
Le passioni, l'arme e l'amore...
Non appena la porta della stanza nuziale si chiuse alle loro spalle, Lucrezia rivolse uno sguardo timido e impacciato al marito. Alfonso era bellissimo ai suoi occhi. In questo Cesare aveva mantenuto la parola data, procurandole uno sposo giovane e affascinante.
E, cosa ancora più strabiliante, anche lui la guardava con adorazione, incurante di tutte le voci maligne che erano girate sul suo conto. Era come se il passato non esistesse per loro.
Lucrezia si sfilò la veste e si distese sul talamo nuziale di fianco a lui. Alfonso sembrava profondamente a disagio e lei gli rivolse un debole sorriso.
“Fate come se lui non ci fosse.” Gli bisbigliò all’orecchio indicando con lo sguardo il cardinale. Poi prese l’iniziativa e lo baciò, prendendogli la mano e posandosela sul seno nudo. Il giovane trasalì a quel contatto, ma infine fece come Lucrezia gli aveva suggerito. Chiuse gli occhi e immaginò che fossero soli, lasciandosi trasportare dalle forti emozioni che lei gli suscitava.
Sentiva già di amare quella fanciulla dal fascino magnetico che gli si donava senza pudori.
A un tratto Lucrezia disse piano: “So quanto possa essere imbarazzante. Ci sono passata anch’io la prima notte di nozze con Giovanni. E allora mi era andata peggio perché ad assistere era il mio stesso padre.”
Alfonso le rivolse uno sguardo incerto. “Credevo che il vostro precedente matrimonio non fosse stato consumato.” In realtà aveva saputo dalla sorella che le cose non stavano esattamente così, ma voleva sentirlo dire dalle sue labbra.
Lucrezia fu sincera: “Oh, questo è stato dichiarato per ordine di mio padre in modo che potessi essere sciolta dal vincolo che mi legava al mio precedente marito. Spero che ora che sapete la verità non mi ripudierete. Non potrei sopportarlo.”
Lui le sorrise adorante. “Certamente no! Come potrei rifiutare una sposa così dolce e bella? Sarei un pazzo.”
“E non vi importa che non sia vergine?”
“Nel modo più assoluto. Tutto ciò che mi preoccupa è che un giorno vostro padre arrivi ad annullare anche la nostra unione.”
Lucrezia scosse il capo con decisione. “Oh, no. Non glielo permetterò. Non questa volta.”
Alfonso si chinò a baciare le sue labbra frementi, tacitando ogni parola.
Quella notte il matrimonio fu consumato con successo e a lungo.
Cristiano approfittò della confusione creata dal ricevimento di nozze per mettere a punto il suo piano. Voleva a tutti i costi aiutare Elisa a sfuggire al corteggiamento di un uomo crudele e senza scrupoli come Cesare e l’unico modo per riuscire nel suo intento era quello di trovare la chiave che le avrebbe aperto il passaggio del varco nel tempo.
Pertanto, si introdusse nello studio del temibile cardinale, dopo aver sistemato le guardie, offrendo loro del vino drogato per brindare in onore degli sposi. La scusa parve plausibile e, nel giro di poco tempo, i due energumeni appostati davanti alla porta dormivano come bambini.
Quando ebbe via libera, il giovane ne approfittò per frugare ovunque e, ad un tratto, all’interno di un cassetto dello scrittoio, trovò quello che cercava: una grossa chiave di ferro.
Certo, poteva non essere quella della botola, pensò prima di prenderla, però il suo istinto gli suggeriva di non essersi sbagliato. La afferrò con mani tremanti, richiuse il cassetto e si apprestò a uscire dalla stanza. Proprio in quel momento, si ritrovò di fronte proprio Cesare Borgia in compagnia del suo uomo di fiducia, Micheletto Corella.
Il giovane cardinale lo fissò in silenzio, con uno sguardo che gli gelò il sangue nelle vene. Poi disse: “Che diamine ci fai tu qui?” Quando aveva notato le guardie stese a terra, davanti alla stanza, aveva pensato a un ladro, ma non si sarebbe mai aspettato di trovarvi Cristiano. Era sempre stato un servo fedele alla sua famiglia ed ignorava il motivo per cui potesse essersi introdotto di soppiatto nel suo studio.
Cristiano gli rivolse uno sguardo impaurito e non ebbe il coraggio di rispondere nulla.
Cesare gli si avvicinò e si avvide che fra le mani stringeva una chiave.
“E quella?” Chiese indicandola con un gesto impaziente. “E’ per rubare quella chiave che ti sei introdotto nel mio studio?”
Il giovane deglutì. “Non volevo rubarla”, rispose tentennante, “Solo prenderla in prestito.”
Cesare gli girò intorno, come se lo stesse studiando. “Volevi prendere in prestito la chiave…” ripetè in tono pensoso, “E per quale motivo?”
A quella domanda Cristiano non rispose. Non voleva tradire Elisa e il suo segreto, non lo avrebbe fatto per nessun motivo al mondo.
“Ti ho fatto una domanda.” Il cardinale stava per spazientirsi e Cristiano sussultò.
“Non posso dirvelo.” Fece poi coraggiosamente.
Cesare lanciò un’occhiata d’intesa a Micheletto. “Pensaci tu.” Gli ordinò con voce ferma. “Fallo confessare.”
