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Le storie di Laureen

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giovedì, 28 giugno 2007

La Rosa di Parigi 75

Il marchese de Saint-Fraycourt entrò nella sua camera da letto e si sfilò la marsina.

“Pauline, dove sei?”

Dalla stanza adiacente una voce rispose:

“Sono qui, Alain. Sto facendo il bagno.”

L’uomo allora varcò la soglia e rimase a fissarla, mentre si alzava dalla vasca per afferrare un panno con cui asciugarsi.

“Sono andati via i tuoi amici?”, chiese lei, fingendo noncuranza, sebbene dentro di sé morisse di curiosità. Lui annuì, senza proferire parola. Il suo sguardo era truce e Pauline comprese che doveva essere in collera con lei.

“Avvicinati”, le ordinò infine il marchese. La ragazza obbedì all’istante un po’ intimorita ed egli riprese: “Riguardo a ciò che è successo oggi non voglio che si ripeta, hai capito?”

Ella lo fissò con aria interrogativa.

“Mi riferisco a quando discutevo coi miei amici”, spiegò Alain, “Ti sei intromessa in faccende che non ti riguardano. Ora stammi a sentire: tu sei alle mie dipendenze; ti pago perché tu esegua i miei ordini, è chiaro?”

“Sissignore”, rispose Pauline con un filo di voce.

Alain fece una breve pausa e le si avvicinò maggiormente, scostandole di dosso il panno bagnato.

Lei allora lo lasciò cadere a terra e guardò l’uomo sempre più intimorita.

“Ricordati che sei in questa casa solo perché mi piace scoparti”, continuò lui, mentre allungava una mano a scioglierle i capelli che teneva legati sopra la testa con un nastro. Una cascata di riccioli corvini le ricaddero sulle spalle e la voce di Alain riprese: “Non mi servi ad altro, capisci?”.

Pauline fece un cenno di assenso. Quell’uomo la spaventava ed eccitava allo stesso tempo. Si accorse di desiderarlo con tutte le sue forze ed era la prima volta che le succedeva con un cliente.

“Sdraiati”, le sussurrò appena lui, ed ella obbedì. Il freddo del pavimento a contatto col suo corpo nudo la fece rabbrividire ma fu solo un attimo. Poi ci pensò Alain a riaccenderle i sensi.


 

Era da poco spuntata l’alba quando il marchese si alzò e cominciò a vestirsi.

Pauline si rigirò nel letto e lo fissò in silenzio.

“Devo andare”, fece lui sbrigativo e, lasciando cadere qualche moneta sulle lenzuola, aggiunse:

“Comprati un bel vestito. Voglio vederti molto elegante quando tornerò.”

La ragazza avrebbe voluto chiedergli se era pericoloso quello che si apprestava a fare ma, non volendo suscitare nuovamente le sue ire per troppa curiosità, si limitò ad annuire.

In quel mentre si udì bussare alla porta e un servitore annunciò la visita di due uomini.

Erano Gaspard e Nicolas ed il marchese li fece entrare.

“Sono pronto”, esclamò, “Andiamo a fare il nostro dovere.”

“Viva il Re!”, fece in risposta Gaspard.

“Viva il Re” dissero gli altri due.

Poi lasciarono la stanza ridendo e scambiandosi battute.

Rimasta sola, Pauline tentò di riaddormentarsi ma non riuscì a prendere sonno.

Si accorse di temere per la vita di Alain ed era una sensazione a lei sconosciuta.

Era la prima volta che si innamorava di qualcuno.

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Vi ricordo che potete trovare il riassunto ed un profilo dei personaggi all'indirizzo:
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lunedì, 25 giugno 2007

La Rosa di Parigi 74

3 AGOSTO 1792

 
La carrozza si fermò improvvisamente, con uno stridore. Julie smise di camminare e, sollevando lo sguardo, notò un uomo che scendeva per avvicinarlesi.

“Buongiorno, mademoiselle Julie”, esclamò una voce a lei fin troppo nota, “O pardon, avrei dovuto dire madame. Dimentico sempre che adesso siete una donna sposata.”

“Che cosa volete, Alain? Proprio non vi decidete a lasciarmi in pace?”

“Non voglio nulla”, rispose prontamente il marchese, “Vi ho vista passare e ho pensato che forse avrei potuto darvi un passaggio con la carrozza.”

