sono poche le persone che riescono a fare un matrimonio d’amore. Spesso prevalgono altri interessi e comunque cosa potrei fare io? Se tuo fratello ha già deciso…”
“Ma tu puoi fargli cambiare idea! Ti rendi conto che se mi sposo non potremmo vederci mai più?”
“E per quale motivo? Non vorrai dirmi che intendi essere fedele a un marito che non ami?”
Julie lo guardò allibita. Non riusciva a credere che a dire certe cose fosse proprio il suo Alain. Delle lacrime cominciarono a rigarle il volto.
“Perché non vuoi capire?” singhiozzò disperata “Io voglio dividere la mia vita con te. Preferirei morire piuttosto che sposare quell’uomo!”
A quel punto Alain l’abbracciò. Non sopportava le donne in lacrime ma Julie gli faceva pena. Si rendeva conto che per una come lei fosse orribile obbedire all’ordine del fratello, ma lui non poteva farci nulla. Non aveva mai avuto intenzione di sposarla, anche se, a dir la verità, si era divertito molto con lei. Adesso era giunto il momento per Julie di mettere su famiglia e che lo facesse con il duca du Chatelet o con qualcun altro a lui poco importava. Tuttavia le disse, tentando di calmarla.
“Senti, piangendo non risolverai nulla. Cerca di distrarti e vedrai che tutto andrà bene. Anzi, ho un’idea: ti vengo a prendere stasera e ti porto con me. Ci divertiremo, ne sono sicuro.”
Ancora scossa dai singhiozzi Julie lo guardò negli occhi. Alain sarebbe venuto a prenderla, si disse, questo voleva dire che sarebbero fuggiti assieme. Sapeva che egli non l’avrebbe abbandonata e stringendosi forte a lui mormorò:
“Ti ringrazio.”

20 FEBBRAIO 1789
Julie stava giocando nel parco con i figli del re. Era un po’ di tempo che trascorreva le giornate in loro compagnia, con grande sollievo della principessa de Guéménéé, che ricopriva la carica di governante dei principi di Francia. Louis Joseph e Louis Charles erano due bambini dolcissimi, pensava Julie, che si era molto affezionata a loro; e la principessa Marie Thérèse, per i suoi dieci anni, era fin troppo intelligente e vivace, a differenza della sua coetanea Ernestine Lambriquet. Ernestine non era una principessa di sangue reale ma era stata adottata dai sovrani dopo essere rimasta orfana. Si mormorava che fosse la figlia illegittima del sovrano ma Julie non dava retta ai pettegolezzi. Per lei era una bimba come le altre ed aveva tentato di instaurare con lei la medesima amicizia che c’era con gli altri principi però non vi era riuscita. Quella bambina era troppo schiva e chiusa di carattere; preferiva giocare da sola, piuttosto che dare confidenza alla nuova arrivata. Così Julie non aveva insistito e si era ritrovata a correre dietro a Louis Charles e Marie Thérèse, lasciando Ernestine indietro insieme al Delfino che, essendo debole e malaticcio, non poteva scorazzare liberamente nel parco. All’improvviso Nicolas la mandò a chiamare. Aveva bisogno di parlarle con urgenza e la ragazza si chiese cosa mai potesse volere da lei così all’improvviso. Dopo essersi scusata coi principini ed aver promesso loro di tornare a trovarli al più presto, si allontanò di corsa. Il fratello la aspettava nella propria stanza con un’espressione felice. Vedendolo, Julie domandò con curiosità:
“Cos’è successo? Perché mi hai mandata a chiamare?”
Nicolas l’abbracciò d’impulso.
“Mia cara sorellina, ho una grande notizia da darti”, disse deponendole un bacio sulla guancia, cosa piuttosto insolita da parte sua, “Finalmente il duca du Chatelet si è deciso. Ormai è tutto stabilito.”
Julie lo guardò senza capire. Era da molto tempo che suo fratello non la trattava più con tanto affetto, per cui si fece coraggio e chiese:
“Che cosa è stato stabilito? Sii più chiaro, Nicolas.”
“Ma il tuo matrimonio, ovviamente! E’ stato fissato per il martedì della prossima settimana. Non abbiamo molto tempo, ma se non vi sposate entro la fine del mese dovrete attendere fino a novembre (Il calendario nuziale a quei tempi era fissato dalla Chiesa: L'Avvento e la Quaresima erano periodi vietati e allo stesso modo il periodo che intercorre fra giugno e ottobre, epoca nella quale l'erosione delle riserve alimentari impediva lo spreco festoso). Comunque non ti preoccupare organizzerò tutto nel migliore dei modi e domani stesso manderò qualcuno ad avvisare nostra madre. Forse non ce la farà ad arrivare in tempo per le nozze ma non importa. Sono sicuro che la notizia la renderà felice.”
Julie rimase per un istante senza parole. Nicolas doveva essere impazzito, si disse, poi finalmente si decise a chiedere:
“Di cosa stai parlando? Con chi mi dovrei sposare?”
“Ma con il duca du Chatelet, mia cara.”
La fanciulla impallidì all’istante.
“Tu sei completamente pazzo, Nicolas! Quell’uomo è molto più vecchio di me, come puoi pensare che io voglia sposarlo?”
L’eccitazione del fratello svanì all’improvviso. Come poteva quella ragazzina essere così sciocca? Le proponeva un ottimo matrimonio e lei cosa pensava? Alla differenza d’età, che cosa assurda!