Corella sorrise sadicamente. “Non preoccupatevi. So come far parlare le persone.”
Intanto Cristiano si era fatto pallido come un lenzuolo. Ormai era perduto.
Il matrimonio di Lucrezia venne celebrato nel salone dei Santi, lo stesso in cui si era svolto quello con Giovanni Sforza, e molti mormorarono che non nasceva sotto una buona stella proprio per quel motivo.
La stessa Sancha, sorella dello sposo, appariva con un’aria tesa e tirata nel suo abito tradizionale napoletano di colore scuro. Il giorno prima aveva confidato ad Elisa di non essere affatto contenta di quello sposalizio e di considerare Lucrezia inadatta al ruolo di moglie del suo adorato fratello.
Lei non aveva potuto dargli torto alla luce degli intrighi e degli omicidi di cui si erano macchiati i Borgia. Eppure, a sua volta, aveva accettato di unirsi in matrimonio a Cesare e, sebbene il loro accordo per ora fosse rimasto segreto, si rendeva conto che fosse stato un grave errore aver cercato di sedurre quell’uomo crudele.
Lucrezia, nonostante le ultime vicende, appariva serena e aveva un aspetto stupendo nel suo vestito di raso nero, con il corpetto tempestato di diamanti.
Anche Cesare sembrava soddisfatto, in piedi accanto al fratello minore Goffredo, entrambi vestiti di velluto nero.
Elisa che aveva sbirciato la cerimonia da lontano era rimasta stupita dall’usanza di sposarsi con abiti talmente lugubri. Le parve più un funerale che un matrimonio e più tardi si sarebbe chiesta se quella non fosse stata una premonizione.
Eppure gli sposi parevano estremamente felici e dispensavano sorrisi a tutti. Appena il legato papale che presiedeva la cerimonia li dichiarò marito e moglie sfilarono a braccetto nella sala, gli sguardi radiosi e pieni di fiducia nel futuro.
Elisa intuì che questa volta Lucrezia avrebbe amato profondamente il marito, a differenza di quel che era accaduto con Giovanni. Tuttavia ella ben sapeva che i sentimenti della sposa poco contavano in quella famiglia in cui tutto era regolato dagli interessi politici.
Se un giorno Alfonso non fosse più stato utile ai loro giochi di alleanze, non ci avrebbero messo un istante a far finire quel matrimonio proprio come quello precedente.
Dopo la cerimonia si svolsero i festeggiamenti con danze e rappresentazioni teatrali.
Elisa rimase tutto il tempo in un angolo insieme a Betta e Cristiano ma, a un tratto, Cesare la raggiunse di nascosto e la trascinò fuori dalla stanza in cui era stato allestito il lauto banchetto di nozze per mormorarle all’orecchio: “E’ questione di tempo, cuore mio. Tra qualche giorno presenterò il mio caso davanti al concistoro dei cardinali e verrò liberato da ogni vincolo ecclesiastico.”
“Come fai ad essere certo che te lo concederanno?” Chiese stupidamente Elisa.
Lui le rivolse uno dei suoi sorrisi ironici. “Hanno dichiarato mia sorella virgo intacta mentre era in attesa di un figlio. Vuoi che non concedano a me la libertà tanto agognata?”
Lei annuì tesa come la corda di un violino. Più passavano i giorni più si sentiva intrappolata in quel tempo oscuro. Ormai erano quasi due anni che si trovava alla corte dei Borgia. Si domandò come fosse andata avanti la vita senza di lei nella sua Roma del ventunesimo secolo. Chissà se l’Italia era ancora governata dallo psiconano e se la crisi era ormai un lontano ricordo.
Al pensare a quello che aveva lasciato nella sua epoca le affiorarono le lacrime agli occhi.
Cesare se ne avvide e disse: “Che fai? Piangi?”
“Di felicità.” Mentì lei.
Lui parve crederle sulla parola e la strinse a sé mentre gli sposi si allontanavano per la notte, seguiti dal cardinale Giovanni Borgia che sarebbe stato testimone del loro primo rapporto sessuale, come era d’uso in quei tempi.
“Vedrai, tra non molto toccherà a noi due.” Le sussurrò con voce arrochita dal desiderio.
Elisa sussultò. “Vuoi dire che anche nel nostro caso ci sarà un cardinale guardone pronto a spiare la nostra prima notte di nozze?”
Cesare scrollò le spalle. “E’ l’usanza.”
Un’altra ottima ragione perché questo matrimonio non s’abbia da fare, pensò la ragazza del futuro.
Continua...
Più tardi, quando si ritrovò in compagnia di Cristiano, Elisa dette sfogo a tutta la sua frustrazione.
“Mi ha chiesto di sposarlo, ti rendi conto?”
Cristiano assunse un’espressione incredula. “Addirittura? Allora è vero che ha perso la testa per te! Non è mai successo che un Borgia si legasse in matrimonio a…” Si fermò in tempo per non essere offensivo, ma lei capì lo stesso il significato del suo discorso.
“A una serva? E’ questo che stavi per dire?”
“Beh, sì.” Fu sincero lui. “E tu cos’hai risposto?”
“Cosa potevo dire? L’ ho assecondato, ovviamente. Non voglio trovarmi con la gola sgozzata come Perotto!”
