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Le passioni, l'arme e l'amore...
Nicolas de Soissons porse un bicchiere di vino alla donna che gli era accanto e disse:
“Dobbiamo brindare, mia cara.”
La duchessa de Bourbon aggrottò la fronte.
“A che cosa brindiamo? Non capisco.”
“Ma al matrimonio di mia sorella col duca du chatelet, ovvio! Finalmente sono riuscito a convincerla a sposarlo. Non è stata un’impresa facile, lo ammetto. Però ce l’ho fatta.”
“Alludete a Julie, non è vero?” chiese la giovane donna, sorseggiando il suo vino “Ma non era l’amante del marchese de Saint-Fraycourt?”
A quelle parole Nicolas ebbe un moto di stizza.
“Dannazione, tenete chiusa quella bocca!” esclamò, rosso in volto per l’irritazione, “E non nominate più quell’uomo soprattutto se accostato al nome di mia sorella, mi avete inteso bene?” In effetti l’essere sceso a patti con quel libertino non significava che avesse dimenticato che era lui la causa di tutti i suoi problemi. A volte occorreva saper essere diplomatici per raggiungere i propri scopi. Diciamo che la sua alleanza con quell’uomo gli era servita a far ragionare Julie. O meglio, contava sul fatto che lui la facesse ragionare, perché per il momento non è che avesse ottenuto grandi risultati, il caro rubacuori. Sua sorella continuava ad aggirarsi per la reggia come un’anima in pena. E lui temeva che potesse scappargli un’altra volta, nonostante la sorveglianza. Aveva commesso un errore a far liberare subito quel pezzente di cui diceva di essere innamorata. Avrebbe dovuto tenerlo nelle sue mani fino al giorno del matrimonio. Solo ora gli venivano gli scrupoli per il suo gesto sconsiderato. Infastidito, scacciò le proprie preoccupazioni e riportò l’attenzione sulla duchessa che lo fissava sconcertata. Ancora non si era abituata ai moti d’ira di Nicolas, eppure divideva il letto con lui già da un tempo sufficiente per conoscerlo, diciamo così, intimamente.
Calmatosi, egli la prese fra le braccia e la baciò. Era proprio un uomo enigmatico, si ritrovò a pensare mentre lasciava cadere il bicchiere ormai vuoto; però era un amante meraviglioso, questo doveva ammetterlo. E al diavolo quella stupida di Julie, in fondo che le importava di lei? A suo parere era solo una ragazzina viziata. Chiuse gli occhi mentre Nicolas le insinuava una mano all’interno del corpetto.
“Vi desidero da impazzire” le disse e lei sorrise soddisfatta.
“Anch’io, mio caro.”
Philippe strinse fra le mani la lettera che gli aveva lasciato Julie. L’aveva letta e riletta un centinaio di volte, ormai. Poteva dire di conoscerla a memoria, parola per parola, e ancora suscitava in lui un profondo sgomento. Se ne era andata. Non lo aveva aspettato nemmeno un giorno. Nella lettera spiegava soltanto che aveva deciso di far ritorno a Versailles e lo pregava di non andare a cercarla. Non una parola d’amore, non un qualsiasi segno di affetto… solo una profonda freddezza in quelle poche righe. Non era da lei, si disse. Forse le era successo qualcosa durante la sua assenza? Forse suo fratello l’aveva trovata? Ricordò quanto quell’evenienza la terrorizzasse in passato. Lei non desiderava tornare a corte. E lui poteva averla obbligata con le maniere forti. All’improvviso gli parve di capire lo svolgersi dei fatti, quasi come li vedesse chiaramente solo in quel momento. La sua incarcerazione e la sparizione di Julie facevano parte di un medesimo piano organizzato dal duca ai loro danni. Come aveva fatto a non intuirlo prima? Una rabbia impotente si impadronì di lui mentre lasciava cadere a terra la lettera. Non voleva rassegnarsi a perderla. Non avrebbe permesso alla nobiltà di sconfiggerlo un’altra volta. Era già accaduto con sua sorella e lui non aveva potuto lottare per riportarla indietro. Era morta senza che lui potesse reclamare giustizia. Ma per Julie poteva ancora lottare, poteva cercare una via d’uscita.

Raggomitolato in un angolo dell’umida cella, Philippe pensava alla sua libertà perduta. Era da poche ore che si trovava alla Bastiglia, eppure già sentiva la mancanza di Julie. Avrebbe voluto stringerla fra le braccia, dirle che l’amava e baciarla fino a restare senza fiato. Non aveva mai desiderato una donna con la stessa intensità e, ad un tratto, si rese conto di quanto fosse stata ingiusta la vita con loro due. Adesso che lui si trovava in quell’orribile prigione chissà cosa avrebbe fatto lei? E se non l’avessero liberato? Che ne sarebbe stato di Julie? Forse sarebbe tornata a Versailles; avrebbe condotto una vita tra gli agi e gli onori dovuti alla nobiltà a cui apparteneva. Eppure solo quel pensiero lo turbava profondamente. Lei non era fatta per stare in mezzo a quella gente vuota e superficiale. Lei era fatta per essere amata, così come lui l’amava. Mentre pensava a tutto ciò un terribile senso di impotenza si impadronì di lui. Poi udì un rumore alla porta e si voltò.
