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Le storie di Laureen

Le passioni, l'arme e l'amore...

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mercoledì, 28 maggio 2008

Marie Antoinette

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In quello stesso momento, nei pressi della frontiera, vicino a Kehi, una giovanetta di stirpe reale scendeva dalla sua carrozza e veniva introdotta in un padiglione in legno allestito apposta per lei e che sembrava un vero e proprio castello. Si trattava dell’arciduchessa d’Austria, Maria Antonia Josepha Johanna, figlia di Francesco I d’Asburgo e di Maria Teresa, che aveva lasciato il proprio Paese per andare in sposa al Delfino di Francia. Ella fu spogliata dalla testa ai piedi, affinché non conservasse nulla di una corte straniera. Le furono tolte anche la camicia e le calze ed il suo abbigliamento fu interamente sostituito con capi esclusivamente francesi: un vestito da cerimonia di stoffa dorata che le si stringeva in vita, evidenziando la sua snella figura, e la gonna che si allargava in maniera sorprendente, sorretta da un paniere e da un’ampia crinolina. Le scarpette, invece, erano di seta, dello stesso colore dell’abito. A un tratto le porte si aprirono e la principessa fu presentata a quella che d’ora in avanti sarebbe stata la sua guida nel suolo di Francia, la contessa di Noailles. Timidamente la cercò con lo sguardo, infine le si gettò fra le braccia, chiedendole, con le lacrime agli occhi e una franchezza che le veniva dal cuore, di consigliarla e dirigerla nei giorni a venire. La contessa si irrigidì. L’etichetta di corte era per lei come l’ossigeno e qualsiasi cambiamento o infrazione venivano da lei accolti con rigidità e freddezza. Persino nel suo aspetto fisico non vi era nulla di piacevole; il comportamento era inflessibile, l’aria severa.  Non c’era  da stupirsi se, l’ingresso della Delfina in quella che sarebbe stata la sua futura patria, non fu dei più incoraggianti.

Continua...

 


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categorie: la figlia del re
domenica, 25 maggio 2008

1 - Angelique

20080524-184623

Sud della Francia, maggio 1770.

 

In quella che era una giornata di primavera, dal cielo terso e senza nuvole, due giovani avevano impugnato la spada, per sfidarsi in un duello amichevole.

“En garde!” esclamò quello che sembrava il più giovane.

“Gardez-vous”, replicò il suo compagno, slanciandosi in un allungo, che venne parato all’istante. Il giovanetto pareva essere in netto vantaggio. Si muoveva con l’agilità di una gazzella e l’eleganza di un felino, merito, probabilmente, di lunghi allenamenti e faticose esercitazioni. “E’ tutto quello che sai fare?” Canzonò l’avversario, con un sorriso beffardo. Egli, in tutta risposta, ruotò di scatto su un tallone e, con la punta della spada, gli fece volare via il cappello. Una cascata di boccoli castani, decisamente femminili, scesero sulle spalle dello spadaccino che, in realtà, era una fanciulla di rara bellezza.

“Che ne dici di questa mossa, cara Angelique?” La ragazza sbuffò contrariata e passò al contrattacco. In un attimo gli schizzò di fianco e stoccò in direzione del suo fianco destro.