Cristiano si adombrò. “Lo sposerai dunque?”
“Certo che no!” Elisa si era indignata. “Non posso fare una cosa simile. E non solo perché non lo amo più. C’è un altro motivo importante.”
“Quale?”
“Così facendo cambierei il corso della storia e potrebbe essere rischioso. Se un giorno riuscissi a tornare nel mio tempo gli equilibri temporali potrebbero essersi modificati e non so cosa troverei in quell’altra dimensione.”
Adesso il ragazzo pareva perplesso. Era un ragionamento, quello di Elisa, che gli risultava difficile da comprendere. Allora lei si accinse a spiegare: “Le mie reminescenze storiche non sono delle migliori, ma ricordo perfettamente di aver studiato che Cesare Borgia sposò la sorella del re di Navarra, nonché nipote del re di Francia, Carlotta d’Albret. Quindi non posso essere io la sua sposa, capisci?”
Cristiano annuì in silenzio. Effettivamente era una situazione complicata quella di Elisa, ma in qualche modo avrebbe dovuto uscirne. Ad un tratto gli venne in mente un piccolo dettaglio.
“Se non sbaglio mi hai detto di aver frugato ovunque in camera di Cesare senza però aver trovato la chiave.”
Elisa annuì sconsolata. “Già. Proprio così.”
“Però non hai provato nel suo studio!”
Gli occhi della ragazza si illuminarono di una luce nuova di speranza.
“E’ vero! Potrebbe averla nascosta lì. Ma come posso fare a cercarla? Quella stanza è sempre ben sorvegliata e non posso mica dire a Cesare di mandare via le guardie perché devo dare un’occhiata al suo studio, ti pare?”
“Ovviamente no. Vedrò di occuparmene io, d’accordo?”
Elisa fissò Cristiano commossa. Era sempre pronto a darle una mano, senza esitazione. Non aveva mai conosciuto una persona tanto altruista. Era proprio l’opposto di Cesare.
“Cristiano, senti…” Gli disse a un tratto. “Perché fai tutto questo per me?”
Lui sorrise dolcemente e le diede un bacio veloce sulla guancia. “Perché ti voglio bene.” Rispose, prima di andarsene.
Elisa rimase interdetta e si sfiorò la guancia. Aveva la sensazione che scottasse.
Alcuni giorni più tardi un servo andò a chiamare Elisa per avvertirla che il cardinale Borgia aveva chiesto di lei. Fu scortata fino in Vaticano ma, stavolta, non fu ricevuta nei suoi appartamenti, bensì in quello che doveva essere il suo studio.
Quando entrò, la ragazza vide Cesare seduto dietro a un’ampia scrivania di legno d’ebano intarsiato e ricoperta d’oro. La debole luce di una lampada ad olio illuminava l’ambiente rendendo l’atmosfera alquanto romantica, pensò lei. Peccato che ella non fosse più affascinata dal bel cardinale e che per lui ora provasse solo una forte repulsione.
Cesare alzò lo sguardo da una serie di tomi di diritto canonico che stava esaminando e le sorrise apertamente, dopo aver allontanato con un gesto il servitore.
“Benvenuta!” Disse, alzandosi e invitandola ad accomodarsi su una sedia imbottita di velluto rosso. Poi le si avvicinò scrutandola attentamente.
Elisa era terrorizzata, anche se fingeva una tranquillità che non possedeva. Si chiese cosa volesse ora da lei e come avrebbe dovuto comportarsi nei suoi confronti. Non poteva fingere una passione che si era spenta. Non era mai stata brava a mentire. Al tempo stesso, però, temeva che, negandoglisi, avrebbe suscitato le sue ire.
“Elisa”, esclamò lui, sfiorandole una guancia con le dita, “Mio padre mi ha dato formalmente la sua parola che presto sarò un uomo libero. Ti avevo promesso che sarei riuscito nel mio intento.”
Lei sorrise amara. “C’è qualche cosa che non ti riesce nella vita?”
Cesare le prese con delicatezza una mano e le baciò il palmo. “Beh, per il momento non mi è riuscito ancora di portarti a letto”, ironizzò, “Ma è questione di poco ormai. Ho deciso di fare di te la mia sposa. Non mi importa se sei di condizioni umili. Non mi importa il parere di nessuno e comunque dubito che mio padre si opporrà al mio volere.”
Certo, ha paura anche lui di venire ammazzato, pensò Elisa con un tuffo al cuore, ma si limitò a rispondere: “E la mia volontà non conta?”
“Credevo che la tua volontà e la mia coincidessero.” Lo sguardo di Cesare si fece affilato come la lama di un coltello. Segno che era meglio non contraddirlo.
Elisa mandò giù un boccone amaro e disse: “Ma certo che coincidono. E’ solo che mi irrita il fatto che tu non me l’abbia chiesto!”
Il giovane ridacchiò e giocherellando col suo dito indice vi infilò un anello d’oro con un rubino grosso come una ciliegia. Elisa non aveva mai visto una pietra preziosa più bella e rimase a bocca aperta come una sciocca.
“Dimmi che mi sposerai quando sarò tornato allo stato laico.”
“S…sì”, sussurrò circospetta, “Ti sposerò, Cesare. Se questo è il tuo desiderio.”