“Il tuo volere non ha nessuna importanza”, disse con freddezza, “Tu farai quello che voglio io. Il contratto matrimoniale è già stato firmato, quindi rassegnati all’idea.”
“Non puoi obbligarmi” urlò allora lei con le lacrime agli occhi “Io non lo amo, perché non vuoi capire?”
“Non ci si sposa mai per amore, Julie, non essere stupida. Dal momento che nostro padre è morto tocca a me decidere a chi concedere la tua mano. Ci ho riflettuto molto ed il duca du Chatelet è il miglior partito che tu possa desiderare. Con questo dichiaro chiuso il discorso. Puoi pure andare.”
Julie lo guardò con odio per un lungo istante, poi uscì dalla stanza piangendo. Era terribile quello che le stava accadendo, il solo pensiero di trascorrere il resto della vita con qualcuno che non fosse Alain le spezzava il cuore. No, non avrebbe mai obbedito a Nicolas; Alain l’avrebbe aiutata, non poteva permettere al duca du Chatelet di sposarla e questo pensiero riuscì a calmarla. Più tardi, quando fu tornata nella sua stanza, Annette le diede da bere un infuso di erbe per aiutarla a prendere sonno. Era visibilmente sconvolta dopo il colloquio avuto con Nicolas e si capiva che aveva bisogno di riposare un po’.
“Che cosa vi è successo?” le chiese poi, mentre l’aiutava a distendersi, e finalmente Julie poté sfogare la rabbia che sentiva dentro. Raccontò del matrimonio impostole dal fratello e del grande amore che provava per il marchese de Saint-Fraycourt. Annette l’ascoltò attenta, dopo di che l’abbracciò con affetto.
“Non abbiate paura” le disse accarezzandole dolcemente i capelli, come faceva quando era bambina e non riusciva ad addormentarsi, “Se davvero monsieur de Saint-Fraycourt vi ama, come sostenete, saprà lottare per voi.”
“Lo spero tanto, Annette. Lo spero tanto…”
Quando si svegliarono erano ancora abbracciati l’uno all’altro. Julie si stiracchiò pigramente e si mosse, scostando le coperte. Sotto era ancora completamente nuda e, guardandola, Alain sorrise.
“No, non te ne andare” le disse trattenendola per un braccio e Julie tornò a sdraiarsi al suo fianco.
“Non posso rimanere a lungo”, rispose, “Pensa se mi cercasse mio fratello?”
“Che ti cerchi pure. Non credo che gli verrebbe in mente di venire qui.”
Mentre parlava Alain sfiorava la pelle vellutata di lei con un dito. Julie sentì un brivido percorrerle la schiena, ma facendo un grande sforzo di volontà si scostò da lui dicendo:
“Sto parlando sul serio. I rapporti fra me e Nicolas sono già molto tesi e non vorrei contribuire a peggiorarli”. Quindi si levò e raccolse da terra i suoi indumenti sparsi. Prima di uscire si voltò a guardarlo un’ultima volta.
“A presto, amore mio” esclamò allegramente. Lui non rispose.
Il marchese de Saint-Fraycourt bussò con forza alla porta di madame de Courtizot. Venne ad aprirgli una cameriera che lo pregò di attendere in anticamera ma lui non le diede retta ed entrò. La baronessa stava facendo il bagno e, vedendolo, allontanò le domestiche e gli fece segno di avvicinarsi.
“Alain, mio caro, finalmente siete venuto a trovarmi!” disse uscendo dalla vasca “Come va con la piccola Julie? Siete sempre in collera con lei?”
“Se ciò che vi preme sapere è se ho portato a termine il vostro piano, allora la risposta è sì. In quanto a Julie dopo una bella scopata le si perdona tutto.”
“Intendete dire che adesso è pronta?”
Madame de Courtizot guardò il marchese con vivo interesse.
“Esattamente, Marianne. Ormai dell’ingenua ragazzina, arrivata a Versailles per fare un buon matrimonio, non resta più nulla. Al suo posto c’è una donna che a letto farebbe impazzire l’amante più esigente.”
La baronessa gli si avvicinò ancora tutta gocciolante, ancheggiando leggermente.
“E’ diventata forse più brava di me?” chiese in tono malizioso, guardandolo dritto negli occhi.
Alain non disse una parola ma i suoi occhi non riuscivano a staccarsi dal suo corpo nudo. Lei allora andò a distendersi sul letto, divaricando le gambe in maniera provocante.
“Allora, Alain” chiocciò “Volete muovervi o quella sciocca ragazzina vi ha tolto tutte le energie?”
Il marchese non se lo fece ripetere due volte. In un attimo le fu sopra, baciandola avidamente sul collo, sulla pancia e tra le gambe mentre lei lo aiutava a liberarsi dei vestiti.
“Così mi piacete” disse, gemendo, la baronessa “Adesso siete l’Alain che conosco.”

CAP 413 FEBBRAIO 1789
Erano trascorsi otto giorni da quando Julie aveva visto per l’ultima volta il marchese. Aveva persino pregato madame de Courtizot di intercedere per lei con Alain, in modo da poterlo vedere e parlargli, ma, nonostante ella si fosse prodigata tanto per aiutarla, lui non ne aveva voluto sapere. Le aveva solo mandato a dire di non cercarlo più perché non sopportava le bambine isteriche. Proprio così, l’aveva chiamata bambina, nonostante egli sapesse bene che fra le sue braccia ella era diventata una donna. A Julie sembrava di non aver mai sofferto tanto per la mancanza di qualcuno. Aveva cercato in tutti i modi di distrarsi; partecipando a feste, balli in maschera, giochi di società organizzati dalla regina, ma a nulla era valso tutto questo. Un pomeriggio era anche stata invitata al Trianon per una rappresentazione teatrale in cui recitava la stessa Marie Antoinette eppure il divertimento non era riuscito a cancellare il dolore che sentiva dentro.