Julie si voltò a guardare la vettura. Da un finestrino si era affacciata una giovane donna che intuì essere la sua amante del momento.

“Non era il caso che vi disturbaste. Mio marito non approverebbe e temo neppure la vostra amica che è in carrozza. Addio, Alain!”

Aveva parlato con molta freddezza e il marchese quasi non si lasciò sfuggire un moto di rabbia. Odiava se stesso perché non riusciva a dimenticarla; Julie era costantemente nei suoi pensieri, tanto che quando faceva l’amore con Pauline, spesso chiudeva gli occhi e immaginava di essere con lei.

Osservandolo dalla carrozza, la donna intuì che ci fosse qualcosa che non andava e chiese:

“Ti senti male? Vuoi che torniamo a casa?”

Ma Alain scosse il capo e con veemenza rispose: “Di cosa ti impicci? Non ti pago per farmi stupide domande!”

“Scusami. Non volevo.”

“Apri bene le orecchie”, continuò tuttavia Alain, “Tu non sei la mia mogliettina o la mia promessa sposa. Quindi non intrometterti nella mia vita, mai più!”

Il marchese de Saint-Fraycourt montò nuovamente in carrozza e la giovane non lo disturbò ulteriormente. Fecero il resto del tragitto in silenzio, immersi in chissà quali pensieri e, circa una decina di minuti più tardi, la vettura si fermò davanti all’abitazione di Alain.

Sulla porta lo aspettavano un paio di uomini vestiti di nero. Vedendoli, il marchese fece un cenno di saluto e li invitò ad entrare. Pauline, che si trovava dietro di lui, si chiese chi potessero essere quei loschi figuri, ma non fece domande, temendo di suscitare nuovamente le ire del suo cliente più prezioso. Non appena entrati all’interno, uno dei due uomini disse:

E’ tutto pronto per domani. La Fayette ha organizzato tutto nei minimi particolari, non possiamo fallire.”

Alain annuì pensieroso.

“Sua Maestà il re è stato messo al corrente del piano di fuga?”

“Non c’è stato tempo”, rispose l’altro uomo.

Pauline a quel punto non riuscì a trattenere un moto di sorpresa.

“Volete far fuggire il re?”, chiese quasi senza rendersene conto.

Gli sguardi dei tre uomini si posarono su di lei con aria minacciosa. Poi la voce di Alain tuonò:

“Vattene di là. Non vedi che stiamo discutendo di cose da uomini?”

La ragazza annuì e, senza fiatare, sparì nella stanza accanto.

Avrebbe voluto continuare ad ascoltare ma capì che non era prudente mostrarsi troppo curiosa.

Una volta superata la sorpresa, dunque, decise di prepararsi un bagno.

 
 

Entrata in casa, Julie si lasciò cadere stancamente sul divano del salotto. Ancora non riusciva a capire che cosa passasse per la testa ad Alain de Saint-Fraycourt. Quell’uomo era per lei un vero mistero. Quando se ne era innamorata perdutamente lui aveva negato di nutrire qualche sentimento per lei e l’aveva ignobilmente tradita e ferita nel profondo dell’animo. E adesso che si era ricostruita una vita felice a fianco di un uomo che amava e che la rispettava, lui cosa pretendeva? Che dimenticasse il passato? Che fosse così ingenua da buttarsi ancora una volta fra le sue braccia? Forse era il fatto di essere stato messo da parte che gli bruciava tanto; ma in fondo era stato lui a volerlo. Perché continuava a tormentarla, allora? No, non poteva credere che si fosse davvero innamorato di lei; non Alain, non l’uomo che l’aveva fatta tanto soffrire.

Julie si augurò di non sentire più parlare di lui per il resto dei suoi giorni. Tutto ciò che desiderava era un po’ di pace.

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Ricordo ai nuovi lettori che possono trovare un riassunto ed il profilo dei personaggi all'indirizzo:

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giovedì, 21 giugno 2007

La Rosa di Parigi 73

Il marchese de Saint-Fraycourt si alzò e porse la mano al nuovo compagno.

“Benvenuto fra i nostri, Nicolas”, esclamò in tono gioviale, “Spero che potremo essere amici, nonostante i nostri contrasti passati.”

