Edmond_e_charlotte

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Le storie di Laureen

Le storie di Laureen

Le passioni, l'arme e l'amore...

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venerdì, 27 febbraio 2009

L'esilio

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16 agosto 1830

 

Un piccolo gruppo di gente si era radunato di fronte alle Tuileries, per spiare la dipartita della famiglia reale. Tra loro c’erano anche Jean-Paul con la madre, la sorella e la nipote. Ad un tratto Julie si allontanò dagli altri e si avvicinò, con passo malfermo, dovuto all’età avanzata, alla duchessa d’Angoulème. Le due donne si scrutarono per un lungo istante.

“Madame Julie!” fece la più giovane, riconoscendola. Erano passati così tanti anni dall’ultima volta che si erano viste ma il viso di Julie de Soissons non era mutato molto. Sì, aveva il volto segnato da rughe profonde e gli occhi scuri da cerbiatta avevano perso un po’ della loro lucentezza,  mentre i bei capelli biondi ora erano pieni di striature grigie; ma conservava la stessa dolcezza di un tempo. “Sì, sono proprio io”, disse Julie abbozzando un sorriso malinconico. Troppi ricordi le riportavano alla mente quel viso conosciuto e non tutti erano piacevoli. Anche la duchessa era cambiata molto da quando, bambina, scorazzava nel parco di Versailles insieme ai principi. Aveva tuttavia conservato il proprio carattere ritroso che non aveva permesso alle due donne di instaurare l’amicizia che c’era invece coi suoi fratelli. O fratellastri, per essere più precisi.

“Come state Ernestine?” le chiese l’anziana donna, utilizzando, con sua enorme sorpresa, il suo vero nome di battesimo che ormai nessuno pronunciava più. Ernestine Lambriquet era scomparsa per dar vita al personaggio politico di rilievo che era adesso: la duchessa d’Angouleme. In realtà, tutto ciò che era stata durante quei lunghi anni era mera finzione. Quasi era un sollievo sentire qualcuno che si rivolgeva a lei usando quel nome. Del resto Julie non avrebbe potuto mai chiamarla Marie-Thérèse, ben sapendo che quel nome non le apparteneva e che era invece di una persona che aveva amato come una sorella.

“Come potrebbe stare una donna che è costretta ad abbandonare la sua patria come una ladra?” fu la sua amara risposta. Julie la fissò per un istante in silenzio. Infine disse ancora: “Beh, in fondo non siete una ladra? Avete rubato il nome a un’altra donna, usurpato la sua posizione e persino sposato il suo promesso. Come vedete la vita vi sta prendendo ciò che avete tolto.” Le sue parole potevano sembrare piene di rancore, ma in realtà così non era. Le aveva pronunciate con estrema pacatezza. In realtà erano solo la constatazione di una persona saggia e matura con ormai non più molti anni da vivere. La duchessa fece un amaro sorriso. “In fondo avete ragione, madame.” Le due donne si scambiarono un’ultima occhiata. Poi la duchessa dovette salire in carrozza e, lentamente, la famiglia reale al completo si avviò verso il cancello. Una nave li attendeva a Cherbourg per portarli fino all’isola di Wight, nell’Inghilterra del sud. Ernestine sapeva che non avrebbe più rivisto Parigi, né la Francia, ma accettò il proprio destino con coraggio e rassegnazione. Poco dopo la loro dipartita anche la famiglia di Catherine raggiunse la propria carrozza. Il breve tragitto fu contrassegnato da lunghi silenzi e sguardi tristi. Ciascuno di loro era, a suo modo, dispiaciuto che il vecchio sovrano dovesse lasciare il Paese. Poi, ad un tratto, Charlotte si rivolse alla madre: “Ho visto che ti sei fermata a parlare con la duchessa.” Julie annuì distrattamente, mentre tutti gli occhi si posarono su di lei. Jean-Paul si chiedeva come mai, fino ad allora, sua madre si fosse rifiutata di incontrare quella donna. Al contrario Charlotte sapeva bene cosa si nascondesse dietro al suo rifiuto. Madre e figlia erano le uniche a conoscere il segreto della duchessa. Jean-Paul ancora credeva che ella fosse la figlia di Marie-Antoinette e Luigi XVI. Non immaginava affatto che il vero nome di quella donna fosse in realtà Ernestine Lambriquet e che la vera Madame Royale si trovasse nascosta, sotto mentite spoglie, in un altro stato. “Cosa vi siete dette?” insistette Charlotte, piena di curiosità. Julie scrollò le spalle. “Nulla di importante, figliola mia. Nulla di importante.”