“Lo è.” Chiarì lui. Quindi la baciò sulle labbra. Lei chiuse gli occhi, irrigidendosi, ma per fortuna lui non si accorse della sua agitazione. “Dunque ci saranno presto due matrimoni qui in Vaticano.” Esclamò divertito.
“Due?” Chiese Elisa stupita.
“Sì. Anche mia sorella Lucrezia si sposa, con il fratello di Sancha. Non è una buona notizia?”
La ragazza ammutolì. Sempre che non muoia misteriosamente anche lui, si ritrovò a pensare.
Continua...
La mattina dopo, il corpo senza vita di Perotto fu trovato nelle acque del Tevere, con le mani e i piedi legati poiché servisse da ammonimento e mostrasse cosa poteva accadere a chi osava violentare la figlia del papa.
Elisa, ancora scossa dall’accaduto, se ne stava abbracciata a Cristiano con le lacrime agli occhi.
“Lo ha ucciso. Ti rendi conto? Lo ha ucciso a sangue freddo.”
“I Borgia sono soliti regolare in questo modo i loro conti.” Le spiegò lui con un sospiro.
“Ma non capisci? E’ colpa mia. Io gli avevo detto che non riuscivo a perdonargli il fatto di essere il padre del bambino di Lucrezia e lui ha inscenato tutto questo per farmi credere che è innocente. Perotto è morto per far credere a me che fosse lui il responsabile di quella gravidanza!”
Cristiano non sapeva che dirle. L’aveva messa in guardia più volte, consigliandole di stare lontana da Cesare. Aveva ripetuto fino alla nausea che era un tipo pericoloso.
Poi Elisa si lasciò andare a un pianto disperato: “Ed io cosa dovrei fare adesso? Fingere che non sia accaduto nulla? Fingere di credergli?”
“Scappa via di qui, Elisa. E fallo al più presto.” Queste furono le angosciate parole del suo unico vero amico.
“E dove potrei andare?”
“Devi tornare nel tuo tempo. Non c’è un posto a Roma dove potresti nasconderti senza che lui ti trovi. E non puoi permetterti di rimanere al suo fianco. Prima o poi faresti la fine di Perotto, lo capisci?”
Elisa rabbrividì. In che guaio si era cacciata?
Al termine della gravidanza Lucrezia fu portata via dal palazzo di Santa Maria. Il parto era ormai vicino e si voleva evitare che le urla del travaglio venissero udite, svelando a tutti un segreto che già si conosceva.
Intanto, gli attacchi del Savonarola al papato si fecero sempre più aspri, arrivando addirittura a chiedere la deposizione di Alessandro.
“Chissà cosa accadrà.” Disse a un tratto Betta, mentre chiacchierava con suo fratello ed Elisa, durante un loro momento di libertà.
La ragazza del futuro sospirò. “Savonarola verrà ucciso.” Rivelò persa in chissà quali pensieri malinconici.
“Tu cosa ne sai?” Domandò Betta sconcertata.
“C’è scritto sui libri di storia.” E, a quelle parole, Cristiano le lanciò un’occhiata alquanto eloquente. Non le conveniva rivelare troppe cose del futuro, tanto più che sua sorella ancora era ignara del fatto che ella avesse viaggiato nel tempo.
Infatti Betta la guardò stralunata e ribatté: “Tu sei completamente pazza!”
I fatti però le dettero ragione e, dopo che Lucrezia ebbe partorito un figlio maschio, che fu affidato alle cure di una balia, giunse la notizia che gli incaricati di Alessandro VI avevano impiccato Savonarola per poi bruciarlo sul rogo, come un eretico.
In quel frangente, Elisa aveva lanciato uno sguardo saccente a Betta come per dire: “Visto? Che ti avevo detto io?” e la ragazza era ammutolita di colpo.
Cristiano invece si era limitato a sussurrarle all’orecchio: “Scappa, Elisa. Le cose qui stanno precipitando di giorno in giorno. Non c’è più tempo.”
Lei aveva annuito scoraggiata. Sapeva che era la verità, ma ancora non aveva idea di come diavolo fare per passare il varco nel tempo.
Continua...
A causa del gran caldo estivo Giovanni fu sepolto subito dopo esser stato lavato e vestito. La bara fu trasportata dai membri del suo seguito e dai suoi uomini più fidati. Seguivano la processione un folto numero di preti e, ovviamente, i familiari.
Il papa non presenziò al funerale, ma le sue grida di dolore riempirono l’aria e persino Elisa ne rimase sconvolta. Non riusciva a smettere di pensare che il responsabile di quella morte potesse essere Cesare ed il cuore le sanguinava per la tristezza e l’angoscia.
Sancha in quei giorni rimase vicina al marito e parve dimenticarsi totalmente di Cesare. Forse, anche lei aveva intuito che non fosse del tutto estraneo a quell’omicidio.
Ciò nonostante fu istituita un’inchiesta, condotta dai più illustri cardinali di Alessandro VI, incluso Cesare, per scovare il colpevole. Evidentemente Rodrigo non voleva accettare nemmeno l’idea che potesse essere stato il suo stesso figlio, carne della sua carne, a procurargli quell’immenso dolore.