Stava quasi per mettersi a piangere quando Sua Maestà le rivolse la parola:
“Mademoiselle Julie, siete distratta. Qualcosa non va?”
Solo in quel momento si ricordò di essere nel salotto della regina per una partita a carte.
“Scusatemi, non mi sento affatto bene. Preferirei non giocare questa mano.
Marie Antoinette la guardò con aria preoccupata.
“In effetti siete molto pallida. Volete che chiami il medico di corte?”
“Non occorre che vi disturbiate, Maestà, è solo un capogiro.”
Tranquillizzate, la regina e le altre dame ripresero il gioco ma l’attenzione di Julie fu attratta dall’arrivo di alcuni gentiluomini tra cui notò subito il marchese de Saint-Fraycourt.
Il cuore prese a batterle all’impazzata, mentre il suo sguardo non riusciva a distogliere l’attenzione da lui. Capì in un attimo di dover cogliere l’occasione che le si era presentata per potergli parlare e chiarire, così, ogni cosa. Alzatasi dal tavolino da gioco, quindi, gli si avvicinò.
“Desidererei parlarvi, monsieur” disse con voce tremante “Non vi farò perdere molto tempo.”
Messo alle strette Alain non poté rifiutarsi di ascoltarla e Julie propose di andare in un posto più tranquillo.
“Andiamo nelle mie stanze” le disse piano all’orecchio il giovane marchese “Ma ti avverto che non ho intenzione di discutere con te, né di assistere a scenate isteriche.”
“Non accadrà nulla del genere, te lo prometto.”
Tranquillizzato Alain la condusse nella sua camera e, dopo aver allontanato il suo servitore, si sedette sul letto, pronto ad ascoltarla.
“Cosa volevi dirmi?” chiese vedendo che non parlava “Mi è sembrato di capire che fosse una cosa importante.”
“Volevo scusarmi per quello che è successo l’altra sera al ballo. Ho sbagliato, me ne rendo conto.”
“E tu credi che basti chiedere scusa per tornare in buoni rapporti come prima?”
Alain aveva parlato con estrema freddezza e Julie, per un attimo, non riuscì a ribattere nulla. Solo dopo, riacquistata tutta la sua sicurezza aggiunse:
“Alain, lascia almeno che ti spieghi. Io non volevo comportarmi in quel modo, ma tu quella sera non hai fatto altro che divertirti con altre donne ed io mi sono sentita morire. Volevo riuscire a ingelosirti, almeno un pochino, per farti sentire quel che si provava ad essere trascurati. Ma, credimi, non avevo intenzione di far nulla di male, te lo giuro.”
Il marchese scoppiò a ridere all’improvviso. Julie si chiese cosa ci fosse di tanto divertente in ciò che aveva detto, infine lui ribatté:
“Credo che tu non abbia afferrato il punto della situazione, mia cara. Non è stato il fatto che tu ti sia messa a civettare con qualcuno che mi ha irritato. Lo fanno tutte le donne. Ciò che non ho potuto perdonarti è stato lo schiaffo che mi hai dato.”
“Ma tu mi avevi offesa!”
“Offesa? Solo per averti fatto notare che avevi fatto strage di cuori? Avresti dovuto sentirti lusingata invece.”
“Sai benissimo che non è così. Hai persino insinuato che io…” ma non riuscì a terminare la frase ed Alain esclamò prontamente:
“Ricordo bene ciò che ho detto e ti assicuro che nessuna donna qui a corte si sarebbe offesa al tuo posto.”
“Qualsiasi donna innamorata avrebbe reagito così.”
“Questo perché le donne innamorate sono stupide.”
Julie gli lanciò una gelida occhiata.
“Dunque è così che mi consideri? Una stupida?”
Ma Alain, alzatosi, le andò vicino e, sorridendo, disse:
“So bene che non sei una stupida. Per questo la tua reazione quella sera mi ha sorpreso. Ma adesso basta litigare, dimentichiamo tutto, vuoi? Mi ami ancora?”
Ella annuì in silenzio. Si sentiva come soggiogata da lui e non poteva smettere di amarlo.
“Perfetto. Mi sei mancata in questi giorni, sai?”
Julie parve sorpresa.
“Davvero?”
“Certo. Senza te non sapevo come occupare le mie giornate”
“Perché non me l’hai detto subito, allora?”
Alain le sorrise e l’abbracciò.
“Mi piace tenerti sulle spine, tesoro mio.”
Quindi prese a baciarla sulle labbra e tra i capelli.