 

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categorie: ribellione e rimpianto
domenica, 22 febbraio 2009

Preoccupazioni paterne

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Seduta a tavola, con tutta la famiglia riunita, Catherine discuteva degli ultimi avvenimenti. Avrebbe voluto evitare di raccontare come si fosse ritrovata, suo malgrado, coinvolta nelle tre giornate di Parigi; ma suo fratello non aveva tenuto la bocca chiusa ed aveva spifferato tutto ai genitori allibiti. Dopo di che, si era messo a raccontare del loro incontro con Albert Cléry e la cosa le fece ancor meno piacere. Era sottinteso che dovesse rimanere un segreto, sciocco ragazzino!

“E chi diamine sarebbe questo Cléry?” si informò il padre. Non gli faceva piacere che la figlia fosse attorniata da tutti questi uomini. Lui la vedeva ancora come una bambina, la sua bambina, e non era facile ammettere che fosse cresciuta.

“Oh, solo una persona che mi ha aiutata durante la sommossa.” Dichiarò lei, fingendo noncuranza. Poi lanciò un’occhiata piena di collera ad Armand che, tuttavia, non parve coglierne il significato.

“Sei stata terribilmente imprudente, figliola”, riprese Edmond seriamente preoccupato. Era evidente che Catherine avesse ereditato il carattere ribelle della madre e questo non gli piaceva affatto. In Charlotte aveva adorato determinate sfumature caratteriali, ma le stesse cose, nella figlia, gli procuravano una certa angoscia. Tremava all’idea che potesse mettersi in qualche guaio. Aveva giurato a se stesso di proteggerla da ogni pericolo, ma, ora che era grande, non era più così facile controllarla. Poi Jean-Paul si intromise nella conversazione: “Non mi avevi detto di aver rivisto quell’uomo, Cath.”

“E’ stato per caso, zio”, si affrettò a specificare lei, sebbene fosse solo in parte la verità. Diciamo che era stato un incontro cercato, ma era meglio che nessuno lo sapesse.

“E come sta il suo braccio?”          

“Bene, direi.”

Armand parve animarsi. “Perché? Che ha fatto al braccio? E’ stato ferito durante la sommossa?”

La sorella annuì scocciata. Avrebbe desiderato cambiare argomento per cui fece un tentativo di sviare il discorso chiedendo ai genitori: “E voi? Come mai siete arrivati così all’improvviso?”

Fu Charlotte a parlare: “Ci era giunta notizia della rivolta, tesoro. Eravamo così preoccupati. E poi abbiamo sentito dire che il re è stato deposto.”

“Sì”, spiegò, a sua volta, Jean-Paul, “E’ stato condannato all’esilio. Lui e i suoi familiari più stretti.”

“Partirà anche la duchessa d’Angoulème?” gli chiese la sorella. Anni prima aveva conosciuto la nuora del deposto sovrano. Non erano diventate amiche, però il loro incontro si era dimostrato utile per lei. E ora le dispiaceva che fosse costretta a lasciare il Paese. Ma forse c’era la mano del destino in questo. Casualmente ripensò a un’altra persona costretta a vivere nascosta, in un Paese straniero, lontana dalle persone che amava. Quando il fratello annuì ella pensò: “Si semina ciò che si raccoglie.” Ma non lo disse.

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categorie: ribellione e rimpianto
venerdì, 13 febbraio 2009

I magnifici sette

Aderisco a un'iniziativa lanciata da Carlo Menzinger per far conoscere in giro scrittori emergenti o poco conosciuti.

Si tratta di elencare sette opere che in particolare ci hanno colpito.

Nel mio elenco saranno un po' più di sette, ma non credo che nessuno la prenderà male!!! :-)

Queste sono le mie segnalazioni:

L'errore di Cronos di Barbara Risoli: Si tratta di un fantasy storico in cui la protagonista si trova proiettata dalla Roma degli anni ottanta nella Grecia degli Achei. Vivrà numerose avventure e riuscirà persino a conquistare il cuore del temibile re acheo, detto figlio del lupo per la sua crudeltà.

I due ufficiali di Cristina Contilli: Gelosie, amori e intrighi politici nella Francia ottocentesca. Juliette, figlia del marchese de Sade ritrova un vecchio amante che credeva morto in battaglia suscitando la gelosia del marito, Alain. Ma anche l'ex fidanzata di lui farà ritorno a Parigi.

