Edmond_e_charlotte

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Le storie di Laureen

Le storie di Laureen

Le passioni, l'arme e l'amore...

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martedì, 23 dicembre 2008

Auguri

Poiché non so se riuscirò a passare sui blog di ciascuno di voi lo scrivo qui:

Tanti auguri di Buon Natale a tutti!!!!!

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postato da: Luna70 alle ore 08:00 | link | commenti (48)
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giovedì, 18 dicembre 2008

La punizione

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Jean-Paul camminava avanti e indietro per la stanza, con incedere nervoso. Detestava essere duro, ma, purtroppo, non aveva altra scelta. L’incoscienza di sua nipote, andava punita.

“Ti rendi conto che potevi morire?”

Catherine se ne stava a testa bassa, sotto gli sguardi ammutoliti di sua cugina e del fratello minore. “Ti ho già detto che mi dispiace.”

“Dire: mi dispiace non serve a nulla! Devi imparare a fare come ti si dice, una volta per tutte. Per punizione resterai chiusa in camera tua per una settimana.” Lei sollevò lo sguardo stupita.

“Ma, zio…”

“Non voglio sentire obiezioni, Catherine!”

La ragazza fece per lasciare la stanza, furiosa all’idea di dover trascorrere un’intera settimana in isolamento, quando Jean-Paul la bloccò: “Aspetta. Non ho finito con te.”

“Che altro c’è?”

“Voglio sapere chi era quel giovane ribelle col quale stavi. Da quanto lo conosci? E che rapporti hai con quella gente?”

Catherine lo fissò dritto negli occhi e rispose: “Nessun rapporto, zio. Ho conosciuto monsieur Cléry per caso, mentre mi aggiravo per le vie di Parigi. Mi ha aiutata. Tutto qui.”

Jean-Paul parve sollevato. “Bene. Meglio così. Puoi andare ora.”

Ella gli volse le spalle e si avviò alla porta, seguita da Hélène e Armand che la coprivano di domande: “Davvero ti sei trovata nel bel mezzo della rivolta? Hai visto morire qualcuno? Hai avuto paura?” ma lei zittì i due ragazzini con un gesto della mano e andò a chiudersi in camera sua, sbattendo la porta alle sue spalle. Non le andava di parlare di niente. Ancora pensava ad Albert e si domandava se veramente fosse fuori pericolo. Aveva volontariamente nascosto a suo zio l’emozione che provava solo per la vicinanza di quell’uomo. E ne era, ella stessa, oltremodo turbata. Eppure era più forte di lei. Non riusciva a smettere di pensare al sorriso di lui e al suo sguardo fisso su di lei, mentre le diceva: “Ecco, sei molto più bella quando sorridi.”

 

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postato da: Luna70 alle ore 16:59 | link | commenti (30)
categorie: ribellione e rimpianto
martedì, 16 dicembre 2008

La preoccupazione di Cath

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Quando fece ritorno, Jean-Paul era accompagnato da un vecchio amico che esercitava la professione di medico da molti anni. Era un nobile, esattamente come lui, ma per l’amicizia che li legava da così lungo tempo, aveva accettato di visitare quello che ai loro occhi era un ribelle. Entrati nell’appartamento di rue Saint Denis, individuarono subito il ferito, sdraiato sul letto e delirante per la febbre alta. Catherine era rimasta al suo fianco e gli teneva la mano. Jean-Paul fu colpito da quella familiarità verso colui che considerava un perfetto sconosciuto, ma, data la situazione, non disse nulla. Avrebbe fatto dopo un bel discorsetto alla nipote, a riguardo. Intanto, il dottor Thomas Dunlop, conte de Hainaut, aveva cominciato a visitare Albert. Guardò accuratamente la ferita e disse: “Fortunatamente non c’è traccia di cancrena. Però la ferita va lavata e medicata, altrimenti rischia un’infezione.” Poi si rivolse a Catherine, che era l’unica donna presente, e disse gentilmente: “Portatemi dell’acqua calda, per favore.” Ella annuì e fece quello che le era stato richiesto. Jean-Paul notò un lieve pallore sul suo viso che, di solito, era sempre roseo e disteso. Si chiese se fosse dovuto alle ultime vicende passate, oppure alla preoccupazione per quell’uomo. Ma in fondo, in quel momento, non aveva importanza alcuna. Tutto ciò che desiderava era compiere quel che andava fatto e poi riportare la nipote a casa. Per fortuna, mentre andava a chiamare il medico era riuscito a fare un salto da Claire per tranquillizzarla sulla loro perfetta salute. Dopo la medicazione, il dottor Dunlop esclamò con soddisfazione: “Ecco fatto. Ora questo giovane può riposare. Si riprenderà in poco tempo. Mi sembra piuttosto forte di costituzione.” Catherine parve rianimarsi un poco, ma il medico riprese, rivolto a Victor: “Mi raccomando tenetevi lontani dai guai, giovanotto. Del resto avete ottenuto quello che volevate, potete starvene tranquilli adesso.”