In cima alla rosa dei sospettati vi era Ascanio Sforza ma, sebbene Cesare avesse cercato in tutti i modi di far ricadere la colpa su di lui, il cardinale non tradì il minimo coinvolgimento nell’assassinio del primogenito del papa e, anzi, collaborò ampiamente nelle indagini.
Alla fine, a malincuore, Cesare fu costretto a scusarsi con lui e, poiché Giovanni di nemici ne aveva parecchi, non si venne a capo di quel mistero e Rodrigo fu costretto a rassegnarsi al fatto che nessun colpevole sarebbe stato punito per quell’assassinio.
Nel frattempo Lucrezia si era presentata davanti al concistoro dove, senza la minima esitazione, le levatrici annunciarono di averla trovata virgo intacta. Pertanto, aveva fatto ritorno al palazzo di Santa Maria, dove tuttavia viveva come una reclusa, a causa della sua gravidanza ormai sempre più evidente.
Dal loro ultimo colloquio, Elisa non aveva più avuto modo di parlare con Cesare e, stranamente, lui non aveva insistito ulteriormente, riguardo all’idea assurda di un matrimonio fra loro.
Per qualche tempo, si era allontanato da Roma per alcuni incarichi ufficiali come cardinale. Si diceva che avesse partecipato all’incoronazione del nuovo re di Napoli, zio di Sancha, e che fosse stato invitato a soggiornare in quella città dallo stesso Federico.
Fu dopo il suo ritorno che, una limpida sera di luna piena, mentre Elisa cenava con altri membri della servitù fra cui un certo Perotto, messaggero di papa Alessandro, Cesare irruppe nelle cucine con un’espressione truce che non prometteva nulla di buono.
In un primo momento, la ragazza pensò che fosse in collera con lei per essergli stata alla larga per un tempo irragionevolmente lungo, ma poi s’avvide che era il povero Perotto ad aver suscitato le sue ire. Le motivazioni erano a tutti loro sconosciute.
“Alzati, figlio di puttana!” Gli intimò Cesare, brandendo la spada. Il giovane obbedì, sollevando le braccia in segno di resa. Sembrava anch’egli alquanto stupito della collera di Cesare nei suoi confronti. “Se vi ho offeso in qualche modo chiedo perdono.” Mormorò smarrito.
Elisa osservò la scena con un profondo turbamento. Non conosceva bene Perotto, di lui sapeva solo che era la persona che aveva mantenuto i contatti fra Lucrezia e la sua famiglia, durante la sua segregazione nel convento di San Sisto, ma non aveva idea di cosa potesse aver fatto di così grave. Non aveva mai visto Cesare così infuriato, prima d’ora. Stupita, si scambiò uno sguardo fugace prima con Cristiano, a cui era andato di traverso un boccone, e poi con Betta che si era bruscamente ammutolita.
Poi, finalmente, Cesare parlò di nuovo: “Mia sorella ha confessato la tua colpa, bastardo!”
“Colpa? Quale colpa, messer Cesare? Non ho fatto nulla, lo giuro.”
Ad Elisa parve sincero mentre fissava Cesare con gli occhi sbarrati e pieni di terrore, ma egli non ebbe pietà di lui. Gli si scagliò addosso con ferocia e gli tagliò la gola davanti a tutti.
Perotto emise un gorgoglio e si accasciò a terra in un mare di sangue.
Elisa, che non aveva mai assistito a un omicidio prima d’ora, fu colta da un violento conato di nausea e Cristiano dovette sorreggerla.
Infine, Cesare rivolse a lei uno sguardo truce, spiegando: “Lucrezia. E’ lui in verità il padre di suo figlio. In qualità di fratello non potevo permettergli di restare impunito.”
Elisa a quella spiegazione tentennò. Continuava ad avere davanti agli occhi la visione di quel giovane sgozzato e del sangue che schizzava dappertutto. Chiuse gli occhi inorridita.
Poi Cesare aggiunse, prima di voltarsi e andarsene: “Pulite questo schifo!”
Continua...
Non erano trascorsi molti giorni, da quando Giovanni aveva minacciato Elisa, che il duca di Gandia fu ritrovato a galleggiare nelle acque del Tevere. Era stato selvaggiamente ucciso la notte del 14 giugno 1497, in un vicolo buio, in prossimità del fiume. Girò la voce che a ucciderlo fosse stato un uomo su un cavallo bianco che era stato visto, aiutato da due domestici, gettare il cadavere nelle acque del Tevere. Nessuno aveva riconosciuto il suo viso, essendo parzialmente nascosto da una maschera nera, ma a quella notizia Elisa si raggelò. Ricordava perfettamente che il cavallo di Cesare era bianco.
“Sei stato tu?” gli chiese a bruciapelo, non appena ebbe modo di incontrarlo da sola.
“Di che parli?” Cesare le rivolse un’occhiata inespressiva.
“Di tuo fratello. L’hai ucciso tu?”
“E’ stata una disgrazia, Elisa.” Fece simulando un’aria contrita. “Giovanni era solito frequentare ambienti malfamati. Quella sera era andato in cerca di qualche prostituta, con cui divertirsi. Qualcuno lo avrà ucciso per derubarlo. Roma non è affatto sicura di questi tempi.”
Oh, non solo di questi tempi, si ritrovò a pensare Elisa, rammentando tutte le volte che al telegiornale aveva sentito parlare di stupri ed atti di violenza, nella sua città.
