
Le passioni, l'arme e l'amore...
Sylvia Z. Summers, Amore e altri sospetti
Cari lettori, interrompo i miei romanzi a puntate per parlarvi di un libro che mi è piaciuto molto.
Si tratta del secondo romanzo di Sylvia Z. Summers e questa, in breve è la trama:
St. Jules, 1805. La vita di un piccolo paese di mare viene sconvolta dall’arrivo di alcuni misteriosi personaggi, primo fra tutti, l’affascinante Julian Emerson che, a una prima occhiata, pare un ospite importante del sindaco, ma per un inspiegabile motivo viene scortato a vista da due militari. Chi è in realtà e perché sembra più un prigioniero che un gradito ospite?Ma non è tutto. Lo stesso giorno del suo arrivo viene notata una strana carrozza nera a bordo della quale si aggira per il paese un poco raccomandabile uomo calvo, proprietario di una miniera.
Phoebe Swan, una giovane che sotto uno pseudonimo maschile scrive per il giornale locale, decide di indagare e finirà per innamorarsi dell’aitante Julian, mettendo a rischio il proprio cuore e la sua stessa vita.
Della Summers avevo già letto il romanzo d’esordio, “Di tenebra e d’amore” che mi aveva colpita per la capacità dell’autrice di tessere misteri e tenere viva l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina, impressione che è stata confermata anche in “Amore e altri sospetti”, sfatando il mito che le autrici di oltreoceano siano migliori di quelle italiane (il nome non deve infatti ingannare, Sylvia è italianissima).
In questo romanzo è riuscita a descrivere alla perfezione la vita in un piccolo paese dove al vertice di tutto sta il pettegolezzo, delineando personaggi a volte divertenti, altre volte permeati di mistero.
Un’altra caratteristica della Summers è quella di non far ruotare l’intera vicenda solo attorno alla coppia protagonista, ma riesce a rendere interessanti anche i personaggi minori.
Ho inoltre apprezzato il fatto che l’autrice svuluppi il tema dello sfruttamento minorile nelle miniere, dedicando parte del romanzo a descrivere la vita dura dei minatori. Questo, infatti, è un argomento che ho sempre trovato interessante.
Il suo stile è semplice, lineare e mai noioso o banale. Persino le scene d’amore sanno trasmettere al lettore forti emozioni senza mai risultare volgari, cosa per niente facile.
Consiglio questo libro a chiunque abbia voglia di immergersi in una storia romantica piena di suspance.
20 agosto 1830
Quella mattina Catherine aveva dormito fino a tardi. Il giorno precedente Albert l’aveva portata a fare una gita fuori Parigi ed erano rincasati a notte fonda. Agli zii aveva raccontato di essere stata invitata a un ricevimento fuori città, per la festa di compleanno di una coetanea conosciuta per caso a un ballo di corte, una certa Rosemarie Roussier, figlia del marchese de Chatillon. Si trattava solo di una mezza bugia, visto che in realtà era stata davvero invitata al ricevimento; invito che aveva tuttavia declinato. Ad un tratto qualcuno bussò alla porta della sua stanza con insistenza. Era sua cugina Hélène.
“Sveglia, dormigliona!”, urlò, entrando senza nemmeno attendere il permesso, “Hai visite, giù di sotto.” Catherine aprì gli occhi, ancora intontita dal sonno. “Di chi si tratta?” chiese, con un sonoro sbadiglio. La cugina le dedicò uno sguardo malizioso. “E chi può essere? E’ il tuo spasimante, no?” Ella si fece pallida come un lenzuolo. Che Albert si fosse presentato a casa degli zii? No, era letteralmente impossibile. “Quale spasimante?” si decise a domandare.
“Roland de Montyon, no? Quali altri spasimanti hai, signorina rubacuori?” Catherine si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo. Poi si allarmò di nuovo. E se avesse raccontato che ieri sera non aveva partecipato al ballo? Balzò giù dal letto all’istante e indossò una vestaglia, prima di precipitarsi giù dalle scale. Hélène interpretò tanta fretta come un segno dell’infatuazione che sua cugina provava per quel damerino e trattenne una risatina. Chissà se un giorno si sarebbe ritrovata anche lei innamorata a tal punto di qualcuno? Intanto Roland, vedendo arrivare l’oggetto dei suoi desideri, ancora con la veste da camera, la fissò sbalordito.