“Non provocarmi, Etienne. Non ti conviene”, replicò decisa, mentre lui scansava l’affondo, giusto per un pelo. Seguirono innumerevoli clangori, tonfi e sibili, finché la fanciulla non riuscì a disarmare l’avversario con abile destrezza. Aveva appreso l’arte della scherma dal proprio padre che, non avendo figli maschi ed essendo rimasto vedovo poco tempo dopo il matrimonio, aveva deciso di affidare a lei i propri segreti di spadaccino provetto, essendo stato, un tempo, maestro d’armi a servizio di parecchie casate nobili, a Versailles. Di sua madre Angelique non aveva ricordi. Era morta di parto, dandola alla luce, ed ella era stata allevata dal padre che non aveva voluto risposarsi. Fin dalla più tenera età, aveva avuto, come unico compagno di giochi, Etienne, figlio del fattore di una tenuta che si trovava a poca distanza dai loro possedimenti. Essendo abituata a circondarsi di presenze maschili, non era poi tanto strano che la si vedesse indossare abiti da uomo, come in quel preciso momento. Questa sua eccentricità aveva, tuttavia, fatto di lei una creatura da evitare. Si mormorava che fosse posseduta dal diavolo ed altre assurdità che ella ignorava bellamente. Le fanciulle della zona la canzonavano ogni volta che la vedevano passare in sella al suo cavallo e i giovanotti la guardavano con diffidenza. L’unico di cui potesse fidarsi ciecamente era Etienne, col quale era solita trascorrere la maggior parte del suo tempo. “Accidenti, mi hai battuto anche stavolta!” Esclamò con rabbia il suo fedele amico. “Non preoccuparti”, rispose lei, reprimendo una risata, “Ti darò la rivincita, ma non ora. Sono in ritardo e mio padre sarà in collera con me.”

 Continua...


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categorie: la figlia del re
mercoledì, 21 maggio 2008

2 - Matrimonio riparatore

20070418-214250

Mathieu Normand, era intento a lucidare la sua spada, quando fu avvicinato dalla marchesa de Pompadour. Alzò lo sguardo, curioso di sapere cosa potesse volere da lui quella donna ed ella, dopo un breve saluto, gli espose il problema. Pareva che Sua Maestà il re in persona avesse deciso di dargli in sposa una giovane. Gli fu chiaro fin dal primo istante che doveva trattarsi di una delle sue amanti di cui voleva sbarazzarsi. Era disposto anche a concedergli un appezzamento di terra, lontano da Parigi, affinché potesse trasferirsi con la sua sposa. Non era desiderio di Mathieu prendere moglie. Finora aveva dedicato la propria vita all’insegnamento della scherma; era uno dei maestri d’arme più apprezzati a Versailles e in un attimo gli veniva richiesto di abbandonare il suo lavoro, la sua casa e di unirsi in matrimonio con una donna che, probabilmente, era una sgualdrina. Ma si trattava di un ordine del re e non si trovava nella posizione per poterlo discutere.

“Dite a Sua Maestà che ogni suo desiderio verrà esaudito.” Rispose col viso tirato.

Il matrimonio si celebrò il giorno successivo e fu una cerimonia semplice e veloce a cui parteciparono, oltre agli sposi, solo il sovrano e la marchesa.

Solo quando si ritrovò di fianco a quella che sarebbe diventata sua moglie Mathieu si volse a guardarla. Si trattava di una giovane di indiscutibile bellezza, ma ciò che lo colpì maggiormente fu quello che le lesse nello sguardo. Si intuiva che era spaventata e terribilmente a disagio, mentre pronunciava i voti nuziali. Doveva aver pianto perché aveva gli occhi arrossati. Improvvisamente provò un moto di tenerezza nei suoi confronti e, se prima aveva pensato a lei con rancore, ora l’unico suo desiderio era di prendersene cura. A nozze avvenute, il re si congedò brevemente da Eve. Prima di lasciarla andare le donò un medaglione con inciso un giglio. “Vorrei che lo teneste sempre con voi.” Le sussurrò con voce rotta dall’emozione. Quello era un momento difficile anche per lui. Eve si limitò ad annuire. Non sorrise e, dopo essersi avviata verso la carrozza che li avrebbe condotti lontano da lì, non si voltò più indietro.

 

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categorie: la figlia del re
lunedì, 19 maggio 2008

1 - Matrimonio riparatore

20070418-214250

Louis scagliò a terra un vaso e lo ruppe in mille pezzi. La marchesa de Pompadour non l’aveva mai visto così fuori di sé. “Non voglio perderla”, fece con rabbia, “Quella ragazza significa molto per me.”

“Lo so, Maestà, ma cercate di capire. E’ in attesa di un figlio.”

“Riconoscerò il bambino, allora!”