Il duca de Soissons guardò l’alta e slanciata figura del suo interlocutore. Sembrava così lontano il tempo in cui aveva odiato quell’uomo con tutte le sue forze.

“E’ tutto dimenticato. Non dovete preoccuparvi.”

“A proposito del passato…”, un lampo brillò negli occhi del marchese, mentre pronunciava quelle parole, “Ho visto vostra sorella, alcuni giorni fa. Si è fatta una vera bellezza.”

Nicolas quasi ebbe un sussulto. Si sforzò di mantenere la calma, poi rispose:

“Come sta Julie? Non ho più avuto sue notizie.”

“Sta molto bene. Si è sposata con quel tale, come si chiama? Delatouche se non ricordo male.”

“Non mi stupisce”, fece dunque Nicolas, “Quella ragazza è sempre stata testarda. Immaginavo sarebbe finita così.”

E, salutando il marchese con un lieve inchino, si congedò.

Nella stanza rimasero solo Alain ed il suo amico Gaspard.

”Julie de Soissons…”, mormorò il duca de Choiseul, come se cercasse di ricordare, “Ho già sentito questo nome. Non era la ragazza che hai sedotto anni fa con l’aiuto della baronessa de Courtizout?”

“Sì, proprio lei.”

Il tono asciutto con cui era stata pronunciata la risposta avrebbe dovuto intimargli di lasciar cadere l’argomento, ma Gaspard era troppo curioso di natura, per non volerne sapere di più.

“Dunque si tratta della sorella del nostro Nicolas! Non ho mai avuto il piacere di conoscerla, ma mi sarebbe piaciuto. Dicono che fosse una fanciulla incantevole.”

“E’ la donna più bella che abbia mai visto.”

“Così mi incuriosisci, Alain. Avanti racconta: perché mai te la sei fatta scappare, se era così bella?”

Il marchese tornò a sedersi su una poltrona ed appoggiò i piedi su uno sgabello, per stare più comodo.

“Suvvia, ormai mi conosci abbastanza per sapere che non sono capace di rimanere legato a una sola donna.”

Gaspard rise sonoramente.

“Eh, sì. Hai proprio ragione. In fondo anche quella dell’altro giorno non era niente male. A proposito, dove l’hai nascosta?”

“Chi? Pauline? E’ solo una prostituta che ho conosciuto nel bordello di Marguerite Cousin.”

L’amico parve stupirsi.

“Con tutte le donne che cadono ai tuoi piedi vai a metterti con una puttana?”

“Non voglio legami con nessuna, in questo momento. Una donna innamorata è estremamente fastidiosa; si impiccia di qualsiasi cosa fai e quando la lasci ti inonda di lacrime nel tentativo di farti sentire in colpa. Con Pauline tutto questo non accade.”

“Ne sai una più del diavolo”, fu il commento di Gaspard. Poi si alzò e si avvio verso la porta.

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lunedì, 18 giugno 2007

La Rosa di Parigi 72

11 MAGGIO 1792

 
Nicolas de Soissons fu introdotto nel salottino privato del marchese de Saint-Fraycourt e fu fatto accomodare. Nella stanza, a parte il padrone di casa, c’erano molti visi conosciuti, per lo più nobili che un tempo risiedevano a Versailles, proprio come lui.

“Benvenuto, monsieur”, lo salutò cordialmente Alain “Da quanto tempo siete rientrato a Parigi?”

“Da qualche giorno. Per caso sono venuto a sapere che state mettendo a punto un piano per restaurare la monarchia e rimettere Louis XVI sul trono…”

“E siete interessato all’affare”, terminò per lui il marchese.

“Esattamente.”

“E come facciamo a essere sicuri che non ci tradirete?”

Nicolas lo guardò con stupore.

“Non ho alcun motivo per farlo. Desidero il ritorno della monarchia proprio come voi. Rivoglio il possesso delle mie proprietà, non sopporto l’idea di dover vivere in esilio per tutto il resto della mia vita!”

Alain de Saint-Fraycourt si accese un sigaro e replicò:

“E va bene. Voglio fidarmi di voi.”

 

 
Julie prese in braccio il bambino e andò a sedersi su una poltrona, mentre Philippe leggeva il giornale.

“Che notizie ci sono?”, domandò interrompendo l’imbarazzante silenzio.