Victor scrutò l’uomo con diffidenza. “Dalle vostre parole intuisco che non condividete la nostra causa.”

“Non potrei”, rispose Dunlop, “Appartengo a quella classe sociale che odiate tanto, la nobiltà, e il mio sostegno è a favore del nostro sovrano.”

“Allora perché avete curato il mio amico?”

Egli fece un sorrisino stanco. “Mi è stato chiesto dal mio amico, il duca de Soissons”, ed indicò Jean-Paul con un’occhiata d’intesa, “Non potevo di certo rifiutare un favore a un amico.” Detto ciò si avviò alla porta. “Jean-Paul, voi non venite?”

“Certo, Thomas.” Quindi rivolse uno sguardo deciso verso la nipote. “Andiamo, Catherine. Il tuo amico starà bene. Ora possiamo tornare a casa.”

Catherine preferì evitare ulteriori discussioni. Era già abbastanza nei guai; pertanto rispose obbediente: “Sì, zio. Vengo subito.” Victor rimase a fissarla torvo finché non ebbe lasciato l’appartamento. “Proprio con una nobile dovevi metterti?” fece all’amico inerte. Ma, per fortuna, Albert non poteva sentirlo. Dormiva come un bambino.

 

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postato da: Luna70 alle ore 08:09 | link | commenti (30)
categorie: ribellione e rimpianto
venerdì, 12 dicembre 2008

29 Luglio

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29 luglio 1830

 

 

Come aveva previsto Albert, giunse un altro battaglione a dar manforte ai militari; ma non per questo i rivoltosi furono sconfitti. La loro tattica di creare barricate e, ogni qualvolta che queste venivano sfondate, ricostruirne altre alle spalle dei soldati che avanzavano, si rivelò decisiva. Le truppe del re si ritrovarono così bloccate all’interno della città, senza poter far più ritorno indietro.

E, a quanto pareva, neppure gli aiuti che vennero mandati dalle campagne attorno a Parigi, servirono a qualcosa. La città, al loro arrivo, era completamente barricata e i ribelli preparati a riceverli. Alla fine i militari furono costretti ad arrendersi. In un’altra parte di Parigi i rivoltosi conquistarono persino il Louvre e dappertutto si diffuse la notizia che i soldati abbandonavano la città. Albert e Victor esultarono, insieme ai compagni. Charlotte invece si limitò a lasciarsi sfuggire un sospiro di sollievo. Era finita. Ancora non riusciva a credere di essere sana e salva. Solo in quel momento si rese conto, tuttavia, che era trascorso un altro giorno. Oddio, i suoi zii sarebbero stati disperati! A questo punto non le importava neanche più della punizione che avrebbe ricevuto, tutto ciò che le dispiaceva maggiormente era aver permesso che stessero in ansia per lei. Avrebbe dovuto dare ascolto a sua cugina che, seppur poco più di una bambina, evidentemente, aveva più sale in zucca di lei. Mentre rifletteva su tutto ciò, vide un uomo che si faceva largo fra le barricate. Non esultava come gli altri, sembrava piuttosto alla ricerca di qualcosa. Solo quando fu più vicino Catherine lo riconobbe. Era suo zio Jean-Paul che chiamava a gran voce il suo nome. Ella corse verso di lui, agitando una mano. “Sono qui, zio. Va tutto bene!” In men che non si dica, zio e nipote furono l’uno fra le braccia dell’altro. La ragazza piangeva disperata, dando libero sfogo a tutte le emozioni vissute fino a quel momento. C’erano stati istanti in cui aveva creduto di non riuscire a farcela e lo stesso aveva pensato Jean-Paul.

