Edmond_e_charlotte

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Le storie di Laureen

Le storie di Laureen

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martedì, 22 settembre 2009

Una difficile decisione

20081121-143133

Distesa sul suo letto, Catherine cercava disperatamente di allontanare la nausea e di non ascoltare la valanga di discorsi a cui la stava sottoponendo la cugina. Da quando era entrata in camera sua non era stata zitta un momento. E, a quanto pareva, il suo argomento preferito era l’arresto di Albert Cléry. “Ero certa che quell’uomo fosse un malfattore”, esclamò a un tratto, ignorando l’occhiataccia di Catherine. “E non capisco proprio perché tu abbia chiesto a papà di aiutarlo. Vuoi cacciare nei guai anche noi? Vuoi che tutti pensino che sosteniamo un anarchico?”

“Albert non è un anarchico”, replicò la giovane con rabbia, “Perché usi le parole se non ne conosci il significato? Lui è solo un repubblicano, come il nonno. Pensi forse che anche il nonno fosse un malfattore?”

Hélène tentennò. “No, certo che no!”

“E allora non giudicare le persone che non conosci e tieni chiusa quella boccaccia!”

“Sei ingiusta con me. Io mi sto solo preoccupando per te e per la nostra famiglia. Si può sapere perché desideri tanto che quell’uomo venga rilasciato?”

Stanca di dover sempre mentire a tutti quanti Catherine rispose: “Sono incinta. E lui è il padre di mio figlio.”

Hélène si fece pallida come un lenzuolo. “Che hai detto? E’ uno scherzo, non è vero?”

“Ti pare che in un momento come questo abbia voglia di scherzare? Aspetto un figlio da un uomo che è appena stato arrestato e che forse verrà condannato a morte. Capisci ora perché desidero che venga liberato? Noi due ci dobbiamo sposare. Altrimenti sarò disonorata per sempre!”

La cugina rimase a fissarla, allibita, per un istante. “Come hai potuto farlo?” Fece, poi, scandalizzata. “Con un uomo simile, poi. Un delinquente.”

“Non ti azzardare, Hélène!” Gli occhi di Catherine erano fiammeggianti di collera. Quindi cercò di calmarsi e aggiunse in un sussurro: “Io lo amavo. Anzi, lo amo. E lo amerò per tutta la vita.” Calde lacrime le rigarono il volto. Le aveva trattenute fino a quel momento, ma adesso non riusciva più a frenarle. Commossa da tanta sofferenza, sua cugina l’abbracciò con forza. “Non piangere, Cath! Vedrai che andrà tutto bene.” Ma in realtà non ne era affatto convinta.

 

 

I giorni si susseguirono senza nessuna novità, riguardo alla sorte di Albert. Catherine ormai aveva abbandonato ogni speranza di rivederlo sano e salvo e si domandava che ne sarebbe stato di lei e della creatura che portava in grembo. Le era persino venuto in mente di confidarsi con sua madre, scrivendole una lettera, per esempio; lei, in fondo, aveva vissuto lo stesso dramma. Era rimasta incinta quando credeva che il padre di suo figlio fosse morto sul campo di battaglia e se l’era cavata da sola. Lei però non era come sua madre. Lei non avrebbe sopportato tutti i sacrifici che aveva fatto. Non se la sentiva di fuggire di casa, abbandonare la propria famiglia, né di raccontare loro il suo dramma. Voleva continuare ad essere la loro pupilla. Non avrebbe sopportato il disprezzo di suo padre. All’improvviso un’idea le si insinuò nella mente. Era un’idea orribile ma per lei rappresentava una soluzione. Roland le aveva detto di essere disposto a sposarla, non molto tempo prima. E se avesse accettato la sua proposta? Suo figlio avrebbe avuto un padre e tutti avrebbero pensato che era nato all’interno del sacro vincolo del matrimonio. Non aveva molto tempo, però. Doveva agire subito, prima che la gravidanza diventasse troppo evidente. L’unica cosa che l’aveva trattenuta fino a quel momento, era la prospettiva che suo zio riuscisse davvero a ottenere la scarcerazione di Albert. E se poi fosse tornato in libertà, pronto a sposarla, e lei si fosse già maritata con un altro? Qualcuno che non amava? Mentre tutti questi pensieri le affollavano la mente, confondendola sempre più, Jean-Paul bussò alla porta della sua stanza.

