
Le passioni, l'arme e l'amore...
Elisa gli si avvicinò e cominciò a baciarlo sul collo, sul petto, sulla clavicola. Percorreva una linea immaginaria sul suo corpo snello e muscoloso e Cesare rimase senza fiato.
“Credevo che avrei avuto a che fare con una vergine impaurita”, sentenziò, “E invece mi ritrovo con un’amante esperta. Sei piena di sorprese, cara Elisa.”
Lei si fermò un istante per guardarlo dritto negli occhi. “Sono ancora vergine, ma non sono totalmente inesperta. Ho avuto un ragazzo con cui sono stata per due anni.”
“E chi sarebbe questo ragazzo?” Si incuriosì Cesare, con una punta di gelosia.
Elisa scrollò le spalle. “Un bastardo che mi ha messo le corna appena ha potuto. L’ho lasciato per questo.” O almeno, lo avrebbe lasciato se avesse avuto la possibilità di farlo e non fosse stata catapultata in un’epoca sconosciuta, pensò. L’idea che lui la stesse cercando e non sapesse dove fosse, quasi la divertiva. Forse, avrebbe pensato che la sua scomparsa fosse legata al forte dolore che le aveva causato e in quel momento si sentiva terribilmente in colpa. E invece lei stava per andare a letto con Cesare Borgia. Sorrise e specificò: “Non sono mai voluta andare fino in fondo con lui perché non mi sentivo pronta. Però, in due anni, non è che ci siamo guardati solo negli occhi, capisci?”
“Capisco.” Cesare continuava a osservarla sotto la luce delle candele con un’espressione indecifrabile. “Tuttavia non mi aspettavo tutta questa intraprendenza da parte tua. Sei ben diversa da Sancha.”
Le sue ultime parole la irritarono. “Che c’è? Fai confronti?”
“E’ inevitabile farli. Pur essendo sposata con mio fratello, le ho dovuto quasi strappare i vestiti di dosso. Si vergognava a farsi vedere nuda. Mi ha detto che quella era la prima volta che si faceva vedere senza niente addosso e allo stesso tempo non aveva mai visto un uomo nudo.”
A quel punto Elisa aggrottò la fronte. “E come fanno l’amore lei e Goffredo? Vestiti?”
Cesare fu scosso da un’irrefrenabile risata. “Parrebbe di sì.”
Poi fu Cesare a baciare dappertutto lei. Quella ragazza lo faceva impazzire. Era diversa da tutte le altre amanti che aveva avuto: incarnava la purezza di una vergine e la sensualità di una meretrice.
Quando raggiunse il suo monte di venere, baciandola fra le cosce, Elisa sussultò. Cesare era estremamente abile, su questo particolare Sancha non aveva mentito, si ritrovò a pensare mentre chiudeva gli occhi estasiata, dimentica persino del vero motivo che l’aveva portata lì.
A un tratto lui si fermò e come sopra pensiero mormorò: “Quel ragazzo di cui mi hai parlato…”
“Matteo?” Chiese lei come emergendo dall’acqua, dopo che un’onda impetuosa l’aveva assalita.
Cesare annuì. “Mi chiedevo se ti ha fatta godere così, come sto facendo io.”
Elisa parve frugare nei meandri della propria memoria. In realtà il suo ex era capace solo di pensare a se stesso. Raramente si dedicava con tanta dedizione a lei.
“No. Mai.” Rispose, dunque, con un velo di malinconia.
“Allora non hai perso nulla.” Fece Cesare con soddisfazione mentre riprendeva ad accarezzare con la lingua le sue labbra più intime.
Elisa si contorse ed ebbe la sensazione di precipitare nuovamente sott’acqua. Solo che non era come affogare. Era estremamente piacevole. Credette di essere sul punto di urlare, quando udì bussare alla porta della stanza, con forza.
Entrambi trasalirono. Infine una voce femminile implorò a voce alta: “Cesare, aprimi. Sono io, Lucrezia!”
“Dannazione, è mia sorella!”
Elisa si mise a sedere incredula. “Cazzo!” Esclamò senza riuscire a trattenersi. “Che situazione imbarazzante. Dove mi nascondo? Nell’armadio?”
Cesare le dedicò un sorrisino divertito. “Non ce n’è bisogno. La riceverò nell’anticamera.” E indicò una porta che evidentemente metteva in comunicazione quella stanza con un’altra.
Alzatosi, si infilò una vestaglia di raso e un paio di pantofole. “Tu aspettami qui. Non ti muovere.”
Poi si dileguò all’interno dell’altra stanza ed Elisa lo udì aprire la porta da lì e lasciare entrare una Lucrezia particolarmente agitata.
Ora, Elisa sapeva bene che non era buona educazione ascoltare le conversazioni altrui; tuttavia, la curiosità era troppo forte e, dopo essersi avvolta nel lenzuolo per coprire le sue nudità, si avvicinò alla porta e la aprì lentamente, in modo che restasse leggermente socchiusa.
Vide Lucrezia con le lacrime agli occhi mentre si torceva le mani con fare nervoso.
“Sono incinta, Cesare. E’ sicuro. Ho tutti i sintomi e sono due mesi che non sanguino.”
Lui la guardò torvo per un istante. “E’ di nostro padre?”
A quella domanda Elisa quasi non si lasciò andare a un’esclamazione di sorpresa, rivelando stupidamente la sua presenza. Per fortuna riuscì a trattenersi, ma le pareva tutto assurdo: Cesare era a conoscenza della relazione incestuosa fra sua sorella e Rodrigo? E non aveva fatto nulla per impedirlo? Intanto, Lucrezia si era messa a passeggiare nervosamente per la stanza.