Il veleno del cuore di Barbara Risoli: Siamo all'inizio della rivoluzione francese. Una giovane donna che ha appena mandato a monte il proprio matrimonio conosce un brigante senza scrupoli e lo convince a inscenare il proprio omicidio per sfuggire al padre che vuole chiuderla in un convento. Innescherà così una serie di avventure che lasceranno il lettore senza fiato.

Lesbo è un'isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi: Le vicende sentimentali tormentate di una ragazza lesbica che, nel tentativo di conquistare la propria felicità, si troverà ad affrontare numerosi problemi ed entrerà in contatto con la depravazione umana.

A passo di danza di Elisabetta Modena: Una commovente storia d'amore che vede come protagonista un ragazzo padre. Un racconto ispirato a Pesuasion di Jane Austen.

Il duello di Cristina Contilli: Narra le vicende sentimentali di Costanza Arconati divisa fra l'amore di Pietro Borsieri e Giovanni Berchet. Sullo sfondo anche le vicende personali di Silvio Pellico e Cristina Archinto Trivulzio, la donna da lui amata e sposata in gran segreto.

La figlia dell'imperatrice di Cristina Contilli: Le vicende di una figlia illegittima di Napoleone Bonaparte, Josephine De Beauharnais. Un gradevole spaccato storico del periodo.

Nebbie nella brughiera di Claudine Giovannoni: Un'avvincente storia d'amore e d'avventura fra presente e passato. Una bella assistente di volo si innamora di un pilota ma ogni volta che è con lui prova strane sensazioni e vede cose che sembrano venire da un lontano passato. I due scopriranno di essere legati a un'altra coppia vissuta secoli prima in Francia e dovranno indagare insieme per scoprire questo affascinante mistero che li unisce.

Vedetta di Pierluigi Curcio: Ambientato nell'antica Britannia un uomo vuole vendicarsi dell'uccisione della donna che amava e del figlio di lei per opera di un sovrano malvagio e crudele. Ma le cose saranno più difficili di quanto pensa e rischierà di mettere a repentaglio la propria vita e quella dei suoi amici.

E voi? Avete una lista di autori emergenti da segnalare? L'invito è rivolto a tutti.

 


postato da: Luna70 alle ore 10:16 | link | commenti (41)
categorie:
giovedì, 12 febbraio 2009

Chiacchiere fra amici

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“Mi stai ascoltando?” chiese Victor, spazientito. “Oggi hai la testa da un’altra parte. Che ti è successo?” Albert fissò l’amico con aria sognante. Si trovavano in un caffè, a discutere di politica, come al solito; ma per lui non era una giornata come le altre. “Ho commesso un’enorme sciocchezza oggi, amico mio”, cercò di spiegare. Era terribilmente confuso, ancora non si rendeva conto di quali sarebbero state le conseguenze del suo gesto. Ma poi aggiunse: “E ne sono terribilmente felice.” Victor era perplesso. C’erano momenti in cui non comprendeva assolutamente Albert. L’amico restava per lui un perfetto enigma e quello era uno di quei momenti. “Di sciocchezze ne hai commesse tante nella vita. Ma addirittura ne sei felice, adesso? Avanti, che hai fatto stavolta?”

“Mi sono portato a letto la nipote del duca.”

“Chi?” mentre lo fissava, gli occhi di Victor si strinsero fino a diventare due fessure.

“Catherine Beauchamps.”

“Avevo capito. La mia era un’esclamazione di sorpresa. Ma sei impazzito? Come diamine ti è passato in mente? Fra tutte le donne che ci sono in giro proprio la nipote di un duca dovevi disonorare? Era vergine?”

“Si.” Ad un tratto gli parve grottesco parlare di lei in questi termini. Cosa importava che fosse vergine oppure no? Come spiegare all’amico le emozioni che aveva provato e quanto fosse irrimediabilmente cambiata la sua vita in un sol giorno? Non esistevano parole per spiegare tutto quello che gli si agitava nel cuore, purtroppo.

“E adesso cosa hai intenzione di fare?”

“Non lo so.” Era vero. Nel momento in cui aveva preso Catherine fra le braccia non aveva minimamente pensato al dopo. Tutto ciò che contava era la fusione di due corpi che si amavano, il resto perdeva di significato. Ma ora, a mente fredda, si domandava incerto: “E adesso?”