“Oddio, stento a credere che tu stia bene”, mormorò stringendola a sé, “Ero talmente preoccupato.” Catherine si asciugò le lacrime e riuscì a dire soltanto: “Mi dispiace.”

“Ma si può sapere che cosa ti eri messa in mente? Andartene in giro per le vie della città in un momento come questo? Eppure ti avevo avvertita che era pericoloso, no?”

Ella abbassò lo sguardo, non avendo il coraggio di affrontare quello severo di lui. Poi furono interrotti dall’arrivo tempestivo di Victor. “Albert sta male”, disse rivolto a Catherine, “Gli è salita la febbre e ha perso conoscenza.” La giovane si rivolse preoccupata allo zio. “E’ stato ferito”, spiegò senza preoccuparsi di dirgli chi fosse. Ma, dal suo tono ansioso, egli intuì che dovesse trattarsi di qualcuno caro alla nipote. “Ha bisogno di un medico. Me ne occupo io, voi trasportatelo in un posto più comodo.” Victor annuì, riconoscente a quello sconosciuto per il suo aiuto. “Lo porteremo nel suo appartamento. E’ qui vicino, al terzo piano di quella palazzina.” L’uomo indicò un edificio in rue Saint Denis e Jean-Paul annuì. “Perfetto.”

 

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postato da: Luna70 alle ore 09:53 | link | commenti (31)
categorie: ribellione e rimpianto
lunedì, 08 dicembre 2008

Durante la battaglia

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“Stai giù, maledizione!” urlò Albert a Catherine, mentre l’esplosione di una granata si abbatteva su di loro. Le fece scudo col suo corpo e fu colpito di striscio da un’arma da fuoco. La ragazza osservò inorridita il sangue che fluiva da lui copiosamente e lanciò un urlo. “Lo hanno ferito! C’è un medico qui? Sta perdendo molto sangue.” Victor si avvicinò a tentoni all’amico. “Non preoccuparti per me”, fece tuttavia Albert con un filo di voce, “Continua a combattere. Fagliela vedere a quei bastardi!” Egli annuì e si rivolse, brusco, a Catherine: “Occupati tu di lui.”

“Ma, come faccio? Io non so…” non aveva mai curato nessuno fino ad ora. Specie una ferita da arma da fuoco. La sua vita era sempre stata così tranquilla. Coccolata da due genitori che l’adoravano e che non le avevano mai fatto mancare nulla, non era mai stata a contatto con l’odio e la guerra. Cominciò a detestare Parigi e tutto l’orrore che la circondava. Avrebbe voluto trovarsi in Camargue, tra le braccia di sua madre. Intanto Albert aveva cominciato a lamentarsi piano. La ferita doveva fargli un male terribile. Sebbene disgustata da tutto quel sangue, Catherine gli aprì lentamente la camicia per individuare il punto esatto in cui era stato colpito. La ferita era all’altezza della spalla destra. Per fortuna non si trattava di un punto vitale, ma rischiava pur sempre di perdere l’uso del braccio. Tutto ciò la terrorizzava. Persino Albert dovette essersene reso conto perché ad un tratto le disse dolcemente: “Non è nulla, solo un graffio.” Delle lacrime sgorgarono dai suoi occhioni verdi e lui cercò di sorriderle. “Oh, Albert. E’ tutta colpa mia. Tu hai cercato di salvare me. Se ti succedesse qualcosa io…” ma non riuscì a terminare la frase che un singhiozzo disperato la scosse fin nel profondo dell’anima. “Sciocchezze”, sussurrò il ferito per nulla preoccupato, “Non mi accadrà niente, vedrai. Pensa piuttosto a star lontana dai guai. Non voglio portarti a casa in fin di vita. Allora sì che sarei in pericolo. Tuo zio non me lo perdonerebbe di certo!” Inaspettatamente anche lei si lasciò sfuggire un sorriso. “Ecco, sei molto più bella quando sorridi.” Le disse con convinzione, facendola arrossire. Aveva ricevuto altri complimenti durante la sua giovane vita eppure quelle parole l’avevano colpita in maniera profonda. Si sentiva particolarmente indifesa di fronte a quell’uomo ed era una sensazione mai provata fino ad ora. Ad un tratto il fuoco cessò. “Che succede?” chiese Catherine che non si era resa conto di come si fosse messa la situazione. Fu Victor a risponderle dalla sua postazione: “Li abbiamo messi in ginocchio! Le truppe si ritirano.” Ma Albert non parve così ottimista. “Non contarci. Chiederanno dei rinforzi. Non possiamo abbassare la guardia ora.”

