Edmond_e_charlotte

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racconti brevi | Le storie di Laureen

Le storie di Laureen

Le passioni, l'arme e l'amore...

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martedì, 14 agosto 2007

Strani Legami

250px-Johannes_Vermeer_%281632-1675%29_-_The_Girl_With_The_Pearl_Earring_%281665%29di Anneheche e Luna70

Lisa entrò nella galleria d’arte e fissò corrucciata l’orologio. Aveva appuntamento con un’amica che, come al solito era in ritardo. Chissà perché si ostinava a uscire con lei, nonostante poi le toccasse aspettarla per delle ore. Almeno avrebbe potuto dare un’occhiata ai quadri per ammazzare il tempo. Istintivamente si fermò innanzi alla tela di un pittore francese del 1700. Il dipinto ritraeva una giovane donna con gli occhi verdi e le labbra carnose. Non seppe spiegarsi perché ma quel ritratto l’attraeva e inquietava allo stesso tempo. Lesse sulla targhetta di lato che si trattava della marchesa Evelyne de Fleury. All’improvviso fu sopraffatta da una strana sensazione. Sudava freddo e fu sul punto di avere un mancamento. Chiuse gli occhi, appoggiandosi al muro più vicino; le orecchie le ronzavano fastidiosamente e quando quello spiacevole malessere passò e riprese conoscenza, ebbe l’impressione di non trovarsi più nel medesimo tempo e luogo. Era nel corpo di un’altra donna, quello della marchesa per l’appunto. Non seppe spiegarsi il perché di quella intuizione, semplicemente era conscia di essere lei. 
Ora si trovava in una stanza da letto finemente arredata, preziosi tendaggi di damasco coprivano le alte finestre e la luce tenue delle candele illuminava appena un volto d’uomo davanti a sé. Sempre inspiegabilmente era certa di conoscere quel viso. Era quello del conte Hector de Vaissière. Si accorse che la presenza di quell’uomo suscitava in lei emozioni contrastanti: paura, attrazione, titubanza, lussuria. 
Non si era mai sentita così. D’un tratto il conte le sorrise enigmatico. “Coraggio, mia cara. Non avete nulla da temere; vostro marito non verrà mai a sapere del nostro incontro.” La voce era calda e sensuale e la marchesa ebbe un sussulto prima di rispondere: “Lo spero bene, Hector.” Poi egli le si avvicinò e insinuò la mano all’interno del corpetto di lei. Avvertì le sue dita stuzzicarle i capezzoli e chiuse gli occhi mentre il respiro le si faceva più affannoso. Tutto sommato le voci che correvano sul suo conto non si sbagliavano. Davvero il conte era un amante senza eguali. Il suo povero marito, con tutta la sua buona volontà, non era mai riuscito a mozzarle il fiato in quel modo. Un attimo dopo si ritrovò nuda sul letto con la lingua di lui che percorreva una linea immaginaria sul suo corpo, dall’ombelico fino ad insinuarsi fra le sue gambe. Evelyn gemeva e si contorceva, mentre le solleticava il clitoride. Si sentì sul punto di svenire per il piacere estremo.
Di nuovo percepì quel ronzio nelle orecchie e la vista le si annebbiò. Quando riaprì gli occhi si ritrovò a fissare con aria smarrita il quadro. Adesso era tornata Lisa. Eppure conservava le medesime sensazioni provate dalla marchesa durante l’amplesso, come le avesse vissute realmente. Si ritrovava pervasa da un’eccitazione sessuale incontrollata. Sentì le proprie mutandine completamente bagnate, mentre gli sguardi stupiti dei curiosi, presenti in sala, si posavano su di lei. Doveva essersi lasciata sfuggire un gemito nel momento in cui riviveva quella scena erotica. Ma perché quel quadro aveva evocato in lei quella situazione? 