“Avanti!” Disse lei, tirandosi a sedere sul letto, “Entra pure.”

Suo zio aveva il volto pallido, quando si piantò innanzi a lei.

“Che è accaduto?” Chiese Catherine, con voce tremante.

“Sono riuscito a evitargli la pena di morte”, confessò l’uomo, stancamente. “Ma non sarà rilasciato. Sarebbe stato chiedere troppo. Quel Cléry resta sempre un pericolo per la nazione.”

“La nazione!” Fece allora lei, sprezzante. “Il sovrano non è la nazione. E’ il popolo a costituire l’essenza dello stato ed il popolo sarebbe senz’altro più libero se potesse governarsi da sé!”

Jean-Paul le rivolse uno sguardo sconcertato. “Parli come mio padre.”

“Dico solo ciò che è giusto. Allora, che ne sarà di lui?”

“E’ stato condannato all’esilio. Dovrà lasciare la Francia, insieme al suo amico Victor.”

“Bene.” Si sforzò di non versare una lacrima. Avrebbe pianto dopo, quando sarebbe stata sola. Ormai il suo destino era deciso: avrebbe sposato Roland. Non poteva certo seguire Albert in esilio. La sua famiglia non glielo avrebbe permesso e a lei mancava il coraggio per sfidarla.

 
Continua...


postato da: Luna70 alle ore 20:53 | link | commenti (43)
categorie: ribellione e rimpianto
mercoledì, 16 settembre 2009

Momenti difficili

THE_COURTESANS_COURTSHIP

Jean-Paul fissò la nipote con sguardo severo. “Che hai detto? Sei per caso impazzita?”

“No, zio. Ho saputo che Albert Cléry è stato arrestato. Ti chiedo soltanto di cercare di aiutarlo. Tu sei in buoni rapporti col re, puoi chiedere la sua scarcerazione.”

Rientrata a casa, Catherine non aveva perso tempo a cercare un aiuto per il suo amato. Non le importava quello che avrebbe pensato la sua famiglia, aveva disperatamente bisogno di un appiglio, uno qualunque, per non perdere la speranza.

“Non mi concederebbe mai un favore del genere. Come può passarti per la testa una simile idea?” Le rispose, tuttavia il duca.

“Ma lui non ha fatto nulla di male…”

“Nulla di male dici?” Lo zio era furente. Aveva saputo dell’accaduto quella stessa mattina. Tutta la corte era in agitazione per quell’arresto. Sembrava che l’amico di sua nipote facesse parte di una società segreta contro la monarchia e non era difficile da credere. Quel giovane era sempre stato un ribelle. “Se per te complottare contro il sovrano è da considerarsi nulla di male…”

“Beh, non ha ucciso nessuno, no?”

“Si può sapere perché ti dai tanta pena per lui?” Quella domanda a bruciapelo la disorientò. Non sapeva se fosse il caso di dire la verità o continuare a tessere la sua rete di menzogne. Alla fine optò per la seconda possibilità. “Quell’uomo mi ha salvato la vita! Mi ha aiutata quando mi sono ritrovata da sola in mezzo alla rivolta. Gli sono debitrice, capisci?”

“Hai già saldato il tuo debito”, fu, tuttavia, la secca risposta di Jean-Paul, “Siamo stati noi a chiamare il medico che gli ha curato la ferita alla spalla, no?”

Catherine avrebbe avuto voglia di urlare, ma si mantenne fredda e distaccata per non creare inutili sospetti. “Ti prego, zio. E’ importante per me. Non te lo chiederei altrimenti.”

Il duca sospirò preoccupato. Non era facile ciò che gli chiedeva la nipote.

“D’accordo”, disse infine, “Cercherò di fare il possibile, ma non ti prometto nulla.”

Catherine lo abbracciò con le lacrime agli occhi. “Grazie”, mormorò con un filo di voce.