“Ho una voglia pazza di te” disse in un sussurro e Julie si sentì fremere di eccitazione. Quell’uomo esercitava su di lei un potere sconosciuto. Riusciva a farle fare tutto ciò che voleva e come sempre ottenne ciò che desiderava. Julie cominciò a spogliarsi lentamente. In un attimo si liberò del corpetto, della gonna e delle sottane. Alain la guardava con gli occhi pieni di desiderio ed ella, dopo aver fatto cadere, uno per uno, i propri indumenti, si strinse maggiormente a lui, baciandolo sul collo. Ogni volta che Alain faceva l’amore con lei ne provava maggior piacere; si sentiva più sfrenata e più libera e, soprattutto, non si vergognava più della propria nudità. Quando stavano insieme lui la faceva sentire così bella e desiderabile e forse lo era. Piano piano Julie sfilò via la marsina color amaranto di Alain, facendola seguire subito dopo dalla camicia bianca di seta. Quindi lo accarezzò sul petto, cospargendolo, contemporaneamente, di piccoli baci. Egli trattenne un gemito, poi la sollevò e la depose sul letto. Si baciarono a lungo sulla bocca, quindi le labbra di Alain scesero giù per il collo di lei, sfiorando appena i suoi seni rosei ed il ventre piatto. Le mani di Julie intanto lo accarezzavano dappertutto, aumentando in lui il desiderio. Ormai era pronta, pensò allora Alain, ripensando al discorso avuto, molto tempo prima, con la baronessa de Courtizot. Julie era perfettamente istruita sull’arte amatoria; qualsiasi uomo, anche il più sfrenato libertino, avrebbe potuto dirsi soddisfatto per le sue prestazioni. Ma non ebbe tempo di pensare oltre. Julie lo stava facendo impazzire ed urlando il suo nome la penetrò.
Julie osservò Alain, attorniato da un gruppo di dame che civettavano sfacciatamente con lui, e si sentì morire di rabbia. Da quando era arrivata nel salone in cui si tenevano i ricevimenti, il marchese non l’aveva degnata neppure di un saluto; si era limitato a rivolgerle un sorrisino malizioso, dopo di che aveva invitato a ballare numerose nobildonne e non si era più curato di lei. Presa da un feroce attacco di gelosia, Julie decise di imitarlo, cominciando a civettare con qualsiasi gentiluomo le capitasse a tiro. Uno in particolare, il duca de Beaufort, la invitò a danzare un divertente minuetto ed ella accettò con piacere, speranzosa di attirare l’attenzione del suo amante.
“Siete una dama veramente incantevole” le disse a un tratto il suo cavaliere “Peccato che non vi abbia notata prima. E’ da molto tempo che siete qui a corte?”
“Da circa un mese, signor duca.”
“Chiamatemi pure Patrice” fece lui con un sorriso “Dunque siete qui da un mese ed io vi noto oggi per la prima volta? E’ davvero imperdonabile da parte mia.”
Julie ridacchiò lusingata.
“Non è colpa vostra, Patrice, io conduco una vita molto ritirata e questa è la prima volta che partecipo a un ballo a corte. Probabilmente è per questo motivo che non mi avete mai vista.”
“Deve essere sicuramente così perché, a rischio di sembrarvi uno sbruffone, vi dirò che di solito noto subito le belle donne.”
Sempre più divertita Julie fece per ribattere qualcosa quando suo fratello l’afferrò per un braccio, trascinandola via. Accadde tutto così all’improvviso che la ragazza ci mise un po’ prima di realizzare cosa fosse successo. Non appena, però, si rese conto, reagì con rabbia:
“Nicolas, sei impazzito?” urlò, senza curarsi delle persone attorno a lei che assistevano divertite alla scena “Che diavolo ti prende?”
Il duca de Soissons la incenerì con lo sguardo prima di rispondere:
“Tu, piuttosto, che diamine ti sei messa in testa? Credi che non mi sia accorto che stai civettando sfacciatamente con tutti?”
“E cosa c’è di male?” disse dunque lei, ironica, e, dopo aver gettato un’ultima occhiata in direzione del marchese de Saint Fraycourt, aggiunse:
“Non sono l’unica a farlo.”
Nicolas dovette fare un grande sforzo di volontà per non schiaffeggiarla. Infine esclamò:
“Maledizione Julie, non farmi perdere la pazienza. Ti rendi conto che se continui a comportarti con tale leggerezza nessuno vorrà sposarti?”
“Si direbbero affari miei, comunque.”
“No, mia cara. Sono anche affari miei, dal momento che sei mia sorella. Ed ora cerca di comportarti bene. C’è il duca du Chatelet che ti sta osservando.”
Julie avrebbe voluto rispondere che per lei quell’uomo poteva andare al diavolo ma, notando l’irritazione di Nicolas nei suoi confronti, preferì tacere. Poco dopo, tuttavia, le si avvicinò Alain e tutta l’amarezza che sentiva dentro si dissolse in un attimo. Ma la sua felicità non durò a lungo. Infatti egli disse, spegnendo il suo entusiasmo: “A quanto pare tuo fratello ti ha fatto una bella ramanzina. Povera Julie, proprio quando stavi per concludere qualcosa con… come si chiama? Ah, sì, il duca de Beaufort. Non sapevo che lo trovassi così attraente.”
“Ma come ti permetti?” Julie proprio non riusciva a credere che Alain le potesse parlare in quel modo. Lui però non fece caso al suo sdegno e continuò:
“Perché? Forse non stavi civettando con lui? E non soltanto con lui, pare che stasera tu abbia fatto strage di cuori. Avanti, chi hai intenzione di portarti a letto? Il duca de Beaufort? O forse qualcun altro? A me puoi dirlo, non credi?”
A quel punto Julie lo schiaffeggiò con veemenza. Aveva il volto in fiamme per la vergogna che provava e, per un attimo, lo odiò con tutte le sue forze. Quando però lui le voltò le spalle per andarsene, senza dirle una parola, provò un grande vuoto dentro. Avrebbe voluto chiamarlo, chiedergli perdono, ma il suo orgoglio glielo impedì. Forse aveva giocato col fuoco. Forse lo aveva perso per sempre e, a quel pensiero, lacrime amare le scivolarono giù per il viso.