Qualcuno stava girando la chiave nella serratura e, tesissimo, Philippe si alzò in piedi. Quando l’uscio si aprì entrò uno spiraglio di luce ed egli riconobbe la guardia che lo aveva condotto fin lì.
“Delatouche Philippe”, fece costei, “Sei libero. L’accusa è stata ritirata.”
“Come?”
Per un attimo faticò a comprendere se ciò che aveva appena udito fosse frutto della sua immaginazione o la pura e semplice verità. Poi tirò un sospiro di sollievo e mormorò tra sé:
“Mio Dio, ti ringrazio!”
L’incubo era finito.
29 MAGGIO 1789
Louis Charles corse verso Julie con un mazzo di fiori.
“Questo è per te” disse con un’espressione seria in volto “E’ un regalo che voglio farti perché sei tornata.” Lei, allora, lo abbracciò commossa. Il principino e sua sorella erano le uniche persone lì a Versailles che la facevano sentire meno sola. Per questo li aveva raggiunti nel parco. Non sopportava di starsene chiusa nelle sue stanze, senza poter vedere nessuno. Anche se si era accorta che, come le aveva accennato Nicolas, c’erano delle guardie che la seguivano a distanza, ovunque andasse. “Perché piangi?” le domandò Marie Thérèse, notando che i suoi occhi erano pieni di lacrime, “Sei triste?” Julie annuì. Non voleva preoccupare la principessa, ma non se la sentiva neppure di mentire.
“Mio fratello vuole che sposi un uomo di cui non sono innamorata”, spiegò semplicemente.
“E tu perché non ti rifiuti?”
“Perché non ho altra scelta.”
Marie Thérèse si incupì. Sapeva che a una fanciulla di alto lignaggio non era dato di scegliere chi sarebbe stato il suo sposo e lo trovava ingiusto. Anche se era solo una ragazzina sognava come tutte un grande amore e invece, probabilmente il suo destino era quello di maritarsi con il rampollo di chissà quale casa regnante. Comprendeva molto bene lo sgomento di Julie e decise di dimostrarle la propria solidarietà abbracciandola in silenzio. In quel mentre si udì la voce della principessa de Guéménéé che cercava i principini. Marie Thérèse prese per mano il fratello e disse con profondo rammarico: “Dobbiamo andare, ora. A presto Julie!”
“A presto!”
Rimasta sola nel parco, ella cominciò a camminare senza meta. Era una bellissima giornata e, nei giardini di Versailles, si potevano scorgere parecchie dame, munite di ventaglio e parasole, intente a scambiarsi pettegolezzi di ogni genere. Al suo passaggio Julie notò che si zittivano per poi ricominciare subito dopo a bisbigliare fra loro. Non era difficile intuire di cosa parlassero. La sua fuga da Palazzo aveva fatto notizia e, ancor di più, la sua relazione col marchese de Saint-Fraycourt. Fingendo indifferenza si apprestò a raggiungere le sue stanze, ma il suo cuore era un tumulto di emozioni contrastanti. Avrebbe dovuto vivere per tutta la vita in mezzo a quelle persone che la disprezzavano? La voglia di scappare di nuovo era così forte… in fondo a quell’ora Philippe avrebbe già dovuto essere liberato. Doveva pensare a un modo per eludere la sorveglianza delle guardie. E doveva farlo al più presto, non aveva tutto quel tempo.

Philippe fu condotto lungo uno stretto corridoio. Poi, una delle guardie, gli ordinò di fermarsi e lo introdusse in una piccola cella.
“Questa d’ora in poi sarà la tua stanza”, esclamò il suo carceriere, “Sei sfortunato a non essere nobile; qui alla Bastiglia gli aristocratici sono trattati come re, ma temo che tu dovrai accontentarti di questo buco e di una misera cena, almeno finché resterai qui dentro.”
E, detto ciò, la guardia chiuse a chiave la porta e si allontanò.
Rimasto solo, Philippe si sedette su una panca di legno e cominciò a riflettere. Sapeva di non aver fatto nulla per meritare quella punizione e trovava inspiegabile quel che gli era successo. Ribellione! Persino la parola gli sembrava assurda. Era vero che odiava la nobiltà con tutti i suoi privilegi e che le sue idee, di stampo illuministico, lo portavano a sognare una società con maggiori diritti per il popolo; ma accusarlo di ribellione era troppo! E poi chi poteva conoscere i suoi pensieri? Le uniche persone a cui li aveva manifestati erano uomini fidati, intellettuali che le condividevano e mai lo avrebbero tradito, a meno che…ad un tratto gli vennero alla mente Julie e le assurde accuse di Julien Kergoat nei suoi confronti. Erano veramente assurdità? Oppure quel che sospettava il suo compagno corrispondeva alla realtà dei fatti? Poteva essere che Julie fosse una spia e che lo avesse fatto arrestare per le sue idee rivoluzionarie? Del resto aveva ammesso di avere sangue aristocratico nelle vene. Ma alla fine scacciò quest’idea. Amava Julie ed aveva fiducia in lei. Chi dunque poteva averlo denunciato? Mentre rifletteva su tutto ciò, le idee gli si fecero più confuse. Doveva a tutti i costi uscire di lì ma non sapeva come fare.