“No. Non è suo.” Rivelò all’improvviso, tremante.
“E di chi allora? Di sicuro non di tuo marito!”
Lucrezia gli lanciò un’occhiata colma di sdegno. “E hai il coraggio di chiederlo?”
“Taci, per favore.”
Elisa intuì che il cardinale fosse preoccupato per qualcosa, ma non riusciva a capire cosa. Non era forse peggio se il bambino fosse stato frutto di un incesto? Si chiese. Poi accostò meglio l’orecchio e udì Lucrezia rispondere con rabbia: “E’ tuo, Cesare. Sei tu il padre.”
A quelle parole, Elisa fu come folgorata. Sentì Cesare che imprecava e continuava a dirle di tacere e che avrebbe sistemato tutto, facendo credere a Rodrigo che il figlio fosse suo. Ma a lei sembrava di vivere un incubo. L’uomo con cui stava per fare l’amore; quello di cui si era perdutamente innamorata, non solo aveva sedotto la moglie del fratello, ma si era portato a letto anche la sua stessa sorella. Per Elisa fu troppo. Si allontanò dalla porta e si infilò velocemente i propri vestiti.
In un attimo varcò la porta della stanza da letto di Cesare e corse nei bui corridoi del Vaticano. Correva senza sosta, senza nemmeno rendersi conto di dove andava. Tutto ciò che voleva era allontanarsi per sempre da lui.
Continua...
Quella sera, Elisa lasciò il palazzo di Santa Maria poco dopo che Sancha si fu allontanata, al fianco del marito, per presenziare alla cena. Per non essere vista da nessuno, utilizzò il passaggio che le aveva mostrato Cesare e in un attimo si ritrovò negli alloggi dei Borgia, in Vaticano.
Per fortuna si ricordava perfettamente dove fosse ubicata la stanza dell’aitante cardinale e, come le aveva anticipato lui, non vide l’ombra di una guardia o di un domestico e poté intrufolarsi all’interno senza nessun problema.
Una volta entrata, si guardò attentamente intorno. Era un ambiente estremamente ricco ed elegante che sembrava appartenere più a un principe che a un uomo di chiesa. Le pareti erano affrescate e i pavimenti ricoperti da tappeti di pelliccia. Al centro della stanza c’era un enorme letto a baldacchino, ricoperto da un copriletto di velluto vermiglio e, ai piedi del letto, un grosso forziere. Lo aprì, tirando un sospiro di sollievo quando si accorse che non era chiuso con nessun lucchetto. Purtroppo, non vi trovò nulla di interessante: solo un’armatura da guerra e parecchie armi. Si chiese cosa se ne facesse un cardinale di quella roba e giunse alla conclusione che, forse, sperava sempre che il padre lo mandasse a combattere, come aveva fatto col fratello.
Poi, frugò all’interno di un armadio, ma anche lì trovò solo abiti. Vi erano anche un turibolo e dei paramenti sacri che, evidentemente, utilizzava durante le funzioni religiose, ma nessuna chiave sospetta. Provò anche a guardare sotto il letto e persino sotto ai cuscini. Nulla. Cominciava a sospettare che Cesare tenesse le cose di valore, o quelle che voleva nascondere, altrove.
Del resto, così come aveva fatto entrare lei con tanta disinvoltura, chissà quante altre donne avevano accesso a quella stanza. Di certo non era prudente per lui rischiare che qualcuno si impossessasse di qualcosa di prezioso.
Quindi, l’unico modo di accedere a quella chiave, era conquistarsi le sue simpatie, al punto che cominciasse a confidarsi con lei e finisse per tradirsi in qualche modo. Non era facile, perché intuiva che Cesare fosse molto astuto e restasse sempre all’erta, anche durante gli incontri amorosi.
Sancha le aveva raccontato che parlava molto poco di sé e dopo l’amore, di solito, si abbandonava a mute riflessioni, senza condividere con lei i pensieri che gli affollavano la mente.
Ma le aveva anche detto che era un amante formidabile e che per quello gli si perdonava tutto il resto. Elisa, che aveva già assaggiato i suoi baci, non stentava a crederlo e fremeva all’idea di abbandonarsi ancora una volta fra le sue braccia.
Stavolta, sarebbe andata fino in fondo, dopotutto non aveva nulla da perdere e tanto da guadagnare. E al diavolo Cristiano e tutte le sue raccomandazioni! Stavolta, avrebbe fatto come le suggeriva l’istinto. Cominciò a spogliarsi, districando i lacci che tenevano legata la veste sulla schiena, uno a uno. A quel punto, la lasciò cadere a terra e scivolò fuori. Poi, si sciolse i lunghi capelli biondi, trattenuti in una treccia sulla nuca. Ripose l’abito su una sedia ricoperta di velluto rosso e posò i nastri per capelli su un tavolino da notte di legno intarsiato, su cui erano stati lasciati una bottiglia di vino pregiato e due calici d’oro tempestati di rubini.
Quindi, salì sul grande letto a baldacchino e vi si sdraiò completamente nuda, in attesa che Cesare la raggiungesse.
Arrivò poco dopo la mezzanotte ed entrando rimase a fissarla meravigliato. Neanche la visione di Sancha in camera sua, la notte in cui era divenuta la sua amante, l’aveva sorpreso tanto.
“Che c’è?” Lo stuzzicò Elisa divertita. “Ti eri dimenticato di avere un appuntamento con me?”
Era la prima volta che gli si rivolgeva in tono confidenziale, ma trovava sciocco apprestarsi a fare l’amore con qualcuno a cui si dava del voi, sebbene questo qualcuno fosse un cardinale.