Annette entrò nella stanza di Julie come una furia.
“Che succede?” chiese dunque lei, stupita, “Qualcosa non va?”
Era rientrata da poco dalla passeggiata nel parco e voleva essere lasciata tranquilla per un po’. Ma la cameriera sembrava talmente agitata che per un attimo ella temette che fosse accaduta una disgrazia.
“Allora, vuoi dirmi cosa c’è?”
“Sua Maestà la regina chiede di voi, mademoiselle.”
“Ne sei sicura?”
“Sicurissima. Vuole che la raggiungiate nelle sue stanze.”
Julie guardò Annette sconcertata. Poi, dopo essersi aggiustata i capelli e l’abito, uscì con il cuore in gola. Non aveva idea di cosa potesse volere da lei Sua Maestà. Forse voleva rimproverarla per non aver rispettato l’etichetta uscendo senza accompagnatore o per come si era comportata con il duca du Chatelet. Un brivido freddo le corse lungo la schiena e solo quando fu al suo cospetto Julie riacquistò il proprio autocontrollo. In effetti la regina non sembrava affatto irritata e, non appena la vide, l’accolse con un amabile sorriso.
“Sono molto contenta di rivedervi, mademoiselle” esclamò Marie Antoinette “Vi ho fatta chiamare per ringraziarvi di ciò che avete fatto per mio figlio. Louis Joseph mi ha raccontato di quanto siete stata premurosa nei suoi confronti. E’ rimasto molto colpito da voi e mi ha detto di riferirvi che gli farebbe piacere che qualche volta lo andaste a trovare. Sapete mio figlio è di salute molto cagionevole, esce raramente ed io mi sentirei più tranquilla se voi faceste amicizia con lui e gli teneste un po’ di compagnia.”
“Volentieri Maestà” rispose Julie entusiasta e la regina continuò in tono amichevole:
“In quanto a me, sarei molto felice se voleste venire qualche volta a giocare a carte nel mio salotto privato.” Julie sorrise soddisfatta. Adesso Nicolas non avrebbe più potuto impedirle di uscire. Aveva l’invito della regina e nulla poteva avere più importanza.
5 FEBBRAIO 1789
Nicolas de Soissons esaminò attentamente l’abito che la sorella aveva indossato. Quella sera aveva intenzione di condurla al ballo che si sarebbe tenuto a corte e desiderava che per l’occasione lei fosse perfetta. Probabilmente alla festa sarebbe intervenuto anche il duca du Chatelet ed egli pensava fosse un’ottima occasione per riprendere il discorso sul contratto matrimoniale. Dalla sera in cui Julie era inspiegabilmente fuggita dal Theatre de Monsieur non erano più tornati sull’argomento. Ma lui non era tipo da arrendersi così facilmente. Voleva che il duca e sua sorella convolassero a nozze e così sarebbe stato. Il fatto che poi Julie non nutrisse molta simpatia per quell’uomo era un fatto secondario. Come fratello maggiore aveva il diritto di scegliere per lei il marito che più gli aggradava e quella piccola stupida avrebbe dovuto obbedirgli, volente o nolente.
“Mia cara Julie sei perfetta” disse quindi rivolgendosi a lei “Spero che questa volta non mi farai fare brutte figure.”
“Se non ti fidi di me per quale motivo vuoi che ti accompagni?”
Nicolas osservò la sorella trattenendo a stento un moto d’ira.
“Sua Maestà la regina ha chiesto di te. Pare che dal giorno in cui hai soccorso il Delfino ti tenga in grande considerazione.
“Non me la racconti giusta. Secondo me c’è un altro motivo che non mi vuoi dire.”
“Taci!” sbottò dunque il fratello “Comincio ad averne abbastanza di te. Ti conviene obbedirmi perché, che tu lo creda o no, so diventare molto cattivo se voglio.”
Julie si zittì all’istante ma in cuor suo lo odiò come non aveva mai odiato nessuno. L’unica cosa che la sollevava era che quella sera ci sarebbe stato anche Alain. Aveva una voglia pazza di stare con lui e sperava che egli ne avesse altrettanta. A dire il vero in quegli ultimi giorni si erano visti spesso, per cui non sapeva spiegare tutta l’ansia che aveva per quell’incontro. Il fatto era che dopo ogni volta che stavano insieme lei lo desiderava sempre di più. Non riusciva proprio a immaginare la sua vita senza Alain e le metteva paura il pensiero che suo fratello non avrebbe acconsentito al loro matrimonio. Ancora non ne era sicura, ma temeva che Nicolas non vedesse di buon occhio il marchese de Saint-Fraycourt. Aveva infatti notato che quando si incontravano si salutavano con molta freddezza, inoltre Alain le aveva raccomandato di non dire mai al fratello ciò che c’era fra loro, né che si conoscevano, e ciò la portava a pensare che i rapporti fra i due non fossero affatto buoni.
“Vogliamo andare?” chiese infine Nicolas, distogliendola dai suoi pensieri.
“Sì, andiamo pure”, rispose lei obbediente. Qualcosa le diceva che fosse meglio non contrariarlo ulteriormente.

2 FEBBRAIO 1789
Annette guardò la sua padroncina con disapprovazione.
