Edmond_e_charlotte

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Le storie di Laureen

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Le passioni, l'arme e l'amore...

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martedì, 31 marzo 2009

L'incontro col papa

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Dopo aver salutato Cesare Borgia, Cristiano sospinse Elisa all’interno della grande sala dove, su un trono dorato, sedeva tronfio e imponente Papa Alessandro VI.

Ai suoi piedi si trovava una giovane donna dalle forme proporzionate, la carnagione perlacea e un viso aggraziato e rotondo incorniciato da una lunga capigliatura bionda. Gli occhi erano neri e vivaci e si posarono incuriositi sulla nuova arrivata.

Elisa era sicura di aver già visto quel viso in uno dei dipinti di Raffaello riportati nel suo libro di arte. “Chi è quella?” Chiese sottovoce al suo amico.

Cristiano le sussurrò all’orecchio: “E’ Giulia Farnese. L’amante di Sua Santità.”

Ella aprì la bocca in un moto di sorpresa e la richiuse prontamente per non lasciarsi sfuggire un’esclamazione di cui si sarebbe pentita.

Non era abituata a tutto ciò: un cardinale che cercava di sedurla e un Papa con ben quattro figli e un’amante dichiarata. Erano cose che nella sua epoca sarebbero state inconcepibili invece lì parevano normali e sacrosante.

Cristiano le fece segno di inginocchiarsi innanzi al Santo Padre ed ella obbedì prontamente. Del resto le ginocchia le tremavano e stare in piedi le sarebbe risultato difficile.

Finalmente Alessandro VI parlò: “Il nostro Cristiano ci ha riferito che state cercando impiego. Poiché abbiamo proprio bisogno di una giovane volenterosa che stia a servizio presso la moglie di mio figlio, Sancha d’Aragona, abbiamo deciso di concedervi questo onore. Comincerete oggi stesso. Cristiano vi darà le indicazioni necessarie.”

Elisa che aveva tenuto lo sguardo basso come le aveva suggerito precedentemente il suo giovane amico, tirò un sospiro di sollievo.

Poi le fu concesso di alzarsi e congedarsi.

Cristiano la seguì con un sorriso soddisfatto che sembrava volerle dire: “Hai visto? Ti avevo detto che ce l’avremmo fatta.” E lei lo ricambiò con affetto.

Quando attraversarono nuovamente l’anticamera però lo sguardo di Elisa fu catturato nuovamente da Cesare che le lanciò un’ultima occhiata di fuoco.

A Cristiano non sfuggì quello sguardo e si rivolse a lei in tono di rimprovero.

“Stai lontana da Messer Cesare, Elisa. Non è uomo per te.”

Ma lei non volle dargli ascolto. “Che c’è? Sei geloso?” Scherzò allegramente.

Solo in seguito si sarebbe resa conto che quello era un saggio consiglio.

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categorie: viaggio oltre il tempo
giovedì, 26 marzo 2009

Un affascinante cardinale

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Mentre annuiva timorosa si ritrovarono innanzi a una grande porta di legno intarsiato e con decorazioni in oro. Lì c’era ad attenderli un’altra guardia che, come le precedenti, li fece passare non appena Cristiano spiegò che erano attesi.

Furono fatti entrare in un’anticamera con le pareti affrescate. I disegni riproducevano episodi della Sacra Bibbia ed Elisa si incantò a guardarli. I pavimenti erano coperti di tappeti persiani, mentre il soffitto era dorato e con splendide decorazioni.

“Aspetta qui”, le disse Cristiano con aria tesa, “Ti precedo io. Tu entrerai quando verrai chiamata. D’accordo?”

Stava per rispondere ok ma si trattenne. “Va bene”, mormorò sforzandosi di tenere la testa bassa.

“Così sei perfetta.” Le sorrise lui e si dileguò all’interno di un’altra porta egualmente decorata in oro. Elisa intuì che quella fosse la sala dove il Papa concedeva udienza e si sentì la gola secca per l’agitazione.

Prima aveva fatto la spavalda ma si rendeva perfettamente conto che trovarsi di fronte a Papa Alessandro VI non fosse esattamente come stringere la mano a Benedetto XVI in una piazza gremita di giovani intenti a sventolare bandierine.

E se avesse commesso un passo falso? Una morsa le serrò lo stomaco e per un attimo fu tentata di fuggire via.

Stava ancora cercando di riacquistare il poco autocontrollo che le rimaneva quando la porta da cui erano entrati lei e Cristiano si aprì nuovamente ed entrò un giovane vestito da Cardinale.

Elisa, dimentica degli avvertimenti di Cristiano, lo fissò dritto negli occhi ed arrossì.

Era bellissimo. Un padre Ralph dei tempi antichi, pensò restando addirittura abbagliata dalla prestanza fisica dello sconosciuto.

Per nulla imbarazzato dal suo sguardo adulante egli la scrutò a sua volta, soffermandosi con impudicizia sulla scollatura del suo abito.

Sbagliava o l’occhiata che le stava lanciando era alquanto libidinosa? Elisa si diede della sciocca. Quello era un cardinale, non un uomo qualunque. Come poteva anche solo pensare che avesse pensieri peccaminosi su di lei?