Lui le si avvicinò lentamente con un sorriso compiaciuto sulle labbra.
“Non l’ho dimenticato. Ma non mi aspettavo di trovarti così, come madre natura ti ha fatta.”
Lei ridacchiò sommessamente. “Ho pensato di facilitarti il lavoro. Ci vuole un’eternità a sciogliere tutti i lacci di questa veste. E’ bellissima, ma poco pratica per una notte d’amore.”
“Hai fatto bene.” Rispose lui, rischiarandola con la luce di una candela, per osservarla meglio. “Sei incredibilmente seducente.”
Elisa sentì un brivido lungo la schiena. Nessuno prima d’ora l’aveva guardata con tale desiderio. Matteo, in confronto, aveva uno sguardo da pesce bollito, non stupiva che con lui non avesse mai trovato l’atmosfera giusta.
“Adesso è il tuo turno, però.” Continuò Elisa con voce suadente. “Non vorrai fare l’amore con me vestito da cardinale? Mi sembrerebbe di essere a letto con padre Ralph!”
“Chi?” Lui la fissò per un lungo istante, gli occhi sgranati che cercavano disperatamente un senso in ciò che aveva appena detto. Un senso che per lui non poteva esistere.
“Padre Ralph è un prete che si innamora di una tizia.” Spiegò la ragazza del futuro. “I due finiscono per passare insieme un’incredibile notte di passione, durante la quale viene concepito un figlio. Ma il prete non vuole abbandonare il sacerdozio perché è ambizioso e vuole fare carriera. Insomma vuole diventare cardinale, come te, e così la lascia.”
Cesare sembrava molto intrigato da quella storia ed Elisa se la stava spassando come una matta.
“E’ qualcuno che conosco questo prete che vuol essere cardinale?”
Lei scosse il capo. “No. Non puoi conoscerlo. Non è una storia vera. E’ solo frutto della fantasia di una scrittrice.”
Pensando divertito che la scrittrice fosse lei in persona - cosa alquanto bizzarra perché a quei tempi era raro che una donna scrivesse - Cesare ribatté: “Beh, mi dispiace deluderti ma io sono ben diverso da questo padre Ralph.”
“Ah, sì?” Lo fissò mentre si sfilava la casacca e studiò i suoi pettorali scolpiti mentre lui si affrettava a ribattere: “Certamente. Io non voglio fare carriera come cardinale e nemmeno diventare papa, come vorrebbe mio padre.”
“Tu vuoi comandare un esercito e prendere il posto di tuo fratello Giovanni.” Terminò per lui Elisa. Nel frattempo Cesare si era liberato anche della calzamaglia, rivelando le sue cosce ben scolpite.
“Esattamente.” Rispose, raggiungendola sul letto.
Elisa era impressionata dalla sua prestanza fisica e non riuscì a nasconderlo. “Cavolo!” Esclamò. “Sei molto meglio di padre Ralph. Hai un fisico da paura!”
Cesare la scrutò perplesso. “Hai paura di me?”
“Ma no. Che hai capito? Dire che hai un fisico da paura è un complimento.”
Continua...
Anche l’estate passò velocemente, senza che Elisa venisse a capo del suo problema. Ormai, erano trascorsi circa cinque mesi da quando aveva attraversato il varco nel tempo e la ragazza continuava a torturarsi, pensando ai propri genitori ed al dolore che dovevano provare, non sapendo dove fosse finita la loro figliola. Si chiese se si sarebbero rivolti a Chi l’ha visto? Quella trasmissione in onda su raitre che si occupava delle persone scomparse. Prima d’ora non ci aveva mai pensato, ma chissà se fra quelle persone esisteva qualcuno che, come lei, era finito in un’altra epoca senza mai più fare ritorno. La terrorizzava l’idea che anche lei non avrebbe più riabbracciato la sua famiglia e che sarebbe rimasta solo una foto su un giornale con la scritta: scomparsa!
In ottobre, Giovanni Borgia fu mandato in guerra ed Elisa tirò un sospiro di sollievo. Almeno, non avrebbe più dovuto preoccuparsi di lui e di stargli alla larga. Negli ultimi tempi, aveva temuto parecchio, per la sua sicurezza, e si era accorta che il primogenito del papa non le toglieva gli occhi di dosso, aspettando, probabilmente, il momento propizio per coglierla di sorpresa e riuscire dove aveva già fallito.
Anche Cesare aveva continuato a tenerla d’occhio, ma non si era più avvicinato a lei. Solo dopo la partenza del fratello maggiore, un giorno, se lo trovò davanti all’improvviso e quasi sussultò per la sorpresa.
“Vedo che il vestito che ti ho regalato ti sta d’incanto.” Le disse con un’ombra divertita nello sguardo.
Elisa gli sorrise con gratitudine. “Sì, è molto bello.”
“Non vedevo l’ora che Giovanni ripartisse per poter stare un po’ con te.” Rivelò Cesare a un tratto. Quella frase sibillina non sfuggì alla ragazza che si affrettò a chiedere: “Per quale motivo avete dovuto attendere la sua partenza? Non capisco…”
Cesare la sospinse all’interno di un giardino e la fece sedere su una panchina di marmo, in quello che sembrava un’angolino studiato apposta per gli incontri amorosi. Elisa aveva il cuore che le batteva fortissimo, quasi come fosse stata la sua prima cotta. Ma, del resto, non aveva mai frequentato un ragazzo come Cesare: così forte, autoritario e potente. All’incirca doveva avere la stessa età di Matteo, ventun’anni per l’esattezza, tuttavia sembrava molto più uomo. Forse, perché, in quell’epoca lontana, si cresceva molto più in fretta. Non si sarebbe mai immaginata uno come Cesare a impazzire dietro a un videogioco, per esempio, mentre Matteo avrebbe venduto sua madre per una partita con gli amici.
