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Le passioni, l'arme e l'amore...
La nobildonna la ricevette nel suo salottino privato, più per evitare di suscitare uno scandalo che per gentilezza nei suoi confronti. Questo fu piuttosto evidente perché, non appena posò lo sguardo su di lei, Jeanne-Antoinette le rivolse un’occhiata sprezzante. Ciò nonostante, Eve non si perse d’animo e disse in tono deciso: “Come avete potuto nascondermi una cosa del genere? Vi siete presi gioco di me e della mia ingenuità!”
“A cosa vi riferite, mademoiselle?”
“Il vostro misterioso amico altri non è che Sua Maestà il re, non è così? Mi avete nascosto la sua identità affinché cadessi fra le sue braccia. A che scopo lo avete fatto?”
La marchesa indugiò un istante, prima di rispondere: “Perché? Se aveste conosciuto l’identità della sua persona forse non gli sareste caduta fra le braccia? Credete che io sia stupida? Avreste cercato di legarlo a voi, come del resto avete fatto, per ottenere dei vantaggi. Il nostro sovrano farebbe gola a qualsiasi fanciulla, se non altro per quello che rappresenta.” Ora Eve era scandalizzata. “Per chi mi avete presa? Per una cortigiana?”
“Suvvia, non fate l’innocentina con me, mia cara. E’ piuttosto evidente che vi siete approfittata della situazione. Forse non vivete in una bella casa, nei pressi di Versailles? Da quando il nostro re passa le notti nel vostro letto non ha più voluto incontrare nessun’altra ragazza, negate di averlo ammaliato col vostro fascino, dunque?”
“Io non sapevo chi lui fosse!” La voce di Eve si fece stridula. Si sentiva umiliata di fronte a quella donna che ostentava tutta quella sicurezza, come se desse per scontato che lei fosse una poco di buono.
“Non vi credo.”
“Sono venuta a conoscenza della sua vera identità solo pochi minuti fa, dopo aver visto il sovrano in sella al suo cavallo, dovete credermi!”
Jeanne-Antoinette la fissò con diffidenza. “Anche se fosse come dite, qual è il problema? Perché siete in collera con me? Siete riuscita a conquistare il Bién Aimé, di cosa vi lamentate?” Eve appariva sempre più nervosa e agitata. Mentre la ascoltava, la marchesa si accorse che si contorceva le mani e le sue labbra erano scosse da un tremito.
“Il nostro sovrano è un uomo sposato, madame. Sicuramente ne sarete a conoscenza.”
La donna irruppe in un’irrefrenabile risata. “Oh, santo cielo! Non vorrete farmi credere che vi fate degli scrupoli per questo?”
“Vi sembrerò sciocca, probabilmente, eppure è proprio così.”
“E cosa volete da me? Se il vostro è un problema di coscienza dovreste parlarne col vostro confessore, non con me.” Il suo tono freddo la colpì come uno schiaffo in pieno viso. Come poteva essere così cinica quella donna? Infine parlò di nuovo, con un filo di voce.
“Desidero sapere perché. Perché siete arrivata a tanto? So di non essere stata l’unica ragazza attirata in questa trappola. Perché lo fate? Non eravate voi la favorita del re? Come potete procurargli altre donne, senza avere dei rimorsi di coscienza?” La marchesa esitò. Non era facile per lei affrontare quell’argomento, ciononostante alla fine rispose: “Per motivi di salute non posso più avere rapporti intimi con lui. Avrei dovuto rassegnarmi comunque a vederlo con altre donne, ma non potevo sopportare l’idea che un’altra dama di corte avrebbe preso il mio posto nel suo cuore. Per questo ho pensato di procurargli delle avventure con ragazze senza alcun titolo nobiliare; in questo modo lui avrebbe potuto divertirsi senza scegliere un’altra favorita qui a corte. Tutte le giovani del Parc-aux-cerfs non sono state altro che piccole parentesi nella sua vita, io ho continuato ad essere la sua amata. Almeno finché non ha incontrato voi!”
“Che intendete dire?”
“Voglio dire che, da quando siete apparsa nella sua vita, non ha occhi che per voi, non fa che parlare della sua adorata Eve, darebbe qualsiasi cosa per non perdervi. L’avete stregato!” Eve ebbe un sussulto. Avrebbe dato qualsiasi cosa perché quello fosse un brutto sogno e Adam non fosse in realtà il sovrano di Francia. “Se fosse come dite non mi avrebbe mentito”, disse tristemente, “In realtà lui ha pensato solo a se stesso e al suo piacere. Io invece gli ho dato tutto, me stessa, il mio onore, ed ora mi ritrovo in attesa di un figlio, senza sapere cosa fare della mia vita. A questo avevate pensato, quando vi è venuta in mente la vostra folle idea?”
Jeanne-Antoinette si fece aria col ventaglio, quella conversazione aveva preso pieghe inaspettate e cominciava a sentirsi a disagio. No, non aveva previsto che qualcuna si sarebbe innamorata di lui; perché lei lo amava, era più che evidente. Glielo leggeva negli occhi. “Delle ragazze che ho procurato al re non siete l’unica ad essere rimasta in stato interessante, mia cara, e a tutto c’è una soluzione.” Fu, tuttavia, ciò che disse. Poi si diresse verso la porta e le intimò di non muoversi da quella stanza.
Eve si ritrovò sola con il suo dolore e solo allora dette libero sfogo alle lacrime. Quello stesso giorno aveva perso tutto: il suo amore, la fiducia nel prossimo e, forse, anche la stima verso se stessa.
Continua...
Avviso i gentili lettori che ho postato la prima parte di un racconto su Caffé Letterario. Lo trovate all'indirizzo:
http://bistrotapigalle.splinder.com