 

 

Seduto in un’umida cella, Albert non sapeva darsi pace per l’accaduto. Ciò che più lo rammaricava era di non aver potuto dire addio alla donna che amava. Avrebbe voluto dirle quanto contasse per lui, quanto fosse grande l’amore che nutriva nei suoi confronti, anche se negli ultimi tempi non glielo aveva dimostrato. E avrebbe desiderato domandarle scusa per l’immenso dolore che adesso le procurava. Non ci sarebbe stato nessun matrimonio. Nessuna vita insieme. Con ogni probabilità sarebbe stato condannato a morte o, nel migliore dei casi, alla prigione a vita. Di sicuro non sarebbe più uscito di lì. Continuava a domandarsi che ne sarebbe stato di lei. Se col tempo lo avrebbe dimenticato o se avrebbe condotto una triste esistenza nel ricordo di ciò che era stato. Si augurò che riuscisse a ricostruirsi una vita, anche se solo l’idea che potesse un giorno innamorarsi di un altro, lo faceva impazzire di rabbia e di gelosia. Ma, del resto, se lo era meritato. Lui non aveva saputo aver cura di lei e del loro amore. Si era buttato anima e corpo nell’inseguimento di un sogno. Si chiese se anche il nonno di Catherine avesse provato lo stesso sconforto e la stessa sensazione di sconfitta, quando si era reso conto che gli ideali, ai quali aveva dedicato tutta la sua vita, si erano dissolti come neve al sole. Lei gli aveva raccontato di come la morte di tutti coloro che erano finiti sulla ghigliottina avesse pesato sulla sua coscienza. Philippe Delatouche non era un sanguinario e, in fondo, nemmeno lui. In un certo qual modo si somigliavano. Desideravano la libertà più di qualsiasi cosa. E si erano innamorati perdutamente di due donne meravigliose che si erano date a loro, senza pensare alle conseguenze. Almeno lui, però, era riuscito a sposarla la sua donna. E a darle dei figli. Albert, invece, era pienamente cosciente del fatto che sarebbe morto senza una discendenza. “Perdonami Catherine”, disse con un filo di voce, mentre si sforzava di trattenere le lacrime “Ti prego, non odiarmi.”

Continua...


postato da: Luna70 alle ore 20:58 | link | commenti (40)
categorie: ribellione e rimpianto
giovedì, 10 settembre 2009

Il mio e-book

Cari amici,

vi informo che da oggi il mio romanzo "La rosa di Parigi" è scaricabile al costo di 4,50 euro sul sito della casa editrice ARPAnet: http://www.arpabook.com

Basta andare sul sito, cliccare su catalogo e poi andare nella sezione libri, e-book, multimedia  poi, nell'apposito spazio, digitare il titolo dell'opera.

La trama è la seguente:

1789. Alla vigilia della Rivoluzione Francese e della presa della Bastiglia, la duchessa Julie de Soissons, giovane fanciulla di rara bellezza, si muove tra le stanze di Versailles con innocente ingenuità, conquistando i favori della Corona e del Delfino per il suo candore e la sua sincerità. La sua vita viene sconvolta dalla relazione con il marchese Alain de Saint-Fraycourt, libertino senza scrupoli di cui si innamora perdutatamente, che non impiegherà molto a sedurla e a privarla di quella dote fondamentale (la verginità) per sposare un un uomo di alto lignaggio. Julie riesce tuttavia a sfuggire alla prepotenza del fratello Nicolas che la vorrebbe dare in sposa al vecchio e borioso duca de Chatelet scappando dal Palazzo Reale per mischiarsi al volgo francese, totalmente in fermento, in piena carestia e pronto alla rivolta. Conosce Philippe, giornalista rivoluzionario e amico (in seguito) di Danton e Robespierre e se ne innamora, accettando così di cambiare vita e di rinunciare agli agi, dimenticando il passato. Intanto la Rivoluzione incalza, il popolo insorge, la nobilità decade nonostante i tentativi di restaurare la monarchia, la ghigliottina si preparara a decapitare molte teste… Scottanti passioni, valori universali e storia si uniscono per dare vita a un romanzo in cui amore, libertà e coraggio animano pagine e protagonisti. Julie, altrimenti detta la Rosa di Parigi, è una moderna eroina a cui ci si affeziona dopo poche pagine, conquistati dalla sua caparbietà e dal coraggio di azione. Laura Gay racconta con spigliatezza e intensità un periodo storico tra i più affascinanti e ricchi mai accaduti, intrecciando sapientemente le frecce di Cupido agli stendardi politici.


postato da: Luna70 alle ore 15:12 | link | commenti (44)
categorie: il mio romanzo
martedì, 08 settembre 2009

La cattura

KISS_email

22 ottobre 1830

 