“Ma sarebbe uno scandalo terribile!” Jeanne-Antoinette stava cercando di usare tutte le sue doti persuasive. Non avrebbe mai lasciato il campo libero a quella donna. “Eve non è che un’umile serva. Vi immaginate i pettegolezzi? Qui a Versailles non le renderebbero la vita facile, se davvero tenete a lei l’unica soluzione possibile è trovarle un marito e allontanarla da corte il più presto possibile.

Il re si accasciò a terra e iniziò a piangere come un bambino. Aveva sempre sofferto di solitudine. Aveva trascorso la sua infanzia senza i genitori ed era salito al trono troppo presto. Spesso sentiva il peso delle responsabilità gravare sulle sue spalle. Non aveva neppure potuto scegliersi la donna da sposare e si era ritrovato al fianco di una moglie di cui si era stancato quasi subito. Bella, sì, ma troppo fredda e distaccata per riuscire a ritagliarsi uno spazio nel suo cuore. Poi si era innamorato di Jeanne-Antoinette, ma, sebbene il forte sentimento che li univa, ben presto aveva dovuto rinunciare ad entrare nel suo letto. Per lei provava un sincero affetto, ma nulla di più. Eve invece incarnava l’amore e la passione. Era tutto ciò che aveva sempre desiderato. E ora doveva rinunciare a lei.

“Se è per il suo bene, non posso tirarmi indietro. E sia, trovatele uno sposo degno di lei. Provvederò a far sì che abbiano della terra e del denaro sufficiente affinché non manchi loro nulla. Non voglio che mio figlio sia costretto a vivere in povertà.”

Madame de Pompadour sorrise soddisfatta. Ce l’aveva fatta. Ancora una volta.

 

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categorie: la figlia del re
giovedì, 15 maggio 2008

2 - Verità svelate

20070417-220750

La nobildonna la ricevette nel suo salottino privato, più per evitare di suscitare uno scandalo che per gentilezza nei suoi confronti. Questo fu piuttosto evidente perché, non appena posò lo sguardo su di lei, Jeanne-Antoinette le rivolse un’occhiata sprezzante. Ciò nonostante, Eve non si perse d’animo e disse in tono deciso: “Come avete potuto nascondermi una cosa del genere? Vi siete presi gioco di me e della mia ingenuità!”

“A cosa vi riferite, mademoiselle?”

“Il vostro misterioso amico altri non è che Sua Maestà il re, non è così? Mi avete nascosto la sua identità affinché cadessi fra le sue braccia. A che scopo lo avete fatto?”

La marchesa indugiò un istante, prima di rispondere: “Perché? Se aveste conosciuto l’identità della sua persona forse non gli sareste caduta fra le braccia? Credete che io sia stupida? Avreste cercato di legarlo a voi, come del resto avete fatto, per ottenere dei vantaggi. Il nostro sovrano farebbe gola a qualsiasi fanciulla, se non altro per quello che rappresenta.” Ora Eve era scandalizzata. “Per chi mi avete presa? Per una cortigiana?”

“Suvvia, non fate l’innocentina con me, mia cara. E’ piuttosto evidente che vi siete approfittata della situazione. Forse non vivete in una bella casa, nei pressi di Versailles? Da quando il nostro re passa le notti nel vostro letto non ha più voluto incontrare nessun’altra ragazza, negate di averlo ammaliato col vostro fascino, dunque?”

“Io non sapevo chi lui fosse!” La voce di Eve si fece stridula. Si sentiva umiliata di fronte a quella donna che ostentava tutta quella sicurezza, come se desse per scontato che lei fosse una poco di buono.

“Non vi credo.”

“Sono venuta a conoscenza della sua vera identità solo pochi minuti fa, dopo aver visto il sovrano in sella al suo cavallo, dovete credermi!”

Jeanne-Antoinette la fissò con diffidenza. “Anche se fosse come dite, qual è il problema? Perché siete in collera con me? Siete riuscita a conquistare il Bién Aimé, di cosa vi lamentate?” Eve appariva sempre più nervosa e agitata. Mentre la ascoltava, la marchesa si accorse che si contorceva le mani e le sue labbra erano scosse da un tremito.