“Mademoiselle Julie, non potete assolutamente uscire a fare una passeggiata nel parco da sola, non sta bene.”
“E secondo te dovrei rimanere rinchiusa a vita in questa stanza? Qui a corte si organizzano balli, feste in maschera, giochi con le carte e tutti hanno l’aria di divertirsi un mondo. Perché io non dovrei fare lo stesso?”
“Perché siete ancora nubile. Sposatevi e avrete molta più libertà.”
Julie sospirò tristemente. “Come lo vorrei, Annette.”
“Da come parlate sembra che abbiate un’idea precisa di chi potrebbe essere lo sposo”, si incuriosì la cameriera, ma a quel punto della conversazione Julie preferì cambiare argomento:
“Perché non mi accompagni tu? Ti farebbe bene una passeggiata nel parco.”
“Perché invece non lo chiedete a vostro fratello di accompagnarvi? Non mi sembra abbia molto da fare oggi.”
“Uscire con Nicolas? Ma sei impazzita?” Julie guardò Annette di sbieco “Ancora non mi ha perdonata per aver lasciato da solo il duca du Chatelet quella sera a teatro.”
La cameriera raccolse da terra uno degli indumenti che la sua padrona aveva distrattamente lasciato cadere e rispose: “Riguardo a questo non ha tutti i torti. Vi siete comportata da vera maleducata in quell’occasione.”
“Avevo voglia di stare da sola.” spiegò Julie leggermente a disagio “Che male c’è in questo?”
Annette non rispose. Le faceva molto male vedere che i rapporti fra Julie e il duca si erano guastati. Lavorava al loro servizio da così tanti anni da considerarli entrambi come dei fratelli. Ma purtroppo lei non poteva cambiare le cose; era una semplice domestica e sapeva rimanere al suo posto.
Non era da molto che Julie aveva cominciato la sua passeggiata quando da lontano intravide Alain. Senza pensarci un istante lo chiamò agitando una mano. Un attimo dopo lui le era accanto e la guardava sorridente.
“Buongiorno, mia cara. Non pensavo proprio che ti avrei incontrata oggi.”
“Neanche io me l’aspettavo. Però se devo essere sincera lo speravo tanto.”
Il marchese de Saint-Fraycourt si incamminò al suo fianco e la prese a braccetto. Certe volte sapeva essere così gentile, pensò lei mentre lo guardava con aria beata e quella mattina poi sembrava di buon umore.
“Hai fatto bene ad uscire”, le disse ad un tratto, “Te ne stai sempre chiusa nella tua stanza.”
“Il fatto è che Nicolas non mi porta mai da nessuna parte.”
“E allora esci da sola!”
“L’etichetta purtroppo non lo permette. Certo che se ci sposassimo sarebbe tutta un’altra cosa.”
Improvvisamente Alain si irrigidì e le lasciò il braccio. Julie non capì la sua reazione. In fondo era naturale che facessero dei progetti dopo tutto quello che c’era stato tra loro, ma non ebbe il tempo di chiedergli nulla perché proprio in quell’istante udì il nitrito di un cavallo e, voltandosi, vide un bambino cadere a terra disarcionato dall’animale.
“Mio Dio, Alain, guarda!”
Il marchese si girò di scatto e mormorò impaurito:
“Santo cielo, il figlio del re!”
Solo allora Julie riconobbe il delfino di Francia. Lo aveva visto una sola volta di sfuggita il giorno in cui le era stata concessa udienza da Sua Maestà la regina ed aveva dimenticato il suo viso ma ora, vedendolo a terra, si spaventò molto e, seguita da Alain si precipitò in suo soccorso.
“Vi siete fatto male?” chiese, mentre lo aiutava a rialzarsi. Aveva un’aria così fragile e malaticcia, Julie aveva saputo da Nicolas che il bambino soffriva di una malformazione alla spina dorsale; non avrebbe dovuto andare a cavallo, ma forse era sfuggito alla sorveglianza della governante ed aveva commesso quell’atto imprudente che avrebbe potuto costargli la vita. Mentre rifletteva sul da farsi il Delfino la fissò sorpreso.
“Tu chi sei? Non ricordo di averti mai vista prima.”
“Mi chiamo Julie e sono la sorella del duca de Soissons”, rispose lei con un sorriso, “Non è da molto che mi trovo qui a Versailles e, probabilmente, è per questo che non mi conoscete.”
“Io invece sono Louis Joseph Xavier Francois, delfino di Francia.” fece con orgoglio mentre Julie con una riverenza si affrettava a rispondere: “Sono molto onorata di conoscervi. Ma ancora non mi avete detto se vi siete fatto male.”
“Oh, non è nulla. Solo un graffio. Tutta colpa di quello stupido cavallo.”
Julie esaminò attentamente la ferita e, rivolta ad Alain, disse:
“Ha un brutto taglio sulla gamba. Bisogna fare qualcosa. Per favore vai a chiamare il medico di corte.” Il marchese de Saint-Fraycourt obbedì all’istante e un attimo dopo era di ritorno con il dottore che si prese cura del ferito.
“Pare che questa sia la giornata degli incidenti” mormorò Alain mentre la fanciulla dava una mano coi medicamenti “Ho appena saputo che Armand Louis Couperin, l’organista di cappella di Sua Maestà è stato travolto da un cavallo guidato da un postiglione ubriaco. Lo hanno soccorso ma sembra che non ci sia niente da fare.”