Julie sospirò tristemente, mentre una marea di cameriere correvano avanti e indietro, portando abiti, calze, scarpe e nastri per capelli. Solo la presenza di Annette le era di conforto. A lei aveva potuto raccontare tutto quello che le era accaduto dal giorno della sua fuga. Era stato bello ritrovarsi e confidarsi con l’amica di un tempo; parlarle aveva avuto una funzione catartica per lei. Purtroppo il dialogo avuto con Nicolas, poche ore prima, non aveva sortito lo stesso effetto. Suo fratello era talmente egoista da non accorgersi della sua sofferenza. Non appena gli aveva chiesto di Philippe, le aveva risposto che sarebbe stato liberato ma che non avrebbe più dovuto vederlo. Aveva firmato, proprio davanti ai suoi occhi, l’autorizzazione alla sua scarcerazione; ma l’aveva anche messa in guardia che, se avesse cercato di scappare per tornare da lui, sarebbe stata severamente punita e che, per sorvegliarla, aveva assunto delle guardie che non l’avrebbero persa di vista un istante.
Prigioniera in una reggia. Ecco che cos’era. D’ora in poi avrebbe avuto tutto: gioielli, vestiti pregiati, cibi succulenti ma le sarebbe mancato ciò che per lei aveva più importanza: l’amore. Come se non bastasse Nicolas aveva cominciato a parlarle del duca du Chatelet, informandola del fatto che era ancora disposto a sposarla. Julie aveva tentato di farlo ragionare ma suo fratello era stato irremovibile.
“Mademoiselle Julie” disse ad un tratto Annette, distogliendola dai suoi pensieri “Il marchese de Saint-Fraycourt domanda di essere ricevuto. Cosa devo rispondergli?”
Stupita da quella visita inaspettata ella parve riflettere un attimo.
“Lo riceverò” rispose infine “Fallo accomodare nel mio salottino.”
Quindi terminò in fretta di vestirsi e lo raggiunse.
Quando fece il suo ingresso nella stanza adiacente, Alain si volse a guardarla compiaciuto. Era splendida con quell’abito. Molto più bella di come la ricordasse. Il suo sguardo, tuttavia, aveva un non so che di gelido che proprio non si addiceva a una creatura così leggiadra.
“Perché sei qui?” domandò freddamente Julie “Cosa puoi ancora volere da me?”
“Tutto, mia cara. E forse ancora più di questo.”
“Non capisco…”
“Voglio te, il tuo corpo, la tua anima…”
“Quella non l’avrai mai”, lo interruppe decisa, “Un tempo forse è stata tua, ora non più. In quanto al mio corpo… appartiene al duca du chatelet ora. Nicolas non te lo ha detto?”
Alain azzardò un sorriso beffardo.
“Sì, ho appreso la notizia delle tue prossime nozze. E allora? Non penserai che quel vecchio possa soddisfare una ragazza come te, sotto le lenzuola. Non è vero?”
Julie si trattenne a stento dallo schiaffeggiarlo.
“Non ho intenzione di parlare con te di questo! Se sei venuto qui per beffeggiarti di me…”
“Non era mia intenzione, angelo mio.”
“Non sono il tuo angelo.”
Il marchese le si avvicinò guardandola dritta negli occhi.
“Cosa devo fare per convincerti?” disse con voce roca
“Convincermi a fare cosa?”
Lui si avvicinò ulteriormente. Ora poteva quasi sentire il battito del suo cuore. Un tempo questo sarebbe bastato per farla cadere ai suoi piedi. Ora non più. Ora non sentiva più quel brivido lungo la schiena quando lui la fissava in quel modo.
“A tornare insieme a me. Voglio che torniamo ad amarci come un tempo. Sarà diverso stavolta. Non toccherò più nessun’altra, te lo prometto.”
Julie era incredula. Si stava sbagliando o quella era una dichiarazione d’amore? Il marchese de Saint-Fraycourt si era arreso a quel sentimento tanto a lungo disprezzato? No. Ci doveva essere un tranello. E tuttavia non aveva la minima importanza. Lei amava un altro. Qualcuno che non avrebbe potuto rivedere mai più.
“Non potrà mai essere più come prima”, rispose dunque, con un filo di voce, “Tante cose sono cambiate in questi ultimi mesi. Non ti amo più, Alain”
Ferito da quelle parole, dette con la più grande naturalezza, il marchese ebbe un moto di rabbia. Nessuna donna fino ad ora lo aveva mai respinto.
“E di chi sei innamorata adesso? Di quel pezzente che tuo fratello ha fatto rinchiudere in carcere?”
“Cosa ne sai tu?”
“Ti ho vista una volta insieme a lui e mi sono stupito del fatto che frequentassi certa gente. E’ forse più bravo di me a letto?