“Il nostro sovrano è un uomo sposato, madame. Sicuramente ne sarete a conoscenza.”

La donna irruppe in un’irrefrenabile risata. “Oh, santo cielo! Non vorrete farmi credere che vi fate degli scrupoli per questo?”

“Vi sembrerò sciocca, probabilmente, eppure è proprio così.”

“E cosa volete da me? Se il vostro è un problema di coscienza dovreste parlarne col vostro confessore, non con me.” Il suo tono freddo la colpì come uno schiaffo in pieno viso. Come poteva essere così cinica quella donna? Infine parlò di nuovo, con un filo di voce.

“Desidero sapere perché. Perché siete arrivata a tanto? So di non essere stata l’unica ragazza attirata in questa trappola. Perché lo fate? Non eravate voi la favorita del re? Come potete procurargli altre donne, senza avere dei rimorsi di coscienza?” La marchesa esitò. Non era facile per lei affrontare quell’argomento, ciononostante alla fine rispose: “Per motivi di salute non posso più avere rapporti intimi con lui. Avrei dovuto rassegnarmi comunque a vederlo con altre donne, ma non potevo sopportare l’idea che un’altra dama di corte avrebbe preso il mio posto nel suo cuore. Per questo ho pensato di procurargli delle avventure con ragazze senza alcun titolo nobiliare; in questo modo lui avrebbe potuto divertirsi senza scegliere un’altra favorita qui a corte. Tutte le giovani del Parc-aux-cerfs non sono state altro che piccole parentesi nella sua vita, io ho continuato ad essere la sua amata. Almeno finché non ha incontrato voi!”

“Che intendete dire?”

“Voglio dire che, da quando siete apparsa nella sua vita, non ha occhi che per voi, non fa che parlare della sua adorata Eve, darebbe qualsiasi cosa per non perdervi. L’avete stregato!” Eve ebbe un sussulto. Avrebbe dato qualsiasi cosa perché quello fosse un brutto sogno e Adam non fosse in realtà il sovrano di Francia. “Se fosse come dite non mi avrebbe mentito”, disse tristemente, “In realtà lui ha pensato solo a se stesso e al suo piacere. Io invece gli ho dato tutto, me stessa, il mio onore, ed ora mi ritrovo in attesa di un figlio, senza sapere cosa fare della mia vita. A questo avevate pensato, quando vi è venuta in mente la vostra folle idea?”

Jeanne-Antoinette si fece aria col ventaglio, quella conversazione aveva preso pieghe inaspettate e cominciava a sentirsi a disagio. No, non aveva previsto che qualcuna si sarebbe innamorata di lui; perché lei lo amava, era più che evidente. Glielo leggeva negli occhi. “Delle ragazze che ho procurato al re non siete l’unica ad essere rimasta in stato interessante, mia cara, e a tutto c’è una soluzione.” Fu, tuttavia, ciò che disse. Poi si diresse verso la porta e le intimò di non muoversi da quella stanza.

Eve si ritrovò sola con il suo dolore e solo allora dette libero sfogo alle lacrime. Quello stesso giorno aveva perso tutto: il suo amore, la fiducia nel prossimo e, forse, anche la stima verso se stessa.

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Avviso i gentili lettori che ho postato la prima parte di un racconto su Caffé Letterario. Lo trovate all'indirizzo:

http://bistrotapigalle.splinder.com


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martedì, 06 maggio 2008

1 - Verità svelate

20070417-220750Le giornate si susseguirono in un’atmosfera irreale per Eve. Di mattina faceva lunghe camminate nel boschetto su cui si affacciava la casa che Adam le aveva affidato, mentre nel pomeriggio era solita ricamare e impartire ordini alla servitù, affinché nulla sfuggisse al suo controllo. Ma i momenti che preferiva appartenevano alle lunghe notti che ella passava fra le braccia del suo amante. Col tempo si era fatta più disinibita; non provava più vergogna per i momenti di intimità che condivideva con lui e riusciva ad appagarlo meglio di chiunque altra donna egli avesse avuto nel passato. Non che si fosse mai confidato con lei a riguardo; la sua vita restava per Eve un’incognita su cui non faceva mai domande. Eppure quell’uomo tanto misterioso era solito ripeterle quanto si ritenesse fortunato di averla al suo fianco e che, senza di lei, si sarebbe sentito perduto. Tuttavia, col passare del tempo, Eve cominciava a nutrire il forte desiderio di conoscere meglio l’uomo di cui si era follemente innamorata. Spesso si chiedeva cosa ne sarebbe stato di loro, se quel rapporto aveva un futuro oppure prima o poi lui l’avrebbe abbandonata. Tutti i suoi timori si acuirono quando si accorse di essere in attesa di un figlio. Che ne sarebbe stato di lei? Adam avrebbe riconosciuto quel figlio? Questi erano tutti interrogativi che non le davano pace e che, tuttavia, non osava mai formulare in sua presenza. Non era riuscita neppure a confidarsi con la fedele Juliette, sebbene fosse diventata per lei quasi come una di famiglia. Una mattina decise di andare a parlare con la marchesa de Pompadour che sapeva essere intima amica del suo amante. Era certa che quella donna avrebbe potuto aiutarla a far chiarezza su quell’uomo misterioso e affascinante. Era la prima volta che si avventurava nei pressi della reggia di Versailles. Adam le aveva fatto promettere di non avvicinarsi mai a quei luoghi e lei si era sempre attenuta alle sue istruzioni. Ora però qualcosa era cambiato e desiderava conoscere la verità. Aveva perciò indossato il suo vestito migliore e preso il ventaglio che lui le aveva regalato in occasione del suo compleanno, per varcare i cancelli della reggia, passando inosservata. Nessuno l’avrebbe potuta scambiare per quello che un tempo era stata: un’umile serva. Si accorse ben presto che gli abitanti di Versailles erano in fermento per una nuova battuta di caccia, indetta da Sua Maestà. Il sovrano aveva fatto sellare uno dei suoi cavalli migliori ed ora se ne stava ritto sulla groppa, pronto a dare inizio a quello che era il suo maggior divertimento. Eve passò accanto a un gruppo di dame che se lo mangiavano con gli occhi e non facevano altro che elogiare la scattante figura del re. Incuriosita si voltò a guardarlo, non avendo mai visto il sovrano prima di allora. All’istante il suo cuore si fermò ed il viso assunse un pallore innaturale. La persona in sella al cavallo che tutti definivano il re di Francia era identico al suo Adam. Solo allora cominciò a sospettare che l’uomo che aveva diviso il suo letto negli ultimi mesi non fosse colui che lei credeva. Si avviò come una furia verso gli appartamenti della favorita del Bién Aimé e chiese ad uno dei valletti di annunciarla alla marchesa.

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categorie: la figlia del re
sabato, 03 maggio 2008

2 - Adam

20070417-221649

La marchesa de Pompadour si aggirava per la stanza come un felino in gabbia. Pareva di pessimo umore e nessuno osava rivolgerle la parola per timore di essere aggredito verbalmente. Persino gli amici più fidati evitavano il suo sguardo, quasi una sua occhiata avesse potuto incenerirli. “Maledizione!” Sbottò a un tratto, senza che nessuno avesse capito cosa la irritasse tanto. In realtà era la faccenda di Eve che non le andava giù. In una sola sera aveva conquistato il Bien Aimé ed era riuscita ad ottenere da lui un grandissimo favore: d’ora in poi avrebbe alloggiato in una casa tutta sua ed avrebbe avuto dei domestici al suo servizio. Inaudito! Lei che era solo una serva! Era dai tempi di Marie-Louise O’Murphy, detta Morphise, che non si sentiva così minacciata da qualcuno. Per questo le era venuta l’idea di quella casa in Parc aux Cerfs, lì pensava di controllare meglio le ragazze e invece quella servetta era sfuggita al suo controllo. Doveva fermarla a tutti i costi.