A un tratto il cardinale parlò: “Chi siete?” Il tono era utoritario ma non scortese.

“Ehm… mi chiamo Elisa e sono attesa dal Santo Padre.” Rispose imbarazzata. “Sto aspettando di essere convocata.” Aveva parlato in maniera appropriata? Si chiese e poiché il giovane non assunse un’aria sconvolta ne dedusse che se l’era cavata.

“E voi chi siete?” Si fece più audace, sforzandosi di dare del voi come era d’uso in quell’epoca.

Il cardinale la fissò per un lungo istante in silenzio, come per valutare se la sua domanda meritasse una risposta, infine disse con fierezza: “Sono Cesare Borgia, secondogenito di Alessandro VI.”

Elisa trasalì. Quello era Cesare Borgia? Ricordava perfettamente di averlo studiato in storia in quarta liceo. “Cazzo!” Si lasciò sfuggire in un sussurro.

“Prego?” Il cardinale la stava fissando con una tale insistenza da metterle quasi paura. Aveva degli occhi bellissimi ma glaciali.

Elisa si morse la lingua e balbettò: “Nulla, Eminenza.” Era così che ci si rivolgeva a un cardinale? Si chiese nella più totale confusione. Intanto Cesare le si era avvicinato e aveva teso una mano per sfiorarle una guancia. “Siete molto graziosa, madonna Elisa.” Disse con voce suadente. “Posso sapere in che rapporti siete con mio padre?”

La ragazza strabuzzò gli occhi e ripose: “Nessun tipo di rapporto. Il mio amico Cristiano mi ha detto che Sua santità sta cercando una ragazza che possa occuparsi della nuora che giungerà a Roma oggi. Vorrei propormi per quel lavoro.”

“Ah, sei una serva dunque!” Lo disse con un tale disprezzo da farla arrossire di rabbia. Come si permetteva di dare della serva a lei? Pensò Elisa ma si trattenne dal manifestare il proprio disappunto, intimorita dal suo sguardo.

Intanto Cesare stava seguendo il contorno del suo collo con la punta delle dita, procurandole un brivido lungo la schiena. Non si era mai sentita così. Eppure aveva vissuto momenti di intimità con Matteo, sebbene non fossero mai arrivati al dunque. Solo che lui non era mai stato così… si sforzò di trovare la parola adatta, così sensuale, ecco!

Le dita del giovane si insinuarono all’interno della scollatura dell’abito ed ella trasalì.

Gli lanciò un’occhiata allarmata e lui sorrise divertito.

“Fai la verginella spaventata?”                             

Elisa era scioccata. Non si sarebbe mai aspettata delle parole simili da un cardinale!

“Quanti anni hai?” Le chiese, sempre in tono divertito Cesare.

“Diciotto.”

“La stessa età della sposa del mio fratellino, se non sbaglio.” Continuò sorridendo. “Una piacevole coincidenza. Credo che quel lavoro sarà senz’altro tuo.”

Si allontanò da lei ma continuò a fissarla bramoso, come se volesse spogliarla con gli occhi.

Elisa non era mai stata guardata in quel modo prima d’ora e ne fu visibilmente turbata.

Poi la porta dietro cui si era dileguato Cristiano si aprì ed il suo giovane amico le fece cenno di seguirlo. Solo in quel momento si avvide della presenza del cardinale e si profuse in un inchino.

“Messer Cesare. I miei omaggi.”

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categorie: viaggio oltre il tempo
lunedì, 23 marzo 2009

L'antica San Pietro

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L’alba era già spuntata da un pezzo quando Cristiano bussò con insistenza alla porta della sorella per avvertire Elisa che il Santo Padre aveva accettato di vederla.

La ragazza che si era appisolata sulla sedia sobbalzò e ci mise un po’ per capire dove si trovasse.

“Cazzo, non è stato un sogno!” Esclamò convinta che al suo risveglio si sarebbe ritrovata nella sua cameretta, nella Roma del 2009.

Betta che era già sveglia da un pezzo la esortò a sbrigarsi.

“Suvvia, non puoi far attendere Sua Santità. Corri!”

Poi Cristiano le fece strada. Cercava di non guardarla perché la trovava talmente bella da sentire uno strano turbamento nel profondo del cuore e sapeva che quella ragazza non era per lui, anzi presto avrebbe fatto ritorno in un mondo a lui sconosciuto, dettaglio in più per non permettersi di fantasticare sul suo conto.

“A proposito”, si ricordò all’improvviso, cercando di allontanare certi pensieri dalla sua mente, “Evita parole come cazzo quando ti troverai davanti ad Alessandro VI. Non stanno affatto bene sulla bocca di una donzella.”

Elisa fece un sorrisetto divertito. “Che moralista!” Lo prese in giro. “Ok. Ci ero arrivata anche da sola, sai? Non è la prima volta che mi trovo davanti a un Santo Padre. Lo scorso anno ho persino stretto la mano a Ratzinger!”

“E chi sarebbe costui?”

“Benedetto XVI. E’ il Papa della mia epoca.”

Cristiano parve impensierirsi. Ogni riferimento al tempo da cui proveniva gli faceva un effetto strano, ancora gli sembrava tutto così assurdo.