“Come osi?” Julie era sbalordita dalla piega che avevano preso i suoi discorsi. Si domandò se quella di Alain fosse gelosia o un semplice fatto di orgoglio. Probabilmente più la seconda opzione.
“Ci sei stata a letto?”
“No e comunque non sono affari tuoi.”
“No? Lo ami al punto da sacrificare la tua vita per lui e nemmeno ci sei mai stata a letto?”
“Lui mi rispetta. Non è come te.”
“Parli come se ti avessi costretta a fare l’amore con me e non sono andate propriamente così le cose fra noi. Tu lo desideravi almeno quanto me.”
“Io ero molto ingenua. E tu hai approfittato della situazione, non negarlo. Una fanciulla giovane e senza esperienza da piegare ai propri voleri. Sei stato molto astuto, le mie congratulazioni. Ma ora quella fanciulla è cresciuta. Ora sa distinguere fra l’amore e il desiderio e quello che mi lega a Philippe è l’amore più puro che possa esistere.”
“Belle parole. Ma tanto non lo rivedrai più.”
“Vattene, per favore”
“Cosa te ne farai di questo amore quando avrai bisogno di un uomo che ti scaldi e lui non ci sarà? Andrai dal tuo maritino? Credi che non sappia che ti fa ribrezzo quell’uomo? Che preferiresti morire piuttosto che farti toccare da lui?”
“Ti ho detto di andartene!”
Alain indugiò un attimo sulla porta.
“Non finisce qui, mia cara Julie.”

Il marchese de Saint-Fraycourt levò il calice verso il duca e disse:
“Brindiamo alla riuscita del nostro piano ed al ritorno di Julie a casa!”
Nicolas allora sorrise soddisfatto.
“Alla nostra salute, Alain!”
Erano stati davvero in gamba ad escogitare quella bravata. Il marchese era riuscito, tramite le sue conoscenze dei bassifondi parigini, a rintracciare l’uomo con cui viveva Julie. Tutto sommato girare per prostitute era risultato utile ad Alain, in questo frangente. Il resto lo aveva fatto Nicolas, chiedendo udienza a Sua Maestà il Re e convincendolo a firmare un mandato di cattura nei confronti di quel Delatouche. Il Sovrano era sempre stato facile da manovrare, ne sapeva qualcosa la Regina che riusciva ad ottenere da lui la realizzazione di ogni suo capriccio, rendendosi odiosa agli occhi del popolo. Ebbene, stavolta erano stati loro ad approfittare della sua generosità ed inettitudine. Mentre levavano i calici per brindare, in quel preciso momento, il loro nemico veniva rinchiuso in carcere e Julie era nelle loro mani. Ora non avrebbe più potuto rifiutarsi di obbedire ai suoi ordini. Il suo matrimonio col duca du Chatelet sarebbe stato definito, già era riuscito a convincerlo a chiudere un occhio sulla questione dello scandalo. In quanto al marchese de Saint-Fraycourt che continuasse pure ad essere il suo amante. Che importanza aveva? A corte tutti avevano un amante. L’importante era la discrezione. Felice per il raggiungimento dei suoi scopi, Nicolas si versò dell’altro vino.
“Julie” la chiamò una voce sommessa, strappandola al cupo nulla dell’incoscienza, “Cerca di riprenderti, coraggio!”
Ella aprì gli occhi lentamente. Sentiva la testa che le scoppiava e la chiara luce pulsante del sole, che penetrava dalla finestra aperta, la costrinse a richiuderli all’istante.
“Madeleine, sei tu?” chiese con voce flebile “Cosa è successo?”
“Sei svenuta, ma non ti preoccupare, adesso va tutto bene.”
“Philippe… dov’è Philippe?”
Madeleine non rispose ed il suo silenzio fu più eloquente di mille parole. Dunque non aveva sognato. In un attimo l’arresto dell’uomo che amava le riaffiorò alla mente e le lacrime tornarono a bagnarle il viso.
“L’hanno portato via”, gemette piano, “Non lo rivedrò più, Maddy. Capisci ciò che voglio dire? Come farò senza di lui?”
“Non ti agitare” le rispose allora l’amica “Devi stare calma. Philippe non ha fatto nulla di male e verrà rilasciato presto, vedrai.”
Ma Julie non ne era così convinta. Ad un tratto, tuttavia, si calmò. Aveva notato una lettera sul tavolo e Madeleine si affrettò a spiegarle: “L’hanno portata poco fa. E’ per te, ma non c’è scritto chi la manda.”
Ella l’afferrò con mani tremanti e cominciò a leggere. Era di Nicolas, il che confermava le sue precedenti intuizioni. Era stato lui a far arrestare Philippe e adesso le chiedeva, in cambio della sua scarcerazione, di far ritorno immediatamente a Versailles. All’improvviso si rese conto che la libertà del suo amato era nelle sue mani. Solo lei poteva decidere se farlo rilasciare o meno ma, in ogni caso, lo avrebbe perso per sempre. Ancora pallida in volto lasciò cadere la lettera e fece per alzarsi dalla sedia su cui Madeleine l’aveva fatta sedere.
