
Le passioni, l'arme e l'amore...
Parigi, 28 giugno 1840
Armand entrò, a grandi falcate, nel dormitorio dell’Accademia militare. D’un tratto, il brusio che si era levato in sua assenza, si arrestò. Gli era giunta voce che circolavano, fra i cadetti, alcune dicerie riguardo a sua cugina, che ci teneva a smentire al più presto. E sapeva perfettamente chi le aveva messe in giro. “Vorrei parlare un minuto con voi, Chevrot”, disse, rivolto alla persona in questione. Germain lo guardò di sbieco ed accennò un sorrisino spavaldo. “Ditemi pure. Sono tutto orecchi.”
“Ho sentito dire che vi vantate in giro di essere stato a letto con mia cugina. Niente di più assurdo, a mio parere. Ci terrei che smentiste queste chiacchiere immediatamente.”
“E perché dovrei smentire ciò che è la verità?” Germain estrasse da una delle sue tasche un bottone e lo mostrò ad Armand con fierezza. “Lo riconoscete? Appartiene all’abito che vostra cugina indossava la sera della festa. L’ho tenuto per ricordo.”
Il giovane Beauchamps impallidì. Poi colpì Chevrot in pieno viso, gettandolo a terra. Non gli era mai piaciuto quell’uomo. Troppo altezzoso e sicuro di sé. Secondo lui, non aveva la stoffa del soldato e l’uniforme gli serviva solo per far cadere fra le sue braccia il maggior numero possibile di fanciulle. Lo disgustava anche solo l’idea che Hèlène potesse essere fra queste. Rialzatosi, Chevrot rispose al colpo ricevuto e i due cadetti si ritrovarono impegnati in un corpo a corpo, finché a dividerli non giunse il capitano Leulier.
“Smettetela immediatamente!” La voce dell’ufficiale risuonò nella stanza all’improvviso. Chevrot si distrasse e ricevette un altro colpo, dritto sull’occhio destro. Urlò dal dolore e si piegò in due.
“Ho detto basta!” Il capitano pareva furioso. Aveva sempre avuto un’ottima opinione del cadetto Beauchamps, fino a quel momento. Gli spiaceva infinitamente doversi ricredere.
Chevrot si rialzò in piedi, barcollando. “E’ tutta colpa di Beauchamps. Lui ha cominciato.”
“Brutto bastardo!” Fu la risposta di Armand.
Leulier si domandò quale fosse il motivo di quella rissa, ma poi scrollò le spalle. Qualunque fosse la ragione, le regole militari parlavano chiaro e loro avevano contravvenuto a una delle più importanti: la disciplina. “Silenzio”, disse in un sibilo, “Siete entrambi chiamati a rapporto nel mio ufficio.”
Jean-Paul osservò il nipote di sbieco e cominciò a camminare, nervosamente, per la stanza. Claire aveva cercato di calmarlo, ma non vi era riuscita. “Si può sapere che hai combinato per farti espellere dall’Accademia militare?” sembrava molto deluso e amareggiato e questo dispiacque molto ad Armand. Ma come poteva dirgli il vero motivo di quella espulsione? “Nulla, zio. Assolutamente nulla.”
“Non prendermi per un imbecille, ragazzo! Nessuno viene espulso senza motivo. E tu ti sei sempre comportato bene finora. Ti sei impegnato a fondo e stavi per raggiungere il tuo scopo; ancora qualche piccolo sacrificio e saresti diventato un ufficiale del nostro glorioso esercito. Come hai potuto rovinare tutto così?”
A quel punto Armand non se la sentì più di tacere.
“Ho dovuto farlo, zio. Chevrot ha disonorato Hélène. Lo ha ammesso davanti a tutti, non potevo permettere che le rovinasse la reputazione senza fare niente.”
La cugina sbiancò in volto e domandò furente: “Come ha osato quel verme? Sono tutte menzogne. Ve lo giuro, non è accaduto nulla fra me e quell’uomo di cui debba vergognarmi!”
“Lui però va in giro a dire che sei stata sua ed ha persino uno dei bottoni del tuo abito. Mi spieghi com’è finito nelle sue mani?” In quel momento Armand era furioso con la cugina. In fondo era a causa sua che avrebbe dovuto rinunciare al sogno della sua vita. Aveva desiderato entrare nell’esercito più di ogni altra cosa al mondo ed ora, in un attimo, aveva dovuto rinunciarci. Ma Hélène sembrava fermamente convinta di ciò che affermava. “Ti dico che non è accaduto niente. Devi credermi! La sera del ballo lui ha provato a… oddio, è così umiliante doverne parlare, ma io non ho colpa. Io l’ho respinto e sono fuggita via. Quel bottone non prova assolutamente nulla, me lo ha strappato di dosso ma ciò non significa che mi sia data a lui! Oh, è talmente assurdo tutto ciò!” La ragazza scoppiò in lacrime e Armand le mise un braccio attorno alle spalle per consolarla. “Suvvia, non piangere ora.”
Jean-Paul intanto si era fatto pallido come un lenzuolo. “Oh, mio Dio”, gemette affranto, “Nessuno crederà a ciò che affermi. E’ la tua parola contro la sua. La tua reputazione è completamente rovinata, figlia mia!”
“Non mi importa nulla della reputazione!” Hélène era furente. Com’era possibile che si desse più retta a ciò che affermava quel delinquente che alla parola di una giovane di buona famiglia, qual’era lei?
“Non ti importa?” Ora suo padre sembrava davvero in collera. “E non ti importa neppure che nessuno vorrà più sposarti ora?” Hélène fece per ribattere, quando all’improvviso il padre si sentì male. Aveva un forte dolore al braccio sinistro e al petto. Il rammarico di vedere la figlia disonorata davanti a tutti lo aveva annientato. Si lasciò cadere a terra esangue.
“Papà, che hai? Stai male?” la giovane si gettò accanto a lui in lacrime, mentre Claire urlava ai servi di chiamare immediatamente un medico. Purtroppo non arrivò in tempo. Nel giro di pochi minuti il cuore di Jean-Paul Delatouche smise di battere, stroncato da un infarto.
Continua...
