Edmond_e_charlotte

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Le storie di Laureen

Le storie di Laureen

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martedì, 24 novembre 2009

Un incontro sulla spiaggia

AEldredNigelChamberlain117

Armand cavalcava ormai da ore. Si era messo in viaggio un paio di giorni dopo il funerale di suo zio. Si era occupato lui di tutto, visto che Claire ed Hélène erano affrante per l’accaduto; ed ora si apprestava a raggiungere i propri genitori a Port Saint-Louis, per informarli di persona del lutto improvviso che si era abbattuto sulla loro famiglia. Non era un compito facile per lui dover comunicare alla nonna la morte del suo unico figlio maschio. Di solito i figli non dovrebbero mai morire prima dei genitori, questa era una frase che le aveva sentito dire spesso, ed ora sembrava insolito che succedesse proprio a lei di dover seppellire il proprio figlio. Sospirò per la stanchezza ed il dolore. Era profondamente legato a zio Jean-Paul. Era stato lui ad accoglierlo nella propria casa di Parigi e a convincere Charlotte a lasciargli intraprendere la carriera militare. Quella stessa carriera stroncata in malo modo, sul nascere, da quel maledetto Germain Chevrot. Ed ora non gli pareva quasi vero che suo zio non ci fosse più e che il titolo di duca fosse passato direttamente a lui, in quanto unico parente prossimo, se si escludeva la figlia Hélène che, essendo una donna, non aveva diritto ad ereditarlo. Si sentiva ancora così giovane perché un simile peso gravasse sulle sue spalle. In fondo, aveva appena ventidue anni. E, d’ora in avanti, avrebbe dovuto prendersi cura di sua zia e sua cugina, cosa  per niente facile. Mentre percorreva a cavallo le coste della Camargue gli venne il desiderio improvviso di fermarsi a sgranchirsi le gambe ed ammirare il mare. Era da così tanto tempo che non vedeva il mare. Su di lui aveva sempre avuto un effetto calmante. Smontò da cavallo e si avvicinò a una spiaggetta, lì vicino. Sentiva l’infrangersi delle onde e l’odore del salino gli penetrò nelle narici, riportandogli alla mente ricordi di un’infanzia, ormai lontana, in cui si divertiva a sguazzare nell’acqua e a correre sulla sabbia. Mentre si avvicinava alla riva qualcosa lo fece arrestare di colpo. L’improvvisa visione di una giovane che faceva il bagno, con indosso solo una leggera sottoveste di lino, gli mozzò il fiato. A contatto con l’acqua, la sottoveste era divenuta trasparente e gli permetteva un’ampia visuale di quelle che erano le grazie della giovane donna. Non era la prima volta che vedeva un corpo femminile senza niente indosso. A Parigi aveva avuto, pure, le sue storie. Tuttavia quella vista gli provocò un’insolita emozione. Quella ragazza era bellissima nella sua spensieratezza. Per un attimo pensò potesse trattarsi di una sirena e, non fosse stato per il fatto che poteva vederle le lunghe gambe affusolate, l’avrebbe senz’altro creduta una creatura soprannaturale. Senza rendersene conto, si avvicinò ulteriormente e si ritrovò ad esclamare ad alta voce: “Cristo santo! Siete per caso un miraggio?” La giovane donna che, evidentemente, pensava di essere sola, si voltò di scatto e lanciò un urlo. Cercò di coprire le sue nudità con le mani, poi lanciò all’intruso uno sguardo furente. “Come osate spiarmi mentre faccio il bagno! Siete un villano!”

“Non è certo colpa mia, mademoiselle. Passavo di qui e solo per caso vi ho vista.”

“Non avreste dovuto avvicinarvi!” Gli occhi fiammeggianti di lei lo colpirono per il loro colore di un azzurro intenso, che li faceva confondere col mare stesso. I lunghi capelli invece erano castani e le aderivano al viso e alle spalle, essendo completamente bagnati.

“Andatevene adesso!” esclamò la voce di lei con sdegno. Riluttante Armand si levò il cappello ed accennò un segno di saluto. “Spero di rivedervi, mademoiselle. Magari in un’occasione meno compromettente”, rispose egli, con un sorrisino malizioso. La ragazza lo osservò allontanarsi col cuore in tumulto. Quel giovane straniero, con la sua sfrontatezza, l’aveva scossa profondamente e irrimediabilmente.

 
Continua...


postato da: Luna70 alle ore 08:02 | link | commenti (37)
categorie: ribellione e rimpianto
mercoledì, 04 novembre 2009

L'espulsione di Armand

LordPerfect

Parigi, 28 giugno 1840

 

Armand entrò, a grandi falcate, nel dormitorio dell’Accademia militare. D’un tratto, il brusio che si era levato in sua assenza, si arrestò. Gli era giunta voce che circolavano, fra i cadetti, alcune dicerie riguardo a sua cugina, che ci teneva a smentire al più presto. E sapeva perfettamente chi le aveva messe in giro. “Vorrei parlare un minuto con voi, Chevrot”, disse, rivolto alla persona in questione. Germain lo guardò di sbieco ed accennò un sorrisino spavaldo. “Ditemi pure. Sono tutto orecchi.”

“Ho sentito dire che vi vantate in giro di essere stato a letto con mia cugina. Niente di più assurdo, a mio parere. Ci terrei che smentiste queste chiacchiere immediatamente.”