“Devo andarmene”, mormorò poi tristemente, “Solo così Philippe potrà essere libero.”
Maddy allora la fissò con aria interrogativa.
“Che intendi dire, Julie?”
Ma la fanciulla non le diede alcuna spiegazione. Sarebbe stato troppo complicato dirle come stavano le cose, tuttavia la sua decisione era stata presa. Non avrebbe permesso che Philippe passasse il resto dei suoi giorni in carcere ed, anche se fare ritorno alla reggia per lei significava un enorme sacrificio, non avrebbe avuto rimpianti perché quel che faceva lo faceva per l’uomo che amava. Dopo aver abbracciato Maddy con affetto, quindi, lasciò la casa in cui aveva vissuto gli ultimi mesi. Fuori dall’edificio una carrozza la stava aspettando per condurla a Versailles ed ella vi salì, senza esitare. L’ultimo pensiero di Julie fu per Philippe: “Sii felice, amore mio, anche se non ci vedremo più, sappi che ti amerò per sempre.”
Il duca de Soissons fece ritorno alla reggia con un diavolo per capello. Come aveva osato quel morto di fame sfidare proprio lui? E sua sorella, poi? Che si era messa in testa? Non era contenta dello scandalo creato col marchese de Saint-Fraycourt? Ne doveva per forza suscitare un altro? Quella ragazzina era troppo viziata, ecco qual’era il problema! Una bella dose di ceffoni forse l’avrebbero fatta rinsavire. Mentre pensava a tutto questo, Alain lo vide attraversare il corridoio e lo fermò: “Ehi, duca… qualche problema?” Da quando Julie aveva lasciato il palazzo i loro rapporti si erano fatti un po’ più amichevoli, forse perché lui gli aveva dato una mano nel cercarla. Aveva i suoi interessi perché Nicolas riuscisse a riportare sua sorella a corte . Che sposasse pure quel vecchio, questo non aveva importanza per lui, ciò che contava era averla di nuovo nel suo letto e, di questo ne era convinto, non sarebbe stato difficile persuaderla.
“Sono furioso” rispose Nicolas, sollevando appena lo sguardo “Mia sorella mi farà morire un giorno o l’altro!”
“Avete ritrovato Julie?” il discorso si faceva interessante…
“L’ho vista in un mercato di Parigi, insieme ad uno straccione… sì, insomma, uno del popolo”
“E come mai non l’avete portata con voi? Avete cambiato i vostri piani?”
“Macché! E’ tutta colpa di quell’uomo. Non mi ha permesso di avvicinarmi a lei. Dice di essere il suo fidanzato… che assurdità! La preferirei mille volte fra le braccia di uno come voi, piuttosto!”
Alain sorrise ironico.
“Vi ringrazio, Nicolas. E’ molto lusinghiero da parte vostra considerarmi un miglior partito rispetto a un morto di fame. Ne terrò conto qualora volessi sposarmi.”
“Invece di dire sciocchezze, perché non mi aiutate a risolvere la questione?”
“In che modo?”
“Un modo si trova sempre, caro marchese.”
27 MAGGIO 1789
Quella mattina Julie si svegliò all’alba, dopo un sonno agitato. Sì vestì in fretta e bussò alla porta della stanza adiacente, quella in cui dormiva Philippe.
“Philippe, sei sveglio?” chiese prima di entrare.
“Sì, vieni pure”
Ella varcò la soglia un po’ esitante e lo trovò seduto sul letto con un’espressione meditabonda.
“A cosa stai pensando?”
“A come convincere tuo fratello a concedermi la tua mano.”
“Sai bene che è impossibile.”
Philippe la guardò con occhi tristi.
“Lo penso anch’io, ma in qualche modo devo tentare. Forse se sapesse quanto ci amiamo…”
Julie stava per rispondergli che non si illudesse, a Nicolas i suoi sentimenti non interessavano minimamente, ma, proprio in quell’istante, qualcuno bussò alla porta di casa. Nessuno dei due aveva la più pallida idea di chi potesse essere a quell’ora del mattino. Incuriosito Phlippe si precipitò ad aprire e si ritrovò davanti tre guardie che lo fissavano truci.
“Siete voi Delatouche Philippe?”
“In persona. Cosa desiderate?”
Una delle guardie gli consegnò un foglio e disse:
“Abbiamo un mandato d’arresto per voi. Siete pregato di seguirci, senza fare storie.”
Philippe impallidì.
“Ma è assurdo! Di che mi si accusa?”
“Ribellione ed alto tradimento verso la Corona ed il Re” rispose lo stesso uomo che aveva parlato prima, mentre gli altri due lo afferravano, sospingendolo fuori.
Julie rimase ferma sull’uscio di casa a guardare mentre lo portavano via. Avrebbe voluto far qualcosa per aiutarlo ma, mai in vita sua, si era sentita più impotente.
Aveva la strana sensazione che in tutto questo ci fosse la mano di Nicolas, tuttavia non poteva averne la certezza.
“Un momento” esclamò ad un tratto, rincorrendo le guardie giù per le scale “Dove lo state portando?”