All’improvviso si ritrovarono al centro dell’antica piazza di San pietro.

In pieno giorno Roma parve a Elisa ancora più estranea di come la ricordasse.

All’epoca la piazza era quasi rettangolare e con un dislivello di circa dieci metri tra il Borgo Nuovo e la scalinata che conduceva alla Basilica di San Pietro.

Le strade erano percorse da carri e cavalli invece che da automobili e moto e le persone su cui posava lo sguardo erano vestite come nei film in costume.

“Un’altra cosa”, la redarguì Cristiano, “Non guardare la gente negli occhi.”

“Perché?”

“Non so nel tuo mondo ma qui le donne tengono gli occhi bassi.”

Elisa gli lanciò un’occhiataccia. “Che stronzata!” Sibilò. “Comunque non ti preoccupare, farò come dici.”

Quando furono in cima alla scalinata la ragazza era strabiliata. L’antica basilica era parecchio differente da quella del ventunesimo secolo e molto più antica.

La facciata aveva degli spioventi digradanti ed era preceduta da un quadriportico. Le navate erano cinque con la centrale rialzata e più larga, coperta da capriate.

All’ingresso della basilica furono accolti da un paio di guardie che guardarono Elisa con diffidenza ma sembravano conoscere bene il suo accompagnatore.

“Siamo attesi da Sua Santità.” Disse prontamente Cristiano e le guardie li lasciarono passare.

“Che figata!” Esclamò Elisa. “Niente metal detector!”

Cristiano la scrutò con un’altra delle sue occhiate di rimprovero: “Per favore puoi adeguarti al nostro linguaggio? Se continui a dire cose che nessuno capisce il Santo Padre non si fiderà mai di te. Vuoi che ci rinchiuda entrambi nelle segrete del Castello?”

A quel punto Elisa deglutì spaventata. In effetti non ci aveva pensato. Quella era un epoca in cui i pericoli si trovavano a ogni angolo. Non che ai suoi tempi non ci fossero cose di cui aver paura, ma era diverso. Nella sua Roma sapeva come difendersi e come rivolgersi alle persone. Lì invece era tutto nuovo per lei.

Subito fu colta dal panico. “Non so se ce la farò. Non sono capace di parlare come voi!”

“Beh, cerca di sforzarti. Altrimenti siamo entrambi nei guai.”

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categorie: viaggio oltre il tempo
mercoledì, 18 marzo 2009

La trasformazione di Elisa

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“Come diavolo avete fatto ad arrivare qui dal futuro?” Cristiano aveva parlato all’improvviso, facendola trasalire e interrompendo il corso dei suoi pensieri.

“Non lo so.”

“E nel vostro tempo tutte le fanciulle vestono in questo modo bizzarro? Sembrate più un uomo che una gentil donzella con quegli strani calzoni.”

Un sorriso si allargò sul volto del giovane ed Elisa si ritrovò a fissare un paio di occhi grigi sorprendentemente belli. Prima non se ne era resa conto ma Cristiano era proprio un bel ragazzo: alto, magro, ma con le spalle muscolose – segno che doveva essere abituato ai lavori di fatica – aveva i capelli color biondo cenere ed un viso aperto e leale.

“Più o meno.” Rispose titubante.

“E ora come farete a tornare nel futuro?”

“Non ne ho la più pallida idea.”

Aveva creduto che nulla potesse accadere di peggio in quell’assurda giornata ma si era sbagliata. Era successo l’irreparabile, invece, ed ora si domandava terrorizzata cosa ne sarebbe stato di lei, sola, in un’epoca a lei sconosciuta. Un’epoca in cui le donne contavano meno di zero.

Al solo pensiero calde lacrime le rigarono il volto stravolto dalla paura.

Cristiano le si avvicinò e le accarezzò una guancia con fare fraterno.

“Suvvia, non piangete. Se non avete un posto dove andare posso aiutarvi io. Almeno finché non troverete il modo di tornare da dove siete venuta.”

Elisa lo fissò dubbiosa. “E come?”

“Potete rimanere qui, al Vaticano. Papa Alessandro VI sta cercando proprio una ragazza da mettere a servizio presso la sposa di suo figlio Goffredo che arriverà domani insieme al marito. Posso proporre voi per questo incarico. Con la mia raccomandazione non dovrebbero esserci problemi. I Borgia si fidano molto di me e sono contenti del mio operato.”

Elisa sgranò gli occhi sorpresa. Lei a servizio dei Borgia? Le sembrava un’assurdità. Di quella famiglia sapeva solo le cose imparate sui libri di scuola, non avrebbe mai immaginato di incontrare uno di loro nella realtà. Figurarsi essere assunta da Alessandro VI in persona!

Eppure non aveva scelta. Doveva trovare al più presto un luogo sicuro dove stare e Cristiano era l’unica persona a cui potesse chiedere aiuto.

Si sforzò di sorridere e disse: “Anche nella tua epoca servono le raccomandazioni per trovare lavoro, eh?”

Il giovane ricambiò il sorriso. “Diciamo che aiutano. Però, non potete presentarvi così innanzi a Sua Santità. Dovete cambiarvi assolutamente abito, ma in questo può aiutarvi mia sorella.”