Ma di solito era di sconosciuti che sentiva parlare. Adesso invece era morto qualcuno di sua conoscenza e, forse, il responsabile era l’uomo che amava. Tutto ciò le parve assurdo.
Poi, lo sguardo di Cesare si fece più sollevato. “Adesso mio padre non potrà rifiutarsi di liberarmi dal fardello della vita ecclesiastica.”
Elisa sussultò. “Non puoi essere contento della morte di tuo fratello solo per questo!”
“La vita va avanti, mia cara Elisa.” Disse lui, incurante della sua reazione sconvolta.
“E se fosse Goffredo a prendere il posto di Giovanni? A questo non hai pensato?”
Cesare si lasciò andare a una risatina sommessa. “Goffredo? Lui non è neanche figlio di mio padre, pensi che lo metterebbe a capo del suo esercito?”
“Come non è figlio di tuo padre?” A Elisa la notizia giungeva nuova. “Non è tuo fratello?”
“Lo è da parte di madre.” Sottolineò Cesare. “Ma lo ha concepito col suo legittimo sposo e non con mio padre. Lui l’ha riconosciuto solo per lealtà nei suoi confronti.”
“Ma guarda te! E’ la prima volta che mi capita di sentire che un figlio nato all’interno di un regolare matrimonio venga spacciato come illegittimo, quasi questo potesse essere un vanto!”
Cesare sorrise alla sua esclamazione stupita. “Mio padre era un cardinale, non dimenticarlo. Il marito di mia madre non poteva di certo vantare una simile posizione di potere.” Poi, lui la prese fra le braccia e aggiunse: “Ma non sei felice? Potremo sposarci molto presto!”
Elisa tuttavia si sciolse dall’abbraccio. Provava i brividi al pensiero che Cesare potesse essere un assassino. “Non riesco a dimenticare il fatto che presto avrai un figlio da tua sorella.” Mentì, pensando che fosse una scusa plausibile alla sua reazione istintiva.
Cesare la fissò irritato. “Ancora con questa storia?” Ma Elisa non lo ascoltava più. Si allontanò frettolosamente con le lacrime agli occhi.
Chiunque sia interessato a partecipare è il benvenuto!
Al suo ritorno Elisa non poté evitare le domande incuriosite di Betta.
“Che voleva da te Messer Cesare?”
Lei minimizzò: “Oh, nulla. Rimproverarmi perché domenica non sono andata alla santa messa. Ma gli ho promesso che andrò a confessarmi ed espierò il mio peccato.”
“Spiritosa!” Replicò la sua amica, per nulla divertita dal suo bieco umorismo. Quella ragazza le pareva sempre più strana e sospetta. In poco tempo aveva conquistato suo fratello e, a quanto pareva, nemmeno Cesare Borgia era immune al suo fascino. Parlava in modo strano e si mormorava che sapesse leggere e scrivere, cosa piuttosto insolita per una serva. Eppure non doveva neanche appartenere a una nobile famiglia perché si era accorta che non conosceva quasi per niente il latino. Chi era in realtà? Si domandò curiosa. Ed aveva qualcosa a che vedere col cambiamento del cardinale Borgia?
Intanto Elisa era corsa all’interno del palazzo di Santa Maria e, con sua enorme sorpresa, vi aveva trovato Giovanni ad aspettarla.
“Ecco qui la nostra servetta.” Le disse acido. “Ieri notte ti ho vista uscire dalle stanze di mio fratello Cesare. Che c’eri andata a fare?”
Elisa si guardò intorno per trovare una via di fuga, ma poi pensò che in pieno giorno era difficile che le facesse del male e si affrettò a rispondere: “Non credo che possa essere di grande interesse per voi.”
“Non essere insolente, ragazza!” Giovanni la scrutò con rabbia. Non era un uomo paziente, intuì Elisa, e forse lei stava giocando col fuoco.
“Che ci crediate o no non è accaduto proprio niente fra me e messer Cesare ieri notte. Abbiamo parlato.”
“Parlato?” Lo sguardo beffardo di lui le fece capire che non le credeva affatto. “Da quando, il mio fratellino perde tempo a chiacchierare con una serva?”
Elisa si morse un labbro, ma si sforzò di non reagire alla provocazione. Non le piaceva quando la umiliavano per il lavoro che svolgeva presso madonna Sancha. Nonostante fosse trascorso più di un anno dal suo viaggio nel tempo, si sentiva ancora una studentessa, appartenente a una famiglia del ceto medio romano del ventunesimo secolo. Non era riuscita ad abituarsi al disprezzo che i nobili le tributavano in quell’epoca. In realtà, solo Cesare la trattava come una sua pari e, per la prima volta, si chiese cosa avrebbe pensato la sua famiglia se fosse venuta al corrente della sua intenzione di sposarla. Sapeva che i Borgia non ci andavano cauti coi veleni. In particolare aveva sentito dire che Lucrezia era piuttosto abile a ricavare una polvere letale da un’erba: la canterella. Ne bastava un pizzico per annientare mortalmente un uomo.
Elisa deglutì terrorizzata. La sua necessità di intrufolarsi nel varco temporale cresceva di giorno in giorno. Poi Giovanni mormorò, prima di allontanarsi: “Fai attenzione, ragazza. Può essere pericoloso intrufolarsi nel letto di un cardinale. E’ un peccato molto grave.”