“Alla Bastiglia, mademoiselle.”
Ella impallidì all’istante. Se davvero lo portavano in quella prigione, avrebbe corso il rischio di non rivederlo mai più. Lì potevano trascorrere lunghi anni prima che un prigioniero fosse condannato in un regolare processo. Ma, purtroppo, Julie non poteva impedire che lo arrestassero. Con il viso rigato di lacrime si lasciò cadere a terra. Come avrebbe fatto senza Philippe? Lui era tutta la sua vita.

Philippe entrò in casa sbattendo la porta e si rivolse a Julie:
“Adesso devi dirmi la verità. Chi diavolo era quell’uomo?”
La ragazza trattenne le lacrime e rispose:
“Mio fratello Nicolas.”
“Che cosa?” Philippe la guardò incredulo “Quel duca pieno di boria sarebbe tuo fratello?”
Non potendo più nascondere la sua vera identità Julie si decise a parlare, dando libero sfogo a tutto ciò che aveva represso per mesi:
“Sì, è mio fratello. Ho sangue blu nelle vene. Adesso che lo sai cosa hai intenzione di farmi?”
Per un attimo egli non riuscì a dire nulla. Quella notizia lo aveva sconvolto, quasi gli pareva impossibile. Infine balbettò:
“Mio Dio, dimmi che non è vero! Non può essere vero… è troppo assurdo!”
“Cosa è assurdo, Philippe? Perché dovrebbe cambiare qualcosa fra noi sapere chi sono realmente?”
“E me lo domandi? Credi che, sapendo la verità, adesso possa sposarmi con te?”
“Mi disprezzi perché sono nobile?”
La voce di Julie tremava di rabbia ma Philippe non vi badò.
“Non è questo il problema.”
“E qual è il problema?”
“Tuo fratello non permetterà mai che tu sposi uno come me. Avrà sicuramente in mente qualcuno con un titolo nobiliare a cui concedere la tua mano.”
“Già, ma questo non ha importanza per me. Non sposerò mai il duca du Chatelet. Non sposerò nessuno senza amore. Per questo sono scappata da Versailles; volevo una vita tutta mia e adesso che ce l’ho chiedo solo di poterla vivere in pace.”
Philippe distolse lo sguardo.
“A cosa serve scappare, Julie? Non si può sfuggire al proprio destino e tu sei nata per essere nobile”
“Ma io ti amo.”
“Anch’io ti amo ma il nostro amore non ha futuro.”
Julie scoppiò in lacrime e lo abbracciò.
“Non lasciarmi Philippe, ti prego”, singhiozzò disperata, “Ricordi, me lo avevi promesso che saremmo stati sempre insieme, che ti saresti preso cura di me…”
Lui allora la strinse forte a sé. Sapeva che un’unione fra loro sarebbe stata impossibile ma come rinunciare alla donna che amava per delle stupide convenzioni sociali? Odiava la società in cui viveva, odiava la monarchia, la nobiltà e tutti i suoi privilegi e stava lottando per cambiare tutto questo. Un giorno forse il loro mondo sarebbe stato diverso; un giorno uno come lui avrebbe potuto sposare una nobile. Un giorno…
“Non piangere, amor mio” esclamò interrompendo il corso dei suoi pensieri “Non posso vederti così. Ti amo troppo per rinunciare a te” e detto ciò la baciò con disperazione. Forse avrebbero dovuto affrontare mille difficoltà per poter stare insieme ma a questo non voleva pensare, non ora. Tutto ciò che desiderava adesso era respirare il profumo di lei ed ascoltare i battiti del suo cuore.
CAP 10
26 MAGGIO 1789
Nicolas de Soissons entrò nella dimora di Parigi, appartenente alla sua famiglia da generazioni. Non aveva mai vissuto fra quelle mura; aveva sempre preferito la tranquillità del castello di campagna oppure la reggia di Versailles e tutti i suoi divertimenti. Di recente però aveva cambiato idea. Gli piaceva trascorrere un po’ di tempo in quella casa, lontano dai traffichi e dagli intrighi di corte. Di tornare al castello, da sua madre, neanche a parlarne! Avrebbe dovuto spiegarle per filo e per segno tutta la faccenda di Julie, del marchese de Saint-Fraycourt e soprattutto della fuga di lei. Non avrebbe retto a una cosa del genere, ne era certo. Ma chissà dove si era cacciata sua sorella? Senza soldi ed un posto dove rifugiarsi, dove poteva andare? Forse qualcuno l’aveva aiutata… il marchese era da escludere, lo aveva già interrogato e ne sapeva tanto quanto lui. Ma chi altri conosceva a Parigi quella stupida ragazzina? Sempre che fosse in città. E se si fosse imbarcata su un vascello diretto nel Nuovo Mondo? Aveva sentito dire che molti tentavano la fortuna in America, il Paese delle libertà. Che idiozia la libertà. Libertà di far cosa? Di morire di fame? Sì, perché la gente moriva di fame anche laggiù senza un lavoro e qualcuno a cui appoggiarsi. Si diceva che da quelle parti ci fosse una gran quantità di terra e che addirittura la regalassero. Sciocchezze! Chi regalerebbe la terra così? Neanche un popolo di bifolchi come quello americano. Erano dei ribelli, dei mascalzoni. Avevano mandato al diavolo il governo inglese, la monarchia e tutto il resto. In nome della Libertà. E sua sorella potrebbe essere finita tra quella gente? Se la mangerebbero in un solo boccone una come lei, così ingenua da cadere fra le braccia di un libertino come il marchese de Saint-Fraycourt. No, sperava con tutto il cuore che fosse a Parigi e di riuscire a trovarla per ricondurla sulla retta via. Gli scandali si dimenticano. Presto a Versailles avrebbero smesso di parlare di lei, ne era certo. Mentre rifletteva lanciò uno sguardo al ritratto sulla parete dell’ingresso. Era un ritratto di Julie. Julie quando era ancora innocente ed obbediente. No, oggi non riusciva a star tranquillo neppure nella casa di Parigi; troppi pensieri e preoccupazioni gli si affollavano nella mente. Meglio far ritorno a Versailles.