Philippe, senza neanche sollevare lo sguardo, rispose:

“Niente di nuovo. Si parla della guerra e nient’altro.”

Ella, dunque, si lasciò sfuggire un sospiro. La guerra, quasi non le sembrava vero che adesso ci fosse anche quella, come se non bastassero le mille preoccupazioni che già gravavano sulle spalle del suo Paese.

“Pensi che finirà presto?”

“Non lo so, ma lo spero tanto. Non voglio che mio figlio cresca in questo clima di lotte e di sangue.”

“Povero Jean-Paul, lui nemmeno si rende conto di ciò che succede intorno a lui. A volte vorrei essere anch’io così, senza alcuna preoccupazione al mondo.”

Solo in quel momento Philippe alzò gli occhi, fissando la moglie con intensità. Julie stava allattando il piccolo e quella scena di intimità famigliare gli riscaldò il cuore. Di tanto in tanto gli capitava di voler fermare il tempo e quello era uno di quei rari momenti. Avrebbe voluto che non finisse mai. Provava una tale pace nell’osservare la moglie con il bambino; era una sensazione stupenda. Senza dire nulla rimase a guardarli per alcuni minuti. Poi abbassò nuovamente il capo e riprese la lettura.

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giovedì, 14 giugno 2007

La Rosa di Parigi 71

Cap 16

10 MAGGIO 1792

 
Il marchese de Saint-Fraycourt entrò nella stanza, accompagnato da una giovane donna dai lunghi capelli neri e occhi dello stesso colore. La sua bocca era rossa come il fuoco e la pienezza del suo seno avrebbe fatto invidia alla dea Venere in persona.

“Entra Pauline”, le disse facendola accomodare nella stanza, “Fai pure come se fossi a casa tua.”

La ragazza lanciò un’occhiatina provocante al suo ospite e mormorò, con voce calda e suadente:

“Ogni tuo desiderio è un ordine, mio signore.”

Alain sorrise soddisfatto. La sua ultima conquista non era proprio niente male, doveva ricordarsi di ringraziare Madame Marguerite Cousin che gliel’aveva fatta conoscere. Una prostituta pronta a soddisfare ogni suo capriccio era proprio quello che gli ci voleva per smettere di pensare a Julie. Nonostante fossero trascorsi anni da quando l’aveva persa, lo scoprire che adesso era una donna felicemente sposata e madre di un bambino, aveva riaperto in lui una ferita che con tanta fatica aveva cercato di rimarginare. Forse era perché, in fondo al cuore, aveva sempre nutrito la speranza di ritrovarla e farne nuovamente la propria amante che adesso soffriva così.

“Allora?” fece all’improvviso Pauline Bunon, interrompendo il filo dei suoi pensieri, “Spero che tu non mi abbia portata qui solo per ammirare il lusso degli arredamenti. Dov’è finito il tuo temperamento focoso, Alain?”

Irritato con se stesso per la piega che avevano preso le sue riflessioni, egli si volse a guardarla e si costrinse a cancellare completamente Julie dalla mente.

“Spogliati” fece in tono asciutto ed ella assunse un’aria un po’ imbronciata.

“Oggi mi sembri un po’ scontroso. Qualcosa non va?”

Ma un’eloquente occhiata da parte sua le fece comprendere che era meglio non fare domande. La loro relazione era cominciata proprio perché lei era una donna capace di farsi gli affari suoi e non aveva la minima intenzione di perdere un così affascinante cliente, per una parola di troppo. Tanto più che pagava profumatamente.

Quindi, sollevandosi le sottane, cominciò a sfilarsi le calze di seta che Alain le aveva fatto indossare. Da quando era la sua amante, aveva preso  ad indossare capi piuttosto costosi. Pareva che a lui piacesse agghindarla come una regina e a lei non dispiaceva che lo facesse.

Non appena si fu tolta le calze sbirciò un attimo il marchese che, a sua volta, si stava liberando dei vestiti, ma un suo gesto impaziente le intimò di proseguire. Evidentemente aveva fretta. Non sapeva nulla della sua vita, perché si trovasse a Parigi, quando tutti i nobili erano fuggiti all’estero, e cosa lo aveva indotto a pagare una come lei, quando sicuramente avrebbe potuto avere tutte le donne che voleva ai suoi piedi. Era un uomo enigmatico.