“Ah, ce l’hai sul serio una sorella.”

“Eh, già. Ma non è una strega.”

Cristiano ammiccò e per la prima volta Elisa ridacchiò. Avrebbe dovuto piangere, disperarsi, eppure la presenza di quello sconosciuto le era di conforto. Forse aveva trovato un amico.

 

Betta fissò il fratello con aria truce. Non solo l’aveva svegliata in piena notte dicendole che aveva bisogno di un favore ma adesso le chiedeva di prestare uno dei suoi abiti a una strana ragazza che non aveva mai visto prima, abbigliata come un buffone di corte.

“Tu sei completamente pazzo”, lo rimproverò severa, “Non sai nemmeno chi sia e vuoi farla assumere da Sua Santità? E se fosse una ladra o, peggio, una spia? Come sei entrato nelle grazie dei Borgia puoi anche uscirne e tu sai cosa succede ai loro nemici.”

Cristiano sbuffò spazientito. Si fidava di quella ragazza, sebbene fosse assurdo. Nei suoi occhi aveva letto una profonda onestà e sincerità.

Di certo non poteva rivelare a nessuno che proveniva da un’altra epoca. Lo avrebbero preso per folle e magari rinchiuso. Però di una cosa era sicuro: doveva aiutarla in qualche modo.

“Suvvia, Betta. Fidati di me e non fare storie. Cosa ci ha insegnato nostra madre fin da quando eravamo bambini? A essere misericordiosi col prossimo e ad aiutare chi si trova in difficoltà. L’hai per caso dimenticato?”

La giovane annuì, un poco più rilassata. Poi si rivolse nuovamente al fratello: “Coraggio, esci. Non vorrai che si spogli di fronte a te, no?”

Cristiano uscì dalla stanza dopo aver lanciato un’occhiata rassicurante a Elisa.

Intanto lei si era guardata un po’ attorno per prendere confidenza con quell’ambiente a lei nuovo.

Adesso si trovava nell’ala della servitù negli appartamenti dei Borgia, in quella che era la stanza da letto di Betta. Si trattava di una camera angusta e illuminata dalla luce fioca di una candela.

L’arredamento, semplicissimo, era composto da un piccolo letto di legno e un Armadio. C’erano poi un tavolino e una sedia di fronte all’unica finestra da cui si poteva vedere la basilica di San Pietro ergersi in tutta la sua imponenza.

“Mi spiace per tutti i grattacapi che sto dando a te e a tuo fratello.” Mormorò a un tratto, sentendosi in colpa.

Betta le sorrise amabile. “Non preoccuparti. Quello che ha detto mio fratello è giusto: bisogna aiutare il prossimo se ne abbiamo la possibilità.”

“Dove vivo io non la pensano tutti così.” Ribatté Elisa con una smorfia.

Quindi si tolse le scarpe da ginnastica e si sfilò i Jeans ed il pullover, gettandoli sul letto di Betta e facendoli seguire dalla sottile maglietta di cotone ed i calzini.

Rimasta solo in reggiseno e slip chiese titubante: “Devo togliere anche questi?”

Betta assunse un’aria sconcertata. “Ma dove hai preso questi indumenti? Sono talmente strani!”

Afferrò i Jeans incuriosita e fece una smorfia. “Questo tessuto non l’ho mai visto da nessuna parte.”

Elisa annuì e per un attimo pensò se fosse il caso di spiegare anche a lei da dove venisse. Poi però decise di tenersi sul vago. Non voleva che la prendessero per pazza o, peggio, per bugiarda.

“Sì. E’ un tessuto molto raro da queste parti. Ma sono sicura che un giorno andrà di moda.”

“Può darsi”, fece Betta alquanto scettica, “Ma io preferisco gli indumenti che usiamo qui da noi.”

Alla fine Elisa si fece convincere a togliersi anche la biancheria intima di Dolce & Gabbana.

L’aveva pagata una fucilata ma era chiaro che non potesse portarla nella Roma dei Borgia.

Quindi indossò una camiciola di cotone e sopra una tunica di lana grezza color marrone. Era alquanto scollata e scopriva in maniera indecente i suoi seni.

“Non è un po’ troppo scollato questo vestito?” Si lamentò arricciando il naso.

Betta scrollò le spalle incurante. “Se non ti sentivi a disagio con quei calzoni che ti fasciavano i fianchi e le gambe come una seconda pelle perché dovresti esserlo per la scollatura di quest’abito?”

“Ehm… forse perché sarò ricevuta dal Papa? Mi caccerà a pedate se oserò presentarmi conciata così? Siamo in Vaticano, mica in un bordello!”

A quel punto la sorella di Cristiano trattenne una risatina. “A sua Santità piacciono le belle donne e più sono svestite più lui le apprezza. Vedrai il lavoro sarà senz’altro tuo!”

Elisa era scioccata. “Stai scherzando, vero?”

“Mai stata più seria di così. E ora facciamo entrare mio fratello, è necessario un parere maschile, ti pare?”

Aprì la porta facendo trasalire Cristiano che attendeva all’esterno.