Lei lo seguì con lo sguardo, tremante. Doveva a tutti i costi trovare quella chiave e farlo in fretta!
Alcuni giorni più tardi, Elisa si recò al mercato insieme a Betta. Spettegolarono tutto il tempo sulle ultime vicende alla corte dei Borgia e la sorella di Cristiano le confidò di trovare strano il comportamento di messer Cesare.
“Strano in che senso?” si incuriosì Elisa.
“Non so. Sembra insofferente. Come se fosse vittima di un sortilegio.”
“Un sortilegio?”
“Sì, un sortilegio d’amore. Sembra innamorato e non è da lui.”
Elisa nascose un sorriso. Allora era vero che provava qualcosa per lei, si disse.
“E cosa c’è di tanto assurdo? L’amore non guarda in faccia nessuno. Persino Cesare Borgia può venire colpito dai dardi di cupido!”
“Sarà, ma a me quell’uomo mette paura.” Betta parlava sottovoce, quasi temesse di essere spiata. Elisa ricordò che Cristiano, una volta, le aveva detto che le spie dei Borgia erano dappertutto e non ci si poteva fidare di nessuno, lì a Roma. Rabbrividì. Chissà se qualcuno era a conoscenza dei sentimenti che Cesare provava per lei.
“Per caso sai di chi si sia innamorato?” Chiese con finta disinvoltura. Betta le rivolse uno sguardo timoroso. “Nessuno lo sa.” Sussurrò. “Ma si dice che la sua rivalità col fratello si sia acuita. Tutti pensano che presto succederà qualcosa.”
“Qualcosa, cosa?”
Betta stava per risponderle, proprio quando Cesare giunse in sella a uno stallone bianco, il suo preferito. Evidentemente le aveva seguite, pensò la ragazza del futuro, mentre lui lanciava un’occhiataccia alla sorella di Cristiano, ordinando: “Lasciaci soli.”
Poi afferrò Elisa e la trascinò in groppa al suo cavallo per partire subito dopo al galoppo. Lei che non era mai salita su un cavallo, all’inizio fu colta da un timore improvviso. In seguito, però, si aggrappò a Cesare e lasciò che il vento le scompigliasse i capelli, mentre si allontanavano velocemente dalla città. Cesare era un abile cavallerizzo, constatò e finì per tranquillizzarsi.
Solo quando furono in un punto isolato, egli fermò il proprio destriero e la fece scendere.
“Cos’è un rapimento?” sorrise lei.
Cesare le rivolse uno sguardo radioso e rispose: “Non ho bisogno di rapirti. Tra non molto sarai la mia sposa.” Sembrava convinto di quello che diceva ed Elisa si sentì un po’ a disagio. In realtà lei non aveva assolutamente intenzione di convolare a nozze con lui. Cesare l’affascinava e non poteva negare di essersene innamorata, ma si considerava ancora troppo giovane per pensare a metter su famiglia e di certo non voleva passare tutta la vita alla corte dei Borgia.
Anche se per lei sarebbe stato doloroso, sapeva che prima o poi avrebbe dovuto dirgli addio, ma si guardò bene dal dirglielo. Invece pose la domanda che più le stava a cuore da tanto tempo: “Dicono che ci sia un passaggio segreto a Castel Sant’Angelo. Io stessa, curiosando da quelle parti, ho scoperto una botola, ma era chiusa a chiave. Tu ne sai qualcosa?”
“Perché dovrei?” Cesare si mise sulla difensiva. Evidentemente ancora non si era conquistata totalmente la sua fiducia.
“Perché si dice che quel passaggio segreto l’abbia fatto costruire tu per spiare i tuoi nemici, imprigionati nella fortezza.”
Cesare sembrò innervosirsi. “E cosa ha a che fare con te quel passaggio, di grazia?”
“Nulla.” Si affrettò a specificare Elisa che vedeva scivolare via l’unica occasione che aveva di tornare a casa. “Mi sembra di averti detto che sono affascinata da queste cose. Pensavo che potresti mostrarmelo un giorno di questi. Dopotutto siamo quasi fidanzati.”
Lui parve riflettere per un lungo istante. “Al momento non c’è nessun prigioniero nella fortezza.” Precisò, studiando la sua reazione. Elisa scrollò le spalle. “Non importa. A me interessa solo il passaggio segreto. Sai, mi vergogno un po’ a dirlo, ma a me piace scrivere racconti. Ne volevo ambientare uno a Castel Sant’Angelo in cui si parla proprio di un passaggio di quel tipo. Ma, per descriverlo, volevo avere un’idea di come potesse essere.”
Si augurò che lui credesse a tutte le balle che gli stava raccontando. Infine, Cesare replicò: “Vuoi raccontare un’altra storia come quella del prete ambizioso che seduce una fanciulla e poi l’abbandona?”
Elisa si illuminò. “Ah, te lo ricordi? Sì, pressappoco una storia come quella.”
Cesare tuttavia non sembrava molto convinto. “E’ la prima volta in vita mia che sento di una donna che scrive novelle. E’ alquanto bizzarro.”
“Ma mi porterai a vedere quel passaggio segreto?”
“Vedremo.”