Immediatamente si slacciò il corpetto dell’abito e se ne liberò, facendolo seguire dalle sottovesti. Poi, quando fu completamente nuda, si sdraiò sul letto e attese che lui la raggiungesse.

Alain rimase a fissarla per un lungo istante. Il corpo statuario di lei lo eccitava, eppure avrebbe dato qualsiasi cosa perché al suo posto giacesse Julie. Scacciando quel pensiero pericoloso, la baciò selvaggiamente sulla bocca, togliendole il respiro, mentre le sue mani l’accarezzavano dappertutto.

Quando la penetrò, lo fece quasi con rabbia, come se volesse sfogare su di lei tutta la collera che provava per essere stato respinto dall’unica donna che contasse qualcosa nella sua vita.

Dopo l’amplesso, i loro corpi sudati rimasero allacciati per alcuni minuti, quindi Pauline si ritrasse e guardò il marchese negli occhi, in silenzio.

Avrebbe voluto sapere di più sul suo conto, non era mai stata così affascinata da qualcuno, prima d’ora. Ma il timore di essere troppo indisponente, con le sue domande, la trattenne.

E, comunque, proprio in quel momento, qualcuno bussò alla porta.

Alain de Saint-Fraycourt tese l’orecchio e, distogliendo l’attenzione dalla sua amante, domandò un poco irritato: “Chi è?”

“Sono Gaspard, Alain. Apri!”

Il duca Gaspard de Choiseul era il migliore amico di Alain, per cui, senza pensarci un attimo, il marchese indossò una vestaglia e andò ad aprire la porta.

“Beh, si può sapere che succede? Spero tu abbia un motivo valido per disturbarmi a quest’ora.”

“Sono soltanto le dieci di sera, amico mio”, rispose dunque egli, sardonico, “Ma forse  non è l’ora il motivo della tua irritazione. Se ho interrotto qualcosa me ne rammarico, mio caro Alain, ma non potevo evitarlo.”

Lo sguardo del duca si posò sul corpo nudo della ragazza e, sebbene con riluttanza, tornò a squadrare l’amico.

“E’ arrivato in città Nicolas de Soissons. Gli ho parlato e vuole essere dei nostri.”

“Vuoi dire che è tornato? Non pensavo fosse così coraggioso.”

“Cosa ne pensi? Potrà esserci utile?”

Alain vi rifletté un istante e disse a bassa voce, per non essere udito dalla donna che giaceva nel suo letto.

“E perché no? Anche lui vuole il ritorno della monarchia, esattamente come noi.”

Gaspard lanciò un’altra occhiata a Pauline, ma intuendo ciò che lo preoccupava, il marchese si affrettò ad aggiungere:

“Lei non sa nulla. Non temere.”

20061028-101843 Segnalo ai cari lettori il libro, uscito in questi giorni, della brava scrittrice e amica Alessandra Bianchi. Il titolo è "Lesbo è un'isola del mar Egeo" della casa editrice Borelli, collana Pizzo Nero. Io ve lo consiglio! :-)

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domenica, 10 giugno 2007

La Rosa di Parigi 70

Julie si staccò dal suo abbraccio e continuò: “Possibile che tu non capisca che fra noi è finita? Io non ti amo più; il mio amore per te è morto il giorno in cui ho scoperto che mi avevi ingannata.”

 Lui le rivolse un sorriso derisorio.

 “O forse sei stata semplicemente lungimirante.”

“Che vuoi dire?”

“Hai capito che per la nobiltà sarebbero stati periodi difficili e ti sei accaparrata un marito che potesse darti tutto questo”, si volse a guardare il lussuoso arredamento che li circondava ed aggiunse, “Io avrei potuto offrirti solo una vita da fuggitiva. Qui in Francia quelli come noi rischiano la decapitazione… sì, sei stata in gamba a prevedere come sarebbero andate le cose!”

“Credi davvero che io abbia agito per interesse?”

“Perché no? E non venirmi a raccontare la storiella che sei innamorata…”

“Fuori di qui!”

Ancora una volta quell’uomo era riuscito a farle perdere la pazienza.

“Ma non è detta l’ultima parola, sai?” sbottò il marchese avviandosi verso la porta “Non abbiamo perso la speranza di restaurare di nuovo la monarchia.”