“Dai, vieni a dare un’occhiata”, gli disse la sorella allegramente, “Sembra un’altra persona!”

Il giovane varcò timorosamente la soglia e cercò Elisa con lo sguardo. Quando la vide rimase come folgorato. Sembrava che avesse perso l’uso della parola di fronte a quell’incredibile visione.

Era la fanciulla più bella che avesse mai visto. Portava i lunghi capelli color biondo miele sciolti sulle spalle ed il suo corpo snello e sinuoso si adattava perfettamente al vestito prestatole da Betta.

Ad un tratto il suo sguardo scese sull’ampia scollatura ed egli arrossì.

“L’avevo detto a tua sorella che quest’abito è un po’ eccessivo”, borbottò lei cercando di coprirsi con le mani. Ma Cristiano esclamò compiaciuto: “Siete bellissima, madonna Elisa!”

“E basta con questo madonna!” Sbuffò la ragazza contrariata. “Puoi darmi del tu e chiamarmi semplicemente Elisa, per favore? Dalle mie parti si usa così.”

Cristiano annuì serio. “Va bene, Elisa. Cercherò di ricordarlo.”

Poi frugò in una tasca ed estrasse un ciondolo. “Era di mia madre”, chiarì nel porgerglielo, “Sarei felice se lo indossassi tu.”

“Ma non posso!” Fece lei decisa. “Questo è troppo.”

“Me lo restituirai quando te ne andrai.” Esclamò tuttavia lui, senza voler sentire ragioni.

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sabato, 14 marzo 2009

Anno 1496

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“Stai parlando con me?” Chiese a sua volta, fissandolo incerta.

“E con chi altri? Non vedo nessun’altro a parte voi.” Fu la brusca risposta che ricevette.

“E allora perché parli al plurale? Avrai notato che insieme a me non c’è nessuno, no?”

Il ragazzo assunse un’aria dubbiosa, quasi come se quello che aveva appena detto gli risultasse strano. Poi riprese con circospezione: “In effetti è inconsueto che una fanciulla come voi si aggiri per la città senza scorta e per giunta di notte. Potrebbe essere pericoloso.”

Elisa strabuzzò gli occhi. “Ma come cazzo parli? Sembri uscito da un film sul medioevo.”

“Un film? Di che diavoleria si tratta?”

“Senti, mi stai prendendo in giro o ti sei fatto una canna?” Perdette la pazienza lei.

Le mancava anche il tossico per completare quella degna giornata!

“Mi rincresce, madonna, ma non riesco proprio a capire quello che dite.” Fece il giovane con aria contrita. Pareva spaesato e, cosa alquanto bizzarra, non sembrava fingere.

“E si può sapere perché mi chiami madonna? Per chi mi hai presa, per la cantante forse?”

A quel punto lo sconosciuto fece un passo indietro quasi fosse timoroso. La fissava come avesse visto il diavolo.

“Ok, io devo raggiungere il mio motorino. E’ tardi e i miei genitori mi aspettano, per cui se non hai altro da aggiungere io me ne andrei.”

“Cos’è un motorino?” Si decise a chiedere il ragazzo. “E voi chi siete? Una strega forse? Le vostre vesti sono alquanto bizzarre!”

Elisa vide che la squadrava da cima a fondo e sbuffò. Quello doveva essere suonato. Il suo abbigliamento non aveva nulla di strano, indossava solo un paio di Jeans, un pullover e scarpe da ginnastica.

“Senti, strega vallo a dire a tua sorella, ok?”

Il giovane sgranò gli occhi. “Conoscete mia sorella, madonna?”

Elisa scosse il capo sconsolata. “No. E se è fuori di testa come te non desidero conoscerla! L’unica cosa che voglio è trovare il mio motorino e andarmene a casa. Ma che cazzo è successo in città stasera? E’ buio pesto. Per caso è in atto un black out che tu sappia?”

Si volse a guardare lo sconosciuto ma si avvide che continuava a fissarla sbigottito invece di rispondere alla sua innocua domanda.

Cercando di ignorarlo si avviò sul lungotevere nella direzione in cui si ricordava di aver lasciato il suo motorino ma, una volta giunta sul posto, non lo trovò.

La città continuava ad apparirle diversa ed Elisa corrugò la fronte impensierita.

Distrattamente lanciò un’occhiata al Tevere che scorreva placidamente sotto di lei. Anche le sue acque le parvero differenti da come le ricordasse, nessuna lattina abbandonata sugli argini del fiume, nessun sacchetto di plastica… eppure le sembrava di aver notato parecchia spazzatura di quel genere quando era arrivata. Adesso era sì insozzato di rifiuti, ma di genere diverso.

All’improvviso lanciò un urlo e si ritrasse.

“Che vi è successo?” Chiese la voce del ragazzo di prima che, evidentemente, l’aveva seguita.

“Guarda laggiù”, rispose lei allarmata, “In acqua, c’è un cadavere che galleggia!”

Il giovane seguì il suo sguardo e scrollò le spalle con noncuranza.

“Sarà l’ennesima vittima dei Borgia. Di questi tempi se ne trovano parecchie da queste parti. Ma voi da dove arrivate, madonna?”