 

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categorie: ribellione e rimpianto
sabato, 07 febbraio 2009

Attimi di passione

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Catherine fissò incredula il corpo di Albert che giaceva addormentato sul letto, accanto a lei. Scoprire i piaceri dell’amore era stata per lei una sconvolgente rivelazione. Essere amata così da lui, la più piacevole delle sensazioni. Cosa si era persa fino ad allora? Oh, se avesse potuto rimanere lì con lui per sempre e se il tempo si fosse potuto fermare nel preciso attimo in cui la faceva sua. Era stato tutto magico. All’improvviso le aveva sfilato via i vestiti, spogliandola completamente. E l’aveva accarezzata e baciata in ogni parte del corpo, facendola rabbrividire di piacere. Erano inevitabilmente finiti a letto, sebbene non fosse stata quella la sua intenzione iniziale, quando si era presentata a casa sua. Voleva conquistarlo sì, ma si era aspettata qualche bacio e una promessa di amore eterno. Quello che era accaduto non sarebbe nemmeno riuscita a immaginarlo. Ma non lo rimpiangeva. Lo avrebbe fatto altre mille volte e ancora mille. Sentiva che non sarebbe mai stata sazia del corpo di lui così perfetto e ben scolpito. Mentre lo studiava con gli occhi della donna innamorata, intenta a memorizzare ogni minimo particolare, egli aprì gli occhi e sorrise. “Spero tu non ti sia pentita di quel che è successo”, le disse titubante. Ma l’espressione estasiata di catherine era una prova più che sufficiente del fatto che così non era. “Tu che ne dici?” il suo sguardo malizioso lo divertì. “Avevi proprio ragione. Sei una ragazza incredibilmente passionale. Se le donne della tua famiglia sono tutte così, fortunati i loro uomini!” Adesso fu lei a guardarlo divertita e a soffocare una risata. Poi Albert l’attirò a sé, baciando quelle sue labbra così sensuali. Catherine lo lasciò fare e ricambiò il suo bacio con trasporto. Si sentiva le farfalle nello stomaco ed era una piacevole sensazione, pensò, mentre le mani del suo uomo le accarezzavano la schiena, fino a raggiungere le natiche. Fecero di nuovo l’amore, con studiata lentezza, quasi volessero assaporare ogni attimo, ogni sensazione, ogni brivido. Catherine rimase con lui per tutta la mattina e anche oltre, dimenticando il pranzo e persino il fatto che, probabilmente, i suoi zii erano in ansia per lei. Qualsiasi cosa passava in secondo piano ora. Si decise a rincasare solo prima di sera. Aveva ancora le guance arrossate, gli occhi risplendenti ed il timore che chiunque potesse leggervi dentro l’immenso amore che provava per Albert. Per fortuna non fu così. Tutto ciò che trovò al suo rientro furono i visi ansiosi degli zii e non solo. A quanto pare erano giunti a Parigi, proprio quel giorno, i suoi genitori e la nonna materna. Catherine si ritrovò a fissare il volto severo del padre, colmo d’irritazione. “Dove ti eri cacciata?” le disse, senza mezzi termini. Lei deglutì, consapevole di averla combinata grossa. Non sapendo cosa inventare di credibile azzardò: “Sono andata a fare una passeggiata con Roland. Non mi aspettavo certo di trovarvi qui al mio rientro. Cosa ci fate a Parigi?”

Edmond eluse la domanda e chiese a sua volta: “Chi sarebbe questo Roland?”

“Oh, il barone di Montyon”, si affrettò a spiegare Claire, “Una persona senz’altro affidabile, non temere.”

“Così affidabile da andarsene in giro con mia figlia fino a sera?” Catherine arrossì. Con Albert si era dimostrata sicura delle proprie decisioni, ma non aveva fatto i conti con la gelosia paterna. Era vero che sia la nonna che la madre non si erano mai attenute alle regole sociali, scegliendo chi amare, col cuore, e donandosi alla persona prescelta con corpo e anima; loro, ne era sicura, l’avrebbero capita. Ma per il padre le cose non erano così semplici. Lui sognava per lei un buon matrimonio e, di sicuro, non avrebbe visto di buon occhio la sua relazione con un rivoluzionario. Mantenendo il suo sangue freddo ella rispose: “Oh, non era nostra intenzione attardarci in questo modo. E’ stata colpa mia. Volevo vedere Versailles e lui mi ci ha portata, solo che, durante il tragitto, la carrozza ha avuto dei problemi. Siamo finiti in un fossato e per riprendere il cammino c’è voluto un sacco di tempo. Mi spiace infinitamente.” Nell’udire il nome di Versailles gli occhi di nonna Julie si velarono di lacrime. Erano ancora vividi, dentro di lei, i ricordi legati al suo soggiorno alla reggia. Nelle orecchie le riecheggiavano le risate dei principi che non aveva più potuto rivedere e un’immensa nostalgia per la giovinezza e la spensieratezza di un tempo si fece largo nei suoi pensieri. Catherine la capì al volo e corse ad abbracciarla. “Scusa nonna, non volevo rattristarti. So che Versailles ti ricorda fatti e persone che hai amato.”