Julie fece per ribattere che non le importava un bel niente delle sue speranze ma, in quel preciso istante, si udì il pianto di un bambino.

“E’ mio figlio”, rispose notando il suo sguardo interrogativo.

“Hai un figlio?”

Tutta la sua aria spavalda parve dissolversi in un momento.

“Sì, si chiama Jean-Paul.”

“E’ per questo che ti sei sposata?”

“No, ho sposato Philippe perché lo amo. Che tu ci creda o no.”

Intuendo di averla irrimediabilmente persa, allora, egli si affrettò verso l’uscita.

“Addio, Julie”, fece con voce sommessa, “Forse, a modo mio, anch’io ci tenevo a te. Ma a quanto pare non mi resta che rassegnarmi. Ho perso e tu hai vinto”.

“No, Alain. In amore non ci sono né vincitori, né vinti.”

 
 

Il marchese de Saint-Fraycourt rincasò col morale a terra, quella sera.

Neppure lui sapeva dare una spiegazione logica a ciò che provava in quel momento, ma era certo che fosse molto vicino a una pena d’amore.

Lui, che si era sempre vantato di non aver mai perso la testa per una donna, adesso si ritrovava a pensare che, forse, la sua vita avrebbe potuto essere diversa se avesse avuto Julie al suo fianco.

Non aveva voluto ammettere, neppure con se stesso, la sua debolezza nei confronti di mademoiselle de Soissons, eppure quella donna gli era entrata nel sangue come nessuno mai. E non si trattava solo di attrazione fisica, come aveva sempre pensato. La consapevolezza di averla persa per sempre lo aveva fatto riflettere ed era giunto a questa inevitabile verità: lui l’amava.

Amava il suo sorriso, la luce che aveva nello sguardo quando si animava per qualcosa, il suo modo di aggrottare le sopracciglia quando si arrabbiava; amava le sue labbra pronte a dischiudersi leggermente, come due boccioli di rosa, per accogliere i suoi baci; e le sue mani, il modo che aveva di accarezzarlo, quasi timoroso ma allo stesso tempo appassionato. Sembrava che in lei convivessero la bambina innocente e l’amante più lussuriosa. Un’accoppiata che lo faceva impazzire. Che strano gioco aveva avuto in serbo per lui il destino. Molte donne in passato avevano cercato di conquistare il suo cuore e lui si era andato a innamorare dell’unica che non avrebbe mai potuto avere. Non più, almeno. Che cieco era stato e che stupido per non aver compreso subito l’importanza di Julie nella sua vita. Se solo se ne fosse reso conto quando ancora era sua. Ma era mai stata veramente sua? Lui l’aveva sedotta quando ancora era un’ingenua fanciulla che nulla sapeva della vita ma quella Julie ormai non esisteva più. Al posto suo c’era una giovane donna, sicura di sé e di ciò che voleva, una donna che apparteneva a un altro uomo, sicuramente più degno di lui. Immerso in questi pensieri, afferrò una bottiglia di liquore e cominciò a bere. Aveva commesso un errore nell’andarla a cercare. Ormai era troppo tardi per i rimorsi ed anche se Julie avesse ricambiato il suo amore, lui non sarebbe mai riuscito a cambiare stile di vita. Era un libertino ed il ruolo di innamorato fedele gli stava stretto. Non poteva permettere ai sentimenti di intaccare la sua anima. No, era meglio dimenticare Julie e dimenticare l’amore.

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mercoledì, 06 giugno 2007

La Rosa di Parigi 69

Annette si voltò e quasi non impallidì per lo stupore. L’uomo misterioso altri non era che il marchese de Saint-Fraycourt e, a quanto pareva, l’aveva riconosciuta.

Ormai smascherato, egli si avvicinò alle due donne e disse, rivolto ad Annette:

“Non sei la cameriera della contessina Julie de Soissons, tu?”

“Questo non è affar vostro, monsieur”, rispose ella nella speranza di dissuaderlo dal fare altre domande, ma egli insistette:

“Lascia decidere a me cosa è affar mio e cosa non lo è, stupida servetta”, fu la sgradevole risposta del nobile gentiluomo, “Sono giorni che cerco di rintracciare la tua padrona e forse potresti essermi utile. Dove posso trovarla?”