Julie si strinse al braccio di Philippe con aria beata. Per una volta sarebbe stato lui ad accompagnarla al mercato e non Madeleine. Ed ella conosceva assai bene il motivo: voleva comprarle un regalino per il suo compleanno che sarebbe stato di lì a qualche giorno. Per la prima volta avrebbe festeggiato lontana da casa e dalla sua famiglia. Ma adesso era Philippe la sua famiglia, insieme ai loro cari amici Emile, Madeleine e Gaston. Mentre sorrideva alla prospettiva di festeggiare i suoi diciassette anni insieme a loro si avviò spedita al braccio del suo cavaliere. Il mercato di Parigi era sempre affollato e, se non ci si recava di buon’ora, si rischiava di doversi mettere in coda per molto tempo, prima di essere serviti. Ad un tratto Philippe adocchiò un banco che poteva interessargli e si allontanò da lei con una scusa. La curiosità di sapere cosa le avrebbe regalato era tanta, ma non voleva guastarsi la sorpresa così lei si avvicinò al banco della frutta e verdura. Un gruppo di massaie stavano discutendo animatamente sul prezzo delle mele ed ella si unì a loro. Stava ancora pensando al regalo che Philippe aveva intenzione di farle, quando una carrozza, passando, si fermò a poca distanza da lei. Ne scese un uomo, elegantemente vestito, la cui vista turbò particolarmente Julie.
“Nicolas, cosa ci fai qui?” mormorò quasi senza fiato
L’uomo la scrutò quasi incredulo per un istante, infine rispose adirato:
“Cosa ci fai tu, semmai! Ti ho cercata dappertutto in questi mesi e dove ti trovo? In uno squallido mercato rionale, per di più vestita come una stracciona. Ne hai fatta di strada, complimenti!”
Il tono sarcastico del fratello la fece irritare. I duri mesi trascorsi nella capitale avevano temprato il suo carattere docile e remissivo. Ora non era più disposta a farsi mettere i piedi in testa da nessuno, nemmeno dal fratello. Quindi rispose decisa:
“Sono molto orgogliosa della vita che faccio.”
“Beh, sarai orgogliosa ancora per poco, perché, che tu lo voglia o no, torni a casa con me. Immediatamente!”
“Quale casa? Nello Châteaux di nostra madre o la residenza di Parigi?”
“Né l’uno né l’altro. Voglio riportarti a Versailles, dov’è il tuo posto.”
E, detto ciò, l’afferrò per un polso e fece per trascinarla sulla carrozza.
Julie tentò di opporre resistenza ma, non riuscendovi, si mise a urlare, attirando l’attenzione dei presenti e, particolarmente, quella di Philippe che si affrettò a soccorrerla. In un attimo atterrò Nicolas con un pugno, liberando così la sua amata.
“Stai bene, Julie?” chiese mentre lei lo guardava piena di gratitudine e di orgoglio. Ma Nicolas non era tipo da lasciar perdere facilmente. Rialzatosi si rivolse al nuovo arrivato con voce sprezzante:
“Ti consiglio di toglierti dai piedi, pezzente! Forse non hai capito con chi hai a che fare.”
“Sarei lieto se me lo diceste”, lo beffeggiò lui, senza perdere la propria sicurezza.
“Sono il duca de Soissons. Allora cosa aspetti a levarti di mezzo?”
“Per me potete essere il re in persona! Non vi permetterò di maltrattare la mia fidanzata”
Tutto intorno si levò un’esclamazione di sorpresa. Nessuno prima d’ora aveva mai osato sfidare un nobile e ciascuno dei presenti si domandò come sarebbe andata a finire. Nicolas intanto era scoppiato in una fragorosa risata.
“La tua fidanzata? Non farmi ridere. Non concederei mai la sua mano a un morto di fame come te.”
Quindi si rivolse alla sorella con rabbia:
“E tu, sgualdrina che non sei altro, non ti vergogni? Mischiarti a certa gente! Se lo sapesse nostra madre…”
A quel punto Philippe non riuscì ad evitare di colpirlo di nuovo.