“Mi spiace avervi svegliata, mia dolce Catherine”, disse schiarendosi la voce, “Ma potevate prendervi tutto il tempo che volevate per vestirvi. Vi avrei aspettata lo stesso.”
Lei arrossì, accorgendosi solo in quel momento del suo precario abbigliamento.
“Oh, Roland”, mentì all’improvviso, “Temevo che ve ne sareste andato. Datemi solo qualche minuto e vi raggiungerò in biblioteca.” Il barone annuì e, mentre lei risaliva le scale di corsa, raggiunse la biblioteca dove si fece servire un tè da una delle cameriere. La nipote del duca de Soissons era senz’altro bizzarra, si ritrovò a pensare divertito, ma aveva un fascino ineguagliabile ed egli era più che deciso a conquistarla. Pochi minuti dopo la fanciulla riapparve, decisamente più presentabile. “Vogliamo uscire a fare una passeggiata?” propose con un’insolita aria tesa.
“Non preferite fare colazione?” rispose Roland, “Mi sento già in colpa per avervi buttata giù dal letto, non vorrei anche privarvi del cibo.”
“Oh, non ho per niente fame!” In realtà ne aveva eccome, ma voleva evitare in tutti i modi che lui si incontrasse con zio Jean-Paul o zia Claire. Alla fine riuscì a convincerlo e uscirono.
Per strada chiacchierarono animatamente di svariati argomenti. La giovane si fece raccontare nei dettagli la festa di Rosemarie, nel caso i suoi zii le avessero fatto delle domande in proposito.
Roland invece era curioso di conoscere il motivo della sua assenza.
“Ero indisposta”, mentì lei, arrossendo leggermente. Nonostante fosse diventata ormai un’abitudine per lei mentire, ancora non si era rassegnata a tutti quei sotterfugi. Il nobile, pensando che la sua indisposizione fosse dovuta a problemi femminili, non indagò ulteriormente. Disse invece: “Oh, non vi siete persa nulla. E’ stato un ricevimento di una noia mortale.”
Catherine non ne dubitava. Di recente trovava decisamente noiosi i signorotti titolati che in passato aveva frequentato con piacere. E le feste non l’attiravano più come una volta. Mentre svoltavano all’angolo di una stradina secondaria della capitale, ridendo per qualche pettegolezzo di corte, quasi non andò a sbattere contro quello che si rivelò essere una sua intima conoscenza. Anche fin troppo intima. “Albert!” si lasciò sfuggire, colta di sorpresa. Non si era certo immaginata di incontrarlo. Lui la squadrò da cima a fondo, per poi passare a esaminare il suo accompagnatore. Non era mai stato un amante geloso, ma quella volta provò una fitta molto simile alla gelosia e la cosa non gli piacque. “Mademoiselle Catherine, i miei omaggi!” disse, sollevandosi il cappello, in segno di saluto. Il damerino, che la teneva sottobraccio, gli rivolse una gelida occhiata, che egli ricambiò con piacere. Lei, dunque, si affrettò a fare le presentazioni: “Questo gentiluomo è monsieur Albert Cléry”, fece, rivolta al suo accompagnatore, “Monsieur Cléry, ho il piacere di presentarvi il barone de Montyon”, aggiunse poi in direzione del suo amante, “Un buon amico”, specificò subito dopo.
“Amico?” chiese Albert dubbioso. Non gli era affatto sfuggita l’aria adorante che lo sconosciuto aveva nei confronti della sua donna. “A vedervi passeggiare così vicini l’uno all’altro avrei detto che fosse il vostro fidanzato!” Catherine assunse un’espressione mortificata. Non avrebbe voluto concedere a Roland la libertà di prenderla a braccetto, ma aveva bisogno di lui per coprire le sue innumerevoli bugie, per cui aveva pensato di addolcirlo, lasciandolo fare. Solo ora si accorgeva di aver commesso un grosso errore.
“Oh, non siate così lontano dal pensarlo monsieur”, fu il commento del barone. Catherine lo avrebbe volentieri preso a schiaffi; come si permetteva di insinuare una cosa del genere?