“Scappa, Albert, scappa!” la voce di Victor lo colse all’improvviso. Si erano riuniti in un luogo sicuro per progettare il loro piano ai danni della monarchia, ma evidentemente, non era poi così sicuro. Inspiegabilmente erano stati scoperti, forse qualcuno dei loro uomini aveva spifferato qualcosa. Non erano rare le spie all’interno delle società segrete. Con una rabbia cieca Albert scattò verso l’unica via di fuga possibile. In un attimo tutti i ribelli si erano dispersi, mentre i gendarmi stavano alle loro costole. “Te l’avevo detto che ci avrebbero trovati!” Si lagnò Victor, che era sempre stato pessimista. “Sta zitto e corri!” Gli rispose l’amico col fiato corto. All’improvviso si trovarono la strada sbarrata da altre guardie. Albert si guardò intorno, sentendosi come un leone in gabbia. “Maledizione!” Imprecò a voce alta. L’ultimo suo pensiero prima di essere catturato fu per Catherine. I loro sogni di una vita insieme erano sfumati in un attimo. In quel momento si chiese cosa ne sarebbe stato di lui, di sicuro il destino non gli riservava nulla di buono. Se solo avesse dato ascolto agli avvertimenti di Victor e della stessa Catherine che gli dicevano, continuamente, di non esporsi troppo. E invece aveva peccato di presunzione. Si era convinto di poter cambiare il mondo, di essere onnipotente. Avrebbe dovuto sposare la sua innamorata, di certo lo desiderava. Ma poi si era buttato a capofitto in quella folle impresa. Era riuscito a radunare un po’ di gente che, come lui, era stufa della monarchia e li aveva indotti a credere che, con una rivolta organizzata, avrebbero potuto cambiare il corso della storia. Illuso! Tutto ciò che era riuscito a mettere insieme erano stati dei fugaci incontri segreti, parole bisbigliate e, infine, la cattura. Mentre lo portavano via, rivolse un ultimo sguardo al suo amico. Sembrava volesse chiedergli perdono per averlo cacciato in quel guaio. Ma Victor non era in collera con lui. Lui stesso aveva creduto agli ideali di libertà che proclamavano nelle loro riunioni e aveva desiderato, con ogni forza, la morte della monarchia e l’avvento della seconda repubblica. Se certo c’era un colpevole in tutto questo, non era Albert.

 

 

Catherine si avvolse in uno scialle e uscì di casa con un’aria preoccupata. Ormai era certa di essere rimasta incinta ed era ben decisa a parlarne con Albert. Fino a quel momento lui aveva voluto rimandare il loro matrimonio, troppo preso dalle sue lotte contro il re, ma ora non c’era più tempo. Dovevano regolarizzare la loro situazione perché tra qualche mese la sua gravidanza sarebbe stata anche fin troppo evidente. Ancora non sapeva cosa avrebbe detto a suo zio e, peggio ancora, ai suoi genitori. Forse sarebbe riuscita a far credere loro, a nozze avvenute, che il bambino era nato prematuro. In questo modo non sarebbe stato necessario rivelare la sua gravidanza. Ma come convincerli a concedere la sua mano ad Albert? L’unico modo era confessare loro il guaio in cui si era messa, anche se questo non avrebbe contribuito a far accettare il suo uomo come parte della famiglia. Lo avrebbero disprezzato per averla disonorata. Rabbrividì, ma non per il freddo di quella plumbea giornata di ottobre. Era la sua anima ad essere fredda. Amava Albert con tutta se stessa, ma negli ultimi tempi si era spesso chiesta se fosse davvero l’uomo adatto a lei. Sembrava non avere altro pensiero che per la repubblica che avrebbero costruito, per la sua società segreta e le confabulazioni che faceva con Victor. Non ricordava nemmeno più da quanto non facevano l’amore. Forse un paio di settimane, forse di più. Ogni volta che lo andava a trovare, lo trovava seduto al tavolo con il suo amico, a discutere di strategie e possibili rivolte. Si chiese come avrebbe reagito alla notizia di quel figlio in arrivo. Di certo avrebbe scombinato i suoi piani. Cosa avrebbe fatto, dunque? Avrebbe scelto lei ed il figlio che portava in grembo oppure li avrebbe abbandonati al loro destino per inseguire i suoi ideali? No, per come conosceva Albert, sapeva che si sarebbe fatto carico delle proprie responsabilità. Ma era realmente questo che lei voleva? Ciò che desiderava più di ogni altra cosa era essere amata da lui, non che ottemperasse semplicemente ai suoi obblighi, per puro senso del dovere. Mentre bussava alla sua porta aveva il cuore in gola per l’agitazione. Non udì alcuna risposta e bussò di nuovo. Doveva essere in casa a quell’ora del mattino. Dove poteva essere altrimenti? Ad un tratto la sua vicina di casa, una donna anziana, vedova da qualche anno, fece capolino dall’appartamento di fronte. “Se cercate monsieur Cléry, non lo troverete, mademoiselle.”