“Fate attenzione a ciò che dite. Non vi permetto di insultarla.”
Poi, presa la sua amata per mano, si allontanò facendosi largo tra la folla, radunatasi attorno a loro.
Nicolas si accorse di avere il labbro sanguinante. Quel bastardo lo aveva ferito. Trovava intollerabile l’idea di essere stato umiliato in quel modo e giurò a se stesso vendetta. Quell’uomo prima o poi gliel’avrebbe pagata.

Quando Julie rincasò trovò Philippe ad attenderla con un’espressione enigmatica.
“Ciao, amore. Scusa se ho fatto tardi”, lo salutò con calore; ma lui continuò a guardarla torvo.
“Perché non mi spieghi dove sei andata?” domandò infine. Julie deglutì, conscia del fatto che non poteva raccontargli la verità. Avrebbe dovuto spiegargli chi fosse in realtà e, così facendo, avrebbe sicuramente perso il suo amore. No, doveva per forza inventarsi una scusa plausibile.
“Te l’ho detto prima di uscire, non ricordi? Sono andata a comprare dell’altro vino. Quello che avevamo non bastava per tutti quanti.”
Philippe la osservò sempre più spazientito.
“Esci per comprare del vino e torni a quest’ora di notte? Improbabile come scusa… a meno che tu non ti sia intrattenuta con il bottegaio.”
Scambiandola per una scenata di gelosia Julie scoppiò in una risata e rispose:
“Non essere assurdo Philippe! Il fatto è che, uscita di casa, sono stata testimone di un incidente: un ragazzino è stato investito da una vettura in corsa e…”
Ma Philippe nemmeno la lasciò finire.
“Voglio sapere la verità, Julie, non le frottole che ti stai inventando.”
La giovane impallidì di colpo.
“Che dici, amore? Non credi alle mie parole? Non ti fidi di me?”
“Julien Kergoat è stato qui poco fa. Dice di averti seguita e pare che ti abbia vista entrare nella residenza reale di Meudon. Ora quello che voglio sapere è: cosa sei andata a fare da quelle parti?”
Julie lo guardò atterrita e, con voce tremante, balbettò:
“Come può aver fatto una cosa simile quell’uomo? Gliel’hai chiesto tu di seguirmi?”
“No, non gliel’ho chiesto io. Non lo avrei mai fatto… avevo fiducia in te.”
“Ed ora non più?”
Philippe le volse le spalle, incapace di guardarla negli occhi. Poi disse:
“Per favore, Julie, dimmi la verità. Cosa sei andata a fare laggiù?”
“Sono andata a far visita al Principe che è gravemente malato. Ti sembra una cosa tanto ignobile?”
I loro sguardi si incontrarono per un lungo istante ed ella lesse negli occhi di Philippe un moto di sorpresa.
“Sei andata a far visita al Delfino? E lo dici come se fosse una cosa normale?”
“Perché? Non lo è, forse?”
“No, non lo è. Sai bene che nessun membro della Casa Reale riceverebbe qualcuno del nostro ceto sociale. Né, tanto meno, uno di noi si sognerebbe di andare a far visita a un Principe!”
Per un attimo Julie tacque. Era sul punto di raccontargli la verità, ma ebbe paura.
“Il fatto è che l’ho conosciuto”, disse con voce flebile, “Ho lavorato come domestica a Versailles, per un po’ di tempo, al servizio di Madame de Guéménéé, la governante. Ecco perché conosco il Delfino e i suoi fratelli.”
“E com’è che solo adesso sento questa storia?” Il tono di voce di Philippe era diffidente. Tuttavia Julie ribatté, senza timore:
“Non te ne ho mai parlato perché quello è un periodo della mia vita che non mi fa piacere ricordare.”
“Tuttavia sei andata a trovare il Delfino!”
Adesso Julie aveva le lacrime agli occhi.
“So che detesti la nobiltà” singhiozzò, disperata “E comprendo le tue ragioni; ma Louis Joseph cosa c’entra? E’ solo un bambino, una creatura innocente che sta per morire. Te ne rendi conto?”
“Me ne rendo perfettamente conto. E tu hai idea di quanti bambini muoiono di fame per le strade di Parigi?”
Julie distolse lo sguardo.
“E cosa cambierebbe la sua morte? Forse porterebbe in vita uno di quei bambini?”
“Non sto dicendo questo. Non sono così crudele da desiderare che muoia, è che non sopporto che tu abbia rapporti con quella gente.”
“Sono esseri umani, proprio come noi, Philippe. Piangono, soffrono ed hanno dei sentimenti esattamente come me e te. Io ho conosciuto Joseph; è un bambino dolce ed affettuoso e gli sono affezionata. Se ciò ti sembra un delitto, sei libero di pensarlo. Ma questo non cambierà le cose.”
Quindi Julie dette libero sfogo alle lacrime, troppo a lungo represse.
Philippe non poté far altro che abbracciarla con affetto, mormorando:
“Scusami, tesoro. Hai ragione tu, lo so. E’ che avevo paura che tu…”
“Che io cosa?”
“Non importa, amore mio, non importa…”