“Per fortuna il Delfino non è così grave” rispose lei sottovoce e ricambiò il debole sorriso che il bambino le stava rivolgendo.

Alain entrò nella sua stanza ed accese un paio di candele per far luce.
“Vieni avanti” disse a Julie che se ne stava ferma sulla porta “Di cosa hai paura?”
“Non ho paura. Solo che questa è la prima volta che entro in camera tua.”
Il marchese sorrise con aria maliziosa.
“E puoi star certa che non sarà nemmeno l’ultima”, esclamò. Dopo di che le andò vicino e le sciolse i capelli. “Così sei molto più bella” le disse. Quindi prese a mordicchiarle i lobi delle orecchie in modo molto eccitante. Julie rabbrividì e chiuse gli occhi, abbandonandosi fra le sue braccia.
“Alain” mormorò “Quando sono con te non so cosa mi succede. Mi fai provare emozioni che nemmeno io riesco a spiegarmi.”
Il marchese si fermò un attimo per guardarla.
“E’ quello che succede tra un uomo e una donna quando si amano. E’ una cosa naturale, Julie, proveresti le stesse sensazioni anche se al posto mio ci fosse un altro.”
“Come puoi dire una cosa simile, Alain? Io amo solo te. Se un altro uomo mi tenesse fra le sue braccia io proverei solo orrore.”
“Quanto sei ingenua, piccola mia” le disse “Ma adesso basta parlare. Ci sono ancora tante cose che voglio insegnarti sull’amore.”
Julie gli rivolse uno sguardo stupito.
“Quali cose?”
“Ricordi ciò che abbiamo fatto l’ultima volta che ci siamo visti?”
“Certo che ricordo. Come potrei dimenticare?”
“Ti è piaciuto?”
Con sorpresa Alain si accorse che Julie era arrossita. Poi lei rispose:
“Sì, anche se devo confessare che me ne vergogno un po’.”
“E’ proprio questo che non devi fare. Non c’è nulla di cui vergognarsi e questa è la prima cosa che devi imparare. Voglio che tu metta da parte ogni inibizione, l’unica cosa che devi fare è amarmi con tutta te stessa.”
“Ma io ti amo già così.”
Il marchese de Saint-Fraycourt gettò la sua marsina su una sedia, facendola seguire dalla raffinata camicia di seta.
“Mi riferivo a un piano puramente fisico, Julie, non a quello dei sentimenti. Lascia che ti insegni come far provare piacere ad un uomo, solo così saremo veramente uniti.”
“L’unica cosa che voglio è renderti felice” fu la sua risposta ed Alain si sedette sul letto attirandola verso di sé. Julie vide che le sorrideva e si sentì il cuore diventare leggero come una piuma; era così bello il suo sorriso, avrebbe fatto qualsiasi cosa per compiacerlo perché ormai lui era il padrone della sua anima. Intanto Alain le aveva abilmente slacciato il corpetto e la sua mano stava accarezzando audacemente i piccoli seni bianchi di lei. Il fatto che Julie fosse, ancora per molti aspetti, una bambina lo eccitava. Di solito era abituato a frequentare donne mature ed esperte, come la baronessa de Courtizot e questo, anche se aveva dei vantaggi, a lungo andare lo annoiava. L’idea di poter palsmare a suo piacimento quella deliziosa creatura, invece, lo attirava molto più di quanto si sarebbe aspettato.
“Mia cara Julie, sei veramente adorabile” mormorò all’altezza del suo orecchio destro “Mi stai facendo impazzire.”
Lei allora sorrise timidamente ed emise un gemito soffocato mentre Alain, sentendo i suoi capezzoli inturgidirsi fra le dita, si era chinato a sfiorarli con la lingua. Julie chiuse gli occhi confusa. I giochetti che lui le stava facendo la eccitavano tanto da farle perdere la ragione. Tuttavia, in un breve momento di lucidità, si chiese se faceva bene ad abbandonarsi totalmente a quell’uomo che in fondo conosceva ancora così poco. Finora lui non le aveva detto neppure una volta che l’amava.
“Siete uno stupido, Alain”, urlò la baronessa de Courtizot camminando su e giù per la stanza, “Perché avete scritto a Julie che non potrete incontrarvi con lei? Non erano questi i patti.”
“Calmatevi, Marianne”, rispose dunque lui in tono pacato, “So perfettamente ciò che faccio.”
Ma la donna non riuscì affatto a calmarsi.
“State rovinando tutto, ecco ciò che state facendo. Ed io che mi sono fidata di voi, siete un traditore!”
Alain le indirizzò un sorrisino, poi ribatté con calma:
“Credevo foste una donna intelligente invece mi sbagliavo.”
“Ma come vi permettete?”
Madame de Courtizot fece per schiaffeggiarlo, ma lui, con abilità, le bloccò il polso.
“Non fatelo mai più, Marianne, la mia pazienza ha un limite. Perché invece non ragionate? Se lascerò passare un po’ di tempo aumenterò in lei il desiderio di vedermi. In questo modo sarà più facile farle fare tutto ciò che voglio.”
“E come fate ad essere sicuro che vorrà vedervi ancora? Sentendosi trascurata potrebbe alla fine innamorarsi di qualcun altro, non credete?”
Il marchese si lasciò sfuggire una sonora risata.
“Conoscete forse qualche donna in grado di resistermi?”, replicò attirandola verso di sé, “Io non credo proprio”. E, detto ciò, prese a baciarla con passione sul viso e poi sul collo. Marianne gemette e poi con voce ansimante esclamò:
“Siete uno sbruffone, Alain, ma devo ammettere che come amante non avete rivali.”