“Prego?” lo sguardo che Albert rivolse a quel damerino incipriato non fu certo cordiale e amichevole e, per un attimo, la fanciulla temette che i due uomini si sarebbero sfidati a duello. Per fortuna non fu così. Roland rispose con pacatezza: “Intendo dire che se questa deliziosa damigella volesse accettare la mia corte, sarei ben felice di sposarla.”
“Oh, non nutro alcun dubbio a riguardo!” Fu il commento di Albert. E, lanciata un’ultima occhiata di rimprovero a Catherine, si congedò. Lei tirò un sospiro di sollievo. Per fortuna non era accaduto nulla di irreparabile. Per ora.

Continua...
Ciao carissimi,
sono stata anch'io intervistata dalla crudele Caris Wooler (oddio, non è poi così cattiva come dice di essere, ma lei ci tiene ad essere definita così). :-P
L'intervista la trovate a questo link: http://carisw.splinder.com/post/21142518#comment
Saluti a tutti!
Ciao carissimi,
sono rientrata dalle mie vacanze all'isola d'Elba e ne approfitto per ringraziare tutti coloro che sono passati dal mio blog lasciando i loro saluti. Il vostro affetto mi commuove e mi lusinga.
Poiché molti di voi sono ancora in vacanza, ho pensato di aspettare ancora un po' prima di postare la prossima puntata con le avventure della nostra Elisa alla corte dei Borgia.
Vi lascio però in buona compagnia e riprendo la narrazione di "Ribellione e rimpianto".
Per coloro che non avessero seguito le puntate precedenti allego un breve riassunto:
Parigi, anno 1830. Catherine Beachamps sta trascorrendo una vacanza a casa degli zii, nella capitale francese, quando scoppia una sanguinosa rivolta e lei rimane coinvolta. Fra le barricate avrà modo di conoscere Albert, un ribelle dagli ideali liberali di cui si innamorerà perdutamente, benché osteggiata dalla propria famiglia fedele alla corona. La fanciulla farà di tutto per conquistarlo e fra loro nascerà una relazione appassionata.
Quel pomeriggio, anche i genitori di Catherine e nonna Julie, se ne andarono da Parigi. Edmond non poteva lasciare la tenuta in mano di estranei, per cui decise di far ritorno in Camargue. Inutile dire che la fanciulla fu terribilmente sollevata per la loro partenza. Non attese un solo minuto e trovò una banale scusa per correre da Albert. Bussò alla porta dell’appartamento in rue Saint Denis col cuore che le martellava in petto dall’emozione. Fu, tuttavia, delusa quando ad aprire non fu il suo amato, bensì il suo amico Victor. “Ehi, chi si rivede!” esclamò, con un sorriso malizioso, il giovane, “Immagino che tu sia qui per vedere Albert.” Ella annuì imbarazzata. Era sicura che quell’uomo fosse a conoscenza della loro relazione e sperò che si togliesse dai piedi in fretta. In effetti lo fece. Salutò brevemente l’amico che si era affacciato sulla soglia dell’altra stanza, non appena aveva sentito la voce di Catherine, dopo di che si dileguò all’istante.
“Dove eri finita?” la interrogò Albert irritato. Durante quei giorni aveva atteso inutilmente una sua visita e quasi si era consumato dalla voglia di vederla varcare quella porta. Catherine gli sorrise. “Oh, sapessi… i miei genitori sono venuti a trovarci. Proprio non sono riuscita a liberarmi di loro; desideravo da impazzire correre qui da te, ma proprio non ne ho avuta la possibilità. Mi perdoni?”
“Beh, dipende da te riuscire a farti perdonare.” Lo disse in tono divertito ma era estremamente serio. Quella era la prima volta che una donna lo teneva sulle spine e lo trovava allo stesso tempo eccitante ed irritante. Ridendo Catherine cominciò a spogliarsi in fretta, quasi non volesse sprecare altro tempo in inutili chiacchiere. Poi gli si gettò fra le braccia, baciandolo avidamente sul collo. Lui la fece scivolare sul pavimento e, in un attimo le fu sopra. Fecero l’amore lì, per terra, con una foga che non si sarebbe aspettato. Catherine era così. Riusciva sempre a sorprenderlo. Mentre giacevano l’uno fra le braccia dell’altro, una volta appagati i propri sensi, ella disse piano: “Mi sei mancato terribilmente in questi giorni. Credevo di impazzire.”