Dopo che si fu seduto di fianco a lei, il cardinale esordì dicendo: “Se avessi manifestato un interesse nei tuoi confronti, davanti a mio fratello, lui avrebbe fatto di tutto per portarti a letto. C’è sempre stata competizione fra noi e le notizie, qui in Vaticano, si propagano velocemente. Ti sei accorta che era perfettamente informato della mia relazione con Sancha, non è vero?”
Elisa riflettè un istante e annuì. In effetti ne sapeva più lui di Goffredo che era il legittimo consorte della dama in questione.
“Per questo avete finto di ignorarmi, mentre portavate avanti la vostra storia con Madonna Sancha?” Chiese cominciando a intuire cose che prima ignorava. Tra i due fratelli Borgia c’era una rivalità molto più spiccata di quel che davano a vedere.
“Esatto. E devo dire che il mio tentativo è riuscito abbastanza bene. Sancha mi ha raccontato che Giovanni ha cercato di sedurla in più di un’occasione. Ovviamente non ha mai provato ad averla con la forza. E’ pur sempre nostra cognata e nemmeno nostro padre chiuderebbe un occhio di fronte a un fatto simile, se ne venisse a conoscenza. Giovanni lo sa, non è uno stupido.”
“Ovviamente.” Rispose Elisa seccata. Era evidente che invece nei suoi confronti nessuno si sarebbe fatto degli scrupoli. In fondo era solo una stupida serva!
Però, Cesare aveva cercato di proteggerla e, sebbene ne avesse avuta l’occasione, non aveva mai tentato di possederla contro la sua volontà. Forse, non era poi così terribile come affermava Cristiano, si ritrovò a pensare.
“E adesso che vostro fratello non è più qui?” Chiese speranzosa.
Lui le prese una mano e le baciò il palmo, in maniera molto sensuale.
“Incontriamoci stanotte nelle mie stanze. Allontanerò le guardie con un pretesto, così avrai via libera e potrai introdurti liberamente nei miei appartamenti. Io ti raggiungerò dopo la cena.”
Per Elisa fu un’insperata fortuna. Non solo si sarebbe trovata sola con Cesare, ma avrebbe potuto dare un’occhiata alla sua stanza, mentre lui cenava con la sua famiglia. Forse, era l’occasione buona per trovare la famosa chiave della botola!
“Conterò le ore e i minuti.” Rispose, con sincerità.
Cesare le diede un ultimo fugace bacio e si allontanò, lasciandola sola ed esultante.
Continua...
La mattina seguente, un servo recapitò a Elisa un abito nuovo. Era stato confezionato con stoffe pregiate ed era decorato con motivi floreali. Insieme all’abito c’era un biglietto che diceva:
Come vedi il problema del vestito è stato risolto.
Mi impegnerò a risolvere anche il resto.
Cesare.
Si chiese a cosa si riferisse con il resto, ma poi fu chiamata da Sancha e non ebbe tempo per pensarci. La sua padrona aveva un diavolo per capello. Evidentemente, l’aver trascorso la notte lontana dal letto di Cesare l’aveva messa di malumore.
“Dove hai preso quella veste nuova?” Le chiese sospettosa, non appena la vide.
“Oh, questa. E’ un regalo di Cristiano.” Mentì spudoratamente.
Sancha aggrottò la fronte. “Non credevo che la servitù guadagnasse così tanto da permettersi di comprare un abito di gran classe come quello che indossi. Evidentemente i Borgia sono molto generosi.”
“Evidentemente.” Rispose Elisa, conscia del fatto che non gliel’avesse data a bere. Si chiese come avrebbe reagito, se avesse scoperto che il vestito era un dono del suo Cesare, ma non volle metterla alla prova. Contrariamente a Sancha, lei era di ottimo umore quella mattina.
Più tardi, quando incontrò Cristiano, subì un altro interrogatorio in proposito. Anche al ragazzo pareva alquanto strano che un vestito così raffinato le fosse piovuto dal cielo. Elisa si ritrovò a pensare che forse avrebbero suscitato meno scalpore i suoi vecchi jeans e le scarpe da ginnastica che si era portata dal futuro.
“E’ un regalo di Cesare.” Si decise a spiegare, alla fine.
“Adesso lo chiami Cesare come se foste vecchi amici?”
La ragazza sbuffò spazientita. Come avrebbe dovuto chiamarlo visto che quello era il suo nome?
“D’accordo. Volevo dire Messer Cesare. Così va bene?”
Cristiano la scrutò attentamente, quasi avesse voluto leggerle nella mente. “E quale sarebbe, di grazia, il motivo di un simile regalo?”
A quel punto Elisa non riuscì a trattenersi. “Oh, è solo un ringraziamento per la nostra scopata di stanotte.” Tuttavia, quando vide l’amico prenderla sul serio e fissarla con aria inorridita, scoppiò a ridere e disse: “Stavo scherzando, ovviamente. Il fatto è che quel pezzo di merda di suo fratello, Giovanni, mi ha strappato la veste che mi aveva regalato tua sorella e Cesare ha voluto scusarsi, da parte sua, regalandomi un vestito nuovo. Avresti preferito che me ne andassi in giro in jeans e pullover come nella mia epoca?”
Cristiano, che non aveva apprezzato la sua battuta scherzosa, le lanciò un’occhiataccia.
“Forse, sarebbe stato preferibile. Messer Cesare non è solito concedere favori di questo tipo senza ottenere qualcosa in cambio.”
“Oh, e la cosa ti infastidisce?”