“Senti, smetti di chiamarmi madonna, per favore.” Reagì lei con rabbia. Si sentiva confusa, come se stesse vivendo un incubo. “Il mio nome è Elisa.”

“Un bel nome. Io invece mi chiamo Cristiano. Sono al servizio dei Borgia da qualche anno e quindi sono avvezzo a situazioni del genere. Non è il primo cadavere che viene trovato nelle acque del Tevere.”

“I Borgia?” Elisa lo fissò incredula. “Ma che anno è questo?” La domanda le parve assurda solo a pronunciarla eppure le era scappata istintivamente.

“Siamo nell’anno del signore 1496.”

Per poco lei non ebbe un mancamento. La testa le girava vorticosamente ed era difficile razionalizzare quella situazione incredibile. Cercò di andare indietro con la memoria e ricordò l’attimo in cui aveva pensato che le sarebbe piaciuto vivere in un’altra epoca.

Cazzo, non poteva essersi realizzato il suo desiderio! E poi lei l’aveva pensato così, come per gioco. Non c’era una reale intenzionalità.

“Ok. Voglio tornare nel mio tempo!” Disse, chiudendo gli occhi per concentrarsi meglio. Ma quando li riaprì il ragazzo dagli abiti cinquecenteschi era sempre innanzi a lei e la guardava attonito.

“Merda! Perché non funziona?”

“Cos’è che non funziona?”

Elisa sospirò affranta. “Non può essere vero. Non può essere sul serio il 1496!”

Cristiano pareva stupito quanto lei. “Perché? Da quale epoca venite voi?”

“Dal 2009.”

“Che cosa? Allora è vero che siete una strega!”

Elisa lo guardò di sbieco ma non replicò. Era tutto troppo assurdo. Forse quel tipo le stava tirando un brutto scherzo; non poteva essere altrimenti.

Eppure, più si guardava intorno, più tutto sembrava condurla verso quell’unica ipotesi: quella era la Roma del passato. La Roma dei Borgia.

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lunedì, 09 marzo 2009

Fra le braccia di Albert

BeyondCompare

Quel pomeriggio, anche i genitori di Catherine e nonna Julie, se ne andarono da Parigi. Edmond non poteva lasciare la tenuta in mano di estranei, per cui decise di far ritorno in Camargue. Inutile dire che la fanciulla fu terribilmente sollevata per la loro partenza. Non attese un solo minuto e trovò una banale scusa per correre da Albert. Bussò alla porta dell’appartamento in rue Saint Denis col cuore che le martellava in petto dall’emozione. Fu, tuttavia, delusa quando ad aprire non fu il suo amato, bensì il suo amico Victor. “Ehi, chi si rivede!” esclamò, con un sorriso malizioso, il giovane, “Immagino che tu sia qui per vedere Albert.” Ella annuì imbarazzata. Era sicura che quell’uomo fosse a conoscenza della loro relazione e sperò che si togliesse dai piedi in fretta. In effetti lo fece. Salutò brevemente l’amico che si era affacciato sulla soglia dell’altra stanza, non appena aveva sentito la voce di Catherine, dopo di che si dileguò all’istante.

“Dove eri finita?” la interrogò Albert irritato. Durante quei giorni aveva atteso inutilmente una sua visita e quasi si era consumato dalla voglia di vederla varcare quella porta. Catherine gli sorrise. “Oh, sapessi… i miei genitori sono venuti a trovarci. Proprio non sono riuscita a liberarmi di loro; desideravo da impazzire correre qui da te, ma proprio non ne ho avuta la possibilità. Mi perdoni?”

“Beh, dipende da te riuscire a farti perdonare.” Lo disse in tono divertito ma era estremamente serio. Quella era la prima volta che una donna lo teneva sulle spine e lo trovava allo stesso tempo eccitante ed irritante. Ridendo Catherine cominciò a spogliarsi in fretta, quasi non volesse sprecare altro tempo in inutili chiacchiere. Poi gli si gettò fra le braccia, baciandolo avidamente sul collo. Lui la fece scivolare sul pavimento e, in un attimo le fu sopra. Fecero l’amore lì, per terra, con una foga che non si sarebbe aspettato. Catherine era così. Riusciva sempre a sorprenderlo. Mentre giacevano l’uno fra le braccia dell’altro, una volta appagati i propri sensi, ella disse piano: “Mi sei mancato terribilmente in questi giorni. Credevo di impazzire.”

“Non farlo più, Cath”, fu la sua risposta, “Altrimenti potrei ucciderti.”

Lei si sollevò su un gomito e lo scrutò attentamente. Non era certa che scherzasse ma, poi, lui le dedicò uno smagliante sorriso e disse, con aria sbarazzina: “Allora, racconta. Che hai fatto di bello senza di me?” Catherine gli raccontò di come l’arrivo dei genitori e della nonna materna l’avessero colta di sorpresa e delle scuse che si era dovuta inventare per giustificare la sua lunga assenza da casa, quel giorno. Albert la guardò, divertito. “Ma non avevi detto che nella tua famiglia è considerato normale avere delle relazioni illecite?”

“Io ho detto soltanto che le donne della mia famiglia non hanno mai rispettato molto le convenzioni sociali e le regole. Se si scoprisse che sono terribilmente innamorata di te, mi capirebbero.”