“Perché? Dov’è andato?”

“Ma come? Non l’avete saputo? Nel quartiere non si parla d’altro. E’ stato arrestato ieri notte.”

“Arrestato?” Catherine sentì le forze che l’abbandonavano. “Con quale accusa?”

La donna scrollò le spalle. Aveva sempre pensato che quel giovane fosse una testa calda. “Pare che avesse preso parte a un complotto per detronizzare il nostro sovrano. Faceva parte di una società segreta, lo sapevate? Povero ragazzo, era così giovane…”

Catherine ricacciò indietro le lacrime e sentì affiorarle la nausea. Non sapeva se fosse causata dal suo stato o dalla notizia che aveva appena ricevuto. Adesso era davvero sola con un figlio in grembo. Stentava a credere che tutto questo stesse succedendo proprio a lei.

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postato da: Luna70 alle ore 19:43 | link | commenti (34)
categorie: ribellione e rimpianto
venerdì, 04 settembre 2009

Proposta di matrimonio

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Calmare Albert non fu cosa affatto facile. Corse da lui, non appena ebbe un minuto libero, ma lo trovò di pessimo umore.

“Non crederai a tutte le sciocchezze che ti ha detto Roland?”

“Adesso è diventato Roland? Prima se non sbaglio lo chiamavi barone!”

“Suvvia, non essere sciocco. Conosco Roland da un sacco di tempo. E’ un amico.”

“Lui non sembra considerarti un’amica.”

Purtroppo Albert non aveva tutti i torti. Ella sapeva bene che il barone le faceva una corte serrata ed, anche se non lo aveva incoraggiato, non aveva neppure fatto il contrario.

“Io amo te e tu lo sai”, disse con le lacrime agli occhi.

“Io so solo che ti piace venire a letto con me”, fu la sua gelida risposta, “Chi mi dice che non ti sposerai con quel damerino? E’ un partito assai migliore di uno studente in giurisprudenza squattrinato e ribelle.”

Ad un tratto Catherine trovò quasi divertente quella scenata di gelosia. Ma nascose il sorriso che le era affiorato sulle labbra e rispose: “Può darsi. Ma io preferisco gli studenti squattrinati e ribelli!” Si fissarono per un istante senza trovare le parole giuste. Poi Catherine ruppe nuovamente il silenzio: “Allora, non vuoi darmi neppure un bacio?” Albert le si avvicinò in silenzio. Il bacio che le diede fu appassionato, al punto da lasciarla senza fiato. “Non sono mai stato così male per una donna”, confessò, non appena si staccarono, “Non so cosa mi è preso…”

“Shhh… non aggiungere altro. Baciami e basta.” Si ritrovarono stretti l’uno all’altro, le labbra che si cercavano, frementi, e le mani che si sfioravano, nel disperato tentativo di liberarsi dei vestiti. Quando tutto fu finito e i loro corpi giacquero sul letto, allacciati, Albert chiese, quasi timoroso: “Vuoi sposarmi?” Catherine gli rivolse un radioso sorriso. “Sì, voglio essere tua per sempre.” In quel momento tutte le bugie e le difficoltà sembravano essersi dissolte e quel per sempre appariva più vicino a realizzarsi di quanto non fosse nella realtà.

Continua...

 


postato da: Luna70 alle ore 08:07 | link | commenti (24)
categorie: ribellione e rimpianto
martedì, 01 settembre 2009

Invito al bistrot

Carissimi lettori,

vi invito tutti su Caffé Letterario dove ho postato un mio racconto.

Ecco il link: http://bistrotapigalle.splinder.com

Buona lettura!


postato da: Luna70 alle ore 08:13 | link |
categorie: caffè letterario