“Ancora non vuoi credermi quando ti dico che quell’uomo è pericoloso, vero?”
Elisa distolse lo sguardo. Una parte di lei sapeva che Cristiano aveva ragione e avrebbe dovuto tenersi lontana da lui, ma l’altra parte, quella più nascosta, quella che le faceva battere il cuore ogni volta che si trovava di fronte il bel cardinale, non voleva dar retta a nulla.
“Bé, non è stato Cesare a cercare di violentarmi l’altra notte. E’ stato Giovanni e se non fosse stato per suo fratello che è intervenuto per salvarmi, ora non sarei qui a chiacchierare tranquillamente con te.”
Cristiano sospirò preoccupato. “Tutti i Borgia sono pericolosi. Non ti fidare mai di nessuno di loro, Elisa. Questo è l’unico consiglio che posso darti.”
Lei si accigliò. Ormai era troppo tardi. Cesare esercitava su di lei un’influenza tale da attirarla come una calamita e più cercava di tenerlo lontano più si insidiava nei suoi pensieri, tormentandola.
“Tu sai qual è l’unico modo per liberarmi di loro.” Fece inesorabile. “Trovare quella chiave e far ritorno nel mio tempo.”
Cristiano avrebbe voluto aiutarla, ma si sentiva impotente. “E per farlo devi per forza avvicinarti a Cesare e guadagnarti la sua fiducia, non è così?”
“Esattamente.”
Quell’ultima parola risuonò nell’aria come una condanna a morte. Ma Elisa non aveva paura, anzi quasi bramava il momento in cui si sarebbe trovata fra le braccia del cardinale.
Continua...
Più tardi, Elisa si ritrovò nella stanza di Cesare, con lui che cercava di calmarla.
“Tranquilla. Non è successo nulla.”
Lei lo fulminò con un’occhiataccia. “Nulla, dici? Tuo fratello ha cercato di violentarmi!”
“Ma io gliel’ho impedito.”
“Voglio denunciarlo alla polizia.”
Cesare trattenne un sorrisino. “Denunciarlo? Per cosa? Per aver cercato di possedere una donna? Non credo che questo sia contemplato come un grave crimine.”
“A casa mia lo è.”
“Senza contare che lo Stato della Chiesa è governato da mio padre, che è anche suo padre. Credi sul serio che prenderebbe le tue difese piuttosto che le sue?”
Elisa rimase sconcertata per un istante. Vivere in quell’epoca remota stava diventando sempre più complicato. “Un papa dovrebbe occuparsi solo delle cose religiose e di certo non dovrebbe permettere un’atrocità del genere.” Sbottò irritata.
“Ma tu ed io sappiamo che non è così che vanno le cose.”
Stava per rimettersi a piangere, quando lui le offrì un bicchiere di vino. “Bevi questo. Ti aiuterà a calmarti.” Sembrava insolitamente gentile e questo contrastava con l’opinione che si era fatta di lui. Possibile, che dietro a quella maschera di indifferenza e arroganza che portava, battesse un cuore? Se lo chiese, mentre svuotava il bicchiere per poi chiedere dell’altro vino.
Solo dopo aver bevuto anche il secondo calice, si accorse che lo sguardo di Cesare stava indugiando sul punto della veste che le era stata strappata e da cui si intravvedevano i suoi seni.
Arrossì e cercò di coprirsi con le mani. “Mi ha persino rovinato il vestito.” Si lamentò. “Era l’unico che avevo.” Per lo meno l’unico che potesse andar bene nel 1496.
“A questo si può rimediare.”
Incontrò i suoi occhi e si sentì rabbrividire. La stava guardando con un’espressione dolce che non gli aveva mai visto.
“A proposito…” Si decise a dire. “Grazie per avermi aiutata.”
Cesare sorrise. “E’ stato un piacere.” Poi l’attirò a sé e la baciò. Fu un bacio lento e lunghissimo in cui si assaporarono a vicenda. Elisa si sentiva come stordita e non lo fermò, mentre le mani di lui si protendevano verso i suoi seni, andando a stuzzicare i capezzoli. Gemette piano e chiuse gli occhi. Sentiva di volere di più ed era una sensazione strana, per lei sempre così razionale e riflessiva. Uno dei motivi per cui non era andata fino in fondo con Matteo era la paura di perdersi in un sentimento grande come l’amore. Abbandonarsi completamente a qualcuno era come mettere a nudo le proprie fragilità. E se poi quel qualcuno l’avesse lasciata? Non riusciva a immaginare il vuoto che avrebbe provato in una simile eventualità.
Nel caso di Cesare, poi, era sicura che non ci sarebbe stata storia. Appartenevano a due epoche diverse e lei era più che decisa a far ritorno nella sua. Inoltre, lui era un uomo di chiesa, sia che lo volesse oppure no, indossava l’abito cardinalizio. E come se non bastasse si scopava la cognata.
Non seppe dire quale di quei particolari la riscossero dal suo intorpidimento, forse tutti e tre, comunque, mentre le labbra di Cesare si posavano frementi sul suo collo, lei lo allontanò.
“No, vi prego. Non fatelo.”
Quando posò nuovamente lo sguardo su di lei lui pareva frustrato e confuso.
“Che c’è che non va, ora?”
Elisa si scostò da lui tremante. “Ho appena subito un tentativo di stupro.” Mentì, ben sapendo che non era quella la vera motivazione, “In questo momento non mi va.”
Cesare cercò di ritrovare il proprio autocontrollo e fece appello a tutta la sua pazienza prima di rispondere: “Come vuoi. Ti accompagno fino al palazzo di Santa Maria. Non vorrei che ti cacciassi in qualche altro guaio. Una donna non dovrebbe mai girare da sola di notte.”