“Non ne ho idea, monsieur”, mentì la donna, “Non lavoro più per la famiglia del duca e da quello che ne so la persona che state cercando si è sposata ed ha lasciato Parigi. Non vi sarà difficile capire che la città non è più un luogo sicuro per una fanciulla di nobili origini; lo stesso duca è fuggito all’estero subito dopo la presa della Bastiglia.”

“Già. Ma da quel che ne so la cara Julie se la faceva con un rivoluzionario. Immagino che lui abbia saputo come proteggerla. A proposito, è con quello straccione che si è sposata?”

“Non ne ho idea” fece lei sbrigativa, conscia del fatto di avergli fornito già troppe informazioni a riguardo, “Non importunatemi più. Vado di fretta.”

E, trascinando Madeleine per un braccio, si allontanò di corsa.

Ma l’amica, che aveva ascoltato i loro discorsi, ora voleva saperne di più:

“Ma è di Julie che parlavate? Come sarebbe a dire che è di nobili origini? E poi chi è quell’uomo?”

Ma ella liquidò ogni domanda con un’altra menzogna:

“Ma non ti sei accorta che è un pazzo? Ci ha seguite per un bel po’ di strada e se ne esce fuori con questo discorso che Julie sarebbe una contessa o chissà cosa. Già e magari lui si crede di essere il re in persona! Perché credi che non abbia voluto dirgli dove si trova Julie? Quello non c’è con la testa, te lo dico io. Anzi, sarà meglio che non ne facciamo parola né con lei, né con Philippe. Potrebbero preoccuparsi.”

Madeleine annuì poco convinta.

“Si, hai ragione”, ma l’ombra di un dubbio le si era insinuato nella mente.

 

10 APRILE 1792

Julie era intenta a ricamare, quando la cameriera apparve sulla soglia del salottino, per annunciarle una visita.

“Di chi si tratta Marie?”

“Non lo so, madame. E’ qualcuno che non ho mai visto e non ha voluto dirmi il suo nome. Dice che vuole farvi una sorpresa.”

Per un istante ella pensò a Nicolas. Era parecchio tempo che non aveva notizie del fratello e forse si era deciso a tornare in Francia per accertarsi che stesse bene.

Ma l’uomo che fece il suo ingresso fu realmente una sorpresa: era il marchese de Saint-Fraycourt.

“I miei omaggi, mademoiselle”, fece con un inchino, “O forse dovrei dire madame? Ho saputo che vi siete sposata.”

“Alain, cosa ci fai qui?”

“Volevo vederti.”

“Ma come mi hai trovata?”

Egli fece un sorrisino furbetto.“Mi è bastato seguire la tua cameriera. Mi ha raccontato di non sapere dove fossi, ma non le ho creduto. E infatti avevo ragione. Mi ha portato dritto dritto da te. Mi sono marcato l’indirizzo ed ho deciso di farti visita in un momento in cui saresti stata sola in casa.”

“Non sono sola. C’è Marie con me.”

“Che importanza ha una domestica? E’ tuo marito che non volevo correre il rischio di incontrare.”

La giovane cominciò a camminare avanti e indietro per la stanza. La presenza di quell’uomo la innervosiva.

“Non saresti dovuto venire, comunque. Philippe potrebbe arrivare da un momento all’altro.”

“Correrò questo rischio. Mal che vada ci sfideremo a duello per te. Fa molto romantico, no? Due uomini che affrontano la morte per ottenere i tuoi favori.”

Julie impallidì all’istante.

“Non sei per niente divertente!”

“Però un tempo ti ho fatta divertire parecchio. O l’hai scordato? Non riesco a credere che ti sia dimenticata di me, dei miei baci, delle mie carezze…”

“Alain, ti prego!”

Approfittando della sua confusione, egli la prese fra le braccia e sussurrò all’altezza del suo orecchio: “Tuo marito non può essere un amante migliore di me, mia cara. Sono sicuro che mi desideri ancora. Mi basterebbe solo una tua parola e…”

“Smettila. Come parola ti va bene, questa?”

“Ne avrei preferita un’altra, a dir la verità.”

raffaello_balzo-fotoA tutti i cari lettori segnalo il nuovo romanzo di Nicla Morletti: "Nelle mani del vento".


Nelle mani del vento di Nicla Morletti

“Nelle mani del vento” è anche il nome del nuovissimo Blog dell’autrice, dove si svolge la presentazione del romanzo.