“Come vedremo?” Elisa stava cominciando a spazientirsi. Quell’uomo era estremamente sospettoso.
“Prima ho in mente cose più importanti, come il nostro matrimonio, per esempio.”
A quel punto Elisa sospirò delusa. Se per poter accedere al varco nel tempo doveva sposare Cesare Borgia le cose si facevano assai più complicate.
“Vieni, ti riporto a casa.” Le disse infine Cesare montando in sella. Elisa lo guardò tristemente. Era quello che voleva tornare a casa, ma dubitava che lui potesse portarcela con quel cavallo bianco.
Il glorioso duca di Gandia, illustre capitano della Chiesa, tornò a Roma, accolto dal suono delle fanfare, come se al posto di uno sconfitto ci fosse stato un eroe.
Alessandro VI aveva già dimenticato la rabbia ingurgitata durante la sua campagna punitiva ed accolse il figlio prediletto a braccia aperte, mentre Cesare ingoiava la sua bile.
Elisa intanto meditava sul da farsi. Se voleva far ritorno al suo tempo, avrebbe dovuto darsi da fare e rientrare nelle grazie di Cesare.
Pertanto, la sera dei festeggiamenti in onore di Giovanni, lo raggiunse nei suoi appartamenti.
Lui l’accolse con uno sguardo sorpreso, ma fu molto felice di farla entrare.
“Vuoi del vino?” Le chiese con l’agitazione di un ragazzino alla prima cotta. Questo fatto la fece sorridere. “No. Voglio te.” Rispose in un sussurrò mentre gli gettava le braccia al collo per baciarlo.
“Mi hai perdonato?” Cesare pareva incerto.
“Ci sto provando.” Fu sincera lei.
Poi sedettero sul grande letto a baldacchino e ripresero a baciarsi. Cesare sapeva di averle promesso di riuscire a controllarsi fino a quando non avrebbe potuto sposarla e fu alquanto difficile per lui mantenere la promessa. Tuttavia lo fece. Si staccò da lei gentilmente, ma in modo risoluto. “Anche se non è facile, non ti avrò stanotte. Né in quelle successive. L’ho promesso.”
Lei lo fissò con aria sbarazzina. “E allora che facciamo? Una partita a carte?”
“Posso illustrarti quali sono i miei piani per il futuro.”
“Li so già. Me l’hai ripetuto un’infinità di volte: vuoi sposarmi e prendere il posto di tuo fratello e…” Cesare le tappò la bocca con un bacio e, staccandosi, continuò: “Molto più di questo. Io voglio conquistare l’Italia. Se fossi stato al posto di Giovanni avrei saputo come sconfiggere Bartolomea. I territori degli stati pontifici possono essere ampliati. Se solo avessimo a disposizione un esercito più forte, potremmo conquistare la Romagna.”
Elisa lo ascoltava attenta. Non sapeva se mettersi a ridere o prenderlo sul serio. Intanto lui le stava spiegando, disegnando un’ipotetica cartina sul lenzuolo di lino, quali territori avrebbe potuto annettere allo Stato della Chiesa, se solo ne avesse avuto la possibilità.
“Vedi? Qui c’è il confine con la Francia. Sulla destra invece si trova Milano e un po’ più in là, verso est, Venezia.”
“Cos’è una lezione di geografia?” Fece lei incredula. Cesare non l’ascoltava nemmeno, preso com’era dai suoi sogni di gloria. “Qui invece c’è Firenze”, continuò spostando il dito sul lenzuolo, “E più a nord, precisamente a nord-est di Roma, c’è la regione chiamata Romagna. Se riuscissimo a costringere alla lealtà i baroni dello Stato Pontificio, cosa che Giovanni non ha la capacità di fare ma io sì, e se potessimo contare sull’alleanza con la Spagna e con Napoli…”
“Ecco, adesso siamo passati a storia.” Sussurrò fra sé Elisa.
“Allora potremmo conquistare l’intera Romagna: Imola, Faenza, Forlì, Cesena… una roccaforte dopo l’altra cadrebbe nelle nostre mani!”
La ragazza del futuro continuava a fissarlo allibita, incerta se fermarlo o fingersi interessata. Alla fine optò per la seconda chance e si sorbì tutto un discorso su come egli intendesse allearsi con l’esercito degli Este che possedevano un ducato, per l’appunto, in Romagna.
“Poi potremmo conquistare Firenze”, proseguì Cesare sempre più coinvolto, “Dalla morte di Lorenzo de’ Medici la città è nel caos più totale. Se siamo abbastanza forti da sconfiggere i francesi…”
A quel punto Elisa gli fece un applauso ed esclamò divertita: “Forse, più che a carte, avresti preferito giocare a Risiko, eh?”
Lui aggrottò la fronte interdetto. “Come? Che hai detto?”
“A Ce’. Ci vediamo domani.” Elisa scese dal letto con un salto e gli fece ciao con la mano. “Ti vedo abbastanza preso dalle strategie militari e non voglio distoglierti. E’ stato un piacere.”
Uscì di corsa, soffocando una risatina e si immerse nella notte romana. Cesare era perplesso. Aveva fatto di tutto per cercare di rispettarla, ma lei lo aveva piantato in asso ancora una volta. Si chiese dove avesse sbagliato.
Continua...