Lei lo guardò con aria di sfida. “Me lo ricorderò.”
Si avviarono lungo uno stretto corridoio ed Elisa si accorse fin da subito che lui la stava conducendo attraverso una strada che non conosceva.
“Dove stiamo andando?” Chiese non fidandosi completamente del suo accompagnatore.
“E’ un passaggio segreto”, specificò Cesare divertito dalla sua aria circospetta, “Mette in collegamento il Vaticano col palazzo di Santa Maria.”
A quanto pareva quel posto era pieno di passaggi segreti, pensò la ragazza del futuro.
“Per caso c’è un passaggio anche a castel Sant’Angelo?” Chiese senza riuscire a frenare la propria curiosità. Continuava a pensare alla botola chiusa a chiave e a quello che le aveva detto Cristiano in proposito.
Cesare la fissò dubbioso per un momento che le parve un’eternità. Infine rispose: “Sì, c’è. Si tratta di una passerella sopraelevata che collega il castello coi palazzi vaticani. E’ stato costruito per permettere ai papi di rifugiarsi in un luogo sicuro in caso di qualche minaccia. Due anni fa mio padre se n’è servito per sfuggire alle milizie di Carlo VIII, re di Francia.”
Elisa assunse un’aria delusa. Conosceva già quel passaggio, lo chiamavano Passetto e nella sua epoca era stato restaurato e aperto al pubblico. Lei stessa l’aveva visitato una volta con i suoi genitori.
“Ma all’interno della fortezza non c’è qualche altro passaggio di cui nessuno è a conoscenza?” Insistette, nella speranza di strappargli qualche informazione a lei utile.
Lo sguardo di Cesare tornò glaciale e impenetrabile come quando l’aveva conosciuto. Elisa temette di aver fatto un passo falso ma egli rispose educatamente: “Come mai tutta questa curiosità verso Castel Sant’Angelo, madamigella?” Aveva parlato in tono canzonatorio ma lei ben sapeva che era lungi dallo scherzare. La stava studiando, pensò mentre ribatteva con un sorriso innocente: “Oh, nulla. Mi affascinano i misteri, tutto qui.”
Si accorse che erano arrivati a destinazione quando Cesare si fermò e con un lieve inchino la salutò. “Adesso puoi procedere da sola.” Le disse. “Non ti accompagno nella tua stanza visto che è confinante con quella di Sancha e vorrei evitarla. Sarà furiosa perché stanotte non le ho permesso di raggiungermi.”
“Oh, immagino”, fece lei acida, “Una notte senza sesso sarà dura per madonna Sancha. Speriamo almeno che abbia potuto consolarsi col marito.”
Cesare trattenne una risatina. “Speriamo.” E dopo essersi congedato si dileguò lungo il passaggio segreto. Elisa rimase a guardarlo con una punta di delusione. Non era riuscita a scoprire nulla riguardo alla botola nemmeno in quell’occasione, ma si ripromise di riprovarci.
Continua...
“Ti ho vista parlare con Messer Cesare”, disse Cristiano mentre si avviava con Elisa verso il palazzo di Santa Maria, “Mi sembra di averti già detto che quell’uomo è pericoloso.”
La ragazza sbuffò esasperata. A volte il suo nuovo amico era peggio dei suoi genitori.
“Di cosa hai paura, si può sapere?”
“Temo che possa farti del male. Cesare è abituato a prendere quello che vuole. Anche con la forza.”
“Non dire assurdità!” Reagì con rabbia Elisa. Era stufa che le venisse detto cosa doveva fare e che si cercasse di proteggerla. In fondo, Cesare non le sembrava così pericoloso. O almeno, con lei si era sempre comportato bene.
Affrettò il passo e aggiunse seccata: “Non c’è bisogno che mi accompagni. Conosco la strada.”
Quindi proseguì da sola nel buio della notte. All’improvviso, mentre attraversava i giardini vaticani, si ritrovò in un labirinto di siepi e cespugli di rose. Si accorse di aver sbagliato strada perché era certa di non essere mai stata in quel punto nascosto del giardino, quindi si volse e cercò di tornare sulla retta via, quando si ritrovò innanzi Giovanni Borgia, vestito con una casacca color amaranto e una calzamaglia giallo oro. Era completamente ubriaco e camminava con passo instabile.
“Ma che graziosa fanciulla!” Esclamò, squadrandola da cima a fondo, con un sorriso divertito.
Elisa fece per cambiare strada, ma lui fu più veloce e la trattenne per un braccio.
“Non scappare, bellezza. Non vuoi dare il tuo benvenuto al primogenito del papa?”
A quel punto lei si spaventò. Aveva un’espressione indecifrabile, a metà fra l’ostiilità e l’allegrezza. Intanto, lui, con agilità e destrezza, era riuscito a immobilizzarla, stringendole con forza il polso, al punto che ella temette che le ossa fossero sul punto di spezzarsi. Lanciò un grido, ma non c’era nessuno nei paraggi e Cristiano doveva essere troppo lontano ormai.
“Cosa volete farmi?” domandò atterrita.
“Divertirmi un po’. Che altro?”
Elisa aveva sentito varie voci sulla crudeltà di Giovanni. Si diceva che avesse persino rapito un paio di vergini, appartenenti a nobili casati, e che le avesse violentate, incurante della reazione dei loro familiari. Essere il figlio del papa gli dava il potere necessario per non temere nulla e, di certo, non si sarebbe fatto scrupoli con lei che era solo una serva.
All’improvviso, le strappò la veste e affondò il viso fra i suoi seni. Elisa sentì lacrime amare scendere silenziose, mentre, immobilizzata dalla paura e dalla forza pressante di lui, era conscia di non avere vie di scampo.