 

 

 

La casa in cui fu trasferita Eve era molto più grande della precedente ed era circondata da un piccolo cortile. Abituata a vivere nei quartieri poveri di Parigi, quella fu per lei una piacevole novità. Anche la sua stanza era più ampia e spaziosa e vi si trovava un enorme letto a baldacchino che la lasciò di stucco. Passò il resto della giornata a visitare ogni angolo del suo nuovo appartamento, con l’aria soddisfatta di chi è riuscito a realizzare un sogno e ancora non riesce a crederci del tutto. Quando sopraggiunse la sera, stavolta non fu mandata a chiamare da Le Bel, ma fu Adam in persona a raggiungerla, facendole una gradita sorpresa. La fanciulla, al colmo della felicità, gli si gettò fra le braccia ed esclamò: “Vi ringrazio di cuore per avermi fatta venire qui. Questa è la vostra vera casa, dunque?” Adam rimase a fissarla interdetto. Ben lungi dal volerle rivelare la verità, sapeva di doverle una spiegazione. Alla fine rispose: “E’ uno dei miei possedimenti, mia cara Eve. Ma non vivo qui, affari urgenti mi portano a dovermi trasferire di continuo, per questo ho pensato di farvi venire in questa casa. Ve ne occuperete per me, non è così?” Sicura di aver intuito il vero motivo della sua assunzione, ella annuì. “Ma certo! Farò del mio meglio per compiacervi!” Egli sorrise. In realtà, di quello che per lui era un piccolo appartamento, non gli importava nulla. Erano ben altri i motivi per cui l’aveva condotta lì; quella ragazza lo aveva colpito favorevolmente, la sua spontaneità, la sua freschezza, lo avevano riportato ai tempi della sua giovinezza. Senza contare che la sua bellezza lo aveva affascinato fin dal primo momento in cui l’aveva vista. Desiderava per lei qualcosa di meglio della squallida abitazione in Parc-Aux-Cerfs. “Vorrei appartarmi con voi, se fosse possibile”, le sussurrò a un tratto, facendola arrossire. Solo il ricordo di quello che era accaduto fra loro la notte precedente la lasciava in preda a sentimenti contrastanti. Avrebbe voluto sapere se per lui si era trattato di una semplice avventura, se era il trattamento che riservava a tutte le ragazze che lavoravano per lui o se nutriva per lei un sincero affetto, ma non osava chiederlo. “Voi siete speciale”, le disse, tuttavia Adam, quasi avesse intuito il corso dei suoi pensieri, “Già occupate un posto importante nel mio cuore.” Questo le bastò. Lo condusse in quella che le avevano detto essere la sua stanza e lasciò che lui la spogliasse. Giacere con lui fu per Eve una forte emozione; i suoi baci, le sue carezze, erano tali da risvegliare in lei emozioni fino ad allora mai provate. “Vi amo”, si ritrovò a confessare durante l’amplesso. Adam non rispose nulla, ma la baciò con foga sulla bocca, fino a lasciarla senza fiato. Solo quando tutto fu finito, egli si decise a dirle: “Tengo sinceramente a voi; siete come un timido raggio di sole in grado di riscaldare il mio cuore arido. Verrò a trovarvi tutte le volte che mi sarà possibile e spero di trovarvi qui ad aspettarmi.” La ragazza che ormai era pazza di lui non poté fare a meno di rispondere: “Appartengo a voi anima e corpo, mio signore. Vivrò il resto dei miei giorni nella speranza di potervi rivedere.” Un bacio suggellò quella promessa d’amore, poi Adam si rivestì velocemente e, dopo averle gettato un’ultima occhiata carica di desiderio, si affrettò a raggiungere la carrozza che lo attendeva fuori.

 

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postato da: Luna70 alle ore 14:43 | link | commenti (38)
categorie: la figlia del re