Invito tutti a visitare il Blog dell’amica Nicla Morletti e lasciare un commento nel post di presentazione, dove è possibile leggere alcuni brani in anteprima ed ascoltare le letture proposte dall’autrice e da Robert di Manuale di Mari.

Per lasciare un commento CLICCA QUI.



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lunedì, 04 giugno 2007

La Rosa di Parigi 68

25 FEBBRAIO 1792

 

Philippe attese che la moglie avesse finito di allattare il piccolo, per poi deporlo nella culla, quindi le si avvicinò e in tono perentorio disse: “ Dovrei parlarti. Subito!”

Julie lo seguì nella loro stanza da letto con il cuore in gola. Qualcosa nel suo sguardo le diceva che era successo qualcosa di grave ma non riusciva a capire di che si trattasse.

Finalmente egli parlò: “Ho saputo che ieri sei stata alle Tuileries.”

Ella alzò lo sguardo stupita.

“E’ stata Madeleine a dirtelo?”

“Non ha importanza chi me l’ha detto. Quel che conta è che ti sei recata là, senza la mia autorizzazione. Non ti ho ripetuto un sacco di volte che è pericoloso?”

“Oh, e da quando devo chiedere l’autorizzazione a mio marito ogni volta che esco?”, fece lei, con aria di sfida, “Ho semplicemente accompagnato Maddy a portare una cesta di pane. Che male c’è?”

“Già, e casualmente sei stata vista aggirarti nelle stanze dei Reali. Mi prendi per stupido, forse?”

“D’accordo. Ho scambiato due chiacchiere con Sua Maestà la Regina. Qual è il problema?”

“Il problema è che potresti essere accusata di essere una spia o, peggio ancora, una controrivoluzionaria. Se poi si venisse a sapere che sei nobile…”

“Che potrebbe succedermi?”

Philippe aveva un’aria preoccupata e stanca.

“Non lo so”, rispose debolmente, “Potresti anche essere condannata a morte.”

Lei, allora, lo guardò con una luce triste negli occhi.

“Sarebbe questa la libertà, Philippe? Non sono libera neppure di far visita alle persone che mi sono care, a quanto dici.”

Il marito la prese fra le braccia, cullandola come fosse una bambina indifesa.

“So che hai ragione, amore mio. Neanch’io avrei immaginato che si sarebbe arrivati a questi punti. Libertà, uguaglianza e fraternità sono dei bei principi, ma è così difficile metterli in pratica.”

“Non volevo farti preoccupare”, fece Julie, abbozzando un fievole sorriso, “Non lo farò più. Te lo prometto.”

Accarezzandole i capelli, egli allora la baciò. Rimasero a lungo stretti l’uno nelle braccia dell’altro e, piano piano, tutte le preoccupazioni furono dimenticate.

 
 

5 APRILE 1792


Chiacchierando animatamente, Annette e Madeleine svoltarono l’angolo e si incamminarono per rue Sainte-Anne. Maddy stava raccontando all’amica del lavoro che aveva svolto alla Reggia e di come Julie l’avesse fatta preoccupare con la sua improvvisa scomparsa.

“Non ci crederai ma sai dov’era finita? Nell’ala riservata ai Reali! Ti immagini? Avrebbe potuto trovarsi faccia a faccia col re oppure con l’austriaca!”

Annette sorrise, al pensiero che un tempo era cosa normale per la loro amica comune frequentare i regnanti. Talvolta le era venuta la tentazione di raccontare la verità a Madeleine, in fondo non capiva perché dovessero tenere il segreto. Ma la sua lealtà nei confronti di Julie glielo aveva impedito. Ad un tratto affrettarono il passo; Julie le attendeva per prendere il tè assieme ed erano già in ritardo all’appuntamento. Proprio mentre stavano raggiungendo la palazzina in cui si trovava l’appartamento dei Delatouche, Madeleine ebbe la sensazione di essere seguita. Erano cinque minuti buoni che un uomo con un lungo mantello nero camminava dietro di loro, a una debita distanza.

“Pensi che il tipo dietro di noi ci stia seguendo?”, sussurrò un po’ spaventata all’amica.

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postato da: Luna70 alle ore 19:23 | link | commenti (22)
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