In quell’attimo, una voce alle loro spalle la colse di sorpresa. “Lasciala stare.” Elisa riconobbe subito quel tono fermo e risoluto. Era Cesare. “Che vuoi, fratello?” Obiettò Giovanni con rabbia malcelata.
“Sei ubriaco, Giovanni e non stai dando un buono spettacolo di te.” Cercò di blandirlo il giovane cardinale. “Nostro padre non sarebbe contento.”
Giovanni scoppiò in una sguaiata risata. “Nostro padre? Non si intrometterà di certo! Hai scordato che sono il suo figliolo prediletto?”
Tuttavia, Cesare non si dette per vinto e continuò: “Elisa è molto cara a Sancha, nostra cognata. Non vorrai offenderla con un gesto sconsiderato, mi auguro.”
“Sancha?” Giovanni parve frugare nei meandri della propria memoria. “Ah, sì. Quella bella giovane che sedeva vicino a te stasera. Corre voce che te la sia portata a letto. E bravo il mio fratellino.”
Dallo sguardo di Cesare trapelò una profonda collera che tuttavia seppe nascondere piuttosto bene. “Pensi che potrebbe farsi dare una ripassata anche dal sottoscritto?” proseguì Giovanni, continuando a ridacchiare. “Dopo te e Goffredo le manca il terzo fratello, ti pare?”
Cesare si mostrò conciliante e disse: “Perché no? Però adesso è meglio se vai a sdraiarti un poco. Hai bevuto veramente troppo.”
Giovanni lo fissò un istante inebetito poi annuì. Cesare dovette sorreggerlo perché le gambe stavano per cedergli. Quindi lanciò un’occhiata piuttosto eloquente a Elisa che approfittò dello stato confusionale del giovane per fuggire via.
Dopo aver accompagnato il fratello, ubriaco, nelle sue stanze, corse a cercarla e la trovò in un angolo del giardino, ai piedi di una fontanella di marmo. Era seduta per terra e piangeva nascondendo il viso fra le ginocchia. Intuì che dovesse essere ancora molto scossa.
“Stai bene?” Le chiese, con insolita dolcezza.
Lei sollevò lo sguardo e lo fissò con un paio di occhi azzurri, colmi di tristezza. “Voglio tornare a casa mia.” Singhiozzò, senza rendersi conto di cosa diceva. “Non voglio rimanere qui un momento di più.”
Continua...
Nei giorni che seguirono, cercò di evitare Cesare a tutti i costi e trascorse tutti i suoi momenti liberi in compagnia di Cristiano e di Betta ma, più passava il tempo, più vedeva lontana la possibilità di far ritorno nella sua epoca. Il suo fidato amico ancora non era riuscito a trovare un modo per impossessarsi della chiave che le serviva per aprire la botola. Aveva pensato di chiedere a madonna Sancha di aiutarla, visto che ora era entrata nelle grazie di Cesare, ma poi aveva cambiato idea. Del resto cosa avrebbe potuto dirle? Mica poteva rivelarle il suo segreto! Senza contare che era il suo orgoglio, per primo, ad impedirglielo. Ancora non le era passata la rabbia di essere stata prontamente sostituita con un’altra, per il suo rifiuto a intrufolarsi nel letto dell’affascinante cardinale. Evidentemente era il suo destino arrivare troppo tardi.
Intanto i mesi passavano e alla tiepida primavera si sostituì un’afosa estate. Il caldo era insopportabile ed Elisa pensò che avrebbe dato qualsiasi cosa per un po’ di aria condizionata.
Usualmente le famiglie potenti come quella dei Borgia durante i mesi estivi erano solite trasferirsi in località più fresche, ma quella particolare estate fu caratterizzata da una novità: il figlio primogenito di Rodrigo, nonché quello da lui più amato, stava per far ritorno a Roma; pertanto furono organizzati festeggiamenti e sontuosi banchetti in suo onore.
Betta, che era l’aiuto cuoca, non fu affatto contenta, visto che vide aumentare il lavoro, da un giorno all’altro, ed Elisa non poté darle torto.
Il 10 agosto Giovanni, duca di Gandia, nonché capitano generale della Chiesa e comandante dell’esercito degli stati pontifici, fece il suo ingresso in città.
Aveva lasciato in Spagna la moglie e un bimbo piccolo, cosa che stupì alquanto Elisa, diversamente dagli altri che trovarono il fatto stranamente normale. Evidentemente, a quell’epoca, i legami familiari contavano assai poco e non era insolito che marito e moglie conducessero esistenze separate.
Del resto, anche Lucrezia viveva lontana dal marito. Elisa aveva sentito dire che egli avesse addirittura paura di avvicinarsi alla propria sposa. Forse, perché alcune voci di corridoio sostenevano che l’adorata figlia del papa fosse piuttosto brava coi veleni e che non amasse particolarmente l’uomo che le era toccato in sorte.
Alla festa che fu data in onore del ritorno del figliol prodigo, come lo soprannominò scherzosamente Elisa, prese parte anche la servitù. Si organizzarono balli e rappresentazioni teatrali e Cristiano ne approfittò per insegnare alla ragazza alcune danze popolari del loro tempo.
Lei le trovò parecchio divertenti, sebbene il suo umore non fosse dei migliori, a causa della presenza di Cesare.
Di tanto in tanto, lui le lanciava qualche occhiata, ma per lo più rideva e si scambiava battute con Sancha che pendeva dalle sue labbra.
Elisa si ritrovò a invidiarla, nonostante potesse sembrare assurdo.