“Ma…?”

Lei gli dedicò un finto sguardo innocente. “Ma…”, completò, “E’ meglio che non lo scoprano.” Lui rise e l’attirò a sé. “Dai, vieni qui. Ho tanta voglia di te.” Catherine non se lo fece ripetere.

 

Continua... 


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categorie: ribellione e rimpianto
giovedì, 05 marzo 2009

Il passaggio segreto

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All’improvviso il suo cellulare si mise a suonare. La gente che stava affrettandosi verso l’uscita le lanciò sguardi incuriositi ed Elisa controllò sul display il nome di chi la stava cercando.

“Cazzo, è Matteo!” Mormorò fra sé. Non voleva parlargli. Non ora. Avrebbe affrontato più tardi le sue stupide scuse, adesso le premeva solo arrivare in cima a quella scalinata.

A un tratto notò una porticina a cui non aveva mai fatto caso. C’era un cartello con su scritto Vietato l’ingresso ai non addetti ma non era chiusa a chiave, anzi era semiaperta.

Spense il cellulare che continuava a suonare in maniera fastidiosa e si richiuse la porta alle spalle.

Un’idea folle le si insinuò nella mente: poteva nascondersi lì e uscire quando tutti i turisti si fossero allontanati e i guardiani avessero chiuso l’ingresso.

Così si sarebbe goduta la spendida vista di Roma al tramonto da sola, senza occhi curiosi attorno.

Avrebbe potuto fingere di essere una dama seicentesca in attesa di incontrare il suo cavaliere.

Per un attimo pensò che le sarebbe piaciuto vivere in un’epoca lontana e innamorarsi di un personaggio affascinante come quelli dei romanzi che leggeva avidamente.

Si mosse a tentoni all’interno della stanza che era immersa nella penombra.

Poco a poco la sua vista si abituò all’oscurità e allora cominciò a guardarsi intorno. Aveva immaginato che quello fosse un magazzino o qualcosa di simile, invece si accorse di essere in una biblioteca antica. Grandioso. Per lei che adorava i libri non poteva esistere nulla di più affascinante.

Allungò una mano tremante nel tentativo di afferrare un tomo decisamente datato. Chissà che segreti poteva celare fra le sue pagine polverose, si chiese incuriosita, magari avrebbe potuto scoprire qualche segreto.

Ma, non appena ebbe scostato il libro, udì un rumore sinistro, come uno scricchiolio, e lentamente un pannello della libreria si aprì su un cunicolo stretto e buio.

Elisa sapeva che non avrebbe dovuto addentrarsi lì dentro. Poteva essere pieno di topi e scarafaggi, si disse per autoconvincersi a rinunciare, ma la curiosità era troppo forte.

Riaccese il cellulare, sperando che Matteo avesse desistito con le sue chiamate inopportune e usò il display per far luce, quindi si avventurò all’interno.

Il cunicolo era parecchio impolverato e pieno di ragnatele. Elisa rabbrividì. Aveva il terrore dei ragni, ciò nonostante proseguì fino a giungere in un’altra stanza più piccola e buia della precedente. Era un luogo tetro e maleodorante pieno di cianfrusaglie e oggetti antichi.

Ma quello che le parve strano fu il fatto che sembrava che nessuno mettesse piede lì dentro da secoli. Tutto era ricoperto da uno spesso strato di polvere e si sentiva puzza di muffa.

Elisa si aggirò fra quelle anguste mura, curiosando qua e là. Trovò delle armi antiche e strumenti di tortura che, chissà per quale motivo, non si trovavano all’interno di un museo ma parevano essere state dimenticate in quel luogo misterioso.

Inoltre, su un tavolaccio alquanto malridotto, erano posati dei manoscritti appartenenti a chissà quale epoca lontana.

Cercò di decifrarli ma erano in latino e, mannaggia a lei, quella era un’altra materia in cui non eccelleva di certo.

A un tratto la sua attenzione fu attirata da una botola sotterranea. La aprì, non senza fatica, e sbirciò timorosa all’interno.

L’orario delle visite doveva essere finito da un pezzo, pensò, probabilmente l’avevano già chiusa dentro all’edificio e avrebbe dovuto darsi da fare per cercare una via d’uscita.

Eppure quella botola l’attirava come una calamita.

Con un sospiro si calò all’interno e decise di scoprire dove conducesse. Stavolta la strada era talmente stretta che fu costretta a camminare carponi; tuttavia, ad un tratto, scorse una flebile luce in lontananza e capì che era arrivata a una sorta di uscita.

Con sua enorme sorpresa si ritrovò all’esterno. Quello doveva essere un passaggio segreto, una sorta di uscita secondaria.

Eccitata da quella scoperta sorrise fra sé. Buono a sapersi. Avrebbe potuto sfruttare quel passaggio tutte le volte che voleva intrufolarsi a Castel Sant’Angelo fuori dall’orario di visita.

“Che fico!” Mormorò euforica. Poi decise che fosse il caso di avviarsi verso casa.

Nel frattempo era calata l’oscurità; non sapeva quanto tempo avesse trascorso a curiosare nei meandri dell’antico castello ma senz’altro era tardi e i suoi genitori le avrebbero fatto una bella ramanzina per il ritardo.