“E perché dovrei smentire ciò che è la verità?” Germain estrasse da una delle sue tasche un bottone e lo mostrò ad Armand con fierezza. “Lo riconoscete? Appartiene all’abito che vostra cugina indossava la sera della festa. L’ho tenuto per ricordo.”

Il giovane Beauchamps impallidì. Poi colpì Chevrot in pieno viso, gettandolo a terra. Non gli era mai piaciuto quell’uomo. Troppo altezzoso e sicuro di sé. Secondo lui, non aveva la stoffa del soldato e l’uniforme gli serviva solo per far cadere fra le sue braccia il maggior numero possibile di fanciulle. Lo disgustava anche solo l’idea che Hèlène potesse essere fra queste. Rialzatosi, Chevrot rispose al colpo ricevuto e i due cadetti si ritrovarono impegnati in un corpo a corpo, finché a dividerli non giunse il capitano Leulier.

“Smettetela immediatamente!” La voce dell’ufficiale risuonò nella stanza all’improvviso. Chevrot si distrasse e ricevette un altro colpo, dritto sull’occhio destro. Urlò dal dolore e si piegò in due.

“Ho detto basta!” Il capitano pareva furioso. Aveva sempre avuto un’ottima opinione del cadetto Beauchamps, fino a quel momento. Gli spiaceva infinitamente doversi ricredere.

Chevrot si rialzò in piedi, barcollando. “E’ tutta colpa di Beauchamps. Lui ha cominciato.”

“Brutto bastardo!” Fu la risposta di Armand.

Leulier si domandò quale fosse il motivo di quella rissa, ma poi scrollò le spalle. Qualunque fosse la ragione, le regole militari parlavano chiaro e loro avevano contravvenuto a una delle più importanti: la disciplina. “Silenzio”, disse in un sibilo, “Siete entrambi chiamati a rapporto nel mio ufficio.”

 

 

Jean-Paul osservò il nipote di sbieco e cominciò a camminare, nervosamente, per la stanza. Claire aveva cercato di calmarlo, ma non vi era riuscita. “Si può sapere che hai combinato per farti espellere dall’Accademia militare?” sembrava molto deluso e amareggiato e questo dispiacque molto ad Armand. Ma come poteva dirgli il vero motivo di quella espulsione? “Nulla, zio. Assolutamente nulla.”

“Non prendermi per un imbecille, ragazzo! Nessuno viene espulso senza motivo. E tu ti sei sempre comportato bene finora. Ti sei impegnato a fondo e stavi per raggiungere il tuo scopo; ancora qualche piccolo sacrificio e saresti diventato un ufficiale del nostro glorioso esercito. Come hai potuto rovinare tutto così?”

A quel punto Armand non se la sentì più di tacere.

“Ho dovuto farlo, zio. Chevrot ha disonorato Hélène. Lo ha ammesso davanti a tutti, non potevo permettere che le rovinasse la reputazione senza fare niente.”

La cugina sbiancò in volto e domandò furente: “Come ha osato quel verme? Sono tutte menzogne. Ve lo giuro, non è accaduto nulla fra me e quell’uomo di cui debba vergognarmi!”

“Lui però va in giro a dire che sei stata sua ed ha persino uno dei bottoni del tuo abito. Mi spieghi com’è finito nelle sue mani?” In quel momento Armand era furioso con la cugina. In fondo era a causa sua che avrebbe dovuto rinunciare al sogno della sua vita. Aveva desiderato entrare nell’esercito più di ogni altra cosa al mondo ed ora, in un attimo, aveva dovuto rinunciarci. Ma Hélène sembrava fermamente convinta di ciò che affermava. “Ti dico che non è accaduto niente. Devi credermi! La sera del ballo lui ha provato a… oddio, è così umiliante doverne parlare, ma io non ho colpa. Io l’ho respinto e sono fuggita via. Quel bottone non prova assolutamente nulla, me lo ha strappato di dosso ma ciò non significa che mi sia data a lui! Oh, è talmente assurdo tutto ciò!” La ragazza scoppiò in lacrime e Armand le mise un braccio attorno alle spalle per consolarla. “Suvvia, non piangere ora.”

Jean-Paul intanto si era fatto pallido come un lenzuolo. “Oh, mio Dio”, gemette affranto, “Nessuno crederà a ciò che affermi. E’ la tua parola contro la sua. La tua reputazione è completamente rovinata, figlia mia!”

“Non mi importa nulla della reputazione!” Hélène era furente. Com’era possibile che si desse più retta a ciò che affermava quel delinquente che alla parola di una giovane di buona famiglia, qual’era lei?

“Non ti importa?” Ora suo padre sembrava davvero in collera. “E non ti importa neppure che nessuno vorrà più sposarti ora?” Hélène fece per ribattere, quando all’improvviso il padre si sentì male. Aveva un forte dolore al braccio sinistro e al petto. Il rammarico di vedere la figlia disonorata davanti a tutti lo aveva annientato. Si lasciò cadere a terra esangue.

“Papà, che hai? Stai male?” la giovane si gettò accanto a lui in lacrime, mentre Claire urlava ai servi di chiamare immediatamente un medico. Purtroppo non arrivò in tempo. Nel giro di pochi minuti il cuore di Jean-Paul Delatouche smise di battere, stroncato da un infarto.

Continua...


postato da: Luna70 alle ore 17:00 | link | commenti (51)
categorie: ribellione e rimpianto