In quanto al festeggiato, giunse in ritardo, ma fu accolto a braccia aperte dal padre e dai fratelli.
Si trattava di un bel giovane, sebbene non possedesse il fascino del secondogenito, alto e ben piantato, con un sorriso aperto ma arrogante e gli occhi grandi ma infidi. Aveva le stesse labbra di Rodrigo e i capelli erano castani.
Elisa provò istintivamente una repulsione nei suoi confronti e, mentre lo osservava da lontano, si avvide che Cesare l’aveva raggiunta.
“Allora, sei stata conquistata dalla bellezza del mio fratello maggiore?” I suoi occhi erano ridenti, ma il tono acido le fece dubitare che stesse scherzando.
Lei scrollò le spalle con noncuranza. “Non ci vedo nulla di speciale, in realtà.”
Quella risposta gli strappò un sorriso compiaciuto. “Quindi ti piaccio più io?”
“Questo non l’ho detto!
“Suvvia, Elisa. Se volessi compiacermi avresti solo da guadagnarci, ti pare?”
“Ah, sì?” Cercò di dare volutamente un tono sarcastico alla sua domanda ma in realtà sapeva che quella era la verità. Senz’altro avrebbe avuto una chance in più per arrivare alla chiave che stava cercando.
“Sono un uomo ricco e potente.” Specificò lui, strappandole un sorrisetto divertito.
“State cercando di comprarmi, forse?”
Quell’ultima frase riuscì a innervosirlo. Il suo sguardo si fece feroce e le parole gli uscirono con una certa indisponenza: “Posso averti anche contro la tua volontà. In fondo sei solo una stupida serva, non dimenticarlo!”
“Non lo dimentico”, sibilò in risposta Elisa, “E voi fareste bene a non dimenticare che donna Sancha vi sta guardando. Non vorrete farla ingelosire.”
A quel punto lui irruppe in una risata.
“Non sarai gelosa di lei?”
Elisa sfidò il suo sguardo, ma si sentì punta sul vivo.
“Niente affatto! Perché dovrei?” Fece per allontanarsi da lui, visto che quella conversazione non stava volgendo a suo vantaggio, ma il giovane cardinale la bloccò.
Il tono si fece più dolce ma mantenne la stessa fermezza. “Sancha non conta niente per me. Se solo tu volessi, la lascerei all’istante.”
Elisa arrossì e si sentì a disagio. Una parte di lei desiderava ardentemente che fosse vero, ma aveva imparato a non fidarsi delle parole di un uomo. In particolare di quell’uomo.
“Non è neccessario. E poi donna Sancha vi ama. Non avete pensato a questo?”
Cesare rimase a guardarla, mentre si allontanava, livido in volto. Era la prima donna che gli si negava e che aveva il coraggio di sfidarlo. Per ironia della sorte era anche l’unica che desiderasse con una tale intensità.
Continua...
Sancha rientrò nella sua stanza nel palazzo di Santa Maria, alle prime luci dell’alba, e trovò Elisa appisolata sul suo letto.
Doveva averla aspettata per ore, prima di cedere alla stanchezza. Quasi ne era dispiaciuta.
“Elisa, svegliati!” Le disse scuotendola con forza. “Sono tornata.”
“Che ore sono?” Chiese lei intontita, aprendo svogliatamente gli occhi.
“E’ già mattina. Ti chiedo scusa se ti ho lasciata qui ad aspettarmi tutta la notte. Non ho avuto modo di avvertirti.”
Elisa si mise a sedere e cercò di riordinare i pensieri. “Dove siete stata?” Chiese ignorando le istruzioni di Cristiano che le aveva raccomandato di non rivolgere mai domande ai padroni e di parlare solo se interpellata. Le era difficile abituarsi alle usanze del tempo e considerava Sancha più come un’amica che come una datrice di lavoro.
Per fortuna lei non parve prenderla a male. Tentennò un istante incerta se mentirle o raccontarle tutto, ma poi optò per la seconda soluzione.
“Non ho dormito da sola stanotte.”
“Oh. Siete stata con vostro marito?” Elisa era stupita. Da quando erano arrivati Goffredo non aveva mai trascorso la notte con sua moglie.
Sancha scosse il capo, arrossendo. “Non sono stata con Goffredo ma con suo fratello Cesare.”
“Come?” la ragazza del futuro stentava a crederci. Sancha e Cesare erano amanti? Lui aveva cercato di sedurre lei proprio la sera prima e dopo era andato a sollazzarsi con la moglie del fratello? Ma che razza di uomo era? Si chiese per quale motivo si sentisse sempre attratta da bastardi infedeli. Prima Matteo e adesso Cesare. Non che il cardinale Borgia le appartenesse di diritto, ma diamine l’aveva baciata e pensava che fra loro stesse per instaurarsi un’intima amicizia.
O forse era semplicemente quello che desiderava lei? Indipendentemente dalla chiave della botola che lui possedeva, ella si sentiva realmente attratta da Cesare. Aveva passato ore a pensare a lui e al bacio che si erano scambiati, prima di addormentarsi sul letto di Sancha ed ora scopriva che, mentre lei si struggeva per lui, il cardinale dongiovanni se la spassava con la sua padrona.
“Bello stronzo!” Si lasciò sfuggire, mordendosi il labbro inferiore quando si accorse di aver suscitato la curiosità di Sancha.
“Intendevo dire che non dovreste fidarvi di quell’uomo, madonna. Ho sentito dire che è infido e crudele.”
“Può darsi”, fece la fanciulla soavemente, “Ma io ne sono innamorata. Che posso farci? Questa è stata la notte più bella della mia vita.”
E a quelle parole Elisa non seppe obiettare.
Continua...