Cercò di orizzontarsi ma ebbe qualche difficoltà. Il paesaggio circostante pareva diverso da quello a cui era abituata. Eppure conosceva quella parte di Roma come le sue tasche!

Aggirò la fortezza nel tentativo di giungere all’ingresso principale ma, quando l’ebbe raggiunto rimase sconcertata.

Il lungotevere sembrava diverso da come lo ricordasse. Attorno non era posteggiata nessuna auto, né un motorino e nessun lampione illuminava quella parte della città.

Persino l’aria pareva diversa; più pura, come se l’inquinamento cittadino si fosse dissolto all’improvviso.

Al tempo stesso si sentiva un odore nauseante che non seppe definire. Pareva un misto di escrementi di cavallo e liquame umano.

Arricciò il naso schifata e gettò un’occhiata distratta al cellulare per controllare che ora fosse.

In quel momento si accorse che il suo telefonino non prendeva.

“Cazzo, non c’è campo!” Imprecò sottovoce, quando all’improvviso, alle sue spalle, uno sconosciuto le rivolse la parola facendola trasalire.

“State cercando qualcuno, madonna?”

Elisa si ritrovò a fissare un giovane che doveva avere all’incirca vent’anni, vestito in modo alquanto bizzarro. Forse ne veniva da una festa di carnevale, sebbene martedì grasso fosse passato da un pezzo.

Continua...


postato da: Luna70 alle ore 15:40 | link | commenti (43)
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martedì, 03 marzo 2009

Esperimento

Ho pensato di alternare alle puntate di "Ribellione e rimpianto" una nuova storia che sto scrivendo per avere l'opinione di voi lettori in merito. Siccome mi sto cimentando in un genere nuovo, quello del "Time Travel" il vostro giudizio mi sarà molto utile.

Qui di seguito trovate la prima puntata:

Elisa smontò dal motorino, cercando di ricacciare indietro le lacrime.

Quella era stata una giornata no sotto tutti i fronti: a scuola il compito di matematica era andato male, si era beccata una ramanzina da suo padre e, per finire, quando era corsa a casa di Matteo, il suo ragazzo, l’aveva trovato con un’altra.

Era convinta che una sfiga più grande di quella non potesse capitarle.

Ma poi, dico, proprio con quella Valeria doveva mettersi quello stupido di Matte? Pensò mentre camminava senza meta, ancora con un diavolo per capello. Quella è un incrocio fra un babbuino e una foca monaca! Ok, ha le tette più grosse delle mie, ammise con rabbia, ma è risaputo che è una che la dà a tutti! Già. Era proprio quello il problema. Elisa aveva cercato di ignorarlo ma una vocina sorda dentro di lei le stava gridando in faccia la verità. Lei si era rifiutata di farlo, in più di un’occasione. Voleva che la sua prima volta fosse speciale, invece in tutte le circostanze in cui si era trovata sola con lui c’era qualcosa che non andava. Era come se mancasse la poesia.

Forse era vero quello che le dicevano le sue compagne di scuola: leggeva troppi romanzi e si era fatta un’idea troppo romantica dell’amore.

Eppure lei amava Matteo. O almeno aveva creduto di amarlo fino a quel momento. Adesso non ne era più così certa, mentre un’ira cieca si impadroniva di lei.

Si ritrovò, senza quasi essersene resa conto, davanti a Castel Sant’Angelo.

Fin da quando era bambina era lì che si rifugiava quando era triste o in ansia per qualcosa. Quel posto aveva il potere di calmarla; le piaceva trovarsi fra quelle mura antiche forse perché la storia aveva sempre esercitato un grande fascino su di lei.

Si intrufolò all’interno mentre l’addetto ai biglietti le gridava dietro, con spiccato accento romano:

“Aho, signorina, l’orario delle visite sta pe terminà.  Sannamo a casa!”

Elisa sfoderò uno dei suoi sorrisi più seducenti e rispose: “Solo un attimo. Ho scordato il casco per il motorino all’interno, durante la visita pomeridiana. Entro un secondo a prenderlo, altrimenti se mi becca un vigile che vado in motorino senza casco una multa non me la toglie nessuno e poi chi li sente i miei genitori?”

Il bigliettaio la fissò dubbioso. Non ricordava di averla vista entrare quel pomeriggio e lui era in servizio dall’una, non si era mosso di lì neppure per una pausa.

“Suvvia, sia gentile. Cosa le costa? Oggi è stata una giornataccia, ho persino ceffato in pieno il compito di mate, mi lasci almeno recuperare il mio casco!”

L’uomo fece un sorriso sghembo e annuì. “D’accordo, signorina. Ma si sbrighi, mi raccomando.”

Elisa gli rivolse uno sguardo raggiante e corse dentro. Salì le scale di corsa, voleva vedere la sua Roma dall’alto e bearsi di quella vista prima di tornare a casa e affrontare le prediche dei genitori.

Le sarebbero bastati pochi minuti per cancellare l’amarezza di quella giornata storta.

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Continua...


postato da: Luna70 alle ore 08:11 | link | commenti (41)
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