“Non farlo più, Cath”, fu la sua risposta, “Altrimenti potrei ucciderti.”
Lei si sollevò su un gomito e lo scrutò attentamente. Non era certa che scherzasse ma, poi, lui le dedicò uno smagliante sorriso e disse, con aria sbarazzina: “Allora, racconta. Che hai fatto di bello senza di me?” Catherine gli raccontò di come l’arrivo dei genitori e della nonna materna l’avessero colta di sorpresa e delle scuse che si era dovuta inventare per giustificare la sua lunga assenza da casa, quel giorno. Albert la guardò, divertito. “Ma non avevi detto che nella tua famiglia è considerato normale avere delle relazioni illecite?”
“Io ho detto soltanto che le donne della mia famiglia non hanno mai rispettato molto le convenzioni sociali e le regole. Se si scoprisse che sono terribilmente innamorata di te, mi capirebbero.”
“Ma…?”
Lei gli dedicò un finto sguardo innocente. “Ma…”, completò, “E’ meglio che non lo scoprano.” Lui rise e l’attirò a sé. “Dai, vieni qui. Ho tanta voglia di te.” Catherine non se lo fece ripetere.
Nei giorni che seguirono lei lo raggiunse in ogni momento libero. Trovava le scuse più assurde per allontanarsi da casa e poi passavano ore ed ore a fare l’amore. Talvolta lui le parlava dei suoi ideali, delle idee politiche che lo animavano, e lei lo ascoltava attenta, pendendo dalle sue labbra. Aveva cominciato a condividere parecchie sue opinioni, riguardo alla libertà e al desiderio di rivalsa della classe media. Fino a quel momento non se ne era mai occupata ma, adesso, si ritrovava spesso a riflettere sul perché dovesse essere il re a decidere per tutti. “L’altro giorno sono andata, con la mia famiglia, a salutare Carlo X che partiva per l’esilio”, raccontò Catherine, ad un tratto, “Dovevi vedere che aria da vittima che aveva. Eppure se l’è andata a cercare. Se fosse stato di idee più aperte e avesse cercato di rispettare le volontà dei cittadini tutto questo non sarebbe mai accaduto.” Albert sorrise, orgoglioso di sentirla parlare in quel modo. Adesso poteva metterla al corrente dei suoi progetti. Prima aveva temuto che non riuscisse a comprendere. “Le cose presto cambieranno”, disse con impeto, “Io e Victor abbiamo intenzione di iniziare una lotta contro la monarchia.” Lei lo fissò preoccupata. “Ma non sarà pericoloso?”
“Faremo attenzione, non siamo degli sciocchi. E presto si uniranno a noi molti altri. Fonderemo una nuova repubblica e tu sarai dei nostri, non è vero?”
Catherine annuì. “Io sarò sempre dalla tua parte, amore mio.” Albert, felice di sentirla parlare come una di loro, allungò una mano per accarezzarle una coscia. “Sei terribilmente sensuale, quando discuti di politica, mia cara.” Lei lasciò che la sua mano si insinuasse fra le gambe e chiuse gli occhi. “Uhmmm…”, gemette piano, “Se questi sono gli effetti, dovrei parlarne più spesso allora.” Lui trattenne una risata e la penetrò, lentamente e in profondità. Mentre si muoveva su di lei Catherine si ritrovò a pensare come sarebbe stato concepire un figlio suo. Una creatura che li unisse per sempre. Sorrise al pensiero, poi si lasciò andare al vortice di sensazioni meravigliose che lui stava suscitando in lei.

Ciao ragazzi,
questo blog va in ferie per le prime due settimane d'agosto.
Vi lascio però con una buona notizia: il mio romanzo "La rosa di Parigi" è stato selezionato da una casa editrice per essere pubblicato come e-book.
L'e-book uscirà verso la metà di settembre e sarà scaricabile, al prezzo di 4,50 euro, sul sito dell'editore che vi comunicherò a tempo debito.
Se verrà scaricato da un buon numero di lettori verrà pubblicato anche in forma cartacea.
Saluti a tutti e a presto!!!
BUONE VACANZE!!!