Intanto le mani di lui le stavano slacciando il corpetto, scoprendo un paio di seni bianchi e sodi. Su di essi i capezzoli si ergevano desiderosi delle sue attenzioni e, vedendoli, Alain sorrise.
“Dunque credete ancora che la piccola Julie possa dimenticarsi di me?” Chiese deponendola sul letto. La baronessa allora rispose:
“Non pensate più a quella sciocca e datevi da fare, Alain”.
Lui scoppiò ancora una volta in una risata.
“Non aspetto altro, mia cara Marianne.”
27 GENNAIO 1789
Julie porse il braccio al duca du Chatelet che l’aiutò a scendere dalla carrozza. Alla fine aveva dovuto accettare il suo invito a teatro perché Nicolas aveva minacciato di rispedirla a casa da sua madre se non gli avesse obbedito. A dire il vero ancora non capiva perché suo fratello ci tenesse così tanto a quell’appuntamento, ma non aveva avuto il coraggio di chiederglielo. Era talmente irritato che lei aveva preferito non dire una parola. Soltanto adesso si pentiva di aver obbedito ciecamente ai suoi ordini ed ormai era troppo tardi per tornare indietro.
“Sono sicuro che lo spettacolo vi piacerà, mademoiselle Julie”, disse ad un tratto il suo accompagnatore, “Si tratta di un’opera buffa italiana dal titolo “Le vicende amorose”. Ne avete sentito parlare?”
Julie si sforzò di sorridere e rispose: “No, signor duca, prima d’ora non sono mai stata a teatro. Questa è la prima volta.”
Quindi cominciò a guardarsi nervosamente intorno alla ricerca di Nicolas. Doveva pur essere da qualche parte, non poteva ignorare le regole dell’etichetta e lasciarla da sola con il duca du Chatelet. Sarebbe stato troppo sconveniente e la sua reputazione si sarebbe rovinata. Julie dovette sforzarsi per non piangere mentre il suo accompagnatore la guidava verso il suo palchetto privato.
“Non vedo Nicolas”, trovò finalmente il coraggio di dire, non appena furono seduti, “Voi per caso sapete dov’è?”
“Non preoccupatevi, vostro fratello vi ha affidata a me. Lui seguirà lo spettacolo da un altro posto.”
In quel momento si spensero le luci e l’operetta ebbe inizio. Ma Julie era troppo triste per potersi godere lo spettacolo. Erano passati molti giorni da quando aveva visto Alain l’ultima volta e la nostalgia di lui era così grande che le pareva di impazzire. Non appena la sala fu illuminata di nuovo per l’intervallo quindi si allontanò con una scusa. Voleva stare un po’ da sola, ne aveva tutto il diritto e né Nicolas né il duca du Chatelet avrebbero potuto impedirglielo. Aveva appena lasciato la sala quando qualcuno arrivò alle sue spalle, facendola trasalire.
“Buona sera, mia cara” disse una voce di uomo che ormai lei conosceva anche fin troppo bene. Con le lacrime agli occhi per la felicità Julie si voltò ed il suo sguardo incontrò quello del marchese de Saint-Fraycourt.
“Alain, amore mio. Anche tu qui?”
“Perché ti stupisci tanto? All’inaugurazione di questo teatro c’è quasi tutta la nobiltà di Versailles. Piuttosto mi ha stupito vederti in compagnia di quel vecchio barbogio del duca du Chatelet, ti credevo con tuo fratello.”
Julie distolse lo sguardo imbarazzata.
“E’ stato Nicolas a volere che io tenessi compagnia al duca.”
“Non ti giustificare, non ce n’è motivo.”
“Non mi sto giustificando, solo vorrei che tu non pensassi male di me.”
Il marchese la fissò in silenzio per un istante. Quella ragazzina a volte gli metteva quasi paura. Doveva amarlo davvero moltissimo, lo capiva dall’intensità del suo sguardo e questo, oltre ad infastidirlo, gli metteva addosso una certa inquietudine. Aveva sempre cercato di non legarsi a donne innamorate, perché erano troppo opprimenti e non sopportavano di essere tradite così come lui non sopportava l’idea di avere una sola amante.
“Non penso male di te” disse infine con decisione “Perché dovrei?”
Julie allora lo abbracciò felice.
“Ti amo tanto, Alain. Sapessi quanto ho sentito la tua mancanza in questi giorni. Credevo che ti fossi dimenticato di me.”
“Non potrei mai dimenticarmi di te, non dopo quella notte.”
Julie arrossì all’istante ma non disse nulla. Quindi lui la baciò appassionatamente, stringendola fra le braccia.
“Andiamocene da qui”, esclamò guardandola negli occhi, “Ho voglia di te, adesso.”
“Tu sei pazzo! Non posso lasciare così il duca, si arrabbierà con me.”
“E tu lascia che si arrabbi. Sono sicuro che poi troverai un modo per farti perdonare.”
“Cosa intendi dire?”
“Niente. Voglio solo fare l’amore con te. Ti prego, Julie, non dirmi di no se mi ami davvero.”
“Tu sai che ti amo, Alain.”
Ma lui osò ribattere: “Dimostramelo, allora.”
Alla fine Julie cedette. In fondo non le importava delle conseguenze del suo gesto. Desiderava talmente stare con l’uomo che amava che non ebbe proprio il coraggio di negarsi a lui.