“Non hai di che scusarti, figliola”, fece tuttavia Julie, “Piuttosto sei riuscita a vedere la reggia? E’ cambiata da allora, immagino.”

“Non so, nonna. Alla fine per il problema alla carrozza non siamo riusciti a raggiungere neanche la cittadina di Versailles. Potremmo tornarci insieme, però.”

Edmond tuttavia riprese la parola. Ancora non aveva finito con lei. “E questo giovanotto, Roland, come mai non ti ha riaccompagnata a casa?”

“Oh, intendeva farlo, ma non ho voluto. Era già così tardi che ho preferito che continuasse il tragitto verso la sua residenza.” Il padre non pareva del tutto convinto, ma Charlotte, sua moglie, lo rabbonì: “Suvvia, tesoro. Cos’è questo? Un interrogatorio? Non vediamo nostra figlia da mesi e la stiamo assillando con inutili domande. Piuttosto, come stai Cath?”

La ragazza sorrise alla madre con affetto. I suoi interventi erano sempre risolutivi nelle discussioni col padre. Lui pendeva dalle sue labbra e finiva sempre per ascoltare i suoi consigli.

“Benissimo, mamma. La vita qui a Parigi è a dir poco fantastica.”

A quel punto si intromise zio Jean-Paul: “Non capisco cosa ci trovi di così fantastico, ragazza mia. C’è appena stata una rivolta e la città è ancora in subbuglio. Mi domando a cosa pensiate voi giovani, a volte. Il mondo crolla e voi neanche ve ne accorgete.” A quella battuta, tutti risero e, per fortuna, tornò il buonumore. Ma Catherine non era tranquilla. Con la presenza di suo padre a Parigi le cose si complicavano. Si chiese come avrebbe fatto a rivedere Albert.

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postato da: Luna70 alle ore 13:13 | link | commenti (40)
categorie: ribellione e rimpianto
mercoledì, 04 febbraio 2009

Dichiarazione d'amore

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L’indomani mattina Catherine si agghindò come se dovesse partecipare a un incontro importante. E, in un certo qual modo, lo era. Se voleva conquistare quell’uomo doveva essere perfetta. Aveva deciso di agire alle prime luci dell’alba, così da eludere la sorveglianza degli zii che ancora giacevano addormentati sotto le lenzuola. Della cugina, manco a parlarne; era risaputo che era solita dormire fino a tardi e Armand avrebbe mantenuto il segreto se lei gli avesse promesso di portarlo a trovare Albert uno di quei giorni. Quel ragazzino aveva letteralmente perso la testa per il giovane rivoluzionario. E non era il solo. Sorrise al pensiero e disse fra sé: “Mi spiace, fratellino, ma oggi non posso proprio farti venire con me. Devo essere sola con lui.” Si diede un’ultima occhiata allo specchio, si infilò un cappellino all’ultima moda e uscì. Fuori l’aria fresca del mattino la fece quasi rabbrividire. Durante la giornata il caldo era insopportabile ma a quell’ora si stava decisamente meglio. L’ideale per un incontro galante, pensò divertita. A una prima occhiata distratta, Catherine poteva sembrare terribilmente sicura di sé. In realtà aveva il cuore in tumulto e per la testa le balenavano mille pensieri. Aveva riflettuto tutta la notte su cosa dire o come comportarsi. Se fosse stato meglio rivelargli il suo amore subito o prima cercare di intuire i suoi sentimenti e se fosse libero da un qualsiasi legame. E se avesse avuto un’altra donna? Se lo era chiesto un centinaio di volte. O, peggio ancora, se fosse stato sposato? Poi si era data della sciocca; se così fosse stato, la sera in cui aveva dormito da lui avrebbe notato una presenza femminile o comunque qualche indizio che rivelasse che in quella casa viveva qualcun altro oltre a lui. Invece le era sembrata decisamente la casa di uno scapolo. Che poi avesse qualche relazione poco importava. Gli avrebbe fatto dimenticare ogni altra donna, di questo era più che sicura. Quando si ritrovò davanti alla porta del suo appartamento però le tremavano le gambe. Già aveva dimenticato tutto ciò che aveva pensato di dire, sentiva solo il rumore sordo del proprio cuore che batteva all’impazzata. Di una cosa era certa: non si era mai sentita così in tutta la sua vita.