“Non lo faremo. Tu come stai piuttosto?”

“Me la caverò. Ho la pelle dura, amico.”

Victor gli rivolse un sorrisino. “Non ne dubitavo.”

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postato da: Luna70 alle ore 19:05 | link | commenti (36)
categorie: ribellione e rimpianto
giovedì, 04 dicembre 2008

Per le strade di Parigi in rivolta

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Jean-Paul era esausto. Aveva camminato tutta la notte, ma di sua nipote non c’erano tracce. In compenso i rivoltosi erano ovunque e stavano costruendo barricate con tutto ciò che trovavano. Aveva appena passato il Marché des Innocens, uno dei mercati più noti di Parigi, e si diresse verso Porta St. Denis. Ormai stava camminando alla cieca. Nemmeno lui sapeva dove dirigersi o cosa fare. Persino i rivoltosi parevano non prestargli attenzione. Nello stato confuso in cui era, doveva apparire ai loro occhi come un pazzo, oppure un demente. Per un attimo pensò a sua moglie Claire, a quanto dovesse essere in ansia per lui e per Cath. Avrebbe voluto tranquillizzarla ma, oltre ad esserne impossibilitato, proprio non avrebbe saputo cosa dirle. Ormai dubitava di ritrovare la nipote viva. A meno che, nel frattempo, non fosse riuscita a tornare a casa. Ma, con quella confusione, ne dubitava fortemente. Ad un tratto sentì dei rumori alle spalle e, voltatosi, si rese conto che i militari, al servizio del re, stavano avanzando a cavallo, armati fino agli occhi. Riuscì a intrufolarsi all’interno di una barricata, spacciandosi per uno dei rivoltosi, e poi fuggì all’interno di una via lunga e stretta. Era difficile che i cavalieri riuscissero ad attraversarla e questo gli diede un po’ di sicurezza. Intanto, alle sue spalle, i soldati avevano cominciato a far fuoco sui ribelli. Non era mai stato al centro di uno scontro a fuoco. Si domandò se quando suo padre era un convinto rivoluzionario si fosse trovato anche lui a combattere in quel modo. Ma poi ricordò che lui combatteva più sulla carta e che le sue armi erano le parole. Mentre i francesi si lanciavano contro le guardie del re, Philippe discuteva con Robespierre e gli altri su come dovesse essere la Costituzione. Sì, certo, ciascuno di loro era animato da ideali più che nobili; ma coloro che rischiavano la vita erano sempre le classi povere e senza istruzione. Coloro che - accecati dalla fame - avrebbero fatto qualunque cosa per cambiare le proprie condizioni, senza rendersi conto che il loro mondo non sarebbe poi cambiato di molto. Non poteva cambiare. Ci sarebbero sempre stati oppressi ed oppressori. Era la legge della vita. Che fosse il re a dettar legge o uno come Robespierre niente avrebbe invertito l’ordine delle cose. E alla fine anche suo padre se ne era reso conto. Si domandò se anche quelle persone che combattevano a poca distanza da lui, prima o poi, lo avrebbero compreso.

 

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postato da: Luna70 alle ore 17:03 | link | commenti (27)
categorie: ribellione e rimpianto