Non avrebbe mai saputo spiegarsene il motivo, ma il giorno dopo entrò in una libreria. Lanciò uno sguardo distratto alle ultime novità: il nuovo romanzo di Moccia, il libro ambientato sul Nilo di Wilbur Smith, l'annunciato best seller di Isabella Santacroce. Ignorò le opere di due esordienti, "Lesbo è un'isola del Mar Egeo" di Alessandra Bianchi e "La Rosa di Parigi" di Luna70, per dirigersi verso il settore che ospitava principalmente autobiografie di artisti. Passò in rassegna i tomi, e quando era sul punto di arrendersi, finalmente lo vide. Con mani tremanti tolse il volume dallo scaffale e lo sfogliò. Poi, senza indugiare, si diresse alla cassa, tirò fuori dalla borsetta la carta di credito e lo acquistò.Quella sera si coricò presto, tuttavia non per dormire. Suo marito era all'estero per lavoro; nella casa regnavano tranquillità e silenzio. Prese il libro e incominciò a leggere. Le ore volavano, mentre scopriva la vita del pittore, i suoi sogni, i successi e le delusioni. A un tratto impallidì. Era arrivata a un nuovo capitolo che diceva: 
 
"Sono molto contento della sempre maggiore intimità che si è stabilita fra me e l'affascinante marchesa Evelyne de Fleury. E' una dama incantevole, e la circostanza che mi abbia offerto la sua amicizia mi colma il cuore di gioia. Naturalmente nutro il più profondo rispetto per lei e non oserei mai perdermi in sogni troppo arditi, benchè la sua vicinanza e la straordinaria avvenenza che la contraddistingue a volte riescano a turbarmi, rimescolandomi il sangue e portandomi a formulare pensieri troppo audaci. Ma sono solo sogni, e destinati a rimanere tali. 
Piuttosto intendo riferire un fatto assolutamente singolare: oggi la marchesa si è confidata con me, aprendomi la sua nobile anima e devo dire che ciò che ho appreso mi ha turbato e lasciato alquanto perplesso. Nè ho motivo di dubitare delle sue parole, sebbene siano talmente straordinarie da apparire quasi inverosimili. La dama mi ha detto, con aperto candore, che mentre posava per me, un mattino radioso di sole di luce, fu attraversata da pensieri strani, sconcertanti, simili a un sogno con la sostanziale differenza che, se di sogno si trattava, era tuttavia un sogno ad occhi aperti. Una parte di lei rimaneva vigile, attenta al mio lavoro, impegnata a conservare la giusta postura e a mantenere composti i lineamenti del viso; ma un'altra parte, oscura e indecifrabile, vedeva una grande città. Era diversa da qualsiasi luogo avesse mai osservato in vita sua: le strade erano percorse da carrozze che procedevano senza cavalli, una quantità di persone camminavano in fretta, quasi senza decoro, agghindate in guise singolari, spesso non confacenti alla dignità. Le donne mostravano le gambe quasi sino all'inguine! La sua attenzione fu catturata da una giovane che sedeva su una panchina, nel mezzo di un grande parco. Sapeva che si chiamava Lisa, ne era certa, benchè questa sicurezza la sconcertasse. Lisa era molto attraente, ma aveva il corpo pieno di volgari tatuaggi, simili a quelli dei marinai. La marchesa li poteva scorgere distintamente, dato che la fanciulla indossava vesti talmente succinte (e bizzarre) da apparire quasi nuda. Un giovane le si avvicinò, prendendo posto accanto a lei. Nello stesso modo in cui la marchesa Evelyne de Fleury conosceva il suo nome, sapeva altresì che quel giovanotto non era il marito di Lisa. I due si baciarono, senza ritegno, alla luce del sole; poi una mano dell'uomo si posò sul seno, l'altra sulle cosce. Lisa trasalì, e la marchesa mi disse che aveva provato le stesse sensazioni di quella giovane, emozioni fortissime, ineguagliabili. Qui si arrestò perchè non poteva spingersi oltre nella narrazione, se non al prezzo di scivolare nella volgarità. Io compresi il suo riserbo e non posi domande, chè non intendevo apparire sconveniente. Evelyne de Fleury concluse il suo racconto (ripeto: inverosimile, tuttavia degno di fede in quanto uscito dalle sue nobili labbra), dicendo che a un tratto aveva provato un forte ronzio alle orecchie, la vista le si era annebbiata per un istante; quindi la visione era svanita. Se non avessi ascoltato personalmente questa storia, confesso che non vi presterei fede. Misteri dell'anima umana!" 
 
Lisa chiuse il libro e si alzò. Scalza, attraversò la stanza dirigendosi verso la finestra. La notte era tiepida; nel cielo brillavano mille stelle. 
La ragazza era fortemente turbata. Non riusciva a credere a quanto aveva appena letto. Quale misterioso legame la univa a Evelyne de Fleury?


postato da: Luna70 alle ore 13:46 | link | commenti (38)
categorie: racconti brevi