 

 

Albert si era appena alzato ed aveva ancora la bocca impastata dal sonno. Si stiracchiò e andò ad aprire una finestra, certo che l’aria del mattino lo avrebbe svegliato. Mentre si affacciava fu stupito di vedere Catherine intrufolarsi nel portone e salire le scale fino alla sua porta. Aprì di scatto l’uscio, prendendola di sorpresa. Non si era accorta che lui l’aveva vista arrivare e per un attimo fu colta dal panico. Stavolta monsieur Cléry non si era preoccupato di indossare una camicia e si trovava nudo, dalla cintola in su. I loro sguardi si incontrarono per un attimo, poi lei gli si gettò, impulsivamente, fra le braccia e lo baciò. Colto alla sprovvista Albert ricambiò quel bacio con ardore. In fondo era un uomo e quella deliziosa ragazza gli piaceva. Certo che gli piaceva. Ma era pericolosa. Molto pericolosa, per uno come lui. Quando si staccò da lei, era quasi stordito.

“Non avresti dovuto…”, balbettò confuso. Aveva gli ormoni impazziti, ma un briciolo di assennatezza gli era rimasta. Catherine era col volto in fiamme. Quel bacio l’aveva sconvolta. Non era la prima volta che baciava un uomo. Una sera Roland, approfittando dell’oscurità di un boschetto, l’aveva attirata a sé e si era impossessato delle sue labbra prima che lei potesse respingerlo. Ma non era stato per niente come quel bacio. Tutto ciò che ricordava di quel maldestro tentativo era l’umido della saliva di lui sulle labbra. Ora invece le ginocchia le tremavano e una prorompente emozione si era impadronita di lei. “Ti amo”, disse quasi in un sussurro, “E ti desidero con tutta me stessa. Prima d’ora non ho mai conosciuto il desiderio. Non questo tipo di desiderio. Ma tu mi sei entrato nell’anima e non riesco a pensare ad altro. Sento che morirò se tu mi respingi.” Lui la fissò allibito. Non si aspettava una tale dichiarazione appassionata. Fino a quel momento aveva visto in lei solo la ragazzina viziata, non la donna. Ed era per lui una piacevole e sconvolgente novità quell’oscura parte di lei che, fino ad ora, gli era stata celata. Non voleva ammetterlo, ma quel bacio aveva scosso anche lui. Come ipnotizzato dalla visione delle sue guance accaldate e dal respiro affannoso, chiuse la porta alle sue spalle e l’attirò a sé. Stavolta fu lui a condurre il gioco, esplorando la sua bocca, quasi volesse gustare il sapore di lei fin nel profondo del suo essere. La sentì tremare fra le braccia poi la lasciò per cercare i suoi occhi. Parevano confusi e spaventati, ma pieni di desiderio, esattamente come i propri.

“Stiamo commettendo un grosso sbaglio”, ebbe il coraggio di ammettere, prima di baciarla di nuovo sul collo vellutato. “Tuo zio non mi perdonerà mai una cosa del genere, lo sai?” Catherine sfidò il suo sguardo senza il minimo timore. “Mio zio non c’entra in tutto questo. Siamo solo tu ed io. Lui non si intrometterà.”

“Come puoi dirlo? Tu sei sotto la sua protezione. Non dovresti essere qui con me. Dovresti pensare alla tua reputazione.”

Lei rise all’improvviso. “Le donne della mia famiglia non l’hanno mai fatto. Perché dovrei essere io l’eccezione?” Lui aggrottò la fronte, stupito da quella dichiarazione. “Dunque appartieni a una razza di donne passionali?”

“Assicuratene tu stesso.” Lo provocò lei. Albert sapeva che non era saggio, ma, solo in quell’istante, si era reso conto di aver desiderato quella ragazza fin dal primo momento in cui l’aveva vista, così fiera e sicura di sé, come se niente al mondo la spaventasse. Proprio come era lui. Le due facce di un’unica medaglia. O due anime gemelle. Scacciando dalla propria mente ogni esitazione, tornò a baciarla. Un bacio lento, profondo e terribilmente eccitante in cui entrambi si persero.

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categorie: ribellione e rimpianto